CRISTOFORO DA CANAL Di Venezia. Nipote di Girolamo. Di famiglia più vicina all’indigenza che non alla povertà.

1510 (settembre) – 1563 (giugno)


Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Naviga agli ordini dello zio Girolamo.

1528




Settembre



Viene ammesso al Gran Consiglio.

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Coltiva l’amicizia con gli umanisti Ludovico Dolce e Pietro Aretino.

1529



Il senato lo autorizza, con i fratelli Piero e Giacomo, a rifiutare l’ eredità paterna perché il passivo è superiore all’attivo.

1536




Gennaio



Ha il comando di una galea con il titolo di sopracomito.

1538

Venezia

Impero ottomano

Si spinge con la sua galea alla testa della flotta di Vincenzo Capello nel canale di accesso al golfo di Arta (Amvrakikos): va all’assalto del castello di Prevesa (Préveza) sotto il fuoco dei colpi dell’artiglieria nemica. Riceve, alla fine, l’ordine di ritirarsi.

1542




Febbraio



E’ sempre sopracomito. Si discute in senato su un suo progetto affinché la marina si doti di una flotta permanente e che gli equipaggi delle galee siano composti da condannati.

1545




Gennaio



Ha la carica di governatore dei condannati. Fa introdurre un nuovo sistema di reclutamento dei rematori nella flotta, mediante l’impiego di forzati in luogo degli uomini liberi, i cosiddetti bonavoglia. E’ il primo veneziano a guidare un galea alla cui voga si trovino solo uomini condannati al carcere, i cosiddetti forzati.

Maggio



Ha il comando di una squadra permanente di 3 galee: il suo raggio d’azione spazia dal mare Adriatico al mare Jonio, fino all’isola di Candia (Kriti). Eserciterà tale incarico fino alla fine del 1548.

1547




Febbraio



Con le sue 3 galee trasporta a Ragusa (Dubrovnik) l’ambasciatore francese presso la Porta Gabriele de Luez, barone di Aramon.

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Venezia

Corsari barbareschi

Cattura una fusta di Carcut Rais.

1549




Febbraio



Viene nominato dal senato provveditore di Marano Lagunare.

1550




Novembre dicembre



Ricopre l’incarico di capitano del Golfo.

1551




Aprile



Riprende il mare.

1553

Venezia


Cattura nel mare Adriatico, nei pressi di Otranto, 3 navi appartenenti ad un corsaro: costui riesce a fuggire a bordo di una galeotta della medesima squadra.

1554




Primavera

Venezia

Corsari turchi

Scova a Valona (Vlona) 10 vascelli corsari.

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Al termine della missione di capitano del Golfo, il suo consuntivo registra la cattura, dopo sanguinosi combattimenti, di 2 galeotte, di 3 fuste, di una fregata; la liberazione di 4 marcigliane e di 400 cristiani, già schiavi dei turchi.

1555




Marzo



E’ designato come provveditore della flotta.

Aprile



Parte con una potente galea a 4 ordini di remi. Il suo mandato come provveditore si prolungherà al di là dei tre anni abituali e durerà fino all’autunno del 1558.

Luglio

Venezia

Corsari siciliani

Ha l’ordine di spostarsi nell’arcipelago per dare la caccia ad una galeotta di 23 banchi, finanziata per la guerra di corsa dal figlio del viceré di Sicilia Fernando di Vega.

Dicembre



3 galee della sua squadra intercettano, davanti a Modone (Methoni), la galeotta a 23 banchi condotta da Antonio Omodei Ventimiglia. Il corsaro non ha con sé alcuna lettera patente.

1556




Marzo



Segnala alla Signoria la presenza di 16 fuste o galeotte fra Lepanto (Navpaktos), Santa Maura (Levkas) e Prevesa.

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Riceve l’ordine di restituire al cadì di Castelnuovo 8 uomini, fra turchi e rinnegati, che si sono resi colpevoli di reati vari che vanno dalla pirateria al rapimento di ragazzi.

Novembre

Venezia

Corsari siciliani

Sorprende nei porti di Schinazi (a Zante, Zakinthos) e di Viscardo (a Cefalonia, Kefallinia) 3 galeotte e 2 fuste corsare che viaggiano di conserva. 2 unità appartengono a Pedro Morano e le altre alla città di Taranto, che le ha affidate a Cosimo Roberti. I due corsari vengono rilasciati, in quanto a loro dire, non hanno mai attaccato navi cristiane. Il Morano ed il Roberti si riuniscono, prendono alcune barche attorno a Zante ed impediscono l’approvvigionamento di cereali all’isola. Il da Canal viene ripreso a Venezia dalla Signoria per tale liberazione: i suoi avversari, gli si scrive, potrebbero accusarlo di essere stato corrotto per avere messo in libertà la squadra di Ponente.

1557




Maggio

Venezia

Corsari siciliani

Gli sfuggono nelle acque di Cerigo (Kithira) 3 galeotte di Messina.

Luglio

Venezia

Corsari siciliani

Cattura 4 fuste corsare che sono state armate a Taranto. Le navi vengono trainate con le bandiere spagnole trascinate in acqua a segno di oltraggio. Il senato gli ordina di rilasciare le imbarcazioni.

Dicembre

Venezia

Corsari siciliani

Capitano della guardia di Candia, bombarda il galeone appartenente a Vincenzo Cicala.

1558




Ottobre



Ha l’incarico di provveditore alla Milizia da Mar.

Dicembre



E’ nominato capitano del galeone e delle navi armate. Rilancia la lotta contro i corsari; non può, tuttavia, utilizzare il galeone (la grande galea) perché, in una notte di fine gennaio 1559, una tempesta lo farà colare a picco a Malamocco con tutta l’artiglieria.

1559




Maggio



Viene sostituito nel comando della flotta da Pandolfo Contarini.

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Tratta con i turchi dopo l’irruzione del Contarini nel porto di Durazzo (Durresi). Ha l’ordine di restituire la galea non distrutta dai veneziani nell’occasione di tale spedizione e di riconoscere un indennizzo per le fortificazioni portuali danneggiate. Riprende il suo incarico di comando della flotta e lo manterrà fino alla morte.

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Deve trattenersi a lungo a Sebenico (Sibenik) e spostarvi alcune galee da Cattaro (Kotor) per tutto il tempo in cui la flotta turca è ferma a Prevesa.

1561




Gennaio febbraio

Venezia

Corsari

Incalza nei pressi di Capo Matapan (Akra Tainaron) il galeone corsaro di Filippo Cicala. Il bastimento si spinge sotto Cerigo, si porta a Milo (Milos) e, quindi, all’isola di Tzia (Kea); qui si incaglia in una secca dalla quale si libera dopo quattro ore. Il Cicala ora punta verso lo scoglio di Rafti; spinto dallo scirocco, ai primi di febbraio, il galeone vi si fracassa contro con violenza. 190 uomini raggiungono le coste della Morea e vengono catturati dai turchi; 70 marinai, compreso il Cicala, si salvano su una barca che sta trasportando pietre da mulino. Costoro sono, alfine, bloccati dal da Canal. L’ammiraglio veneziano fa impiccare all’antenna della sua galea il più colpevole dei greci trovati a bordo e condanna al remo per tre anni i sudditi veneziani imbarcatisi volontariamente sul galeone. Il Cicala, nipote del cardinale di San Clemente, viene, invece, condotto a Venezia.

1562




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Si trova con effettivi ridotti rispetto alla flotta ottomana.

Aprile

Venezia

Corsari turchi

A Corfù (Kerkira). Allorché viene a conoscenza che 14 fuste corsare stanno per lasciare i porti di Prevesa e di Lepanto, si dirige verso Zante. Le 7 fuste di Prevesa modificano il loro itinerario, puntano sulla Calabria e devastano il territorio di Rossano; le altre sono ricercate dalla squadra veneziana e sono obbligate a rientrare a Lepanto. La meno veloce è costretta a gettarsi a terra per non essere raggiunta. A fine mese, il da Canal si risolve a rimontare verso il mare Adriatico per rientrare il più presto possibile nelle acque del mare Jonio.

Maggio



E’ verso Zante, sempre più minacciata dalla presenza dei corsari turchi e barbareschi.

1563




Giugno

Venezia

Corsari barbareschi

Mantiene senza interruzioni l’incarico di provveditore della flotta. Chiamato nelle acque di Cefalonia, cattura 2 fuste corsare davanti a Capo Ducato e le fa bruciare nel porto di Viscardo; fa rotta verso l’isola di Santa Maura dove si sono concentrati i corsari, si imbatte in un’altra fusta, se ne impadronisce e la spedisce a Corfù. Si avvicina all’isola di Saseno e naviga verso la costa pugliese. Al largo di Santa Maria di Leuca avvista 5 galee comandate dal rinnegato calabrese Mustafa Rais. Gli sta addosso ed insegue i corsari che si dirigono verso la costa albanese; cattura subito 3 galee costrette a prendere terra nei pressi di Valona (Vlona); i sopracomiti A. Morosini e P. Giustinian si impossessano di una quarta. Ai veneziani sfugge solamente la galeotta capitana di Mustafa Rais. Il da Canal partecipa personalmente al combattimento e colpisce i nemici con il suo arco; viene ferito mortalmente nel suo corso ad un piede ed a una coscia da due frecce; rientra a Corfù alla testa della squadra e muore sette/otto giorni dopo. Verrà sepolto in tale isola nella cattedrale cattolica. Non si è arricchito con la guerra ed è rimasto povero. I veneziani per esprimergli la loro gratitudine assegneranno un vitalizio di 400 ducati al figlio Girolamo ed assegneranno una dote di 4000 ducati alle sue due figlie. Lasciò scritto il trattato “Della milizia marittima”.


CITAZIONI

-“Era combattente coraggioso e non esitava a prendere parte attiva alle operazioni che dirigeva.” Tucci

-“Magni atque acerrimi animi vir, nullis laboribus fractua, vel periculis territus, in excurrendo mari egregie munus obibat…Fuit in Christophoro Canali ingenium ad maritimas res tractandas mirifice accomodatum, a teneris annis navalibus studiis innutritum, cujus mox, ad rempublicam accedens, ingens specimen dedit, ac cunctos illius militiae gradus emensus, percelebre sibi nomen ea tempestate comparavit. “ Morosini

-Con Niccolò da Canal “Chiari capitani generali.” Crollalanza

-“Nous n’avons pas hésité a faire de Cristoforo da Canal le symbole de la modernisation de la marine vénitienne, le champion de son inlassable mise au point et, aussi, le premier critique de ses insuffisances et de ses faiblesses. En effet, en face d’une technique de construction enviable comme celle de l’Arsenal, à coté du financement presque illimité que le gouvernement assure à la flotte, malgré la haute qualité de l’artillerie et d’autres éléments positifs, le mécanisme naval vaste et compliqué de Venise, présentait des aspects inquiétants. Da Canal lutte poue les éliminer, s’évertue à en prévenir les conséquences possibles et se dresse sans relache contre les tendances à la désagrégation, contre les phénomènes les plus dangereux. Cette lutte entre le patricien et les forces d’inertie qui entravent la modernisation, ce contraste continu entre les exigences dont il se fait l’interprète et la société qui ne les partage pas assez ne nous ont paru du tout fictifs. » Tenenti

-“  Le velenose lingue, invide, e preste,

Come serpi, a vibrar il tosco fuore,

Indarno sono a la virtù moleste,

E cercan d’oscurar l’altrui splendore.

Queste al chiaro Canal furono infeste;

Ma l’invidia non può contro il valore,

Ch’egli divenia ogn’hor più saggio e forte,

E per giovar a noi corse a la morte. “ Dolce (Da le “imprese” stampate a Venezia da Battista Pittoni)