ARNAU AYMAR Di Maiorca (Mallorca). Corsaro.

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1371

Re d’Aragona

Giudicato Arborea

E’ imbarcato come scrivano a bordo della galea di Pere Bernat, un armatore di Maiorca (Mallorca) unitosi con la squadra di Olf da Procida, per sostenere i preparativi necessari per sbarcare in Sardegna un contingente di soldati diretto contro il giudicato di Arborea.

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Entra a far parte del consiglio dell’infante Giovanni d’Aragona. Ha il comando di una galea ed ha modo di prendere parte ad alcune operazioni navali della corona aragonese.

1379



Messa da parte una quantità sufficiente di denaro, compra con Pere Agullo’, una galea sottile al fine di condurre la guerra di corsa. Si mette al servizio del re Pietro d’Aragona con la “Sent Salvador y Senta Clara”.

1380/ 1381

Re d’Aragona


Con l’Agullo’ si collega con altre 2 galee, che compongono la squadra capitanata da Ruggero di Moncada e da Eximenez Perèz de Arenòs. L’Aymar viene impegnato nelle acque siciliane nelle operazioni che tendono alla liberazione della regina Maria di Sicilia.

1382




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E’ segnalato a Cagliari, ad Alghero ed in numerose località siciliane. Viene spesso accusato dai funzionari regi di trattenere per sé e per il suo equipaggio una quota di bottino superiore a quella spettantagli per contratto. Al termine della missione, dopo che è stata condotta a cagliari la regina Maria, fa ritorno a Maiorca.

Dicembre



Si reca a Tortosa, presso il sovrano, per trattare i capitoli dell’accordo di un nuovo incarico.

1383




Primavera

Re d’Aragona

Giudicato Arborea

Dopo una sosta a Cagliari, a Portobello di Gallura ed a Alghero, inizia a sorvegliare le coste settentrionali della Sardegna per impedire il contrabbando: in tale area, infatti, si registra il maggior numero di infrazioni al blocco commerciale imposto dagli aragonesi al giudicato d’Arborea. Viene inizialmente affiancato da alcune imbarcazioni di Alghero, condotte da Jacme Dezpuig.

Maggio



E’ ancorato nel porto di Bonifacio. Ai primi del mese, si lancia all’inseguimento delle navi dirette a Castel Genovese. Una barca muta direzione, si dirige verso la costa occidentale della Corsica alla ricerca di un approdo di emergenza. La barca si sfracella sulle rocce vicine a Capo Feno. I marinai di una sua galea si accostano con una scialuppa per impadronirsi del carico caduto in mare; intervengono gli abitanti di Bonifacio, che scagliano nugoli di frecce contro i suoi uomini. La galea può in tal modo entrare in possesso solo di una parte di esso, circa 110 quintali di formaggio e di caciocavallo, di sego in pani e di vario pellame. Il modesto bottino sarà venduto a metà mese a Cagliari. L’Aymar ritorna nelle vicinanze di Bonifacio; nelle acque del castello di Roccapina dà l’arrembaggio ad un panfilo uscito dal porto di Longosardo con un trasporto di pelli, formaggi e penne. Prosegue la sua navigazione, giunge di fronte a Bosa e qui sorprende 2 altre barche uscite da Oristano con un grosso carico di formaggi, pelli e sego. Il panfilo sarà riscattato a Cagliari dal proprietario dello stesso.

Giugno



Si impossessa a metà mese di altre 2 imbarcazioni, sempre mentre stanno uscendo dal porto di Oristano; a queste si aggiungerà nei giorni seguenti, mediante la collaborazione di un battello di Cagliari, la presa di una grande nave che sta penetrando nel medesimo porto.

Luglio agosto



Prosegue nel suo servizio di pattugliamento; ritorna spesso a Cagliari per seguire da vicino la vendita dei bottini, che sono in parte depositati in magazzini appositamente presi in affitto.

Settembre



A Cagliari domina la carestia. L’Aymar concentra allora la sua attenzione in modo quasi esclusivo sui porti di Bosa ed Oristano. Si impadronisce di una grossa galea e di un panfilo, peraltro imbarcazioni vecchie e con problemi di infiltrazioni d’acqua; conduce tali navi nel capoluogo. Parte delle relative mercanzie sarà riscattata dagli stessi proprietari di Oristano e di Bosa; il resto, che appartiene a mercanti pisani (vale a dire, indumenti, filati, scarpe, stoffe, armi ed attrezzi da lavoro), finirà all’asta sulla piazza di Cagliari. Il ricavato dei vari bottini non fornisce, tuttavia, un margine sufficiente per consentire il pagamento dei salari e del vitto per l’equipaggio. Per evitare il malcontento a bordo, l’Aymar si vede obbligato ad anticipare i relativi salari con i propri mezzi.

Ottobre



Atteso inutilmente il saldo delle sue spettanze nel porto di Cagliari, si allontana dalla Sardegna sfidando l’ira del suo sovrano; si presenta a Barcellona per farsi corrispondere il suo compenso e quanto ha anticipato per le paghe dei suoi uomini.

1384




Gennaio febbraio



Rinnova i termini del suo contratto di corsaro: Brancaleone Doria, prigioniero degli aragonesi, gli dovrà fornire il denaro di cui è creditore nei confronti del re, dietro la promessa di ottenere in tal modo la sua liberazione. Nel periodo l’Aymar si trova a Maiorca: impiega due mesi ad armare la propria galea ed a arruolare i rimpiazzi.

Marzo aprile



Ad Alghero. Riprende il blocco dei porti del giudicato di Arborea. Discende fino alla penisola del Sinis che chiude il golfo di Oristano, doppia Capo San Marco e controlla i movimenti in entrata ed in uscita dal porto. Viene avvistata una nave pisana all’Asinara, la cui meta è Oristano; l’Aymar cerca, invano, di intercettarla in mare aperto; ha, tuttavia, modo di catturare nei pressi di Olbia 2 barche di Piombino, che trasportano per gli assediati vino ed altre derrate. Queste verranno condotte ad Alghero.

Maggio



Traina una cocca, carica di frumento, che ha sorpreso mentre sta uscendo da Oristano: la nave è stata noleggiata da alcuni mercanti di Alghero per l’acquisto di cereali. Su essa sono scoperti anche due ebrei che si vedono sequestrare oltre le merci, anche il denaro che portano con sé.

Giugno luglio



Riprende il mare da Alghero ed in un mese e mezzo mette insieme un buon numero di prede. Scendendo lungo la costa, sorprende un vascello a flauto (o liuto) uscito da Bosa: alcuni dei suoi uomini si recano ad Alghero per seguire da vicino la vendita delle merci trovatevi: l’ imbarcazione che li trasporta fa naufragio a causa di un’improvvisa tempesta che li coglie in prossimità degli stagni di Cabras. Costoro sono uccisi o spogliati delle loro armi dalle milizie del giudicato. Per rappresaglia, l’Aymar si spinge con la sua galea dentro il porto di Oristano e si un impossessa di un altro vascello a flauto. Attraversa ancora le bocche di Bonifacio e sorprende a Terranova altre navi che tentano di forzare il blocco. 2 barche di Piombino, cariche di vino e di altre merci, sono così condotte a Cagliari. Nel proseguimento della sua attività, si apposta sempre nel golfo di Oristano. Ad Alghero ed a Cagliari ha modo di stringere i rapporti con alcuni corsari, che hanno fatto del capoluogo la loro base operativa: fra costoro vi sono Johan Maluer e Giovanni Alfonso. Con l’Alfonso, in particolare, tende un’imboscata ad una nave di nazionalità sconosciuta nelle vicinanze di Capo San Marco. Questa tenta la fuga; le 2 galee la chiudono, la colpiscono con le loro bombarde ed una delle pietre apre una larga falla nella sua carena. Segue l’abbordaggio ed il traino dela nave a Cagliari da parte dei due corsari. Il bottino, 300 botti di vino, è equamente diviso. Sempre a luglio, l’Aymar si collega ancora con l’Alfonso e nei pressi di Oristano prende all’arrembaggio una nave appartenente ad un armatore di Maiorca: stessa sorte subiscono altre imbarcazioni. A fine mese, il re Pietro d’Aragona lo diffida a comportarsi in modo piratesco, perché con la medesima disinvoltura si è impossessato non solo di 3 imbarcazioni di proprietà di cittadini di Alghero, ma anche, nelle acque di Oristano, di varie imbarcazioni munite di permessi regolari, qui inviate alla ricerca di vettovaglie destinate a sfamare le truppe e la popolazione. Con il Maluer, inoltre, ha attaccato molte barche di pescatori di corallo; ne ha fatto prigionieri gli occupanti e, successivamente, li ha trasformati in rematori della sua galea. Un’altra accusa rivolta nei suoi confronti, è quella di avere colpito con l’Alfonso ed il Maluer mercanti pisani, genovesi e di altre nazionalità in pace con la corona d’Aragona. Per tutte queste malefatte, gli viene imposto di restituire il frutto delle rapine, di liberare i prigionieri algheresi e di corrispondere loro il soldo dovuto per tutto il tempo che sono stati da lui tenuti al remo. A buon conto il re affida a bernat de Senesterra il comando delle operazioni navali.

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Stipula un nuovo accordo con il re d’Aragona: mantiene immutati i suoi poteri sulla “Sent Salvador” e conserva la percentuale del 10% sui bottini predati. Le decisioni operative spetteranno invece al Senesterra.

Dicembre



A fine mese, sitrova ad Alghero per vendervi 2 vascelli a flauto ed un panfilo con le relative merci (armi, piombo, formaggi, sego).

1385




Gennaio febbraio



Rientra ad Alghero con un bottino consistente: un vascello a flauto di un algherese trovato senza salvacondotto, la nave di un barcellonese, un’altra di un maiorchino. In questo periodo naviga di conserva con un vascello di Alghero che, affiancandolo nella sua attività di sorveglianza, lo assiste nell’inseguimento delle prede e lo coadiuva nelle comunicazioni. Si impossessa di un’imbarcazione di un algherese e di una nave spagnola inviata dal re d’Aragona a caricare frumento ad Oristano. Pietro d’Aragona indennizzerà i proprietari di tale carico.

Marzo



Naviga attorno alla Sardegna. Sempre nelle vicinanze di Oristano cattura una cocca pisana: la sua galea entra nella foce del Tirso e ne sorprende l’equipaggio. La nave viene condotta ad Alghero per esservi scaricata e venduta: le mercanzie sono rappresentate da formaggi, piombo, frumento, 6 botti di pesce salato e numerose pelli di buoi, di vacche, di montoni, di caprioli e di agnelli. Il tutto è venduto all’asta.

Giugno



Conclusosi il conflitto, rientra a Maiorca. Nel complesso tra il 1383 ed il 1385 ha intercettato più di 30 navi: 10 nel periodo maggio-novembre 1383; le rimanenti tra l’aprile 1384 ed il maggio-giugno 1385. Non resta inattivo ed ha modo di incrociare nelle acque di Cadaqués un’imbarcazione di mori, di cui cattura l’equipaggio.

Luglio



Si reca a Gerona per regolarvi i conti con il tesoriere regio.

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Il re gli affida altri incarichi; viene utilizzato nei regni di terraferma.

1386



Sale al trono Giovanni d’Aragona. Aumenta a corte il ruolo dell’Aymar.

1387




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Accompagna in Sardegna con la galea “Santa Agata” il nuovo governatore di Cagliari Ciimén Pèrez de Arenos. Si trattiene per molti mesi nelle acque sarde.

1390

Re d’Aragona

Napoli

E’ inviato nel regno di Napoli, a sostegno delle pretese al regno di Napoli di Luigi d’Angiò ai danni di Ladislao d’Angiò. Viene rilevata la sua presenza a Napoli ed a Marsiglia (Marseille).

1391

Re d’Aragona

Doria

Fronteggia nel giudicato d’Arborea l’azione di Brancaleone Doria. Scorre i mari con Guerau Dezguaneches.

1393

Re d’Aragona

Giudicato Arborea

Si dirige sulle coste sarde con i corsari Juan Vinot e Ludovico Sanglada. Si collega con altre 8 galee aragonesi.

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Alla morte del re Giovanni, passa al servizio del suo successore Martino il Vecchio. E’ inviato in Sicilia. Nell’isola ha modo di farsi apprezzare dall’infante Martino il Giovane che, divenuto re di Sicilia, lo considererà tra i suoi uomini più fedeli.

1397




Primavera



Lascia Maiorca, allorché viene a conoscenza che l’infante deve rientrare dalla Sicilia a Barcellona. Lo accompagna con molte altre imbarcazioni alla corte pontificia di Avignone (Avignon).

Estate



Viene nominato vicario forense del regno di Maiorca.

1399/1400



Ha più volte l’incarico di scortare la regina di Sicilia nelle sue attraversate del mare Mediterraneo.

1401




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Re d’Aragona

Giudicato Arborea

Con il Dezguaneches, muove in soccorso del castello di Longobardo (3 galee ed un vascello a flauto o liuto), assediato dalle truppe del giudicato. Rifornisce gli assediati di viveri e di milizie.

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Si porta alla difesa di Alghero con molti corsari, specie castigliani.

1402

In proprio

Castiglia

E’ chiamato con Juan de Castrillo a proteggere Maria di Sicilia, che si appresta a rientrare nell’isola. Durante un servizio di pattugliamento in mare, i due corsari depredano nei pressi di Cartagena le 2 galee di Pietro di Cussignano, medico del re di Castiglia, e si appropriano dei beni trasportati. Il re di Castiglia protesta per via diplomatica; Martino il Vecchio si dichiara disponibile a punire il Castrillo, attraverso la vendita delle proprietà possedute dal castigliano nei regni della corona aragonese; per quanto riguarda l’Aymar, il sovrano sostiene di non poter fare nulla, in quanto il maiorchino è protetto dalle salvaguardie reali dell’infante Martino, re di Sicilia, del quale è al servizio.

1404




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Antipapa

Castiglia

Milita al servizio dell’antipapa Benedetto XIII. Scorre lungo le coste della Catalogna e nei pressi delle isole Baleari con il Castrillo. Nelle acque aragonesi viene loro contro Pero Nino, che conduce una campagna di polizia contro i corsari che infestano il mare Mediterraneo. L’Aymar si rifugia a Marsiglia (Marseille).

Giugno luglio



Viene assalito con il Castrillo nel porto di Marsiglia. Avvisati del pericolo, i due corsari levano le ancora e si dirigono verso il mare aperto. Pero Nino taglia loro la strada con le sue navi. L’Aymar finge di accettare il combattimento. Dal porto esce, nel frattempo, una galea dell’ antipapa, seguita da una ventina di imbarcazioni armate in tutta fretta. Tale galea si accosta a quella di Pero Nino e chiede, a nome di Benedetto XIII, che i due corsari non siano attaccati in quanto entrambi sono al servizio dello stato della Chiesa. Pero Nino acconsente malvolentieri alla richiesta; scende a terra ospite dell’antipapa ed è ospitato nel monastero di Saint Victor; durante la notte l’Aymar si allontana con il Castrillo e si dirige a Tolone (Toulon). Da qui punta verso la Corsica e la Sardegna, sempre inseguito dall’ avversario. Ripara in un primo momento ad Alghero, da dove farà perdere definitivamente le proprie tracce.

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Muore.


CITAZIONI

-“Fu presente sulla scena mediterranea in una girandola di scontri, battaglie, missioni e avventurose peripezie che, in logica connessione con gli interessi espansionistici catalano-aragonesi di fine Trecento, ebbero come sfondo ricorrente i regni insulari di Sardegna e di Sicilia. Un corsaro emblematico di quella moltitudine di armatori che con le loro imbarcazioni integrarono le unità della flotta catalano-aragonese e combatterono fedelmente sotto le sue bandiere, facendo della guerra di corsa la propria professione”. Simbula