ANDREA DORIA Di Oneglia. Signore di Genova, duca di Melfi, marchese di Tursi. Cugino di Antonio, zio di Cristoforo Pallavicini.

1466 (novembre) – 1560 (novembre)

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1466     Nasce ad Oneglia, probabilmente di parto cesareo.

1483



Giunge a Genova da Oneglia. Povero, opta per la carriera delle armi.

1484

Chiesa


Probabilmente in questo periodo viene bandito da Genova per avere sposato la causa di Obietto Fieschi ai danni del fratello di quest'ultimo Gian Luigi. Si reca a Roma; milita al servizio del papa Innocenzo VIII agli ordini di Niccolò Doria, capitano della guardia pontificia.

1492

Urbino


Alla morte del pontefice, passa agli stipendi del duca di Urbino Guidobaldo da Montefeltro.

1494

Napoli

Francia

Combatte per gli aragonesi contro i francesi nel regno di Napoli. Con la sconfitta, si offre di seguire il re Alfonso d’Aragona nel suo esilio.

1495




…………



Si reca in Terrasanta; visita Gerusalemme e la Palestina. Riceve l’ordine dei cavalieri di San Giovanni.

…………

Francia

Napoli

Assolda a sue spese 25 balestrieri a cavallo per tre mesi e va alla ricerca di una condotta. Passa al servizio di Giovanni della Rovere e milita per i francesi ai danni degli aragonesi. Si trova alla difesa di Roccaguglielma e compie scorrerie fin sotto Gaeta. Convince i contadini della zona a fare rifugiare le mogli ed i figli all’interno della rocca; dispone in tal modo di 400 ostaggi e di una numerosa truppa ausiliaria (gli stessi contadini). Viene assediato da Consalvo di Cordoba: respinge due assalti che si verificano dopo un furioso bombardamento. Vi è una tregua fra le parti; è invitato ad un colloquio dal Cordoba; ritorna nella rocca e libera senza riscatto, donandogli anzi un mantello scarlatto e facendogli rendere le armi e gli averi, un capitano spagnolo. Il Cordoba, colpito dal gesto cavalleresco, restituisce il borgo ed il contado al Doria personalmente, anziché al della Rovere.

1497

Fermo

Ascoli Piceno

Combatte a favore dei fermani alla testa di 100 cavalli leggeri. Assedia Monte San Pietrangeli e vi cattura un figlio del signore di Ascoli Piceno.

1498    
Respinge gli avversari da Ripatransone e da Castignano. Molti nemici sono uccisi e fatti prigionieri. Intervengono il governatore pontificio della Marca Antonio Flores e l'ambasciatore del re di Napoli per fare concludere una tregua fra i belligeranti. Il Doria rientra a Senigallia.

…………



Compie un viaggio in Francia per conto del della Rovere.

1501      
Novembre    
Alla morte di Giovanni Maria della Rovere, viene nominato tutore del figlio Francesco Maria con il cardinale Giuliano della Rovere (il futuro papa Giulio II).

1502




Dicembre

Urbino

Chiesa

Difende Senigallia dagli attacchi portati alla rocca dai pontifici di Oliverotto da Fermo con 1000 fanti e 50 cavalli. Si arrende a discrezione; fa uscire nottetempo dalla città Giovanna da Montefeltro con il figlio, il piccolo Francesco Maria della Rovere; scorta costoro lungo la strada di Firenze travestito da contadino. Rientra poi a Senigallia e conduce nella camera da letto della Montefeltro un ambasciatore di Cesare Borgia e gli fa vedere una figura femminile assopita. L’ambasciatore ritorna assicurato al campo pontificio; la stessa notte, il Doria lascia definitivamente la località, travestito ancora da contadino.

1503




Gennaio



Raggiunge a Firenze la Montefeltro e la fa proseguire per Genova.

1504

Genova

Ribelli corsi

Per conto della Banca di San Giorgio contrasta in Corsica i ribelli corsi guidati da Ranuccio della Rocca. Allorché Niccolò Doria è chiamato a Roma dal papa Giulio II, assume il comando delle truppe con il titolo di luogotenente generale. Al ritorno di Niccolò Doria non avrà più il comando delle operazioni.

1506      

Giugno



Genova si ribella a Gian Luigi Fieschi che governa la città appoggiandosi sui francesi. Il Doria fa parte di una delegazione inviata in missione diplomatica a Blois presso il re di Francia Luigi XII: obiettivo è quello di chiedere una rappresentanza più equa fra le varie corporazioni nella composizione del consiglio cittadino.

1507




…………

Genova

Ribelli corsi

Gli viene restituito il comando delle truppe.

Estate



Sconfigge il della Rocca e lo costringe alla resa. Intervengono, tuttavia, i francesi che lo obbligano a liberare il rivale.

Autunno



Incalza ancora il della Rocca, lo cattura e lo manda in catene a Genova. Il governatore francese, che controlla lo stato, salva la vita al ribelle.

1508/1509



E’ probabile che nel periodo trascorri molti mesi a bordo delle navi da guerra veneziane.

1510




Settembre

Chiesa

Francia

Si congiunge con Baldassarre di Biassa e con la flotta veneziana di Girolamo Contarini; assale i francesi, che sono alla difesa di Genova, a Portovenere.

1512




...................... Genova  
Ha il suo primo incarico in mare per conto del governo genovese allorché nel giro di tre mesi appalta 2 galee da impegnarsi alla difesa della città. Il comune dà in gestione al Doria le due navi, gli assicura una provvigione di 930 lire per galea e gli concede che tutte le prede catturate spettino al comandante ed agli equipaggi. Il Doria, da parte sua, versa per ogni galea una cauzione di 5000 lire da restituirsi al termine del contratto

Giugno

Chiesa

Francia

Agli stipendi nuovamente del papa Giulio II. Affianca Giano Fregoso al recupero di Genova; l'ingresso nella città dei due capitani è trionfale; il Doria viene nominato prefetto del porto e comandante della flotta.

Luglio    
Con 10 galee cerca di impedire a Jacques de Crussol (6 galee) di rifornire di viveri e di munizioni i difensori della fortezza di Capo di Faro (la Lanterna).

Agosto



Assedia Capo di Faro.

Ottobre

Genova


Ottiene dal doge Giano Fregoso l’incarico di sorvegliare e di dirigere i lavori per la costruzione di 2 galee.

1513




Marzo

Genova

Francia

Arma 2 galee; sull’ammiraglia sono imbarcati 222 uomini, sulla seconda unità 203. Ogni nave ha a disposizione 5 falconetti di bronzo. Il corsaro francese Bernardino d’Ornesan con una caracca marsigliese tenta di approvvigionare la fortezza della Lanterna, detta anche la Malvicina di Codefà. Il Doria con la sua galea si getta contro il corsaro, sostiene con lui un furioso scontro d’artiglieria ed è ferito allo sterno da un colpo di archibugio; per un’altra fonte è colpito da una scheggia di legno e cade tramortito al suolo. Il comando della galea è allora preso da Emanuele Cavallo: costui salta sulla nave nemica, taglia le ancore ed il cavo che lega il vascello alla fortezza; ne effettua l’abbordaggio. Il bastimento nemico si insabbia a Sampierdarena ed i francesi a bordo si arrendono. E’ catturato l’Ornesan; dei 32 prigionieri, 6 sono impiccati ed i rimanenti sono messi al remo. Il Doria si riprende in breve tempo e con Giovanni di Lerida viene inviato dal Fregoso al cardinale legato, lo svizzero Schinner, al fine di ragguagliarlo sull’accaduto.

Aprile maggio



Si trova a Finale Ligure allorché compare la flotta francese. Si ritira immediatamente vesrso Genova. Gli avversari rioccupano la città con Gian Giacomo da Trivulzio. Il Doria, da Chiavari, protegge la ritirata della milizie e porta in salvo il Fregoso nella rada di La Spezia. Resta in agguato nei pressi.

Giugno



Tende un'insidia a Bernardino d'Ornesan. Invia verso Genova 2 brigantini, che navigano nel golfo apparentemente isolati. 2 galee si avvicinano loro per prenderli all'abbordaggio; sopraggiungono le galee del Doria. I provenzali, per sfuggire alla cattura, sono costretti a muoversi contro vento. Entrambe le galee sono catturate; di queste, una è ridotta talmente in cattive condizioni che, alla fine del combattimento, dell'equipaggio sono scampati alla morte solo il capitano e due soldati. A metà mese, il Doria, con la sconfitta dei francesi a Novara, rientra a Genova; favorisce l’elezione a doge di Ottaviano Fregoso. Gli vengono confermate le cariche di prefetto del porto e di ammiraglio.

…………

Genova

Corsari barbareschi

Affronta i corsari barbareschi che infestano il Tirreno nord occidentale danneggiando il commercio genovese. Sorprende 3 fuste al largo dell’isola di Giannutri; dai prigionieri viene a sapere che nella zona si aggira la squadra del corsaro Godoli. Ricevuti rinforzi adeguati, si mette a caccia dell’avversario. Lo scontro navale avviene presso l’isola di Pianosa. Il Doria si trova con le sue galee contro l’intera formazione nemica (una galea e 8 fuste); ha inizio il combattimento. Il Doria è ferito ad un braccio ed attende l’arrembaggio. Piombano alle spalle del Godoli le galee del cugino Filippino Doria. I corsari si danno alla fuga ed il Godoli viene catturato.

1514




Estate Genova Francia Scorre ripetutamente sulle coste della Provenza (Provence).
Agosto    
Continua a bloccare la fortezza di Capo di Faro. Sventa un nuovo tentativo di soccorso portato dall'Ornesan.

Settembre ottobre

 

 

Con la resa della fortezza di Capo di Faro, gli è conferito il comando di una squadra con la quale ha il compito di recuperare la caracca genovese "Cattanea", catturata nei pressi di Valencia dal Bidoux. Giunge all'isola di Pomègues, di fronte a Marsiglia sbarazzandosi di parecchie imbarcazioni. Si ancora alle isole Hyères e si rifornisce d'acqua ad Huveaune. Il Doria intercetta il Bidoux al suo rientro a Marsiglia; affronta le 4 galee del corsaro francese perché la caracca è già giunta a rimorchio nel porto. Lo scontro ha luogo fra Aigues-Mortes e la torre di Bouc. Fra le due squadre il bombardamento reciproco dura sei ore. Al tramonto, il genovese è obbligato a ritirarsi. Nel rientrare in Liguria perde parte delle sue navi a causa di una tempesta.

1516




Luglio agosto

Genova

Corsari barbareschi

Agli ordini del cardinale di Salerno Federico Fregoso, si collega con Paolo Vettori (3 galee e 2 brigantini pontifici), Giovanni ed Antonio di Biassa (4 galee pontificie), alcuni privati genovesi (4 galee) e il Bidoux, l'Ornesan ed il Servian (6 galee e 3 galeoni francesi), per battere il mare Tirreno alla ricerca del pirata Curtogoli. Ricerca l’antagonista fra l’isola d’Elba, l’isola di Capraia, la Sardegna e la Corsica: alla fine, pontifici-genovesi-francesi lo assalgono nelle sue basi tunisine di Biserta (Banzart). Il Doria, nell’occasione, inalbera la bandiera pontificia perché il re di Tunisi è legato da un trattato commerciale con Genova. Si apposta nottetempo dietro l’isoletta della Galitta, a poche miglia dalla riva africana; all’alba, egli entra a tutta forza nell’insenatura che serve da porto a Biserta (Banzart) e là vede alla fonda la flotta nemica. I pochi turchi di guardia alle navi, alla vista delle navi pontificie, fuggono verso la città per dare l’allarme. I genovesi saltano sui legni corsari e li saccheggiano; corrono alle prigioni presso il porto e sciolgono dalle catene gli schiavi cristiani. Vengono saccheggiati il porto ed i suoi immediati dintorni. E’ perso in tal modo del tempo prezioso. Accorrono i barbareschi ed i genovesi sono costretti a ritirarsi con la perdita di 2 navi che non riescono più ad uscire dalla laguna a causa del vento contrario. Il cardinale Fregoso ordina la ritirata per riprendere a La Goletta la galea genovese catturata dal Curtogoli l’anno precedente a Cipro (Kipros). Il Doria punta su Tunisi; si ferma presso La Goletta, spinge 3 schifi ad entrare all’interno del porto; nonostante il fuoco scatenato contro di essi da una torre di difesa, questi vi penetrano, raggiungono la galea, la prendono a rimorchio e la portano via dopo avere uccisi i turchi posti alla sua guardia. Per completare le operazioni, il Fregoso ed il Doria navigano, poi, lungo la costa tunisina fino alle secche di Kerkenna ed all’isola di Gerbe (Djerba), incendiano diverse navi nemiche e mettonio a sacco varie località. Il Doria rientra in Italia con al traino 3 navi corsare.

1517




Aprile



Con le sue 4 galee e 2 di Filippino Doria, cerca il Curtogoli nel mare Tirreno. Lo avvista a fine mese con 2 galee nelle acque di Pianosa; finge di fuggire e naviga fino al Capo di Sant’Andrea dell’isola d’Elba, ove sono appostate le altre 4. Il corsaro barbaresco vede queste ultime ed ordina ai suoi di voltare le prue. Il Doria lo incalza; lo scontro avviene tra le 6 galee (di cui 4 distanziate) e 9 navi del Curtogoli (una galea, 3 galeotte ed alcune fuste). La galea e le fuste assalgono la capitana del Doria; le galeotte e le rimanenti fuste, l’altra. Arriva anche Filippino Doria con le navi rimanenti. Di 600 turchi, sfuggono alla morte solo 25 uomini; fra i genovesi molti sono i morti ed i feriti; anch’egli viene ferito ad un braccio da un colpo di archibugio.

1518




Ottobre

Genova

Corsari turchi

Si impadronisce di 2 fuste turche. Nello scontro sono uccisi 90 turchi.

Dicembre

Genova

Corsari

Si porta all’isola di Favignana con una nave grossa, una barza ed un galeone alla ricerca del Centurione, di Pietro di Bovadilla e di frà Jannuzzo.

1519




Aprile

Francia

Corsari barbareschi

Capitano del porto di Genova fra il 1517 ed il 1522, scorre il mare Mediterraneo alla ricerca di corsari per conto della monarchia francese. Si trova nell’alto Tirreno con 6 galee (4 della guardia di Genova e 2, ai cui remi non si trovano forzati, bensì buonavoglia) e 2 brigantini. A fine mese, al largo di Livorno ha un duro combattimento con il Gaddali che comanda 9 fuste ed una galea; finge inizialmente di fuggire fino a Capo Sant’Andrea, posto all’estremità occidentale dell’isola d’Elba, ripetendo, nelle medesime acque, la stessa tattica usata con il Curtogoli due anni prima. Con un largo giro mette i corsari sottovento, volta la prua e con questo vantaggio compensa la disparità del numero. Muove così animosamente sopravvento contro di essi con 2 sole galee, in quanto le altre 4 sono più distanziate. Presso il Capo Sant’ Andrea orza a raso; Gaddali si astiene dal doppiare il capo, rema anzi sottovento. Il Doria lo insegue a voga arrancata. Poiché le ultime 2 galee tardano sulle altre, le mette al rimorchio di 2 sue galee sforzate (cioè, fornite di un numero di rematori superiore al normale) e dà il comando di tutte e 4 al nipote Filippino Doria. Frattanto, con la sua capitana e la sua padrona precorre il resto della squadra. La sua capitana deve difendersi dall’attacco di 5 fuste per un quarto d’ora; altre 3 fuste si gettano, viceversa, contro la sua padrona. Il nipote scioglie i rimorchi ed accorre in breve tempo con le sue 2 galee sforzate; a queste seguono dietro, distanziate, le altre 2 galee i cui rematori sono costituiti dai bonavoglia. Il Doria batte l’avversario; si impadronisce di una galea, di 3 galeotte e di 2 fuste. Nello scontro muoiono molti genovesi (fra i quali il nipote Lazzarino Doria) e 500 corsari; viene fatto prigioniero anche lo stesso Gaddali, catturato sulla vecchia capitana dello stato della Chiesa. Il Doria restituisce ai pontifici tale nave, conquistata sette mesi prima dallo stesso Gaddali a Paolo Vettori. Al termine della battaglia, ripara nel porto di San Fiorenzo (Saint-Florent) in Corsica, con al traino una galea e 5 fuste.

Luglio



Si impossessa di 2 fuste barbaresche che stanno danneggiando i litorali laziali.

Agosto



A Palermo, con 4 galee di sua proprietà ed altre 2 ai cui remi si trovano i buonavoglia. Scorre da Biserta a Capo Curtaciera; non trova alcuna fusta corsara. Ha con sé 60 turchi catturati in precedenza: di costoro, ne invia 25 a Tunisi, fra cui vi sono anche un nipote del Curtogoli e 3 capitani del Curtogoli stesso, al fine di incassare il riscatto loro imposto.

Settembre



Rientra a Genova con l’Ornesan alla testa di 23 galee e di 2 galeoni.

1520




Novembre



Si impossessa di alcune fuste al Monte Argentario.

1521




Luglio

Francia

Impero

Respinge un attacco portato a Genova dalle navi spagnole. Gli imperiali reimbarcano le loro truppe e si ritirano.

1522




Maggio giugno

Francia

Impero

A Marsiglia (Marseille) con Pietro Navarro, allo scopo di approntare navi e truppe per difendere Genova. La presenza del Doria provoca una retrocessione sostanziale nella scala di comando della flotta di Levante nei confronti del Saint-Blancard e dell'Ornesan con inevitabili contrasti e gelosie dei due capitani provenzali nei suoi confronti. Salpa con il Navarro all'avanguardia della flotta di Levante con 8 galee. Il Saint-Blancard è più arretrato per difendere con le sue galee i vascelli del convoglio. Entra nella rada di Genova proprio nel momento in cui stanno scendendo dai monti sovrastanti la città le truppe di Ferdinando d'Avalos. Genova viene messa a sacco dagli imperiali; il Navarro , che è sbarcato a terra con 800 fanti, è catturato. Il Doria resta inizialmente nel porto nell'attesa del resto della flotta, rimasta bloccata a Villafranca (Villefranche) da una violenta tempesta; alla fine, vista perduta ogni possibilità di resistenza, si dà alla fuga. Le sue navi (4 galee) incrociano al largo della costa ligure ed hanno come punto di riferimento la rocca di Monaco, sede dei Grimaldi. Da ultimo, si reca in Provenza (Provence) al servizio del re Francesco I.

Agosto



Quando la flotta pontificia del papa Adriano VI è ferma a Monaco, schiera le sue galee e rende omaggio al pontefice con salve di artiglieria: il fatto suscita forti timori negli imperiali di scorta.

Settembre

Francia

Impero ottomano

Nel golfo di Squillace con 14 galee sottili; lo affianca l’Ornesan con 4 galee. I due capitani attendono le imbarcazioni che devono giungere da Napoli per poi soccorrere tutti insieme Rodi (Rodhos) dall’assedio degli ottomani.

1523




………….



Prende parte alla congiura, che terminerà con l’assassinio del signore di Monaco Luciano Grimaldi, favorevole agli imperiali e nemico dei francesi. Attiva l’odio del cugino Bartolomeo Doria nei confronti del Grimaldi, zio e tutore di quest’ultimo, e lo aiuta nella sua impresa criminale. Il Doria si porta a Lione (Lyon) per incontrarvi il re Francesco I.

Agosto



Rientrato da Lione a fine mese, sale a bordo della sua galea e raggiunge Monaco. Con il suo arrivo, Bartolomeo Doria uccide il signore del principato; il congiunto, tuttavia, si dimentica, di fare eseguire i dovuti segnali ad Andrea, che se ne sta fermo nel porto. Il cugino è costretto a fuggire, si rifugia a La Turbie, dove è ancorata la sua squadra. Anche il Doria rientra a La Turbie, fa sbarcare alcuni archibugieri e costoro metteranno in salvo il congiunto nelle terre del duca di Savoia.

Settembre    
Alla morte del papa Adriano VI, con il Saint-Blancard e l'Ornesan conduce a Livorno i cardinali francesi che devono prendere parte a Roma al conclave che si concluderà con la nomina a pontefice di Clemente VII:

1524




Aprile Francia Impero Alla guardia delle coste provenzali.
Giugno    
La flotta francese comandata dal La Fayette e quella imperiale (Ugo di Moncada) si trovano faccia a faccia a Villafranca. Il Doria ed il Saint-Blancard conquistano congiuntamente all'abbordaggio un brigantino, proveniente da Barcellona, sul quale viaggia il principe d'Orange, Philibert de Chalons. I due capitani litigano fra loro ritenendosi entrambi autori della cattura del nobile borgognone. Senza tanti problemi, alla fine, il Saint-Blancard, coadiuvato dall'Ornesan, prende il prigioniero e lo conduce a Marsiglia. Giorni dopo, con il La Fayette si scontra all'altezza di Saint-Laurent-du-Var con il Moncada, che sta tentando di superare lo sbarramento francese. 3 galee spagnole sono costrette dalla sua azione ad arenarsi sul litorale. Di seguito, l'ammiraglio spagnolo reitera il suo tentativo verso Nizza: il Doria si mette al suo inseguimento. Una galea viene affondata ed un'altra è catturata.

Agosto ottobre

 

 

Rifornisce dal mare Marsiglia, che è assediata dal Connestabile di Borbone e da Ferdinando d’Avalos ed è difesa da Renzo di Ceri. Lascia i suoi equipaggi alle isole Pomègues, di fronte al porto, e con la sua nave risale tre volte il corso del Rodano fino ad Arles. Da qui, trasporta agli assediati vettovaglie, armi e soldati sotto il fuoco dell’artiglieria nemica; affonda e cattura una mezza dozzina di navi imperiali e fa prigioniero il principe d’Orange, Filiberto di Chalons. Gli spagnoli si ritirano verso la Liguria lungo la Corniche. Il Doria impiega i suoi uomini come truppe da sbarco e segue, lungo il litorale, i movimenti delle truppe nemiche.

Novembre



Si impadronisce nelle acque sarde di 3 navi spagnole, cariche di lana e di zucchero.

Dicembre



Entra in Savona con Renzo di Ceri. La città è sottoposta al saccheggio per tre giorni e sono fatti prigionieri molti abitanti sia della località come del circondario. Fa interrare parzialmente, per la prima volta, il porto; nell'occasione fa sorvegliare da sue truppe il palazzo di Giovanni Battista Richerno nel borgo di San Giovanni, in cui hanno trovato rifugio molte donne di quella contrada. Successivamente, il Doria si porta a vado Ligure, che viene pure posta a sacco. Pone il suo quartiere invernale in tale rada.

1525




Gennaio



Staziona inizialmente a Savona con parte della flotta. Si dirige in un secondo momento verso Vado Ligure. Avverte il rombo dell’artiglieria della flotta imperiale (18 galee) ferma a Varazze; accorre con il Saint-Blancard e con la sua comparsa sostiene l’azione di Gigante Corso e di Simone Tebaldi che, usciti dalla città, sconfiggono e catturano Ugo di Moncada. Il Doria si impossessa di 3 galee, fra cui la capitana nemica, catturata all'abbordaggio con lo stesso Saint-Blancard.

Febbraio



Prosegue la sua navigazione; entra nel porto di Genova e si impadronisce di una caracca e di 4 galee. Comincia a bombardare le fortificazioni portuali: non arrivano da terra, come da piani, le truppe del marchese Michelangelo di Saluzzo per cui deve rientrare a Savona. Con la sconfitta e l’imprigionamento del re Francesco I nella battaglia di Pavia, resta per qualche mese distante dalle squadre imperiali preferendo muoversi dalle coste della Provenza al golfo di La Spezia.

Marzo    
Riconduce dal porto di Santo Stefano a Savona le truppe del duca di Albany, reduci da un'infelice spedizione volta alla conquista del regno di Napoli.

Maggio



Al largo di Savona con con Prégeant de Bidoux.

Giugno



Nelle vicinanze di Genova e di Tolone (Toulon) con 5 navi. Si porta a Camogli: si mette alla caccia del convoglio imperiale che sta conducendo in Spagna il re Francesco I catturato nella battaglia di Pavia. Il sovrano, per mezzo di un portavoce, gli ingiunge di allontanarsi a causa di una tregua in corso fra le parti. Negli stessi giorni il capitano generale della flotta francese Annes de Montmorency gli ordina di consegnare, sempre per la medesima missione, le sue galee agli imperiali. Il Doria rifiuta; noleggia, anzi, 8 galee al papa Clemente VII per 35000 ducati l'anno. Da qui nasce l'odio del Montmorency nei suoi confronti.

Luglio



Si apposta presso Tolone per cogliere in imboscata il Connestabile di Borbone ed il marchese di Pescara Alfonso d’Avalos, che devono recarsi in Spagna presso l’imperatore Carlo V. Costoro prendono un’altra direzione ed il Doria desiste dai suoi propositi. Viene stipulata una tregua tra i contendenti.

Settembre

In proprio

Impero

Compare di fronte a Villafranca (Villefranche) con 6 galee e 2 barze, sempre con l’obiettivo di catturare il Connestabile di Borbone.

Ottobre

In proprio

Corsari barbaeschi

Scorre per qualche giorno a Capo Corso e nel canale di Piombino con 5 galee alla ricerca dei corsari barbareschi. Si presenta sotto Genova; dal castello gli sparano contro alcuni colpi di cannone; invia un suo uomo nella città. Costui fa presente che vi è una tregua tra le parti e chiede, pertanto, la cessazione del fuoco. Il Doria si rifornisce di vettovaglie e riparte con la sua squadra.

Novembre



Trasporta sulle sue galee le truppe di Cesare Fregoso. Le galee veneziane si impadroniscono a Capo Maleo di un suo galeone, che fa la guerra di corsa nell’arcipelago greco.

Dicembre



Cattura 4 fuste ed un galeone ai corsari barbareschi.

1526




Gennaio



Naviga nella riviera di Levante. Si impossessa di una grossa barca con 44 spagnoli che provengono dall’ Inghilterra: l’imbarcazione trasporta formaggi e pesce salato. Gli spagnoli sono messi al remo delle sue navi.

Marzo

Francia

Genova

Alla guardia del mare Ligure con 12 galee, si impadronisce di 2 navi genovesi cariche di mercanzie, la “Lomellina” ed un’altra diretta in Spagna. Si colloca ad Antibes per impedire al Borbone di trasferirsi in Italia via mare a bordo di navi che gli sono state noleggiate dai Grimaldi di Monaco. Con l'Ornesan ed il Saint-Blancard cattura una nave catalana nelle isole di Hyères. A causa di tale episodio i consoli di Barcellona inviano una lettera di protesta al re di Francia.

Aprile

Chiesa

Impero

A seguito di una nuova tregua tra francesi ed imperiali passa agli stipendi dei pontifici. Stipula un doppio contratto di assento: da una parte prende in gestione 2 galee e 2 brigantini pontifici; dall'altro noleggia le sue 6 galee, di cui due appartenenti al cugino Antonio, dietro un compenso di 25000/35000 ducati secondo le fonti. Al Doria, infine, è riconosciuta una provvigione annua di 16000 ducati. Arruola 200 archibugieri in Piemonte per la sua squadra.

Maggio

In proprio

Portogallo

Prima di firmare il contratto cattura una nave portoghese; gli spagnoli, trovati a bordo, sono messi ai remi. Salpa da Monaco e si reca a Roma con 50 gentiluomini per rendere omaggio al papa Clemente VII. Si trova a Civitavecchia al comando di 6 galee e di 2 brigantini. A Livorno, per radunarvi archibugieri e schioppettieri.

Giugno

Chiesa

Corsari barbareschi

Il Borbone sta per partire da Barcellona: il Doria arma la sua squadra a La Spezia e chiede al Saint-Blancard, fermo a Marsiglia, di prepararsi ad appoggiare la sua azione. Compare nelle acque spagnole e, davanti al porto di Barcellona, avvista il Sinan che sta bombardando le fortificazioni portuali. Attacca quest'ultimo alle spalle: il combattimento è feroce ed il corsaro viene ferito. Il Doria rientra nel mare Tirreno. Con 8 galee pontificie e 3 fuste, contrasta il Barbarossa, comparso nelle acque toscane con la sua flotta. Con le 3 galee dei cavalieri di Malta, sorprende l’avversario nel canale di Piombino; costui si dà alla fuga con la sua galeotta ed abbandona nelle sue mani 15 legni tra brigantini, fuste e galeotte. Le navi conquistate vengono portate a Civitavecchia. Centinaia di schiavi cristiani, compresi molti pescatori e contadini toscani catturati in precedenza sono liberati dalle catene; centinaia di turchi e di barbareschi, a loro volta, finiscono nelle prigioni della darsena di quel porto, in attesa di essere impiegati come forzati sulle galee. Il Doria fa ritorno a La Spezia; è rimasto ferito nel combattimento; ha perduto nello scontro una galea di sua proprietà (così come l'ordine gerosolomitano); molte delle navi sono danneggiate. Di seguito, si dirige al largo di Genova, dove è riuscito a sbarcare il Borbone; minaccia la città e ritorna a Civitavecchia.

Luglio

Chiesa

Siena

Salpa da Civitavecchia con le galee pontificie sulle quali hanno trovato posto 1000 fanti raccogliticci: assale i forti dei senesi sul mare. Occupa Talamone, Orbetello e Porto Ercole. Quest’ultima località gli sarà riconquistata dai senesi nel febbraio del 1530. Naviga verso Marsiglia.

Agosto

Chiesa

Impero

Si congiunge a Terracina con la flotta veneziana del provveditore Alvise d’Armer. Si porta a Civitavecchia; da ultimo, stringe Genova d’assedio. A fine mese, fallisce un suo tentativo ai danni della città portato con Pietro Navarro ed i veneziani.

Settembre



Sequestra 3 navi mercantili genovesi, una carica di masserizie varie e 2 di sale. Escono da Genova 6000 fanti (tra pagati e volontari) che assalgono i 600 fanti sbarcati dalle sue galee agli ordini di Filippino Doria. Il Doria si allontana; con il veneziano d'Armer fa presente al Navarro, che vorrebbe tentare un'azione diversiva per dare alle fiamme la flotta imperiale bloccata a Cartagena, le difficoltà della navigazione nell'autunno inoltrato. Convocato a Roma dal papa, raggiunge Civitavecchia. Ritorna a Portofino con il Navarro e le sue 6 galee; ottiene la resa della rocca di Portovenere, di La Spezia e di Portofino. Continua nelle operazioni di assedio; in pochi giorni, sempre con il Navarro, si impossessa di 34 imbarcazioni che sono dirette nella città per trasportarvi frumento: il danno per i cittadini è stimato in 120000 ducati.

Ottobre novembre



Raggiunge l’armata del Navarro che è ormeggiata a Portofino. Pone in tale località la sua base operativa e vi lascia alla guardia il nipote Filippino con 500 fanti. Con l’arrivo degli avversari nelle acque corse, viene raggiunto dal Navarro nel golfo di La Spezia; lo affianca con 6 galee francesi, 5 pontificie, 5 veneziane ed intercetta a punta Chiappa, presso Portofino, 24 navi nemiche. Le affronta con il Navarro. L’ammiraglia degli avversari, la “Portunda”, è rasa come un pontone dall’artiglieria del Navarro. Il Doria si getta con la sua galea in mezzo a 2 vascelli, demolisce il primo con i falconetti e le bombarde che operano ad alzo zero e cola a picco il secondo (sul quale sono imbarcati 300 uomini) con un colpo di rostro. Nella battaglia muoiono numerosi galeotti e marinai della flotta imperiale, nonché un migliaio di soldati dell'esercito comandato da Carlo di Lannoy, da Ferrante Gonzaga e da Ferdinando d’Alarcon. Per alcune fonti lo scontro si verifica, invece, nella baia di San Lorenzo, in Corsica. Al termine del combattimento, durato dalle quattro alle cinque ore, si congiungono alle navi del Doria, allo scopo di affiancarlo nelle operazioni, anche 2 galee del Saint-Blancard.

1527




………….



Assale invano Pozzuoli.

Giugno



A Civitavecchia. Dopo il sacco di Roma, rifiuta di consegnare agli alleati, nonostante gli ordini del pontefice, la fortezza di Civitavecchia se prima non gli vengano saldati i suoi crediti ascendenti a 14000 ducati.

Luglio    
Raggiunge Savona. Lo attende un'entrata solenne, con i vascelli francesi, comandati da Claude de Morette, ad attenderlo. Anche il Saint-Blancard è presente nel porto. Negli stessi giorni 6 galee escono da Genova per scortare un convoglio imperiale diretto nella città. Il Doria sbarca nei pressi il nipote Filippino; si prepara ad attaccare la città a sua volta: gli vengono contro 6 galee; il mare grosso lo obbliga a ripiegare su Savona. Alla difesa della città si trova Brizio Giustiniani con 2 galee.

Agosto

Francia

Impero

Passa agli stipendi di Francesco I con un contratto di noleggio di 8 galee stipulato sulla base di un compenso di 38000 scudi l'anno. A metà mese assale Portofino con le sue galee, quelle del Saint-Blancard ed i vascelli del Morette. Le navi genovesi e quelle imperiali si trovano imbottigliate nel porto senza alcuna possibilità di manovra. I galeotti urlano di terrore sotto il fuoco dell'artiglieria e trasmettono il panico agli equipaggi. 32 navi sono distrutte o pervengono nelle mani dei francesi; fra queste si annoverano le galee di Spagna catturate con il loro armamento; sono presi alcuni galeoni carichi di frumento siciliano e la grande caracca dei Giustiniani, proveniente dal Levante con un carico di spezie. Di seguito, colpisce 4 galee genovesi nel golfo di San Fiorenzo (Saint-Florent) e le dà alle fiamme. Genova è ormai alle strette. Il Doria ed il Saint-Blancard penetrano in tale porto e bombardano la città, alla cui difesa si trova Brizio Giustiniani con 23 galee. Genova è riconquistata grazie all'azione condotta da terra dai veneziani comandati da Cesare Fregoso, e dal mare, dalla sua flotta e dalle navi francesi. Il Doria impedisce al Fregoso di divenire governatore della città e favorisce Teodoro da Trivulzio. Nell' occasione si appropria pretestuosamente di 2 galee francesi, quella di Bernardino Favela e quella del Barbecieux.

Ottobre



Si sposa a Genova con Peretta Usodimare, nipote del papa Innocenzo VIII e vedova del marchese di Finale Alfonso del Carretto. Nel corso della cerimonia, celebrata nella chiesa di San Matteo, il rappresentante del re di Francia gli consegna il collare dell'ordine di San Michele e gli conferisce il titolo (nuovo) di ammiraglio dei mari di Levante: ha ai suoi ordini 8 galee e gli è riconosciuta una provvigione di 36000 scudi l'anno. Suo secondo viene nominato Antoine de la Rochefoucault, signore di Barbecieux, del tutto ignaro di cose marine. Uno dei primi atti del Doria è quello di sollevare dal suo incarico di luogotenente Bernardino d'Ornesan, peraltro inattivo da tempo a causa dei calcoli renali.

Novembre dicembre    
Si trova a Livorno con le sue galee, 14 galee francesi agli ordini del Saint-Blancard e 16 veneziane. Si imbarca sulla sua flotta a Monte Argentario Renzo di Ceri: obiettivo è quello di colpire la Sicilia. Una tempesta costringe le navi a rientrare a Livorno. Trascorrono dodici giorni, contrassegnati dalla mancanza di vettovaglie e da tensioni tra i capitani della spedizione. Con il provveditore veneziano Agostino da Mula, il Doria fa presente le difficoltà legate al rifornimento di truppe in una terra tanto lontana e, per di più, in una stagione inadatta alla navigazione. Viene, pertanto, mutato disegno ed è scelta la sardegna come obiettivo. Dopo uno sbarco di truppe nel golfo di Asinara, si dirige verso Castel Genovese che resiste ad ogni assalto. Inizia il bombardamento della località da terra e dal mare finché un fortunale improvviso spinge le sue navi sui litorali dell'Asinara. Seguono una serie di attacchi volti soprattutto alla ricerca di vettovaglie. Bombarda vanamente il porto di Alghero. L'insalubrità del clima, che miete vittime fra i fanti, ed una forte tempesta, che provoca gravi danni a quasi tutte le galee, pongono in breve tempo fine alla spedizione. Da ciò nascono aspri dissidi tra il Doria ed il Ceri, che ora propende per una puntata su Tunisi al fine di approvvigionarsi del necessario e, da qui, indirizzarsi sulla Sicilia. Prevale ancora una volta la tesi minimalista del Doria; il Ceri lo accusa, senza mezzi termini, di avere fatto fallire artatamente ogni progetto offensivo.

1528




Febbraio



Lascia Livorno con le sue galee, per essere inviato nelle acque di Napoli ed assalire la Sicilia. Con le sue 8 galee, più altre 8 della flotta francese, si ritira, al contrario, a Genova con la scusa di fare riposare i suoi uomini. Preme sul re di Francia affinché Savona rimanga soggetta ai francesi.

Marzo    
E' costretto a starsene inattivo a Genova. Spinge ad attaccare gli imperiali in difficoltà, ma il Montmorency, Grand Maitre de France, non risponde neppure ai suoi messaggi. Reclama perché non ha ottenuto la sua parte nella taglia del principe d'Orange, catturato anni prima a Villafranca.

Aprile



Avvia nelle acque di Napoli il nipote Filippino affinché coadiuvi il Lautrec nelle operazioni di assedio della città. Da parte sua, si rivolge un'ultima volta a Francesco I. Offre le sue dimissioni e propone che sia il nipote a succedergli nel suo incarico.

Maggio



Si trova sempre a Genova allorché il congiunto sconfigge gli imperiali nella battaglia di Capo d’Orso. I genovesi affondano 2 galee, una fusta, un brigantino ed alcune feluche; si impadroniscono, inoltre, di 2 galee. Più di 1000 sono i morti fra gli imperiali; 500 fra i genovesi. Il Doria ordina al nipote Filippino di spostarsi con i prigionieri a Pozzuoli.

Giugno



Il re Francesco I concede il comando della sua flotta al secondo del Doria, il Barbecieux. Viene spedito a dargli la comunicazione Féau d'Ysernay; in cambio gli sono promessi del denaro e la consegna di Savona ai genovesi. L'Ysernay giunge a Genova ai primi di giugno; viene ricevuto dal Doria nel suo palazzo di Fassolo, frequentato anche dai prigionieri Alfonso d'Avalos ed Ascanio Colonna. Il Doria si lamenta per la misura presa ai suoi danni; altri suoi motivi di rimostranza riguardano le liti con il Ceri, con il gran cancelliere François Duprat e con il grande connestabile Montmorency; è, da ultimo, contrariato dalla richiesta fattagli di consegnare i prigionieri catturati dal nipote a Capo d’Orso. Apre le trattative con gli imperiali tramite il marchese di Vasto Alfonso d’Avalos. All’arrivo del Barbecieux a Savona con 14 galee, lascia Genova con la sua flotta ed i prigionieri e si porta a Lerici. Il re Francesco I lo fa contattare, tramite il conte di Pontremoli Pierfrancesco da Noceto, dal Saint-Blancard al fine di ricondurlo al suo soldo: gli viene garantito il soddisfacimento dei suoi desideri per quanto attiene Savona, il saldo delle spettanze scadute per 20000 ducati; il pagamento di altri 20000 ducati per la consegna del principe d’Orange, suo prigioniero; gli vengono pure promesse le taglie dei capitani catturati nella battaglia di Capo d’Orso. Non accetta, restituisce al capitano francese il collare di San Michele e fa abbassare dalle sue navi la bandiera del re di Francia.

Luglio agosto

Impero

Francia Venezia

Passa nel campo imperiale. Chiede di potere mantenere in servizio i prigionieri spagnoli incatenati al remo delle sue galee; in alternativa avere in cambio per ogni membro della ciurma un forzato a vita o uno schiavo. Gli sono riconosciuti 60000 ducati per le galee che mette a disposizione; ottieneil comando supremo dell'armata imperiale, una casa ed un approdo per le galee a Napoli, la possibilità di avere esentasse 10000 salme di frumento dalla Puglia o dalla Sicilia, il rifornimento di munizioni per i pezzi d'artiglieria che si trovano a bordo delle sue squadre, l'imbarco del necessario numero di fanti; un beneficio nel regno di Napoli comportante una rendita di 3000 scudi. Il contratto ha validità dal mese di luglio, nonostante che sia stipulato ad agosto. Nello stesso viene compresa una clausola a suo favore che prevede il permesso di esportare dalla Spagna oro ed argento. Da ultimo, gli è assicurata la libertà per Genova, seppure sotto la protezione degli imperiali; nonché l'assoggettamento di Savona ai genovesi. Il Doria salpa da Lerici e si incontra ad Ischia con il marchese di Vasto; con le sue galee libera Gaeta dall’assedio, posto alla località da Giovanni Caracciolo e mette in fuga la flotta del Barbecieux dopo avergli inflitto gravi perdite.

Settembre



Si mette alla ricerca delle 14 galee francesi: di queste, 8 riparano a Genova e 6 a Savona. Si accosta al porto di Savona. Quelle di stanza a Savona, cariche di vettovaglie per i difensori della città, puntano su Genova. Il Doria le attacca. Il vento contrario e la sua superiorità numerica fanno sì che il Saint-Blancard sia costretto a ritirarsi. Il Doria insegue le 6 galee: conquista quella di coda, un'altra fa arenare sulla spiaggia. Su altre 2 galee, fra cui "La Magdeline", gli equipaggi si ammutinano e si arrendono appena si accorgono di essere sotto il fuoco ravvicinato delle sue artiglierie. Della squadra si salvano solamente 2 galee, una comandata dal Saint-Blancard ed una dal fratello di costui, Magdalon d'Ornesan. Di seguito, l'ammiraglio con 13 galee si presenta nello specchio acqueo di Genova; d'altra parte la città è quasi vuota di difensori a causa anche della peste. La sua flotta, con Filippino Doria e Lazzaro Doria, si colloca a semicerchio tra il molo vecchio e la Lanterna e chiude l’ingresso dello scalo. I francesi di Teodoro da Trivulzio sono, nello stesso tempo, attaccati a terra da Sinibaldo Fieschi. Le truppe del Doria sbarcano senza problemi per la porta della Gioretta del Molo. Genova lo accoglie; il Doria si incontra con gli abitanti in piazza San Matteo, che è controllata dai suoi seguaci.

Ottobre



Si presenta davanti a Savona con 30 galee sulle quali sono imbarcati 7000/8000 fanti. Il governatore francese François Soulier du Morette si arrende a patti alla condizione di non ricevere soccorsi entro il termine di sette giorni. Questi non arrivano ed a fine mese la città si arrende nelle mani di Andrea e di Sinibaldo Fieschi. Il Doria fa distruggere alcuni baluardi che rafforzano le mura e le fortezze a difesa del porto; quest'ultimo viene interrato; sono pure affondate con grosse pietre le navi presenti in esso: lo scalo viene reso in tal modo inservibile. Farà, inoltre, costruire con i residui materiali, a spese dei maggiorenti della città, un’imponente fortezza sulla rocca di Priamar. A fine mese, anche il Trivulzio, che si è asserragliato nel Castelletto di Genova, firma la resa per la mancanza di vettovaglie e si ritira dalla città. La fortezza sarà spianata.

Novembre dicembre



Ai primi del mese salpano nottetempo da Marsiglia il Saint-Blancard con 13 galee ed il Morette con alcuni velieri. Gli avversari giungono davanti a Savona; il Doria si oppone loro con 17 galee e li obbliga a ritirarsi. Un esito analogo ha giorni dopo un nuovo tentativo portato dal Barbecieux: è sufficiente la sua sola presenza nei pressi di Antibes per fare abortire ogni progetto offensivo di parte francese. Mette a sacco Saint- Tropez con 15 galee e 2 brigantini. Il Doria diventa di fatto signore di Genova. Viene proclamato “censore perpetuo”, titolo che gli permetterà di controllare le massime cariche cittadine; Genova ritorna formalmente allo stato repubblicano. Con i congiunti Filippino, Pagano e Tommaso, è esentato a vita dal pagamento di ogni imposta o tassa. Gli è regalato un palazzo in piazza San Matteo e, più tardi, verrà collocata nel Palazzo Ducale una sua statua in marmo. Per ritornare alle vicende del mese, una sua galea viene affondata dai francesi in uno scontro navale. Contemporaneamente, piombano da Alessandria su Genova 2000 fanti e 500 cavalli francesi che, comandati dal Montejean e dal Valcerca, cercano di catturarlo a Fassolo dove, su una proprietà acquistata di recente, sta costruendo il proprio palazzo. Informato dell’ imboscata da alcune spie, sfugge ad ogni insidia; fa sbarrare le strade di accesso con steccati e rafforza le difese dell’abitazione che si trova vicino alle mura cittadine. I francesi incendiano e saccheggiano il palazzo e rientrano ad Alessandria. Sulla fine dell’anno restituisce Porto Ercole ai senesi.

1529




…………



Contrasta la flotta veneziana con 37 galee.

Giugno agosto



L’imperatore gli chiede di incontrarlo per fare la sua conoscenza. Sceglie 400 nobili di Genova e con 15 galee si reca in Spagna. L’incontro si svolge a Barcellona. Il Doria ha, poi, il compito di organizzare il viaggio in Italia di Carlo V. Lo prende a bordo della sua ammiraglia e parte seguito dal resto della flotta (nel complesso 31 galee e 30 navi cariche di 10000 fanti e 1000 cavalli). Sfugge ad un fortunale nel golfo del Leone, viaggia al largo di Marsiglia e di Savona ed a metà mese sbarca a Genova.

Settembre



L’imperatore lascia Genova dopo quarantatre giorni; dona al Doria 25000 scudi e lo insignisce dell’ordine del Toson d’Oro. Filippino Doria salpa dalla città per portarsi in Puglia con 26/27 galee (comprese quelle di Napoli e di Sicilia), 3 galeoni e 2 navi.

1530




Primavera



Scorta Clemente VII con le sue navi da Savona a Civitavecchia.

Maggio



In Corsica.

Giugno

Impero

Algeri

Ha il comando di 15 galee, cui si uniscono altre 13 galee francesi, e dà la caccia ai corsari barbareschi. Si dirige verso Sercelli (Cherchell), porto a cinquanta miglia da Algeri, luogo di rifugio e di rifornimento delle galeotte di tali corsari. Sorprende ancorata nel porto la squadra di Ali Caraman, luogotenente del Barbarossa e lo obbliga ad affondare la maggior parte dei suoi legni perché non cadano nelle sue mani; si impadronisce di 2 galee, di 3 galeotte e di alcune fuste; altre 8 fuste sono incendiate. Sbarcano a terra 1500 soldati agli ordini di Cristoforo Pallavicini e di Erasmo Doria. Occupa il borgo con un improvviso assalto e libera quasi tutti i prigionieri cristiani (800 spagnoli), rinchiusi in precedenza in alcune cisterne vuote. Gli avversari si rifugiano con Ali Caraman nella fortezza. Ad un tratto, mentre i suoi soldati si sbandano alla ricerca di prede sulle navi arenate a terra, è attaccato dallo stesso Caraman; il Doria è pesantemente sconfitto. Lascia sul terreno 314 uomini, fra morti e prigionieri (fra cui Giorgio Pallavicini), nonostante il fuoco di artiglieria della flotta. Secondo fonti francesi, il Doria vede avanzare da est la flotta del Barbarossa ed abbandona sul lido i compagni per trarsi in tutta fretta in salvo. Ne approfitta l’avversario che, rafforzatosi con 9 fuste unitesi alla sua squadra, naviga verso le isole di Maiorca (Mallorca) e di Minorca (Menorca) e la costa di Malaga.

Luglio



Nel rientrare dalla Spagna, il Barbarossa cerca di coglierlo di sorpresa al largo della Provenza; si sposterà a fine mese per rientrare in Barberia con 120 vele e 30000 fanti.

Ottobre



Il Doria fa vela verso l’isola di Ibiza. A Malaga fa impiccare 3 uomini che lo hanno offeso in passato quando era al servizio dei francesi. Si sposta a Barcellona; si trasferisce nei mari di Sardegna con 18 galee. Rientra a Genova a causa della peste apparsa a bordo delle sue navi.

1531




Aprile

Impero

Corsari barbareschi

Ha a sua disposizione 25 galee: nonostante ciò, reputa pericoloso affrontare nelle acque corse 37 fuste barbaresche.

Maggio



Ritorna a scorrere sulle coste africane, sbarca a Cherchell ed assale a Porto Farina 4 galee, che da Costantinopoli si stanno portando in Africa. Si impossessa di 2 galee (fra le quali vi è "La Negra", già appartenente all'Ornesan) e di 8 fuste: tali navi sono date alle fiamme.

Dicembre



Viene nominato principe di Melfi, feudo già appartenente al Caracciolo.

1532




Aprile



Si accorda con la repubblica di Lucca per avere a disposizione un certo numero di galeotti, da adibire al remo nelle galee; fa introdurre di fatto nella prassi processuale lucchese la condanna alla galera. 6 galee delle sue squadre si trovano sulla costa provenzale, all’altezza dell’isola Santa Margherita (Sainte Marguerite), e sono in attesa che arrivino da Barcellona i denari delle paghe arretrate. Il Doria esce da Monaco.

Maggio



Parte per la Spagna con 10 galee: ad Ibiza cattura una fusta. Tocca Maiorca e Barcellona.

Luglio



A metà mese 7 sue galee lasciano Villefranche e sidirigono verso ovest. Il Doria, invece, si indirizza a Napoli con 25 galee.

Agosto settembre

Impero

Impero ottomano

Ha il comando di una imponente flotta di 48 galee, 35 navi grosse, fuste ed altri vascelli per un totale di 100 vele. Per fonti spagnole le galee sono 44: 17 del Doria, 13 pontificie, 5 maltesi, 4 di Sicilia, 3 di Napoli, 2 di Monaco; fra le 35 grandi navi sono segnalati 15 galeoni e 2 caracche, una di Malta ed una di Genova, la "Grimalda". Il Doria parte da Messina, alla sua destra si trova la capitana pontificia ed alla sinistra quella dei cavalieri di Malta; risale verso il mare Jonio lungo le coste calabresi; da Capo Rizzuto devia per Santa Maria di Leuca e punta sulle coste greche; Antonio Doria è collocato all’avanguardia, egli si pone al centro con 38 galee, Bernardo Salviati rimane alla retroguardia con 4 galee di Malta. Ha di fronte, a sorvegliare le coste greche, Omer Ali con 80 galee. Il Doria si avvicina a Zante (Zakinthos); nel canale d’Otranto incrocia una squadra della Serenissima guidata da Vincenzo Capello e da Girolamo da Canal, forte di 60 galee. Venezia non è in guerra con l’impero ottomano, per cui riprende il viaggio da solo. Nel frattempo, le navi turche fuggono dalle coste della Morea e vengono inseguite dagli imperiali, quasi fino ai Dardanelli (Canakkale Bogazi). A settembre il Doria si getta nel canale di Corone (Koroni) e bombarda dal mare tale località che si trova nel golfo di Messene. Un primo castello, a guardia del porto, si arrende dopo chei pezzi della caracca maltese e quelli di una nave genovese ne hanno smantellato le opere difensive; il secondo, chiamato Molineo, resiste. Il conte di Sarno Girolamo Tuttavilla e Girolamo di Mendoza sbarcano con i loro uomini ed assalgono il forte da terra. Gli assalitori si ritirano a causa della resistenza riscontrata; il capitano genovese ordina, allora, un ulteriore attacco da terra e, sfruttando la corrente ed i fondali, si accosta su un altro fronte. Spedisce in avanscoperta le 2 navi più grandi e piomba su una squadra musulmana di lato, mentre un suo corpo d’ armati sbarca a terra. Nelle prime ore della notte viene sorpresa una spia, venuta dall’esterno, con un messaggio per gli assediati con il quale costoro sono informati come il mattino seguente sarebbe arrivato un corpo di 700 cavalieri turchi per attaccare alle spalle gli imperiali. Il Tuttavilla fa lavorare gli zappatori al fine di costruire bocche di lupo, da coprire successivamente con rami, foglie e terra. I cavalli ottomani vengono attirati su tale terreno, finiscono nelle buche e subiscono forti perdite. 300 giannizzeri rimangono uccisi; alla fine, i difensori si arrendono con l’onore delle armi. Dei due dei grandi cannoni che si trovano nel castello, uno è donato dal Doria al Tuttavilla ed uno al Salviati; gli altri verranno trasportati come trofei nella chiesa della Madonna, da lui fatta erigere a Genova con il bottino dei corsari da lui vinti. Il Mendoza viene lasciato come governatore della fortezza con un presidio di 1000 uomini.

Ottobre



Assale Navarino (Pilos), nei pressi di Corone. Prosegue nell’azione e può occupare altri centri del Peloponneso. A metà mese assale Patrasso (Patrai): il conte di Sarno sbarca a terra con i suoi fanti e con le artiglierie, fa piazzare i pezzi ed inizia a battere le mura con un tiro serrato. Dopo due giorni i fanti penetrano nella località per alcune brecce e fanno oltre 2000 prigionieri; i difensori della fortezza si arrendono a patti. Il Doria impedisce il saccheggio; quando viene a conoscenza che 2 soldati hanno cercato di strappare dei gioielli ad una donna, li condanna entrambi alla forca. Lasciato di presidio a Patrasso Erasmo Doria, il Doria naviga verso Lepanto (Navpaktos), e tramite la caracca maltese viene in possesso di uno dei castelli che controllano il suo ingresso. Viene attaccata per terra (il Tuttavilla) e per mare anche l'altra fortezza: sono respinti i soccorsi. I giannizzeri alla sua difesa, vista perduta ogni speranza, preferiscono morire facendo esplodere la loro santabarbara piuttosto che cedere. Di seguito, il Doria devasta la costa di Sicione e quella di Corinto (Korinthos).

Novembre dicembre



Finisce la campagna. A dicembre passa per Napoli; rientra a Genova per incontrarsi con Carlo V: lo deve accompagnare a Barcellona.

1533




Gennaio



Fa ritorno a Genova.

Marzo aprile



Riceve l’imperatore nel suo palazzo di Fassolo a Genova; lo scorta a Barcellona. Si porta, successivamente, a Malaga con la flotta e si ferma in tale porto per quarantadue giorni per provvedere al suo approvvigionamento. Da Malaga prosegue per Alicante dove attende il Santa Cruz.

Maggio



Gli sono consegnati da Carlo V 6000 ducati, a valere su alcune imposte, e 10000 ducati in contanti. Invia a Civitavecchia il nipote Erasmo con 14 galee.

Giugno

Impero

Impero ottomano

Perde giorni preziosi a Napoli per un ammutinamento, causato dal ritardo delle paghe, del contingente spagnolo che si deve imbarcare; si porta poi a Messina per preparare la sua squadra (15 galee); qui trascorrono altri giorni nell'attesa che arrivino dalle coste della Barberia 12 galee spagnole comandate dal Santa Cruz. Passa, infine, alla difesa di Corone.

Luglio



Invia Cristoforo Pallavicini a Corone con una galea leggera, per ragguagliare i difensori sul suo prossimo arrivo. Costui rompe l’accerchiamento nemico ed entra nel porto con la sua nave e 10000 scudi. Ne esce subito dopo e raggiunge il Doria a Messina.

Agosto



Muove da Messina senza più aspettare l'arrivo del Santa Cruz; il Salviati è al centro dello schieramento con 16 galee, fra pontificie e dei cavalieri di Malta; Antonio Doria è a sinistra con 12 galee di Napoli e della Sicilia; egli si colloca al centro con 27 galee; è seguito da altre 30 navi (fra cui 4 caracche e 3 galeoni) che trasportano le salmerie e 3000 fanti, per lo più spagnoli. Si incontra a Zante con il provveditore veneziano che gli dà informazioni sulle forze degli avversari. Di fronte ha l’ammiraglio ottomano Lufty Bey con 60 galee e 30 legni fra fuste e brigantini. I turchi lo attaccano nei pressi dell’isola della Sapienza (Sapientza) allorché 2 sue navi, restate indietro, sono attaccate dai nemici. Il Doria interviene rapidamente con 23 galee; ne segue uno scontro nel quale sono uccisi 500 giannizzeri ed altri 100 sono catturati. Invia nuovamente in avanscoperta il Pallavicini e costui segnala ai difensori la presenza della flotta imperiale; il Doria spedisce pure avanti 2 galeoni (uno suo e l’altro del cavaliere di Malta Guglielmo Bellomo); viene sciolto l’assedio di Corone; i difensori sono riforniti di vettovaglie e di polvere da sparo; il Mendoza viene sostituito nel comando da Rodrigo Machicao. Gli ottomani ripiegano su Modone (Methoni).

Settembre



A fine mese, rientra a Napoli con il Salviati; nella città è atteso dal marchese di Santa Cruz con le galee spagnole. Con quest'ultimo si incammina alla volta della Liguria. Per strada 3 sue galee, cariche di mercanzie, vengono catturate dal Sinan nei pressi di Messina.

…………



Scorta con la sua flotta il papa Clemente VII da Savona a Civitavecchia.

1534




…………



Sventa a Genova una congiura a favore dei francesi. Vengono giustiziati Agostino Granaro, il Corsanico (gettato in mare) e Tommaso Sauli (decapitato). Il cadavere di quest’ultimo verrà esposto al pubblico nel palazzo del Podestà.

Agosto



A Messina con 13 galee (9 comandate da Erasmo ed Obizzo Doria; 4 da Antonio Doria). Informa l'imperatore di un possibile attacco del Barbarossa all'isola di Maiorca (Mallorca): allorché l'avvesario con 70 galee e 12 galeotte sembra puntare su Genova, richiama le galee di Napoli e di Sicilia e con 25 galee si incammina, a sua volta, verso tale città. Barbarossa, viceversa, dopo avere saccheggiato Fondi, devia verso la Sardegtna e la Tunisia.

Novembre



Raggiunge a Portovenere con 6 galee Erasmo, Obizzo ed Antonio Doria, che comandano altre 13 galee. Si porta a Genova con 25 galee. Raccomanda ancora a Carlo V di dare disposizioni affinché venga rafforzata la flotta imperiale, inferiore numericamente a quella ottomana.

1535




Gennaio



Il cavaliere di Malta Pantaleo Niello gli consegna a Genova, a nome del papa Paolo III, una spada ed un cappello dorato. Rafforza le difese della città.

Primavera



Ha un colloquio a Genova con il d’Avalos.

Maggio



A Barcellona con Carlo V; scorta quest'ultimo a Cagliari.

Giugno

Impero

Tunisi

A Cagliari, per incontrarvi nuovamente l'imperatore ed il capitano generale dell’impresa di Tunisi, il d’Avalos.

Luglio



Salpa per Tunisi, alla testa di una flotta forte di 82 galee e più di 200 vascelli, per attaccare i domini del Barbarossa; alla sua sinistra si trova la capitana dei cavalieri di Malta, alla sua destra quella del papa, dietro questa la capitana di Genova. La galea reale si incaglia su un banco di sabbia a Porto Farina: invia tutto il personale della nave a prua e questa può liberarsi dalle strette. Colloca la flotta davanti a La Goletta, fortezza che difende il porto di Tunisi: in prima fila le galee, poi le navi, dietro i galeoni, la caracca “Grimaldi” e la caracca maltese di François Touchebeuf. Le galee, comparse in blocco nello specchio d’acqua antistante, a turni alterni di quattro si avvicinano ai bastioni, scaricano i loro cannoni di bordo e tornano indietro per ricaricarli. Sbarcano anche 15000 uomini fra spagnoli, italiani e tedeschi che si fortificano a Capo Cartagine. A metà mese La Goletta è attaccata. Il Doria comanda 20 galee; lo segue una seconda squadra di pari entità costituita dalle galee maltesi, da quelle pontificie, dai galeoni portoghesi e da altre navi; don Garcia di Toledo ed il Santa Cruz si collocano, invece, a Capo Cartagine con altre 24 galee per impedire che gli avversari assalgano alle spalle l'esercito imperiale. Dopo otto ore di bombardamento da terra e dal mare, viene aperta una breccia nei bastioni. Il cavaliere gerosolomitano Cossier si introduce nel varco e pianta il vessillo dell’ordine all’interno della cerchia muraria. Il corsaro Sinan guida tre vani contrattacchi; alla fine, i mori vengono respinti. Il Barbarossa viene incontro al Doria con i suoi uomini. I nemici si sbandano; il Barbarossa e gli altri due corsari Sinan ed Aydin, alla fine, si rifugiano a Bona (Annaba), dove hanno concentrato in anticipo parte della loro flotta. Sono presi a La Goletta nel complesso 340 pezzi di artiglieria, più grandi quantità di polvere da sparo, proiettili, archibugi e frecce; è pure catturata tutta la flotta consistente in 42 galee, fra le quali si annoverano la capitana del Barbarossa e l'ex-capitana del Portundo, più 44 imbarcazioni quali galeotte, fuste e brigantini, nonché 27 altre navi di ogni tipo. Giorni dopo ha inizio la marcia contro Tunisi. I soldati sono costretti a spingere a braccia, in mancanza degli animali da traino, 6 grossi cannoni e 6 mediani. All'avanguardia vi sono 2 battaglioni di 4000 fanti, uno condotto dal marchese di vasto ed uno dal principe di Salerno Ferrante da San Severino. Sui loro fianchi sono collocati gli archibugieri e dietro segue la retroguardia. Nel frattempo, 7000 schiavi cristiani irrompono dalla cittadella di Tunisi, si uniscono con gli imperiali ed insieme depredano la città e la mettono a ferro e fuoco. Le razzie durano tre giorni, finché i soldati e gli ex-schiavi non si rivoltano gli uni contro gli altri per disputarsi il bottino. Le donne, comprese le anziane e le bambine, sono violentate e seviziate; gli uomini sono uccisi o mutilati. Il presidio di La Goletta viene affidato a Bernardino di Mendoza con 1000 fanti.

Agosto



Carlo V lascia Tunisi ed assegna al Doria il compito di prendere il Barbarossa vivo o morto. L’ammiraglio genovese invia alla conquista di Bona Adamo Centurione con 14/18 galee: costui ritorna indietro a La Goletta senza avere concluso nulla. Il Doria si incammina alla volta di tale città, ma trova che il Barbarossa ne è già partito. Con Aurelio Bottigella espugna Bona con il relativo castello: la località è sottoposta al saccheggio. Rientra, infine, in Sicilia con 38 galee, comprese le 4 maltesi. Si ferma all'isola di Favignana ed a Messina.

Dicembre



A Napoli, per un convegno indetto dall’imperatore a causa della morte del duca di Milano Francesco Sforza.

1536



Batte il mare, scorre in vari luoghi ma non viene mai a contatto con il Barbarossa.

…………

Impero

Francia

Torna a Genova via mare; varca gli Appennini, si reca ad Alesasandria ed a Asti, dove con Antonio di Leyva prepara la campagna contro i francesi.

Primavera



Ha il compito di flagellare la costa provenzale e di appoggiare dal mare le forze di terra. E’ determinante nella presa di Tolone; schiera la sua squadra di fronte a Marsiglia.

………….



Conduce Carlo V dalla Provenza a Genova; lo ospita nel suo palazzo. Lo riconduce in Spagna.

Luglio



Respinge un attacco portato a Genova da Guido Rangoni e da Cesare Fregoso. A fine mese, cerca di entrare a forza nel porto di Marsiglia, di cui conosce i punti deboli per avere difeso la città anni prima. L’ingresso gli è sbarrato da alcuni vascelli fatti affondare nel porto dal Barbecieux e dai cannoni di corsia di molte galee appostate perpendicolarmente al litorale. perde pure alcune navi appoggio sorprese da una squadra nemica.

Settembre ottobre     Mette a sacco Sanary sulla costa provenzale.

1537




Gennaio



All’uccisione in Firenze di Alessandro dei Medici da parte di Lorenzino dei Medici, spedisce a Livorno una galea per prevenire eventuali disordini nel ducato.

Luglio

Impero

Impero ottomano

Parte da Messina con 34 galee, appena sa che i turchi sono sbarcati in Puglia; si dirige verso Levante: a Capo Bianco, in Albania, avvista 14 schierazzi provenienti da Alessandria (Al Iskanderiyah) e diretti verso la flotta turca, carichi di munizioni, armi, vettovaglie, lino ed altre mercanzie. Cattura le navi, preleva il bottino e fa bruciare le barche mercantili; i prigionieri sono messi ai remi. Il Doria scorge nel canale di Corfù (Kerkira) 2 galee ed una galeotta armate con arcieri e balestrieri; fa suoi anche tali navigli dopo che i loro equipaggi si sono gettati sulle coste dell’Albania meridionale. Costoro, abbandonati i loro legni, cercano riparo tra i monti di Himara: i montanari di quei posti, appartenenti a tribù non soggette all’impero turco, li catturano e li massacrano. E’ salvata la vita ad un ambasciatore del sultano, Ionus Bey che riconosce al Doria un grosso riscatto. Il genovese gli fa credere che suoi assalitori sono stati i veneziani, con i quali, peraltro, il dragomanno ha litigato poco tempo prima a causa di precedenze nei saluti tra galee dei due stati. Ionus Bey gli presta fede e se ne lamenta con il sultano che, a sua volta, non perderà tempo, anche per altri fatti, ad entrare in conflitto con la Serenissima. Il Doria si pone all’ancora presso Corfù: si colloca al centro con 14 galee; Leone Strozzi è alla sua destra con 12 galee, Antonio Doria, alla sua sinistra, con altre 12. Giunge all’isola di Paxo (Paxoi), dove sono ormeggiate 12 galee turche che, agli ordini di Ali Celebi, sono adibite al trasporto dei giannizzeri e di altre truppe scelte. Il Doria le attacca all’alba: poiché le sue galee sono incastrate le une alle altre e non è possibile utilizzare le artiglierie sistemate a prua, fa porre sulle fiancate laterali, al di sopra dei rematori, dei pezzi di piccolo calibro tenuti a bordo per fare fuoco in senso laterale. Il Doria, alzate le piattaforme e piazzati i cannoni, fa sparare i suoi pezzi contro le fiancate delle galee ottomane che si trovano a tiro. Ali Celebi chiede la resa senza condizioni dopo un durissimo scontro che dura non più di un’ora e mezzo o tre ore, secondo le fonti: 2500 turchi sono uccisi o restano feriti; 300/ 400 sono viceversa i morti fra i cristiani con 600/1200 feriti. Una nave è affondata; 11 galee cadono in potere degli imperiali; sono catturati 800 prigionieri e sono presi 60 cannoni. Il Doria, che riporta una ferita al ginocchio, fa ritorno a Messina carico di bottino; a rimorchio sono trainate le navi turche cadute in suo potere. Viene accolto con onori trionfali e feste solenni, tra suoni di campane e sventolii di bandiere.

Agosto



Invia all’ammiraglio veneziano Girolamo Pesaro una lettera con la quale lo invita (a causa dell’ avvenuta alleanza tra veneziani ed imperiali) ad assalire la flotta turca all’ancora a Valona (Vlona). Il messaggio viene intercettato e finisce nelle mani del sultano Solimano: 25000 turchi con 30 pezzi di artiglieria sbarcano a Corfù. I veneziani chiedono di essere soccorsi; il Doria riparte per il Levante con 100 vele. Per strada cattura al capo di Santa Maria di Leuca una nave mercantile turca di ritorno da Djerba. Alla fine, a causa del tempo non favorevole, rientra a Messina; anche i turchi si ritirano dall’assedio per lo stesso motivo.

Ottobre



Alla notizia che il nuovo ambasciatore francese a Costantinopoli, Antonio de Rincon, è in mare con 10 galee provenzali per raggiungere Costantinopoli, cerca di intercettarlo presso Capo Passero. Le tempeste lo inducono a ritornare a Messina; da qui, naviga per Civitavecchia dove è ospitato da Gentile Virginio Orsini. Riprende ancora la sua navigazione per Genova.

1538




Primavera

Impero

Francia

Carlo V e Francesco I, su pressione del papa Paolo III, si incontrano ad Aigues-Mortes per trattare la pace e verificare la possibilità di un’azione comune contro l’impero ottomano. Il Doria prende parte alle trattative. Si stabilisce fra le parti di armare 200 galee. Da un lato l’accordo non è sottoscritto dai francesi; dall’altro, gli imperiali sono in ritardo con i preparativi. Il Doria resta, pertanto, sulle coste provenzali con l’imperatore.

Maggio



Si pone di fronte a Marsiglia e si impadronisce di 4 galee francesi Altre 6 si salvano sotto i cannoni della fortezza di Le Ciotat.

Giugno    
In collegamento con le galee di Napoli comandate da don Garcia di Toledo, naviga nelle acque dell'isola di Gorgona alla caccia di fuste barbaresche.

Luglio



Scorta Carlo V ad Aigues-Mortes per un incontro tra l’imperatore ed il sovrano francese. Con la firma di una tregua decennale fra imperiali e francesi stipulata a Nizza (Nice), conduce Carlo V a Genova.

Agosto settembre

Impero

Impero ottomano

Comanda la flotta cristiana, condotta anche da Vittore Capello per i veneziani e dal patriarca di Aquileja per i pontifici. Incrocia il mare Adriatico; a fine agosto raggiunge Corfù con 41 galee e 30 navi che trasportano 10000 fanti spagnoli; a settembre si trova nel porto di Gomenizza con 134 galee e 62 navi: lo deve raggiungere anche il Giron con 9 navi sulle quali sono imbarcati altri 1800/1900 fanti. Propone non di ricercare la battaglia navale, bensì di tentare un’operazione diversiva su Patrasso e Lepanto. I collegati si ribellano, sicché è costretto ad accedere alle loro richieste. Offende i veneziani con la sua richiesta di fare imbarcare su ogni galea della Serenissima 25 archibugieri spagnoli, perché, a suo dire, le loro navi non sono provviste a sufficienza di fanteria. Non fa nulla per accelerare i tempi per due settimane. A fine mese, l’armata si trova alla volta di Prevesa; alla sua destra è la capitana maltese, a sinistra la capitana di Sicilia sulla quale è imbarcato il viceré di Sicilia Ferrante Gonzaga. Il Doria pone all’avanguardia 4 veloci galee agli ordini del nipote Giovanni Andrea; egli si colloca nel centro dello schieramento; più dietro sono le galee pontificie e quelle veneziane. In posizione ancora più posteriore stanno le navi agli ordini di Alessandro Bondumier e di Francesco Doria. Dal golfo di Arta (Amvrakikos) escono 6 galee turche, dirette a Santa Maura (Levkas); Giovanni Andrea Doria taglia loro la strada e le obbliga a rientrare; ne escono altre 6 e queste vengono affrontate dalle 4 maltesi di Paolo Simeoni. Vi è un nuovo ripiegamento da parte ottomana. Si distaccano ancora 4 galee turche, fronteggiate ora da 2 pontificie del cardinale Marco Grimani. Il Barbarossa decide di rischiare lo scontro; chiuso in un corridoio disagevole tra la costa e la flotta nemica (80 galee veneziane, 36 pontificie e 30 spagnole, oltre a 50 galeoni, per un complesso di 60000 uomini e 2500 cannoni), cerca di guadagnare il mare aperto con 40 galee, seguite subito dietro da altre 167 navi, fra cui 87 galee; forza in tal modo la linea veneziana, in realtà la sola desiderosa di combattere, giacché gli imperiali, su ordine di Carlo V, se ne restano inoperosi in attesa del vento favorevole. Nel breve scontro i veneziani perdono 2 galee, i pontifici una, gli spagnoli 5 vascelli carichi di soldati, che sono massacrati o fatti prigionieri. Secondo altre fonti, sono prese 2 galee ai veneziani, è affondata agli imperiali una nave con un trasporto di soldati, sono dati alle fiamme 5 navi mercantili, di cui una veneziana ed una di Ragusa (Dubrovnik). Dell’armata ottomana non è catturata o affondata alcuna nave: un certo numero di navi turche, tuttavia, sono danneggiate ed obbligate a ritirarsi per l’azione del gran “Galeone di Venezia”, la nave ammiraglia della Serenissima comandata dal Bondumier. Il Doria viene accusato di connivenza con il Barbarossa, entrambi uniti dalla volontà di evitare di combattersi in mare: il sospetto é accreditato dal fatto che quando l’armata si trova davanti a Prevesa, una galeotta corsara –così narra qualcuno – uscita di notte dal golfo di Arta si sia avvicinata di nascosto sottobordo all’ammiraglia del Doria per consegnare al genovese un messaggio del capo della flotta turca. L’ipotesi non trova però riscontro nei fatti; sembra più attendibile ascrivere il contegno del Doria a preoccupazioni tattiche (cattiva valutazione della situazione) ed a intrighi politici di parte imperiale, volti ad impedire un rafforzamento della Serenissima, piuttosto che ad un deliberato tradimento.

Ottobre



Il Capello, che comanda la flotta della Serenissima, chiede di attaccare il forte di Castelnuovo, situato a sinistra nell’interno delle Bocche di Cattaro (Kotor). Il Doria acconsente; dopo il fuoco preparatorio portato da 4 galee veneziane e dalle 4 galee pontificie, segue l’assalto alla piazzaforte. Esso si conclude felicemente. Il Capello chiede che, come da patti precedenti, Castelnuovo sia restituita ai veneziani; il Doria si oppone; è tra i primi a sbarcare in occasione di un contrattacco ottomano; se ne impossessa a nome dell’imperatore e vi fa entrare 4000 fanti spagnoli agli ordini di Francisco Sarmiento. Lascia di seguito il campo e sbarca a Brindisi.

Dicembre



A Messina.

1539




Luglio



Salpa da Messina con 47 galee e giunge ad Otranto; sa che il Barbarossa ed il Dragut hanno congiunto le loro forze. Non si sente in grado di affrontare gli avversari forti di 147 navi fra galee e galeotte e di 3 maone cariche di vettovaglie e di munizioni.; si ritira pertanto a Corone. Chiede che da Malta gli sia inviata la caracca dell’ordine gerosolomitano con 1000 soldati e viveri da consegnare al presidio di Castelnuovo; nel contempo, opera con piccole azioni di disturbo come quando fa attaccare 7 galeotte turche staccatesi dal resto della flotta: le galee maltesi del Simeoni danno la caccia a queste e ne catturano 3.

Agosto



Al Capo di Santa Maria di Leuca ed a Otranto con sole 12 galee: le restanti sono state costrette a fermarsi a Taranto per caricarvi il biscotto. Castelnuovo viene riconquistata dagli avversari a seguito di un ultimo assalto: cadono sul campo il Sarmiento e poco meno di 3000 spagnoli. Se ne resta inattivo preferendo scorrere sulla costa di Valona (Vlona) e muoversi nell'arcipelago alla ricerca del Moro. Si porta a Corfù e qui viene a sapere che il Barbarossa si sta muovendo contro Cattaro. Cerca di coinvolgere i veneziani.

Settembre



Avuta risposta negativa dal provveditore veneziano della flotta, il Contarini, si mette in navigazione per la Sicilia. A Messina. Con il viceré di Sicilia Ferrante Gonzaga prende contatto con il Barbarossa per indurlo a mettersi al servizio degli imperiali.

1540




Aprile giugno

Impero

Corsari barbareschi

A Messina con 81 galee, di Genova, di Napoli, della Sicilia, della Spagna, di Malta (4) e dello stato della Chiesa (7). Costituisce cinque squadre e si mette alla caccia del Dragut: Erasmo Doria con 10 galee deve incrociare al largo delle isole Baleari; Giannettino Doria e Gentile Virginio Orsini nelle acque della Corsica e della Sardegna con 21; don Federico di Toledo nel golfo di Napoli con 11; Berengario di Requesens con 17 a ponente della Sicilia; Cristoforo Pallavicini e Bernardo Salban, con 11 galee tra Trapani e l’isola di Favignana; lo stesso Doria naviga con le restanti 22 sulle coste africane. Il nipote Giannettino intrappola il Dragut nelle acque della Corsica: il pirata gli viene consegnato a Messina ed è condannato al remo. Sarà da lui liberato quattro anni dopo in conseguenza di un accordo con il Barbarossa.

Agosto



Si porta a Trapani con la flotta imperiale (52 galee e 20 navi) ed il viceré di Sicilia Ferrante Gonzaga: è impegnato in una nuova spedizione in Tunisia per sostenervi la causa di Muley Hassan. Viene conquistata Monastir (Al Munastir): gli imperiali vi irrompono per la porta mescolati ai nemici in fuga. A questo successo ne seguono altri analoghi, riportati a Susa (Susah) ed a Sfax (Safakis). Il Doria ritorna a Monastir ed in tale località è lasciato Alvaro de Sande con alcuni pezzi di artiglieria e 2500 spagnoli.

Novembre



Rientra a Trapani e da qui fa ritorno a Genova.

1541




Settembre ottobre

Impero

Algeri

Salpa da La Spezia e giunge a Bonifacio, dove è raggiunto dalle galee e dal galeone maltesi. Secondo il cerimoniale marittimo consolidato, la capitana pontificia di Gentile Virginio Orsini si colloca alla destra della galea reale sulla quale egli è imbarcato; alla sinistra si colloca quella di Malta e dietro la capitana di Genova. Da Bonifacio, si porta in Sardegna e, successivamente, a Mahon ed all'isola di Maiorca (Mallorca): nell'ampia baia dell'isola si raccolgono 6000 fanti spagnoli, 6000 tedeschi e 5000 italiani, senza contare un grande numero di venturieri. Ai primi di ottobre giunge il principe di Salerno Ferrante da San Severino, quindi il viceré di Sicilia Ferrante Gonzaga con 7 galee e 28 navi appoggio. A metà ottobre arriva la galea imperiale con numerose altre galee e navi: ad essa va incontro il Gonzaga. Nella rada sono ora presenti 4 galee di Malta, 4 di Sicilia (agli ordini di Berenguer de Requesens), 6 di Antonio Doria, 5 di Napoli (agli ordini di don Garcia di Toledo), 2 dei Grimaldi signori di Monaco, 2 di Vincenzo Cicala, 2 del marchese di Terranuova, 4 pontificie ed altre 50 di Genova. L'armata incomincia la navigazione a metà mese con il bel tempo. A dire il vero il Doria ha cercato inizialmente di opporsi alla spedizione, ma nulla ha potuto contro la volontà dello stesso Carlo V. L’imperatore in persona si trova a bordo della nave ammiraglia. Le previsioni del Doria non tardano ad avere conferma: arrivato a fine mese ad Algeri, si leva, infatti, una tempesta che impedisce per tre giorni ogni comunicazione con la costa. L’approdo si presenta pericoloso e difficile per la maggior parte dei soldati, che devono entrare nell’acqua fino al collo. Numerose schiere di cavalli beduini molestano lo sbarco con sortite ravvicinate, durante le quali danno addosso ai fanti imperiali con tiri d’archibugio, con frecce e lance acuminate. Le truppe di terra imperiali riescono, nonostante tutto, a circondare in breve tempo la città, perché Hasan Agà, che è alla difesa di Algeri, dispone di poche milizie valide. Inizia un violento bombardamento alle mura. Si scatena una nuova tempesta, la quale sorprende gli attaccanti che per la fretta non hanno atteso lo scarico di tende ed approvvigionamenti. Piove ed il campo diviene una palude di fango. Tutta la notte i soldati imperiali restano all’addiaccio, sferzati dalla pioggia e gelati dal vento; inoltre, sono affamati, stremati e demoralizzati. Sono incapaci persino di utilizzare gli archibugi, perché la polvere da sparo si è bagnata. I mori compiono una sortita; la situazione viene salvata dai cavalieri di Malta e dalla retroguardia comandata da Camillo Colonna, che coprono la ritirata delle milizie attaccanti. Nelle stesse ore aumenta di forza la tempesta e 150 navi, rotti gli ormeggi, vanno perdute frantumandosi sugli scogli o arenandosi capovolte sulla spiaggia. Gli avversari stanno in agguato sul lido per catturare, uccidere e spogliare chi riesce a raggiungere la riva e per predare tutto ciò che è possibile sulle navi arenate. Il Doria tiene malamente il mare; quando il fortunale diminuisce, conduce le sue navi nella baia di Capo Matifou dove, tra gravi difficoltà, reimbarca le truppe esauste. Cannoni e salmerie, dopo essere resi inservibili, sono abbandonati sul posto; i cavalli da tiro sono macellati e la carne viene distribuita alle truppe. I feriti ed i malati sono collocati in testa alla colonna; alla retroguardia vengono posti gli spagnoli ed i soldati di Malta; alla sua coda è sistemata la cavalleria. Si svolgono dappertutto scontri furiosi. I feriti che cadono e che non possono essere soccorsi, sono raggiunti ed uccisi dai beduini; la retroguardia è impegnata in continui scontri all’arma bianca. I cavalieri dell’ordine gerosolomitano pagano uno scotto durissimo ed un luogo presso il ponte di Fursi, a causa delle loro perdite, verrà chiamato “Tomba dei Cavalieri”. La sera i resti dell’esercito ha la possibilità di reimbarcarsi. Le navi scampate alla tempesta sono così affollate che si gettano in mare le cavalcature per fare posto agli uomini; 1400 schiavi turchi, che sono ai remi, riescono a liberarsi.

Novembre



La flotta parte ai primi del mese, proprio quando si scatena una nuova tempesta che disperde il naviglio. Molti vascelli naufragano sulla costa algerina (fra cui 11 galee sulle 20 che il Doria ha a disposizione) ed i loro equipaggi sono fatti prigionieri. Il resto dell’armata lotta contro le onde, ripara a Bougie (Bejaia) e deve starvi ferma per tre settimane. Alla fine, troverà rifugio nei porti spagnoli: 300 capitani e 8000 soldati sono rimasti uccisi nell’avventura algerina per le ferite riportate o per annegamento. I prigionieri sono così tanti che nei bagni di Algeri il prezzo di uno schiavo cristiano diviene pari a quello di una cipolla. Per ripagarlo dei danni, più tardi l’imperatore gli farà dono di 13 galee all'ancora a Barcellona e gli concederà una provvigione annua di 3000 ducati, da prelevarsi sulle imposte del regno di Napoli; sarà pure nominato protonotario del regno. A fine mese il Doria lascia Maiorca per rientrare a Genova.

1543




…………



Imbarca Giovanni Pietro Cicogna, che reca su una sua galea messaggi del marchese di Vasto Alfonso d’Avalos per l’imperatore; ordina pure al nipote Giannettino di trasportare 6 nuovi scafi dai cantieri di Barcellona a Genova.

Marzo



In Catalogna con la flotta. Carlo V s’imbarca a Barcellona e viene a Genova, dove s’incontra con Alfonso d’Avalos, Ferrante Gonzaga, Pier Luigi Farnese e Cosimo dei Medici.

Maggio giugno

Impero

Impero ottomano Francia

All’avvicinarsi della flotta del Barbarossa, il Doria fa sbarcare Carlo V a Savona. Si muove su Nizza; si imbatte in alcune galee francesi impegnate in tale assedio. Il Doria fa passare le prime 6 galee dell’avanguardia della flotta di Francesco di Borbone, l’Enghien, e coglie in imboscata dietro Cap Saint-Hospice altre 4 galee, comandate dal fratello del Saint-Blancard (Magdalon d’Ornesan). Lo stesso capitano francese viene fatto prigioniero, dopo che la sua nave è stata colpita da un tiro di artiglieria. Il Doria ospita l’avversario nel suo palazzo di Genova; si ritrae indi sulle coste spagnole con il pretesto di sorvegliare le Baleari, mentre Nizza è conquistata e messa a sacco dai turchi.

Agosto



In tre giorni naviga dalla Spagna a Genova. Manda le galee ad Albenga per trasportare le truppe di terra a Villafranca. Il Barbarossa ripiega a Tolone.

1544




Primavera



La flotta musulmana naviga nei pressi di Genova. Il Doria tiene le proprie galee alla fonda a Genova ed a La Spezia. Non si fa scrupolo di usare al Barbarossa delle cortesie; gli manda dei messaggi in alto mare e lo rifornisce di vettovaglie e di acqua. I due ammiragli si incontrano a terra, nel palazzo di Fassolo. Il Doria consegna al Barbarossa il corsaro Dragut, catturato in precedenza, dietro il pagamento di un riscatto di 3500 ducati.

Agosto



Ha in eredità da un congiunto nel regno di Napoli alcune proprietà: per il loro possesso entra in contrasto con i Farnese, che gli propongono di tenerne la metà a titolo di loro dono. Rifiuta la transazione proposta e, per rivalsa, incita il nipote Giannettino a portarsi a Civitavecchia e di prelevarvi 4 galee noleggiate dai Farnese stessi per conto dei pontifici. Tali navi verranno condotte a Genova per essere poco dopo restituite ai legittimi proprietari.

1547




Gennaio

Genova

Fieschi

Genova si ribella ad opera di Gianluigi Fieschi. Egli si trova indisposto nel palazzo di Fassolo, posto all'esterno della cinta muraria. Il nipote Giannettino cade ucciso ed Andrea Doria decide di mettersi in salvo con i suoi averi. Fugge a cavallo a Sestri Ponente; si imbarca su una fregata, messagli a disposizione dalla famiglia Costi, e ripara a Voltri. Si fortifica a Masone, dove viene trasportato in lettiga a causa della podagra. I rivoltosi sono sconfitti in meno di quarantotto ore, per cui presto il Doria può fare ritorno a Genova. Un pescatore riporta a galla il cadavere del Fieschi, morto annegato; ordina che il corpo sia appeso ad una forca ed è lasciato marcire per due mesi, sotto stretta sorveglianza, all’ estremità del molo dove è stato ripescato. Scatta la repressione nei confronti dei Fieschi; fa abbattere al suolo il loro palazzo di Via Lata e confisca i loro beni. Trattiene per sé Torriglia, Carrega, Garbagna, Grondona, Santo Stefano d’Aveto, Croce, Val di Trebbia; altri possedimenti saranno dati a Pier Luigi Farnese. I cospiratori verranno tutti uccisi nei mesi seguenti.

Settembre



Favorisce una congiura ai danni del Farnese che, a sua volta, aveva coadiuvato Gian Luigi Fieschi nelle sue trame. Sempre nel periodo, la Spagna cerca di togliergli la signoria di Genova e fa pressioni sulla cittadinanza affinché sia ricostruito il Castelletto. Il Doria coinvolge l’ambasciatore spagnolo Figueroa e Ferrante Gonzaga in una serie di progetti istituzionali della repubblica e finisce per evitare la riedificazione della fortezza.

Novembre    
Sbarca a Savona l'infante Filippo, che ha condotto in Liguria con una flotta di 58 galee e di 22 navi. La flotta si ferma nel porto di Vado Ligure.

1548




Gennaio



Ottobono e Cornelio Fieschi tentano una nuova insurrezione con Paolo Spinola e Nicola Doria. Il tentativo è sventato.

Estate

Impero

Algeri

Occupa Susa, Sfax e Monastir che gli saranno tolte l’anno successivo dal Dragut.

Novembre



Porta con la sua flotta da Rosas a Genova l’erede al trono di Spagna Filippo (il futuro Filippo II). Al momento della partenza, fa sventolare su tutte le navi bandiere e stendardi di vario colore con gli stemmi dell’imperatore e quelli del figlio, lavorati in oro ed in argento; fa, nel contempo, scaricare a salve in segno di saluto molti pezzi di artiglieria. Il Doria, per tale viaggio, teme un’imboscata da parte di Leone Strozzi ; con la scusa di onorare maggiormente la presenza dell’ infante, si fa raggiungere da tutte le galee di Napoli, da quelle di Sicilia, di Genova e di Spagna e le arma con 8000 fanti. Nell’attraversare il golfo del Leone dispone le sue navi in ordine di battaglia: in testa naviga don Garcia di Toledo con le galee di Napoli; al centro, che è suddiviso in tre gruppi, stanno le galee di Sicilia con il Requesens, le galee di Spagna e quelle di Genova; in coda vi è la squadra spagnola del Mendoza. A tale vista lo Strozzi si affretta a mandare un suo luogotenente a bordo della capitana del Doria, al fine di ossequiarvi Filippo di Spagna; successivamente, quando il maltempo costringerà l’armata spagnola a stare all’ancora presso la Camargue, sarà lo stesso Strozzi a recarsi con tutto il suo stato maggiore a rendere i dovuti onori all’infante. Il Doria riceve a Fassolo il suo ospite.

1549      

......................



Trasporta con 40 galee il re di Boemia Massimiliano d’Austria ed il cardinale Cristoforo Madruzzi da Genova a Barcellona; sempre nel periodo, conduce l’infante Filippo dalla Spagna a Genova.

Maggio Impero Corsari barbareschi
Lascia Genova per porsi alla caccia di Dragut. La sua squadra è refforzata dalle galee inviategli dal viceré di Napoli. A palermo si congiungono a lui anche le galee di Sicilia comandate da Berenguer de Requesens. Tocca trapani, l'isola di Favignana, La Goletta, Porto Farina.

1550




Aprile

Impero

Algeri

Ha l’incarico da Carlo V di combattere il Dragut. Salpa da La Spezia con 20 galee; a Livorno si collega con 3 galee del duca di Firenze Cosimo dei Medici con a bordo Giordano Orsini e Chiappino Vitelli. A Civitavecchia si congiunge con la flotta pontificia di Carlo Sforza. Ha ai suoi ordini 54 galee.

Maggio



Si reca a Napoli. Litiga presto con gli altri due capitani imperiali, don Giovanni di Vega, viceré di Sicilia, e con don Garcia di Toledo, cognato del Medici, che ha il comando delle fanterie da sbarco. Naviga alla volta di Trapani, si ferma a Porto Farina e, a fine mese, si trova di fronte a Monastir.

Giugno



Si sposta a Trapani per prelevarvi don Giovanni di Vega; alla sua destra si colloca la capitana del papa, alla sua sinistra quella di Malta; dietro questa si trovano le capitane di Toscana e di Genova. Don Garcia di Toledo non vuole sottostare agli ordini del viceré di Sicilia e minaccia di allontanarsi con le galee di Napoli per ricercare Dragut da solo. Per rabbonirlo, il Doria lo coinvolge nel comando. Ottiene la resa di Susa e dà la fonda a La Goletta. Attacca, infine, Mehedia, (Al Mahdiyah), mentre Dragut è impegnato in una spedizione estiva nel golfo di Genova. Nella piazzaforte assedia Hisar Rais, nipote dello stesso Dragut.

Luglio



E’ accusato di non interessarsi delle operazioni di assedio e di giocare sempre a carte: in realtà se ne sta in disparte volutamente per l’arroganza del Toledo.

Settembre



Bombarda Mehedia dal mare; contemporaneamente le forze di terra si apprestano ad un attacco generale. I difensori si arrendono con l’uccisione della maggior parte dei turchi del presidio. Il Doria entra nella città ed il Dragut si porta a Djerba.

Ottobre



Dragut fa mettere a secco sulle rive del lago interno di Djerba le sue galee. Il Doria si porta di fronte allo stretto passaggio che sfocia nel lago ed imbottiglia i corsari algerini nel canale della Cantera, un sottile braccio di mare che si stende fra la costa e l’isola di Djerba. Il canale è praticabile da una sola estremità, perché dall’altro lato una serie di scogli e di bassifondi forma una specie di istmo a fior d’acqua. Il Doria invia messaggeri per annunciare la sua vittoria: da ultimo, si arrischia ad entrare nello stretto e scopre che il Dragut è scomparso per un canale, aperto nottetempo ed in tutta fretta sull’altro lato dell’isola. Il Doria naviga verso la Sicilia e Napoli.

1551




Maggio



A Barcellona, per imbarcarvi il re di Boemia Massimiliano d’Austria, figlio del re Ferdinando. Sinan Pascià ed il Dragut approfittano del suo impegno per attaccare Malta.

Luglio



Conduce da Barcellona a Genova Filippo II.

Agosto



Naviga verso ponente con 27 galee. Esce da Marsiglia Leone Strozzi con 23 galee e lo sfida a battaglia. Il Doria preferisce entrare nel porto di Villafranca fino all’allontanamento del suo avversario.

1552




…………



Scorta con la sua flotta l’infante Filippo e Massimiliano d’Austria da Genova a Barcellona. Il viaggio di andata e ritorno dura diciannove giorni. Sulle galee è imbarcata l’argenteria della corte imperiale, valutata un milione di scudi.

Luglio

Impero

Impero ottomano

Parte da Genova ed è diretto a Napoli con 40 galee, al fine di ostacolare i turchi di Sinan Pascià e del Dragut che incrociano nel golfo di Napoli. I fautori filofrancesi del principe di Salerno, Ferrante da San Severino, minacciano, infatti, il capoluogo.

Agosto



Caricati 6000 fanti, tocca La Spezia; ai primi del mese transita nei pressi di Ostia. Sulla sua ammairaglia naviga il nipote Giovan Andrea. Informato che la flotta turca è divisa tra Monte Circeo e l’isola di Ponza, pensa di navigare a metà strada. Avvistato dagli avversari, costoro assalgono le sue navi muovendosi da tali due punti. Il Doria, spaventato, abbandona l’avanguardia di 7 galee, tra le quali ve ne è una nella quale sono stati imbarcati molti fanti tedeschi; ritorna indietro e si pone in salvo con il resto della flotta. La colpa verrà addossata al suo luogotenente che, discostandosi dalla rotta tracciata, ha fatto sì che l’armata imperiale sia venuta a trovarsi in mezzo a 120 vele nemiche comandate da Sinan Pascià e dal Dragut. Napoli, pertanto, non viene soccorsa. Il Doria rientra a Genova; tocca le acque sarde e può, alla fine, ripuntare verso la città campana recando con sè con a bordo le medesime truppe. Per strada ha modo di liberare Orbetello dall’assedio posto alla località dai senesi.

1553




…………

Impero

Francia Impero ottomano

Combatte in Corsica i francesi del Termes. Rafforza le difese di Calvi e di Bonifacio.

Novembre



Ritorna in Corsica per assediarvi San Fiorenzo.

1554




Gennaio



Conduce il viceré di Napoli (ed i suoi famigliari) a Livorno; prosegue per Genova.

Febbraio



Cade in suo potere San Fiorenzo e fa man bassa dei beni dei vinti.

Maggio



Espugna Corte, sempre in Corsica.

Agosto



Invia rinforzi al duca di Firenze Cosimo dei Medici, sempre impegnato a combattere i francesi nella guerra di Siena. Polin de la Garde con 23 galee francesi ed alcune galeotte dei corsari di Algeri, salpa da Marsiglia per portare rinforzi alla guarnigione di Siena. Viene dato l’ordine al Doria di impedire ad ogni costo l’arrivo di tali truppe; egli invia in avanscoperta il nipote Giovanni Andrea con 15 galee; con quest’ultimo si congiungono anche 4 navi medicee, che sono comandate da Jacopo d’Appiano. Lascia allora la Corsica e naviga nel mare Tirreno. Non osa, tuttavia, affrontare gli avversari e si ritira senza combattere a Civitavecchia. I francesi sbarcano le loro fanterie senza problemi a Porto Ercole.

1555




Giugno



Su disposizione dell’imperatore, partecipa agli attacchi contro Porto Ercole alla testa di 38 galee. Con la conquista della località, fa trucidare Ottobono Fieschi, fratello di Gianluigi. Nella guerra di Siena si rivela spesso dimostrato molto lento nelle sue azioni; per questo motivo viene sospettato di avere agito sostanzialmente ai danni del duca di Firenze.

…………



Presta soccorso a Calvi in Corsica.

Novembre



Lascia la Corsica.

1556




Primavera



Naufragano in Corsica 4 sue galee: il Doria ottiene dalla repubblica 4 galee in sostituzione di quelle perdute; altre 2 verranno date al congiunto Antonio.

…………



Lo sostituisce nel comando della flotta imperiale il nipote Giovanni Andrea.

1557

Impero

Chiesa

Salpa da Gaeta e da La Spezia per insidiare il porto di Civitavecchia. Si porta nel mare Jonio. Carica di frumento 12 navi e fa ritorno a Genova, afflitta nell’anno da una gravissima carestia.

1558




Estate



Piali Pascià gli scrive una lettera e gli offre, a sua scelta, la pace o la guerra: la pace, se acconsente a pagare una grossa taglia ed a rifornire di viveri l’armata ottomana, la guerra in caso di suo rifiuto. Non ha la forza di opporsi e compra la pace.

1560




Novembre



Raccomanda al duca di Firenze di appoggiare presso il papa ed il segretario di stato, il cardinale Carlo Borromeo, la nomina a cardinale del congiunto Giovanni Battista Doria; lascia il ducato di Melfi al nipote Giovan Andrea.Muore a Genova a fine mese dopo. Viene sepolto nella chiesa di San Matteo. Fu ritratto dal Tiziano.

CITAZIONI

-“Il più grande fra tutti gli ammiragli spagnoli.” Gosse

-“Fu un uomo freddo, crudele, ambizioso… Come comandante ebbe sempre l’accortezza di non esporre al macello i suoi uomini, così come cercò di evitare la distruzione di navi, macchine da guerra e artiglierie. Per primo valutò l’importanza della macchina bellica intesa come “deterrente”, non necessariamente impiegata a tutti i costi. Come condottiero, anche in tarda età, fu fisicamente coraggioso; più volte venne ferito sul ponte di comando delle sue galee…Non bello, troppo dinoccolato, tirato in volto, le guance quasi scavate, bruno di pelle, un po’ segaligno. Spirava autorità e autorevolezza per comportamento, per il modo di esprimersi, semplice ed essenziale, scarno e penetrante.. Tutta la vita di Andrea fu un esercizio continuo dell’autocontrollo. Egli ebbe sempre, prima che sugli uomini e sugli eventi, il dominio sulla propria mente e sul proprio corpo. Fu certamente un valoroso, prima di diventare un accorto e astuto stratega. Sino a che l’età e il grado lo portarono a combattere materialmente in prima linea, sia per terra, sia per mare, dimostrò forza e temerarietà, soprattutto per ottenere dai suoi uomini la massima e cieca obbedienza e dagli avversari il massimo rispetto.” Lingua

-“Questo è quel Doria che fa dei pirati

sicuro il vostro mar da tutti i lati!” Ariosto (Orlando Furioso)

-“Grand’uomo del tempo “ Zorzi

-“In fama di grande ammiraglio…nelle costruzioni navali fu esperto quanto nessuno al tempo suo. A lui si deve l’invenzione delle batterie galleggianti, fatta nell’assedio di Djerba, con assicurare bene insieme due galee e costruirvi sopra un assito e un terrapieno, dietro al quale collocò i grossi cannoni d’assedio. A lui l’uso di navi corazzate, di cui un primo esempio fu la caracca nominata “Sant’Anna”, tutta rivestita di lastroni di piombo inflitti con perni di bronzo, e felicemente adoperata nell’assalto di Tunisi...A lui l’aggiunta di un sesto e settimo rematore per banco nelle galee: a lui, in generale, la riforma di tutta l’armatura delle navi.” Scarsella

-“André Doria a su former des projets et a su les éxecuter avec une originalité d’audace et d’adresse vraiment surprenante. Il s’est montré marin éminent. Il a compris le premier, au seizième siècle, ce qui pouvaient faire une flotte savamment dirigée, des équipages habilement entrainés au combat. Il a déployé, au service d’un Roi, d’un Pape et d’un Empereur, une prévoyance, une pénetration d’esprit, une ténacité de caractère que lui ont permis d’obtenir une part d’autorité prépondérante au dedans et au dehors, et de la conserver jusqu’à sa mort…Le caractère d’André Doria ne fut à la hateur ni de sa bravoire, ni de son talent. Il fut guidé par la seule ambition, jamais, sauf à des rares instants où il recula comme effrayié de son œuvre, par son amour pour la patrie tant italienne que génoise.. Sa vie, tant privée que publique, n’est qu’une série de convoites et d’intrigues pour les assouvir : afin de réussir, il ne recula meme pas, on le sait, devant le crime.“ Petit

-“Complesso ed alto della persona, un grande ovato di volto, fibroso il collo, ampia la fronte, corta la capigliatura, lunga e distesa la barba, strette e sottili le labbra, l’occhio intento e alquanto fiero, e il muscolo delle ciglie infino al mezzo abitualmente corrugato. Fermo nei propositi, sobrio nei piaceri, parco nelle spese, magnifico nelle utili circostanze.” Guglielmotti

-“Prudente ed assennato capitano…Padrone di navi ben fornite e dalle quali ritraeva grossi guadagni, non voleva esporle al rischio di una battaglia, dove correva pericolo di perdere il capitale senza avere la probabilità di lauti compensi” Manfroni

-“Omnibus maritimis dignitatibus et praefecturis perfunctus, vir nobilitate, opibus, auctoritate, gloria bellicae laudis clarus… Gloriosus, et propter prudentiam atque integritatem numquam satis laudatus.” Conti

- “Prode capitano.” De Hammer

- “Haveva il prencipe aspetto heroico, gravità virile, e gesto humano, possedeva molte doti della natura degne d’un chiaro capitano. Era esperto nell’armi, intendeva e trattava la guerra, et havea l’arte del guerreggiare al pari d’ogni altro famoso…Fu forte ne i pericoli, pronto nel provedere, industrioso nel fare, prontissimo in metter ad essecutione le imprese, ingegnoso e temperato, giusto e fedele, facile et humano con ciascuno. Haveva la copia del dire, rara dottrina delle cose antiche, et profonda memoria di quelle de’ suoi tempi, era mirabil nel discorrere, pieno di sustanza, e privo di affettatione, talché con diletto e meraviglia rapiva gli animi di chi l’ascoltava. Era cosa meravigliosa di vedere in lui la temperanza, et da considerare, come s’accordassero la volontà et parsimonia, ch’erano in lui con la grande magnificenza.” Capelloni

-“Fu egli di sangue molto nobile, di aspetto regio, nato alla gloria, et ad ogni altra cosa; si voltò però più alla laude della militia maritima.” Bonfadio

-“Non v’hebbe a tempi suoi, nome di alcun capitano più chiaro del suo, né più conosciuto, et formidabile a nationi straniere et lontanissime.” Foglietta

-“Spiegava maraviglioso ingegno di guerra e singolare ardimento.” Canale

-“Héros de cent batailles navales.” Prescott

-“ Gli si deve dare il primo luogo fra capitani del suo secolo.“ Casoni

-“Fu senza contrasto il primo ammiraglio del suo secolo.” Frignani

-Per il fatto di Prevesa “Molti storici lo giudicarono aspramente. Qualcuno tentò di giustificarlo asserendo che quel giorno, venuto a mancare il vento propizio nel momento in cui si doveva andare all’attacco delle navi di Barbarossa, fu più che opportuna la sua decisione di non esporre l’armata a uno scontro il cui esito non poteva essere dato come assolutamente favorevole ai collegati. Furono gli altri a non comprendere la sua manovra, come pure erano stolte invenzioni le sue segrete intese con il Barbarossa.” Panetta

-“Non era inclinato agl’azzardi, né a’ combattimenti decisivi; ma solo a quelli, che temporeggiando, manteneano in riputazione l’arme…Egli, che si nutriva della guerra, non la voleva terminata per non perdere l’alimento. “ Sagredo

-“Fuit enim Andreas vir ut in omni fortuna singularis, ac bello, paceque princeps.. Cum non ex modico statu solum, mediocri fortuna, se ad magnas dignitates, atque opes extulerit, sed gloriam etiam sibi aeternam atque opes extulerit, sed gloriam etiam sibi aeternam in rebus bellicis, et praesertim maritimis compararit. Nam et sexies diversis principibus summis, navalium expeditionum, atque interdum terrestrium simul imperator extitit; et multas res ad nautici, maritimique officii rationem pertinens invenit: nec maximas etiam de hostibus eorum, quibus militavit victoria reportavit.” Sigonio

-“Un capo di guerra abbastanza determinato, abbastanza audace e anche fortunato nelle proprie imprese.” Heers

-“Personaggio per molte qualità veramente illustre, e particolarmente per la sua unica scienza, e gran valore delle cose maritime, però da gentilhuomo privato pervenne a stati e principati, ma soura il tutto chiarissimo e glorioso, per haver tratta la sua patria dalla servitù di francesi..e rimessala con singolar virtù in libertà.” Summonte

-“Non è uomo di nazione alcuna che sia a cui l’imperatore (Carlo V) abbia più rispetto e più osservanza che a lui.” (Da una relazione di Bernardo Navagero al senato veneziano, riportata dall’Alberi)

-“Fu alto, complesso e forte di membra, di carne piuttosto scarsa, e nello andare degli anni più segaligno che mai: faccia ebbe pensosa e mesta, e forse anco un po’ sinistra: aggrondate le sopracciglia, la bocca stretta, i labbri sottili: favellava rado; le più volte breve… Prodezza ebbe molta, ma più che prodezza callidità..si mostrò sempre nello eseguire prontissimo e audacissimo.” Guerrazzi

-“Persona così famosa, di cui basta dir’ il nome, che li fatti di tanto huomo son manifesti a tutti.” Roseo

- “Rotto più volte Barbarossa e vinto

Né fu Pompeo di maggior grazia cinto,

Di più gran fama, e di più chiaro honore;

Se ben spinse e domò l’alto furore

De’ corsari, e fe il mar di sangue tinto.” Dolce

-“La fortune l’avoit fait naitre dans un état distingué, ses vertus civiles et militaires l’élèverent au comble des hommes et de la gloire. Il commanda les armées navales de plusieurs princes ; fit une multitude d’exploits sur mer, et quelques-uns sur terre. Ce n’étoit point par la flatterie, par les baissesses qu’il cherchoit à établir son crédit auprès des princes qu’il servoit : il faisoit parler ses actions. » Richer

-«  Le plus grand homme de mer du temps, de son épée fera pencher la balance des armes, suivant qu’elle se portera au secours de la France, du pape ou de l’Empire. Et que l’on comprend qu’un pareil homme de guerre ait tenté le pinceau de Titien ! » De la Roncière

-“Uno degli ammiragli più apprezzati del tempo e tra i pochi in grado di reggere il confronto col geniale Barbarossa.” Romeo

-“La sagace scelta di Andrea Doria (il cambio di campo dalla Francia all’impero) indirettamente coinvolge Genova e le permette di riscattarsi dall’asservimento a potenze straniere, per recitare ancora un ruolo non secondario nelle vicende continentali. Ciò vale all’ammiraglio il titolo di “Padre della Patria” e un’enfatica riverenza nei suoi confronti che induce gli storici, soprattutto quelli del suo tempo, a magnificarne le imprese e a esaltarlo spesso oltre i meriti effettivi.” Fedozzi

-“Ci limitiamo solo a far osservare che il periodo di tempo più luttuoso per le continue incursioni piratiche (sulle coste liguri) cominciò proprio al tempo di Andrea Doria, continuò al tempo del pronipote Gian Andrea, lodato e incensato suo successore, e durò in modo tale fino al momento della loro scomparsa.” Calvini-Sarchi

-“ Who was the foremost naval leader of his time..One of the last grant condottieri, Doria had many of the faults of his profession: he was greedy, conceited, vindictive, unscrupulous, cruel, and authoritarian. Yet he was also a fearless and nutiring military commander who was endowed with outstanding tactical and strategic talents. He was germinely devoted to his native city of Genoa, whose liberty he secured from foreign powers and whose government he reorganised into an effective and stable oligarchy.” The New Encyclopedia Britannica

-“Famosissimo condottiero e soldato di ventura.” Bradford

-"Soon to be known as the gratest Christian admiral of his time." Lane-Poole

-"Bravo y experto marino." Salva

-" Le plus grand capitaine chrétien de son temps." Coulet du Gard

-"Doria, encore que de noble souche, est né pauvre. Il a offert d'abord son bras et il a servi à cheval, comme mercenaire. Puis le hasard fit de lui un patron de galères. Avec son matériel flottant, il se loua et réussit. Il se loua et travailla aussi pour son compte, sans qu'on put distinguer s'il était alors pirate ou corsaire, s'il usurpait un pavillon souverain ou bien s'il l'arborait dument." Hubac

-"Maritime condottiere...For Genoa, Spain provided military security and a profitable market, while Doria in his position as galley entrepreneur and commander of the fleet gained access to a large patronage system and a flow of money." Glete

-"Fu il Doria di statura alta e forte assai: di volto bianco: d'occhi azzurri: barba e capelli rossi." Totti

-"Tal fama d'invitto ammiraglio acquistossi, che per le sue virtù militari gli perdonarono i posteri i difetti dell'uomo politico...Fu grande e gagliardissimo della persona, eroico del viso come dello animo; nelle imprese considerato ed ardito, cauto e veloce ad un tempo..Inchinevole all'ira, e nella giusta tenace, non inghiottì soprusi da chicchessia." Grillo

-"Tal e tanto huomo ne'l trattare le cose marinaresche, che non ha superiore ne'l mare ne forse eguale." Alberti

-" La grandezza di questo nome si accresce ancora da ciò che egli solo senza aiuto nemmeno del padre seppe innalzarsi a tanta celebrità, e spargere nella nobile sua famiglia che prima di lui viveva alquanto ristretta, tanti onori e tante ricchezze. Era egli di bella statura, robusto di fibre, e capace a soffrire qualunque disagio; gli traspariva dal volto la gravità, la penetrazione degli occhi. Avido di gloria, forte nelle avversità, fermo nei pericoli, tranquillo in ogni incontro, nel mentre che possedeva tutte le doti di un principe guerriero, univa, ciò che difficilmente succede negli uomini in dignità costituiti, alle virtù militari e magnanime, tutte le virtù domestiche e private. Affabile con tutti, manieroso senza affettazione, sensibile alle altrui disgrazie, caritatevole verso gl'indigenti." Colombo