BEAULIEU-PERSAC (Philippe Prévost de Beaulieu-Persac) Detto Briaille. Di Persac nel Poitou. Signore di Bealieu, Persac e di Briailles nel borbonese. Legato da parentela con Guillaume de Beauregard. Cavaliere di Santo Stefano.
+ 1646 ca.
| Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| ............... | Ha rapporti con alcuni corsari di Le Havre. | ||
| 1608 | |||
| Giugno settembre | Ottiene
dal re Enrico IV il comando di una squadra di 4 vascelli per scorrere.
Ottenuti 10000 scudi, lascia Dieppe per acquistare in Olanda un vascello.
E' segnalato a Flessingue, a Middelbourg, a Rotterdam, Amsterdam, Hoorn
ed Enkhuizen. Ad Amsterdam, da ultimo, acquista dall'ammiragliato il vascello
"La Lune" , (stazza di 500/600 tonnellate), reduce da un viaggio
in India. Il costo di 39000 lire non è comprensivo dell'armamento.
Fa subito allargare lo scafo della nave di 28/30 piedi perché trova
sproporzionata la sua lunghezza rispetto alla larghezza. Arma il vascello
con i cannoni recuperati da una nave danese arenatasi all'imbocco di Texel.
L'armamento del vascello consiste in 20 colubrine in grado di lanciare
palle di 22 libbre fino a 2000 passi. Completano l'armamento altri 30
pezzi di artiglieria di vario tipo, 200 moschetti , acquistati ad Utrecht,
e 40000 libbre di polvere da sparo. |
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Ottobre dicembre |
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A fine mese il vascello si trova nella rada di Texel. Mentre è fermo in porto, un incendio si propaga dalle cucine verso la santabarbara. L'equipaggio fugge a terra, tanto che il Beaulieu-Persac si trova a bordo con soli 4 soldati. Scende con costoro nelle cucine e riesce a domare l'incendio. Prende il mare diretto a Le Havre. Il vento lo spinge sulle dune della costa inglese. Si ancora nei pressi di due vascelli inglesi, fermi nella rada, che in precedenza hanno costretto la nave del duca di Sully, che si stava recando da Calais in Inghilterra in qualità di ambasciatore, ad abbassare la propria bandiera. Gli inglesi gli sparano contro 4 colpi di cannone per fargli ammainare il vessillo francese. Beulieu-Persac si rifiuta di obbedire alla loro ingiunzione ed ha inizio un combattimento navale che durerà due giorni. Alfine il capitano del "Vanguard" invia delle scuse al francese e lo invita a pranzo. Non accetta e dopo un giorno può riprendere il mare per Le Havre portando con sé come trofeo l'ancora di uno dei due vascelli che si è ingarbugliata con la sua nel corso dello scontro. Lascia tale città per recarsi dal re Enrico IV e relazionarlo del suo viaggio. Gli è chiesto dal favorito del re, il Varennes, di contrastare i turchi in Levante (alla testa di 2 bertoni e di 2 grandi vascelli) con una lettera di corsa del duca di Savoia. I veneziani, tramite l'ambasciatore Antonio Foscarini, protestano per questa spedizione e ne ottengono inizialmente il rinvio. E' allora inviato sulla costa portoghese per fronteggiare i corsari ed i pirati inglesi. |
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1609 |
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| Gennaio marzo | In proprio | Pirati inglesi e corsari barbareschi | Finge di navigare
con una nave mercantile fiamminga diretta a Venezia. Si imbatte
al largo del Capo di San Vincenzo (Cabo de Sao Vicente)
in due pirati inglesi che viaggiano con 3 imbarcazioni, delle quali una
è stata predata ai francesi della marineria di Le Havre. I pirati
si avvicinano per abbordarlo perché in evidenza sono solo 4 cannoni.
Trovano viceversa a riceverli molti pezzi di artiglieria e più
di 400 armati. Un vascello pirata riesce a darsi alla fuga; il secondo
è catturato senza colpo ferire. Sono liberati 50 uomini, fra spagnoli
e portoghesi, destinati ad essere venduti come schiavi nei paesi barbareschi.
John Verney riesce a sfuggire alla cattura, mentre il Bonel (o Peter Boniton,
nipote dell'ambasciatore inglese in Francia), viene catturato e sarà
condotto a Marsiglia (Marseille) per esservi decapitato. Gli inglesi,
fatti prigionieri, sono messi al remo. |
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Aprile giugno |
In proprio |
Corsari barbareschi |
Scorre il mare Mediterraneo ai danni dei corsari barbareschi. Avvista sulla costa spagnola, al largo di Capo di Santa Maria, la squadra algerina di Simon de Danser, 5 vascelli dalla stazza di 500-600 tonnellate ciascuno, 2 grandi petacchi ed una nave portoghese catturata in precedenza. Si mette in ordine di combattimento, ma una tempesta impedisce lo scontro. La corrente lo spinge verso lo stretto di Gibilterra. Compaiono all'orizzonte 8 galee spagnole destinate alla guardia del litorale andaluso, di cui 3 comandate dallo spagnolo Luis Carrillo e 5 dal genovese Domenico Centurione. Il comandante della squadra è Juan Maldonado, luogotenente del duca di Ferrandina Pedro de Toledo, generalissimo delle galee di Spagna. Messi a terra i prigionieri inglesi, e gli spagnoli/portoghesi liberati nella precedente azione, si incontra con il Maldonado. Si decide di affrontare il Danser, che, lasciato all'imboccatura dello stretto di Gibilterra, si appresta a rientrare ad Algeri. Il piano di battaglia prevede la presenza della sola squadra francese, mentre le galee spagnole si sarebbero poste in imboscata al riparo di uno scoglio. I corsari algerini muovono contro il Beaulieu-Persac; costui fa sparare un colpo di cannone per segnalare agli spagnoli la presenza dei vascelli corsari. Il vento scompagina la formazione alleata; le galee sono costrette a riparare a Gibilterra mentre il corsaro francese con "La Lune" deve prendere il largo. Il Danser non insegue gli avversari, ma punta direttamente su Algeri. Il giorno seguente fa rotta con "La Lune" ed un petacco verso il capo Gata, nei pressi di Almeria. Si imbatte in 6 vascelli di Tunisi (con a bordo 2000 uomini) che stanno scorrendo lungo le coste andaluse. La flottiglia barbaresca è comandata dal rinnegato olandese Soliman Rais (detto Maltese) e dal suo vice, il rinnegato inglese George Rais. I corsari tunisini tentano di abbordare il vascello di Beaulieu-Persac: non appena si accorgono che tutti i pezzi di artiglieria sono concentrati su un solo fianco, decidono di ritirarsi. Si avvicina alla costa spagnola inseguito da 2 petacchi. Ne abborda uno con "La Lune", mentre il suo petacco attacca la seconda imbarcazione. La nave , inseguita dal suo petacco, per salvarsi va a sbattere contro uno scoglio: i barbareschi muoiono tutti annegati, tranne 6/7 uomini che sono fatti prigionieri; l'altra imbarcazione viene catturata. Sono fatti prigionieri 80 uomini, mentre sono liberati 15/20 cristiani francesi e fiamminghi destinati ad essere venduti come schiavi. Di seguito, Beaulieu-Persac guadagna le coste della Provenza (Provence) e raggiunge Marsiglia con il suo bottino consistente in più di 200 schiavi fra inglesi e mori. Getta l'ancora nei pressi e consegna i prigionieri ad un inviato del re. La sua azione contro i corsari di Tunisi è aspramente avversata dal mercante Antoine Bérengier, fondatore della Compagnie du Corail perché mette in pericolo le relazioni commerciali tra i francesi ed il dey di Tunisi Kara Othman. Riprende il mare. Spinto dai mercanti Gérenton e Betlandier, ostili al Bérengier, salpa diretto verso Malta con l'obiettivo di vendervi il petacco catturato in precedenza. Un forte maestrale, tuttavia, lo sospinge invece verso la Sardegna. A fine giugno si rifornisce d'acqua e di legna a Capo Pula nel golfo di Cagliari; si ferma con "La Lune" per dodici giorni nel porto di Malfatano nella vana attesa di essere raggiunto dal suo petacco, dalla tartana, acquistata a Marsiglia, e dalla nave barbaresca venuta in suo possesso, navi dispersesi tutte a causa del vento. A Cagliari espone ai suoi ufficiali i suoi progetti. Prende nuovamente il mare per Malta. |
| Luglio ottobre | In proprio |
Tunisi |
Al largo dell'isola di Favignana incontra un vascello di Tolone (Toulon), diretto da Napoli e Ragusa a Tunisi per riscattare dalla schiavitù alcuni cittadini di tali città. E' informato che nelle vicinanze sta operando John Ward. Si mette all'inseguimento di quest'ultimo, ma una manovra errata del suo luogotenente, l'Hautefort, gli fa perdere di vista il corsaro barbaresco. A Malta ritrova nel porto petacco e tartana. Saluta le autorità con una salve di 60 colpi di cannone e 500 colpi di moschetto. Dopo avere ottenuto il permesso di scendere a terra, sbarca con 20 gentiluomini e va a trovare il gran maestro dell'ordine gerosolomitano Alof de Wignancourt. Espone il suo progetto di penetrare nel porto di La Goletta; chiede una lettera di corsa all'ordin; questa gli è rifiutata. Invia allora una feluca a Livorno per ripetere analoga richiesta al granduca di Toscana e combattere in tal modo correttamente i corsari barbareschi. Nell'attesa spedisce in Levante il petacco e tartana per scorrere in quelle acque. Riparte da Malta; scorta fino all'isola di San Pietro 5 vascelli marsigliesi provenienti da Alessandria (Al Iskandariyah); presso Cagliari effettua gli usuali rifornimenti di acqua, di legna e di altri generi di prima necessità. Punta ora su La Goletta. A La Galite, a 40 chilometri dal Capo Serrat, si incontra con la squadra di Luis Fajardo (12 vascelli). Poiché il corsaro non batte alcuna bandiera, gli spagnoli gli sparano contro alcuni colpi di artiglieria. Una caravella si avvicina al suo vascello per avvistarlo. Beaulieu-Persac fa mettere, a sua volta, in mare una scialuppa con il suo luogotente, il Chanteloube, per sapere chi ha di fronte. Il Fajardo invia allora sul vascello francese il figlio Juan ed il maestro di campo della sua fanteria per conoscere le sue intenzioni. Espone loro il suo progetto; il giorno seguente si reca con il Chanteloube sull'ammiraglia spagnola e vi è ricevuto con tutti gli onori. Viene trovato l'accordo per un'azione congiunta. Avanza all'avanguardia con "La Lune” seguito dalle navi spagnole; verifica se a Porto Farina vi siano ancorate le galee di Biserta (Banzart), doppia il capo di Cartagine navigando vicinissimo alla scogliera, tanto che i remi toccano le rocce, ed, a fine mese, penetra nottetempo nel porto di La Goletta . Si ferma nei pressi della fortezza e delle imbarcazioni avversarie. Nella rada sono ancorate circa 23 navi sotto la protezione di 530 pezzi di artiglieria, collocati sui bastioni e su un cavaliere a difesa del molo. Dalla fortezza gli sparano contro 40/50 pezzi colpi il cui tiro si rivela troppo alto. Si ancora e mette in mare, a suo sostegno, una grande barca con il Chanteloube e più di 100 uomini. Beaulieu-Persac si avventa contro una galea algerina ("La Maddalena", 350 tonnellate e 24 cannoni), giunta la stessa notte agli ordini di un rinnegato spagnolo. La nave è data alle fiamme ed il vento propaga l'incendio ad altri 4 vascelli. Il Chanteloube, a sua volta, si mette in mezzo alle navi barbaresche e prosegue con la stessa tattica. Interviene allora anche il Fajardo che, con 5 vascelli, utilizza il passaggio aperto da "La Lune". le altre navi spagnole si mettono a sparare contro la fortezza. Nella rada si trovano 6 vascelli del dey Kara Othman, fra cui "La Perle", catturato in precedenza a Saint-Malo dai corsari barbareschi, 3 vascelli del pascià di Tunisi, comandati dal rinnegato Saphan Rais, 2 del rinnegato francese Mourad Rais, un galeone appartenente al rinnegato inglese John Ward, un vascello del rinnegato greco Mustafa Rais. Anche un convoglio proveniente da Costantinopoli (Istanbul) e diretto ad Algeri subisce la stessa sorte. Rimangono pure coinvolti nell'incendio alcuni mercantili francesi come il "Comte Maurice ed il "Faucon de Portugal", di stazza similare a "La Lune". Delle navi barbaresche non restano che le carcasse fumanti; si salva solo "Il Catalano" sfuggito alle fiamme. Cerca di trainarlo, ma lo deve abbandonare nello stagno. 2 brigantini si muovono per impedirne la cattura; Beulieu-Persac è costretto a dare alle fiamme anche tale imbarcazione. Il giorno seguente gli alleati recuperano ai danni della squadra di Biserta due navi di cui si sono impadroniti i barbareschi sulla costa ligure (una carica di spade e di carta; l'altra di frumento). E' invano contattato dai tunisini che si lamentano della sua impresa attraverso il capitano francese Carroceman. Dopo altri otto giorni prende congedo dal Fajardo e punta su Malta: gli è assegnata dal Fajardo come preda la nave carica di frumento. Giunge in tale isola a mezzanotte, si ferma davanti alla cala di San Paolo e mette in allarme gli abitanti con l'usuale salve di colpi. A Malta sa subito che il suo petacco e la sua tartana hanno compiuto una fortunata spedizione in Levante: i due legni si sono, infatti, scontrati con una galeotta di Santa Maura (Levkas) e, nelle acque di Cerigo (Kithira) si sono impadroniti di una grande nave veneziana, la "Pasqualiga", con merci a bordo di 200000 scudi: il bottino dovrebbe essere portato a Tripoli di Siria (Tarabulus) per essere venduto in tale mercato. Il Beaulieu-Persac è accolto dai cavalieri Médail e Miraumont che lo accompagnano dal gran maestro. Non accetta la lettera di corsa offertagli ora dall'ordine gerosolomitano per analoga sua richiesta al granduca di Toscana; viceversa, chiede ed ottiene che Alof de Wignancourt faccia da padrino di battesimo al figlio che gli sta per nascere in Francia. A metà ottobre decide di raggiungere sulla costa calabrese, nei pressi di Reggio Calabria, il suo petacco e la sua tartana fermatisi in tali acque con le loro prede. Apprende, nel contempo, da un vascello fiammingo, che si trova nei pressi una grande germa dell'isola di Lemno (Limnos), diretta a Gerbe (Djerba) con un carico di olio. La nave sfugge alla cattura, per cui punta sulle coste siciliane dove si ricongiunge con le altre due sue imbarcazioni. Si congedano dal Beaulieu-Presac il Chanteloube (che rientra a Malta) e l'Hautefort, timoroso per la prossima scorreria in Levante. Da identiche paure sono pure presi 500 uomini dei suoi equipaggi che disertano e fuggono a Messina. Anche il corsaro francese si reca in questa località per recuperare la situazione. Con le blandizie e con le minacce (sono impiccati, fra l'altro, alcuni membri dei suoi equipaggi) ritrova il favore dei suoi marinai; a costoro si uniscono anche un centinaio di uomini assoldati sul posto. Prende congedo dal viceré di Sicilia, il marchese di Villena; a Reggio Calabria invia il suo petacco a Livorno di scorta alla "Pasqualiga" che deve essere venduta nel porto toscano. Rientra a Malta: sul vascello sono imbarcati 500 uomini fra marinai e soldati; più di cento si trovano sulla tartana. Chiede al gran maestro il permesso di caricare a bordo del vino acquistato a Siracusa e non permette a nessum membro dei suoi equipaggi di sbarcare a terra. Assolda altri soldati e lascia l'isola. Negli stessi giorni sa da un petacco, giunto a Malta, che nelle acque di Pafo (Paphos) sono stati catturati dalla flotta ottomana di Khalil di Cesarea (50 galee), dopo un giorno di duro combattimento, il galeone maltese del Frassinet ( "L'enfer Noir", forte di 90 cannoni) ed un vascello marsigliese. I turchi hanno avuto ragione del galeone maltese a seguito di un abbordaggio condotto dal rinnegato francese Mourad Rais. Altrove, inoltre, nelle vicinanze di Rodi (Rodhos) il cavaliere di Malta d'Aubusson de la Feuillade ha abbandonato il campo di battaglia con 2 navi di La Rochelle di fronte a 12 galee comandate dal rinnegato greco Mustafa Rais. |
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Novembre dicembre |
Toscana |
Impero ottomano |
A causa delle recenti sconfitte subite dai cavalieri dell'ordine gerosolomitano, il gran maestro esorta il Beaulieu-Persac a non scorrere in Levante. Il corsaro francese non se ne dà per inteso e lascia Malta con il favore del vento. Invia in avanscoperta la sua tartana, che libera dalla cattura da parte di una galeotta barbaresca una piccola germa carica di datteri e di uva. Prende a rimorchio l'imbarcazione e la conduce al porto di Sphakia nell'isola di Candia (Kriti). Vende tale carico e lo sostituisce con uno di montoni e pollame. nel canale di Gozzo (Gaudos); gli abitanti gli riferiscono che nei pressi si è riparata una grande germa, proveniente dall'India e diretta a Tunisi, con a bordo più di 300 turchi. La nave riesce a sfuggirgli nottetempo. Si porta allora sulla costa di Scarpanto (Karpathos) ove è sorpreso da un forte vento di tramontana. La tartana si allontana dal suo vascello per riparare più tardi nel porto di Candia (Iraklion). Dopo alcuni giorni (dicembre) si imbatte in 2 navi provenienti da Alessandria con meta Costantinopoli. Le insegue vanamente fino a Rodi; si porta ai Sette Capi (Jedi Burun) a nord-ovest del golfo di Kalamaki, sulla costa turca. Prosegue fino a Finika (Finike) dove avvista una saica. Spedisce contro tale imbarcazione una scialuppa armata; la piccola nave è abbordata ed è affondata con i turchi dell'equipaggio sotto le mura del castello di Finika. Si sposta nelle acque di Cipro (Kipros) dove scambia una tartana in navigazione con la sua. Accortosi dell'errore, si mette al suo inseguimento. La nave gli sfugge ma a Capo Bianco (Capo Aspro) avvista 6 caramussali turchi. Ne cattura uno dopo averlo colpito con la sua artiglieria. Il caramussali è partito da Alessandria e fa parte di un convoglio, diretto a Cipro, composto da 5 galeoni, di cui due appartenenti al sultano, e da 8 caramussali. Una tempesta ha sorpreso il convoglio rompendone l'ordinamento. Il corsaro si dirige allora sulla costa egiziana; avvista 7 grandi vascelli fiamminghi di scorta ad alcune navi olandesi cariche di mercanzie destinate a Cipro. Punta direttamente sull'ammiraglia dalla stazza di 500 tonnellate. I vascelli che ha di fronte si schierano a mezzaluna; seguono alcuni colpi di cannoni ed il riconoscimento reciproco. Gli sono presentati i documenti di viaggio ed il convoglio può preoseguire nella sua rotta. Beaulieu-Persac riprende la strada per l'isola di Candia. La tramontana, viceversa, lo risospinge sulla costa egiziana; muta il vento, si dirige verso Scarpanto e si porta all'isola di Caso (Kasos), posta fra Candia e Rodi. Nelle acque di Rodi si imbatte in 2 grossi vascelli dei cavalieri di Santo Stefano condotti dal Beauregard e da Simon de Saint-Jean. Dopo il riconoscimento d'ambo le parti effettuato dal Chanteloube che accompagna i toscani, decide di entrare a far parte dell'ordine dei cavalieri di Santo Stefano e di seguire il Beauregard nella sua spedizione in Siria: acquista dal collega 500 quintali di biscotto ed altri generi alimentari in cambio delle mercanzie che ha a bordo. Naviga lungo le coste della Caramania; sbarca nel porto dell'antica Alicarnasso. Si dirige, alfine, su Tiro (Sur) dove si deve radunare la flotta del granduca di Toscana: obiettivo è quello di aiutare il sultano Jachia, fuggito da Costantinopoli a seguito della morte del padre Maometto IV e della salita al potere del fratellastro Ahmed. Si separa, successivamente, dal Beauregard per dare la caccia fino all'imboccatura del porto di Tripoli di Siria a 3 vascelli. Il giorno di Natale si incontra con il Beauregard a Capo Canzin (Capo Hinzin). I due corsari entrano nel porto di Alessandretta (Scanderun). Sono sbarcati a terra 300 soldati agli ordini del Chanteloube e del sergente maggiore Emilio Landi: lo scalo è desrto e tutte le case sono state date alle fiamme in precedenza. Si decide di intercettare una carovana terrestre proveniente da Aleppo (Halab). Sono catturati solamente 18 cammelli che trasportano anguille salate e riso destinati a Bayas. La povertà del bottino induce a macellare gli animali per utilizzare la loro carne a bordo delle navi. |
| 1610 | |||
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Gennaio febbraio |
Toscana |
Impero ottomano |
Dopo alcuni giorni è assalita una germa con 80 turchi a bordo, dei quali la metà rimane uccisa in combattimento e la metà è ridotta in schiavitù. Gli schiavi sono divisi fra i due corsari. Seguono alcuni incontri con il sultano Jachia ed una scorreria a terra terminata con la fuga dei cavalieri di Santo Stefano di fronte alla cavalleria ottomana. A Porto Bonel vi è un nuovo sbarco (400 soldati del Beauregard con il Landi e 30 moschettieri e 15 picchieri del Beaulieu-Persac. Sono respinti 300 turchi che si rifugiano in un casale. Viene messo a ferro e fuoco un vicino villaggio. Intervengono 800 turchi. Francesi ed italiani sono costretti a ritirarsi fino al punto di imbarco sotto la protezione dell'artiglieria navale. Sono catturati nello scontro 2 turchi che saranno liberati il giorno seguente in cambio di una certa quantità di pollame, burro, formaggio ed alcuni montoni. Il corsaro si lamenta con il Beauregard per essere stato lasciato solo con i suoi uomini di fronte agli avversari nell'ultima azione. Le cattive condizioni del mare impediscono per qualche tempo di abbandonare il golfo di Alessandretta. Da ultimo, a fine febbraio, stanco della forzata inattività, si separa dal Beauregard, si accomiata dal sultano Jachia e punta su Malta. Il suo vascello "La Lune” è ribattezzato dagli ottomani “Dragone Volante” per il terrore che induce la sua presenza. |
| Marzo aprile | In Sicilia,
ove ingiunge al governatore di Siracusa di liberare gli uomini della sua
tartana fatti incarcerare da quest'ultimo: in caso contrario minaccia
rappresaglie sulle navi cittadine. A Malta; non avendo a disposizione
che 300 uomini, propone al gran maestro un'azione comune ai danni di La
Goletta: la sua proposta di avere 200 soldati per poterla condurre a termine,
viene respinta. Ad aprile decide di ritornare a Marsiglia e scorta in
Provenza, a pagamento, 4 navi di tale città. Una dura tempesta
sorprende alle bocche di San Bonifacio la flottiglia. |
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| Maggio | Giunge a Marsiglia
a metà mese proprio nel giorno in cui viene assassinato il re Enrico
IV. Rompe la catena posta a difesa del porto perché non accetta
di passare il previsto periodo di quarantena per chi proviene dal Levante;
fa sparare una salve di 50 colpi di cannone in onore degli abitanti della
città. Si reca subito ad Aix-en-Provence per trovare il du Var,
primo presidente del parlamento locale: nonostante il suo atto di insubordinazione
è rimandato a Marsiglia per organizzare la difesa del porto a seguito
delle minacce spagnole sulla città (raduno di 80 galee a Barcellona).
Allo scopo fa sbarcare dal suo vascello 20 colubrine e molti moschetti. |
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| ............... | Rientra al castello paterno di Beaulieu nel Poitou. | ||
| 1612 | Rende omaggio
al signore di Lussac Gaspard de Rochechovart, marchese di Montemart e
principe di Montmorillon. |
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| 1618 | Succede a Pierre de Nuchère nella carica di governatore di Montmorillon. | ||
| 1621 | |||
| Febbraio marzo | Francia | Corsari barbareschi | I
corsari algerini infestano le coste provenzali. Il duca di Guisa, governatore
della regione, gli dà l'incarico di liberare le acque dalla loro
presenza. Al comando di una galea, si porta a Port-Cros, nelle isole Hyères.
A metà febbraio salpa da tale porto aalla testa di 35 barche e
di 2 grossi vascelli spagnoli. Davanti a Saint-Tropez si imbatte in Soliman
Rais, un rinnegato francese originario dell'isola di Rè. Si getta
alla caccia di tale legno (12 cannoni) e se ne impadronisce (cattura del
capitano barbaresc che viene inviato a Marsiglia, di 28 mori e liberazione
di di 4 cristiani); nell'occasione sono pure fatti prigionieri 4 rinnegati
francesi, fuggiti su una barca . Si trasferisce a Tolone per rifornirsi
d'acqua; tocca, successivamente, Brigançon e Port-Cros. Continua
sempre nella sua azione di pattugliamento perché si è sparsa
la notizia che nelle vicinanze si trovi il Sampson. Avvista tale corsaro
all'isola di Ribaudes; costui riesce a sfuggirgli con il favore della
notte. Sorprende un altro vascello guidato da Soliman Rais, un rinnegato
di La Rochelle, (stazza 60 tonnellate, 12 cannoni e 45 uomini di equipaggio),
e si mette al suo inseguimento nei pressi dell'isola di Porquerolles.
Colpisce con il cannone di corsia la nave corsara e la affonda. Dell'equipaggio
si salvano solo 22 uomini, compresi 4 schiavi cristiani; gli altri sono
rimasti uccisi nello scontro o sono annegati. Ritorna a Brigançon
e si dirige su Marsiglia con la nave conquistata in precedenza. Rifornitosi
di polvere da sparo, salpa dopo due giorni e naviga fino a Cap Rond. Ai
primi di marzo rientra a Port-Cros e vi si ferma fino a metà mese.
Con la galea scopre un vascello diretto all'isola di Porquerolles. Lo
insegue utilizzando sia la vela che i remi credendo che si tratti di Ali
Rais, un rinnegato di Arles. Quest'ultimo, infatti, si è di recento
impadronito di un vascello genovese, diretto a Marsiglia e costretto a
riparare nelle isole Hyères a causa del cattivo tempo. Beaulieu-Persac
insegue le 2 navi fino a Cap-Nègre; la galea corsara riesce a prendere
il largo, mentre il vascello si incaglia a terra presso Cavalaire. A fine
mese dà la caccia, sempre con la sua galea, ad un altro corsaro,
Ali Rais, un rinnegato andaluso reduce da un duplice con 4 galee spagnole.
La nave barbaresca (20 cannoni) è affondata all'altezza di Saint-Tropez
dopo 77 colpi di cannone: dei 145 membri dell'equipaggio, compresi 6 schiavi
cristiani, de ne salvano solo 50, di cui molti feriti gravemente, che
sono messi tutti subito al remo. Gravi sono pure i danni riportati dalla
galea del Beaulieu-Persac (abbattimento dell'albero maestro, delle antenne,
del trinchetto ed allo scafo, ripetutamente colpito a poppa e sul fianco
sinistro). Nel complesso l'azione di polizia ha comportato ai corsari
algerini la perdita di 530 uomini fra prigionieri, uccisi o annegati e
la liberazione di 20 schiavi. |
| 1625 | Si trasferisce nel Midi ed ha l'incarico di governatore di Orgon, nei pressi di Arles. | ||
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1627 |
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Luglio settembre |
Francia |
Inghilterra |
Si reca a Parigi dove si incontra con il re Luigi XIII e con il cardinale Richelieu. Ha l'incarico di unirsi con il duca di Angouleme e di liberare Saint-Martin-deRé dall'assedio posto dagli inglesi comandati da Georges Villiers, duca di Buckingham. Raggiunge il porto di Le Plomb e di Queu-de-Vache per studiare un piano atto a superare il blocco inglese. Il tentativo prevede l'utilizzo di 13 barche da pesca, piccoli vascelli di 18-20 tonnellate, sui quali sono trasportati 200 fanti. Alla spedizione sono pure destinati Claude de Rasilly, signore di Launay, uno dei migliori marinai di Francia ed altri giovani capitani come il Cahusac, Claude de Roquemont, il de Brouilly, il de L'Isle-d'Autry che, negli anni seguenti, si faranno onore nella marina regia quali comandanti delle squadre di Bretagna, di Provenza, delle Antille e del Canada. Beaulieu-Persac esce da Brouage; il vento costringe la flottiglia a fermarsi nella rada di Saint-Trojan-les-Bains. Scende giocoforza a terra mentre arrivano 14 vascelli vi inglesi che si collocano fra l'isola di Aix e l'isola di Oléron bloccando in tal modo ogni suo movimento. Accerchiato nel porto di Brouage, cerca di ripetere l'impresa di La Goletta. I capitani dei 5 brulotti che si trovano in rada si rifiutano di prendere parte all'azione; decide allora di agire in altro modo e di trasferirsi a Les- Sables- d'Olonne dove si sta preparando una seconda spedizione di soccorso. La partenza avviene di notte; tocca Maumusson, nei pressi dell'isola di Oléron, ed entra in mare. I venti sono contrari per cui la navigazione avviene a remi con molte difficoltà. Dopo una notte ed un giorno supera un grande banco di sabbia ed alcuni scogli e giunge nella rada desiderata. Aspetta la marea favorevole per entrare nel porto di Les-Sables-d'Olonne. Si trova ora ad avere a disposizione 35 vele tra barche da pesca e battelli vari. A fine mese 7 barche sono spedite in soccorso dei difensori di Saint-Martin-de-Ré: 4 sono costrette a ripiegare, una quinta è catturata ed una sola, comandata dal Maupas, riesce a forzare il blocco ed a sbarcare nei pressi di una ridotta 30 soldati e viveri per due giorni. Al ritorno gli inglesi tentano di occupare la ridotta e di dare alle fiamme tale imbarcazione. |
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Ottobre |
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I difensori della cittadella, comandati da Jean de Saint-Bonnet de Toiras, sono allo stremo. Si prepara un'ulteriore spedizione. Giunge la notizia che un contingente di rinforzo di 400 soldati, proveniente da Le Plomb e da Queu-de-Vache è stato annientato dagli inglesi. I soldati si ribellano e si rifiutano di combattere. Interviene con energia il Beaulieu-Persac; i disertori sono catturati; saranno condannati a morte per essere giustiziati a Beaulieu. Ai primi del mese, all’alba, con il favore della marea, guida il convoglio di 46 imbarcazioni (barche da pesca, chiatte vandeane ed altri battelli), sulle quali sono imbarcati 760 marinai, destinato a liberare dall'assedio Saint-Martin-de-Ré. All'avanguardia si trovano 14 barche, comandate dal Maupas, che fiancheggiano a destra l'ammiraglia di Beaulieu-Persac; a sinistra trovano posto altri battelli guidati dal Cahusac e dal de Brouilly; seguono altre imbarcazioni con la retroguardia affidata al capitano Perroteau. Si imbarca anch'egli nonostante le sue cattive condizioni di salute e le cattive condizioni del tempo. Dopo nove ore di navigazione la flottiglia è sotto la cittadella di Ré. Si mette al timone della sua nave, mentre il Launay si colloca a prua. Avvistato dagli inglesi si infila in mezzo agli avversari; anche le altre navi francesi imitano il suo esempio. Il combattimento è violento, ma alla fine 28 imbarcazioni, condotte da Etienne d'Andovins, rompono il blocco e raggiungono con i loro soccorsi la cittadella. Beaulieu-Persac è, invece, fatto prigioniero con il Launay; è trasferito con i suoi ufficiali a bordo del vascello del capitano John Green (il "Nonsuch). E' trattato onorevolmente. E' condotto dal duca di Buckingham. |
| Novembre | I francesi
guidati dal maresciallo Henri de Schomberg assediano La Rochelle. Beaulieu-Persac,
dopo un nuovo incontro con il duca di Buckingham, è lasciato libero
sulla parola e spedito con il capitano Green dallo Schomberg per ottenere
la liberazione di lord Montjoy (Montjoy Blount). Si incontra con lo Schomberg;
a Nestré con il Richelieu in attesa di essere presentato al re.
A fine mese è inviato dal Richelieu alla difesa dell'isola di Ré.
La flotta inglese abbandona le operazioni di assedio. |
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| 1628 | |||
| Gennaio febbraio | Gli inglesi
richiedono la sua presnza a Dover. Nel periodo funge da plenipotenziario
per le prime trattative di pace tra Francia ed Inghilterra. Ai primi di
febbraio lascia l'Inghilterra. Ogni tentativo di ricomposizione è
destinato al fallimento. |
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| Ottobre novembre | E' segnalato
nelle acque di La Rochelle. Ha il compito di ricongiungersi con la flotta
dell'ammiraglio Achille de Valançais. A tale scopo deve superare
il blocco navale predisposto dal Lindsay. A metà novembre La Rochelle
capitola e gli inglesi si ritirano definitivamente dalla Francia. Beuleu-Persac
rientra nei suoi castelli del Poitou: è ricompensato dal re Luigi
XIII con la nomina a cavaliere del suo ordine. |
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| 1635 | |||
| Settembre | Francia | Spagna | E' richiamato
in servizio per fronteggiare gli spagnoli. A metà mese la flotta
comandata dal Santa Cruz e dal duca di Ferrandina si impadronisce delle
isole di Lérins, di Sainte-Marguerite e di Saint-Honorat. Il re
ordina al conte di Harcourt, Enrico di Lorena, di affrontare gli avversari
con la flotta di Ponente. Beaulieu-Persac ha il comando di un vascello
di 300 tonnellate, il "Lion d'Or, inserito nella squadra di Guyenne
agli ordini di Théodore de Mantin. Presenti, viceversa, nella squadra
di Bretagna si trovano due suoi omonimi, Augustin e David de Beaulieu. |
| 1636 | |||
| Dicembre | I tre Beaulieu
ed altri capitani sono fermi nella rada di Théouille. Hanno l'incarico
di collegarsi con 36 tartane che, a loro volta, appoggiano 12 galee in
un attacco all'isola di Lérins. Predomina la discordia nel campo
francese per cui le operazioni tardano ad avere inizio. |
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| 1638 | |||
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Settembre |
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Ai primi del mese prende parte alla battaglia di Vado Ligure in un furioso combattimento che vede di fronte 15 galee comandate da François de Vignerot du Pont-Courlay con 15 galee spagnole e siciliane guidate da Rodrigo Gutierrez de Velasco e da Juan de Orellana. Alla fine dello scontro i francesi denunciano la perdita di 3 galee con 2000 uomini; più pesante è il danno registrato dagli avversari che lamentano la scomparsa di 6 galee (compresa la padrona reale di Spagna) e di 4000 uomini. Il Velasco è ucciso in combattimento; l’Orellana è ferito e fatto prigioniero. Con il ritiro degli spagnoli verso Genova, Beaulieu-Persac si muove con Enrico di Lorena per accettare la resa di una galea. Dopo qualche giorno i genovesi capitolano. |
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1646 |
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Muore a Beaulieu. |
TAZIONI
-“Valereux capitaine.” Dan
-"Huomo di qualche esperienza". Foscarini