GIOVANNI FIORIN (Jean Florin, Jean Fleury) Di Firenze. Corsaro con patente del re di Francia.
1485 - 1527 (ottobre)
| Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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di Dieppe Jean Ango. Si apposta in genere al capo di San Vicente y Santa
Maria o alla vista di Sanlucar de Barzameda con l'obiettivo di intercettare
le navi mercantili di passaggio. |
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| 1523 | |||
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In proprio |
Impero |
Sempre con l'Ango, ha il comando di 4 navi e di 5 galeoni. Egli si trova a bordo della "Dieppe", la capitana; lo accompagnano "La Romaine" condotta da Silvestre Bille, "La Marie" (Jean Fain), "La Fleur de Lys" e "La Cicogne" agli ordini, rispettivamente, di Guyon d'Estimanville e di Caudrir d'Esgueville. Incrocia fra le isole Canarie e le Azzorre sempre sorvegliato da vicino dalla flotta di Pedro Manrique. Nel frattempo provengono da Cadice (Cadiz) 7 navi con ricchi carichi; a bordo vi sono pure numerose famiglie andaluse pronte a trasferirsi nelle Canarie. Le imbarcazioni spagnole, navigando a tutta velocità, attraccano nel porto di Las Isletas o di La Luz posto nell'isola Gran Canaria. Anche i francesi irrompono nella rada, si impadroniscono delle navi e le obbligano a seguirli. Immediatamente il governatore Pedro Suarez de Castilla organizza una flotta di 5 legni, che si trovano fermi nel porto al riparo di una fortezza, ed organizza il loro inseguimento. Il Fiorin non considera importanti le prede già conseguite, abbandona le navi e si dà alla fuga. |
| Maggio |
In proprio |
Impero |
Si dirige verso le isole Azzorre ed intercetta 3 caravelle spagnole con a bordo il cosiddetto tesoro di Montezuma. Due di queste sono subito catturate; la terza sfugge inizialmente alla caccia dei corsari riparando nell'isola di Santa Maria: la flotta del Manrique, del resto, è vicina e continua è la sua vigilanza sulle coste. Ad un certo punto il capitano di tale caravella pensa che il pericolo sia passato e riprende il mare con la scorta di altre 3 caravelle. Le navi corsare si mettono aIla loro caccia e bloccano la nave che trasporta il tesoro all'altezza del Capo de San Vicente: a bordo sono trovati 80000 ducati in oro, 600 libbre di perle e 200 sacchi di zucchero (del peso ciascuno di 25 libbre). Dei due luogotenenti di Fernando Cortez che hanno la responsabilità del trasporto, uno (Antonio de Quinones) muore in combattimento e l'altro (Alonso Davila) è fatto prigioniero. Il Fiorin venderà le sue prede a La Rochelle. |
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In questo periodo alcuni storici parlano di un coinvolgimento del Fiorin (Florin) in viaggi transoceanici di scoperta nel nuovo mondo e lo identificano in Giovanni da Verrazzano. Fonti veneziane, tuttavia, lo segnalano nel mare Mediterraneo ove continua la sua attività di corsaro. |
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In proprio |
Venezia |
Opera in Ponente, cattura una barza diretta ad Alessandria (Al Iskandariyah) e si impadronisce delle relative mercanzie. Gli muovono contro 2 galee veneziane. Abbandona allora tale nave e si allontana: il bottino, d’altra parte, è già stato caricato sul suo bastimento. |
| 1525 |
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| Novembre |
In proprio |
Venezia |
Si trova a Spinalunga, sulle coste dell’isola di Candia (Kriti), con una barza ed una germa. Cattura dei navigli locali nelle acque di Milo (Milos); nello scendere a terra per fare prigionieri, sono catturati 3 dei suoi uomini. Il provveditore della flotta veneziana Giovanni Moro, informato della sua presenza, lascia Napoli di Romania (Navplion) e si mette alla sua ricerca. |
| 1526 |
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| Gennaio |
In proprio |
Venezia |
Nei paraggi di Corfù (Kerkira) deruba una nave veneziana diretta ad Alessandria; sequestra parte del carico e lascia andare l’imbarcazione. Giovanni Moro continua a dare la caccia al Fiorin ed al Michiel, suo compagno di ventura, con 6 galee. Il corsaro francese abbandona il Levante con 3 vele e si dirige a Messina. |
| Febbraio |
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In collegio, a Venezia, si discute sui danni inferti ai veneziani dal Fiorin: essi sono valutati in 40000 ducati. Per tale motivo è proposta una rappresaglia su un vascello francese, al fine di recuperare almeno parte delle perdite subite. |
| Marzo |
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Incrocia nelle acque di Tunisi con le sue 3 navi. |
| Aprile |
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Al largo di Taranto con 3 vele; assale sia navi turche che veneziane. Collegato con Guglielmo Bellomo, scorrazza nei pressi di Malta, tra i porti di Gozo e di Malta. |
| Giugno |
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I veneziani chiedono un intervento del re di Francia affinché sia frenata la sua azione. |
| Luglio |
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Giunge a Tolone (Toulon) con 2 barze. |
| Agosto |
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Continuano le lamentele dei veneziani nei suoi confronti ad Amboise. |
| Ottobre |
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All’isola della Sapienza (Sapientza) con la sua barza di 500 botti (200 uomini a bordo), un galeone ed una germa, per un totale di 150 cannoni; viaggia sempre con la Bravosa”, una barza di Marsiglia (Marseille), condotta dal Michiel. Giunge Giovanni Moro con 5 galee; costui invita il Fiorin ed il Michiel a seguirlo a Candia. Il corsaro aspetta la notte e prende il largo con il Michiel. |
| 1527 | |||
| .Ottobre | In proprio | Impero | Naviga nell'oceano Atlantico e verso
capo Finisterre si imbatte in 6 galeoni biscaglini, fra cui quello capitanato
da Martin Pérez de Ivizar de Rentaria, diretti da Vascongades a
Cadice. Segue un duro combattimento in cui fra gli spagnoli nel solo galeone
del Pérez sono uccisi 37 uomini e feriti altri 50. Il Fiorin, che
si è inopinatamente allontanato dal resto della sua flottiglia,
alla fine è costretto alla resa con 150 dei suoi uomini. Catturato,
offre 30000 ducati per il suo riscatto; l'imperatore Carlo V non ne vuole
sapere ed ordina la sua esecuzione. Viene decapitato nella pubblica piazza
di Colmenar de Arenas (Toledo) con il suo secondo Michel Ferré
ed un altro corsaro, il Mezières. Si dice che in tutta la sua carriera
abbia affondato più di 150 navi fra galee, galeoni, brigantini
e navigli di altro tipo, appartenenti ad imperiali, veneziani e genovesi.
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CITAZIONI