DIEGO DE BARRASA (Diego Gonçalvez de Valderrama, Diego de Barroso) Di Siviglia (Sevilla). Corsaro. Appartenente alla piccola nobiltà. Signore di Valderrama. Parente di Juan Gonzalez de Morança.
1365 ca. – 1410 (marzo)
| Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| 1390 |
Re d’Aragona |
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Scorre per gli aragonesi nelle acque della Sardegna e della Sicilia. |
| 1396 |
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| Luglio |
Sicilia |
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Si presenta alla regina Maria de Luna, reggente della corona aragonese durante l’assenza del marito in Sicilia. Le offre i suoi servizi. La sovrana lo raccomanda al nobile Rodrigo Diaz, affinché entrambi navighino per conto del re di Sicilia Martino d’Aragona. |
| 1397 |
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| ………… |
In proprio |
Genova Firenze |
Continua a scorrere le acque siciliane con il Diaz e Diego Sanchez de Portocarrero. I tre corsari razziano numerose navi mercantili genovesi: ciò suscita la protesta del maestro portolano di Sicilia Davide Lercari. Le merci predate sono vendute ad Alicante. Il Barrasa utilizza anche il porto di Cagliari per la vendita dei bottini; seleziona i suoi nemici preferendo vittime genovesi, a causa delle relazioni conflittuali fra il regno d’Aragona e la repubblica di Genova. Altre vittime privilegiate sono le navi fiorentine. |
| ………… |
Sicilia |
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Viene impegnato nel pattugliamento delle acque sarde. La sua base operativa è Cagliari. Riceve un salvacondotto speciale dal re d’Aragona Martino il Vecchio ed ha il comando di 2 navi. |
| 1398 |
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| Gennaio |
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Alla difesa delle coste della Sardegna. |
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In proprio |
Firenze |
Il re di Sicilia Martino il Giovane ordina a Ruggero di Moncada, governatore generale della Sardegna, di incarcerarlo per atti di pirateria compiuti nel porto di Siracusa, dove ha catturato una nave fiorentina con a bordo merci appartenenti anche a cittadini di Valencia. I fiorentini promettono al re 2000 fiorini per averne l’appoggio nella vertenza e recuperare il carico razziato. Martino il Vecchio continua a mantenergli il suo appoggio e gli concede il feudo di Valderrama. |
| Settembre |
In proprio |
Genova |
Si collega con Diego Sanchez de Portocarrero e Sancho Navarro. I tre corsari entrano con le loro navi nel porto di Marsiglia (Marseille) e si impadroniscono di un’ imbarcazione di Savona che trasporta panni d’oro e seta di proprietà di alcuni mercanti di Montpellier. I transalpini reclamano presso il re di Sicilia. I corsari protestano; affermano di avere risparmiato le merci francesi e di essersi impossessati solo di quelle genovesi e fiorentine. La risposta francese consiste nella rappresaglia ai danni dei mercanti catalani. La causa nei tribunali d’Oltralpe andrà avanti per anni. |
| Dicembre |
In proprio |
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Il re d’Aragona gli concede da Saragozza (Zaragoza) la lettera di marca per scorrere al suo servizio nelle acque della Sardegna e della Corsica. Il Barrasa, non ottiene, tuttavia, l’appoggio del sovrano in una sua contesa con il luogotenente del governatore di Cagliari riguardante la divisione di un bottino. Sempre nel mese, gli è ordinato di restituire le prede risultanti da un’altra razzia compiuta questa volta ai danni di nave di Valencia: le merci, infatti, che sono immagazzinate a Barcellona, sono sì di proprietà di un genovese, ma costui risulta essere un fornitore della casa reale. |
| 1399 |
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| ………… |
In proprio |
Genova |
Prende una nave genovese sulla quale sono stati stivati ad Ecluse (Sluis) i beni di un mercante di Bruges: l’imbarcazione è diretta a Genova o a Porto Pisano. Il Barrasa vende tutto il carico a Maiorca (Mallorca). |
| ………… |
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Gli viene intentata una causa dal mercante fiammingo: il re d’Aragona lo rispedisce con le sue 3 navi in Sardegna. |
| Agosto |
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E’ fermo a Palamos per armare le sue navi. Due capitani baschi abbandonano la sua squadra con 2 navi. Insegue vanamente i disertori e si lamenta del fatto con il sovrano. |
| Dicembre |
In proprio |
Castiglia Genova |
Si rifa delle perdite sofferte nell’oceano Atlantico. In pochi giorni si appropria all’altezza di Capo San Vincenzo (Cabo de Sao Vicente) di 3 navi castigliane: in una di esse sono allocati beni di proprietà di mercanti di Barcellona; nella seconda, capitanata da un basco, le merci appartengono a dei genovesi; anche la terza è comandata da un basco e trasporta prodotti turchi che sono destinati alle Fiandre (noci di galla, allume e riso). Di seguito, si dirige verso Cadice (Cadiz) con la sua galea e le altre 3 navi; nel porto prende altri 3 legni genovesi con mercanzie liguri. Da qui prende la via di Cagliari, non mancando di derubare in mare altre imbarcazioni. La sua azione provoca una levata di proteste nei confronti del re d’Aragona da parte di vari stati, dall’Inghilterra, alla Castiglia, al Portogallo ed a alcune repubbliche e signorie italiane. |
| 1400 |
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| Gennaio aprile |
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Martino il Vecchio, inizialmente, ordina alle autorità di Cagliari e di Alghero di provvedere all’arresto del Barrasa ed alla confisca delle sue navi; già ad aprile incomincia a deflettere da tale opinione, in conseguenza della sconfitta di un contingente aragonese in Sardegna, inviato alla difesa del castello di Acquafredda e respinto dalle truppe del giudicato d’Arborea. |
| Maggio |
In proprio |
Genova |
Dopo alcune sue scorrerie nell’ oceano Atlantico, corre voce che il Barrasa voglia trasferirsi in Levante con le sue 3 navi. Entra nel porto di Trapani e vi assale una nave genovese: questa è difesa virilmente da un castigliano di Villaviciosa, Juan de Asturias. Con la vittoria, si vendica dell’ avversario facendogli tagliare la mano destra e l’orecchio sinistro. Il disgraziato, per evitare che tali segni lo marchino per sempre come un traditore, sarà costretto a rivolgersi al re d’Aragona: otterrà nel 1405 una dichiarazione attestante che la sua mutilazione è stata di origine bellica. In tal modo potrà chiedere l’elemosina negli stati catalano-aragonesi. |
| Luglio |
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Il Barrasa riceve l’ordine di restituire ai genovesi alcune mercanzie. Non si sa se l’indennizzo abbia avuto luogo o meno. |
| Dicembre |
Angiò |
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Passa al servizio del re di Provenza (Provence) Luigi d’Angiò. E’ invitato a Marsiglia: il fatto suscita le proteste degli abitanti, in quanto il corsaro è additato come nemico sia dai francesi che dai genovesi. |
| 1401 |
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| Giugno |
In proprio Re d’Aragona |
Castiglia Giudicato Arborea |
E’ richiamato al suo servizio dal re Martino il Vecchio. Salpa da Alicante per essere inviato in soccorso del castello di Longobardo, assediato dalle truppe del giudicato d’Arborea. Prima di partire, cattura nel porto spagnolo 2 barche castigliane, una delle quali è carica di mercanzie di cittadini di Barcellona. |
| Agosto |
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E’ licenziato dal re d’Aragona; la sua presenza non è più necessaria a Longobardo. Viene pure minacciato dal sovrano nel caso in cui non restituisca le merci trafugate ai suoi sudditi. |
| Settembre |
In proprio |
Re d’Aragona |
Per rivalsa si appropria di 2 navi aragonesi. |
| Ottobre novembre |
In proprio |
Genova |
Il re d’Aragona lo richiama sotto le sue bandiere con altri 8 corsari, fra cui Guerau Aymar, Jaume Anglès e Nicolas Jiménez. Si ferma a Tolone (Toulon) per riattare alla navigazione le sue 3 navi. I genovesi armano 4 galee e 3 grosse navi (1500 uomini) e, agli ordini di Niccolò da Moneglia, lo assalgono nel porto. Dopo cinque settimane d’assedio gli avversari raggiungono un compromesso con le autorità di Tolone, per non dovere subire la confisca delle proprie merci immagazzinate nella città. La squadra ligure rispetta le attrezzature portuali; il Barrasa è lasciato libero; al contrario, sono messe fuori uso le sue 3 navi, fatte incagliare sulla spiaggia. |
| Dicembre |
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La sua stella declina definitivamente. Contro i patti stipulati, è catturato in mare da Andrea Lomellini, un genovese che comanda una galea destinata a proteggere le acque provenzali, corse e sarde. E’ condannato a morte dal Boucicaut, governatore francese di Genova. |
| 1402 |
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| Gennaio |
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Luigi d’Angiò, al cui servizio è il Barrasa, esercita forti pressioni sui francesi per ottenere la sua liberazione: negli stessi giorni sono incarcerati gli ambasciatori genovesi che si trovano a Marsiglia. Al re di Provenza si aggiungono anche le proteste del re d’Aragona. Dopo un mese il Barrasa verrà scarcerato. |
| 1404 |
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E’ fermo a Tolone, dove cerca di ripristinare il funzionamento delle sue 3 navi, fatte incagliare a terra dai genovesi. Passa nei pressi Pero Nino; assale le navi e mette in fuga i suoi corsari. |
| Giugno |
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| 1405 |
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| Aprile |
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Il nuovo re d’Aragona Martino il Giovane gli concede un nuovo salvacondotto ed una lettera di autorizzazione alla corsa. Due corsari castigliani, militanti anch’essi al soldo degli aragonesi, Juan Jiménez e Juan Peréz Barbes, gli rubano la nave di cui ha il comando, un’imbarcazione castigliana della portata di 750 salme. Il legno sarà acquistato dal governatore di Alghero e da alcuni mercanti della medesima città. |
| 1406 |
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| Settembre |
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Il Barrasa non si perde d’animo di fronte alla nuova avversità. Si reca a Valencia per rendere visita al re d’Aragona e gli fa presente i servizi prestati in passato alla corona; fra l’altro, si lamenta come nel 1398 gli siano stati confiscati dei beni da Bernat de Senesterra e che questi non gli siano mai stati pagati. Il sovrano ordina al Senesterra ed a altri aragonesi di onorare i debiti contratti nei suoi confronti. |
| Ottobre |
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Con il denaro ricavato arma a Maiorca una nuova galeotta. |
| 1407 |
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| ………… |
In proprio |
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Incrocia lungo le coste di Valencia con Guerau Dezguaneches e Galceran de Montbui. Con costoro, alla testa di una galeotta e di 2 navi, entra nel porto di Morvedre (l’antica Sagunto) e vi assale un’imbarcazione di La Coruna, che trasporta vino, ceramiche di Malaga, biscotto, carne salata, armi e munizioni varie. Il re d’Aragona disapprova l’aggressione e gli ordina il rilascio della nave e delle mercanzie depredate; seguono altre minacce ed un ordine di cattura nei suoi confronti. |
| ………… |
In proprio |
Re d’Aragona |
Non abbandona la corsa e si collega con Huguet de Voltresa, Francisco Sacirera e Juan Jiménez. Con i primi due corsari si impossessa di una nave catalana di Sant Feliu de Guixols. |
| Luglio |
In proprio |
Re d’Aragona |
Martino il Giovane ordina ai governatori di Cagliari, di Algfhero ed al capitano di Longobardo di imprigionarlo con il Voltresa ed il Sacirera, nel caso in cui costoro si presentino nelle acque che fanno parte della loro giurisdizione. Il re d’Aragona, tuttavia, non informa il figlio, re di Sicilia, dei suoi misfatti. |
| Agosto settembre |
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Il re di Sicilia fa avere al Barrasa un piccolo dono del valore di 3 once d’oro, 23 tarì e 10 grani. |
| 1407 |
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| Marzo |
In proprio |
Genova |
Possiede ora una sola nave, con 65 uomini di equipaggio. Si trova nei pressi di Valencia e dà la caccia alla nave del genovese Paolo Interiano (o Italiano). Quest’ultimo accetta di buon grado lo scontro. Il Barrasa, ferito in combattimento, viene gettato in mare semivivo dagli stessi suoi corsari con alcune pietre al collo, nella speranza di avere in tal modo salva la vita. L’Interiano ed i suoi famigliari, per la vittoria saranno compensati dallo stato genovese con l’esenzione da ogni tassa, concessione generalmente riservata agli ammiragli vittoriosi della flotta. |
| 1410 | Muore. |
CITAZIONI
-“Corsaro molto famoso.” A. Giustiniani