RUGGERO DE FLOR (Roger Blum, Ruggero da Brindisi) Di Brindisi. Cavaliere dell’ordine dei templari.

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Il padre, maestro falconiere di origine tedesca, si trasferisce a Brindisi al tempo dell’ imperatore Federico II.

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Templari

Egitto

Quando ha otto anni, capita a Brindisi frà Vassallo, un templare originario di Marsiglia (Marseille). Costui conosce il ragazzo e lo prende a bordo della sua nave come mozzo. A quindici anni il de Flor è già padrone dell’arte della navigazione. Diviene con il tempo cavaliere templare; ha il comando di una nave dell’ordine, acquistata dai genovesi, “Il Falcone”, a ricordo del padre falconiere, e si dà alla guerra di corsa. Attacca i nemici prendendo loro tutto il carico, “de bona guerra”, senza infierire sugli equipaggi; requisisce i carichi; ai sudditi catalani, ai loro alleati ed ai neutrali, rilascia delle carte debitorie che consentiranno loro di ottenere il risarcimento dei danni dall’ordine alla conclusione del conflitto in corso.

1287

Templari

Egitto

Prende parte alla gloriosa resistenza di San Giovanni d’Acri (Acri). Quando la città sta per cadere in potere dei saraceni, accoglie a bordo della sua galea donne ed uomini con i loro beni e li trasporta a Monte Pellegrino in cambio di considerevoli somme di denaro. Con tali viaggi accumula grandi ricchezze: viene accusato davanti al gran maestro dell’ordine di essersi tenuto per sé parte dei beni guadagnati in tal modo. Gli vengono confiscate le sue proprietà; si cerca di catturarlo; Ruggero di Flor è costretto ad abbandonare la sua nave nel porto di Marsiglia ed a fuggire a Genova.

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Genova


Si pone al servizio dei genovesi e si dà ancora alla guerra di corsa: riuscirà, ancora una volta, ad accumulare una discreta somma con alcune fortunate rapine.

1301




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Sicilia

Napoli

Compra la galea “Olivetta” da Ticino Doria e l’arma a dovere; veleggia poi a Catania e si offre a Roberto d’Angiò. Dopo che per quattro giorni non è riuscito ad ottenere alcuna risposta, comprende che il suo servizio è stato rifiutato. Passa, allora, agli stipendi del re di Sicilia Federico d’Aragona. La settimana successiva si accomiata e si dirige verso la Puglia: per strada cattura una nave carica di vettovaglie, mandata a Catania da Carlo d’Angiò al figlio Roberto. Il de Flor la spedisce a Siracusa; si impossessa pure di 10 piccoli bastimenti, anch’essi navi rifornimento per le milizie angioine, le dirotta su Siracusa e sfama in tal modo la città, colpita, nel frattempo, da una grave carestia. Approvvigiona con la sua galea i difensori del castello di Augusta; fa anche vendere a buon mercato a Siracusa le vettovaglie e ne manda a Messina. Con il denaro ricavato da tali operazioni viene pagato per sei mesi il soldo alle guarnigioni di Siracusa, di Augusta e di Lentini parte in denaro e parte in derrate. Del bottino, a lui restano 8000 once. Torna a Messina, spedisce al sovrano 1000 once, con le quali saranno saldate le paghe ad altri soldati. Oltre la sua, ha ora a disposizione altre 4 galee. Le arma e riprende la strada delle Puglie: ad Otranto cattura la nave a tre ponti di Berlinghieri Samuntada, di Barcellona, carica di granaglie appartenenti al re di Napoli, dirette anch’esse a Catania. Il de Flor vi fa salire i suoi uomini, la manda a Messina e vende il carico in tale città. Compra, infine, 50 cavalli e forma una propria compagnia di altrettanti armati, composta da scudieri catalani ed aragonesi. Va a trovare Federico d’Aragona a Piazza Armerina e gli versa nuovamente più di 1000 once in oro. Il re lo nomina viceammiraglio di Sicilia, lo chiama a far parte del suo consiglio, gli concede il castello di Tripi, quello di Licata e le rendite di Malta. Salpa da Messina con 5 galee ed una nave appoggio, depreda le coste della Basilicata, quelle del Lazio, della Toscana, della Liguria, della Provenza (Provence), della Catalogna e della Barberia: immenso è il bottino che viene da lui condotto in Sicilia.

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Roberto d’Angiò assedia Messina. Nella città impera la carestia. Il de Flor si trova a Siracusa con 10 galee, di cui 4 comprate dai genovesi tra Palermo e Trapani; carica a Sciacca del frumento. Salpa da Siracusa ed entra nello stretto di Messina con 10 galee, supera il blocco angioino approfittando di un fortunale e di una forte sciroccata. Vende il frumento a 30 tarì la salma, anche se a lui è venuto a costare più di 40. Il giorno seguente gli angioini abbandoneranno l’assedio della città e rientreranno a Catania.

1302




Agosto



Con la pace di Caltabellotta, manda una galea con suoi ambasciatori in Grecia per avviare delle trattative con l’imperatore Andronico II Paleologo: è pronto a passare al suo servizio con gli almogavari. Gli chiede in moglie la nipote Maria, figlia del re di Bulgaria Azan, il titolo di megaduca (granduca), la quarta fra le supreme dignità dell’impero, che comporta il comando dell’esercito e della flotta, e per i suoi uomini un soldo anticipato di quattro mesi (4 once mese per cavaliere ed un’oncia per fante).

1303




Settembre

Almogavari

Genova

Ritorna da Costantinopoli a Messina. Si incontra a Palermo con il re Giacomo d’Aragona: gli vengono date 10 galee e 2 navi; le fa armare; ne ha 8 di sua proprietà per cui dispone di una flotta di 18 galee e di 2 navi. Noleggia poi 3 grandi navi, molte barche e navigli. Il re regala a ciascun catalano o aragonese che lasci la Sicilia (uomo o donna che sia) un cantaro di biscotto, 10 pezzi di formaggio ed ogni quattro persone un barile di carne salata, aglio e cipolle. Il de Flor salpa, infine, da Messina alla volta di Costantinopoli con 1500 cavalieri, 4000 fanti almogavari ed altri 1000 fanti, in gran parte siciliani. Per strada le sue truppe saccheggiano Corfù (Kerkira); il de Flor tocca terra a Malvasia (Monemvasia) e giunge a Costantinopoli, dove viene accolto dall’imperatore Andronico Paleologo e dal figlio di questi Michele con tutti gli onori. La sua presenza desta risentimento nei genovesi che temono di perdere a favore dei catalani la loro posizione dominante nei commerci dell’ impero. Durante la cerimonia delle sue nozze, davanti al palazzo dei Blaquerni genovesi e catalani vengono a contesa; nasce un sanguinoso scontro in cui gli almogavari hanno la meglio e sono uccisi 3000 genovesi. Il de Flor saccheggia Chio (Khios); i suoi uomini si apprestano ad assediare i rivali in Pera: deve intervenire l’ imperatore per farlo desistere dalle operazioni.

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Costantinopoli

Turchi

Fa nominare il catalano Ferrante d’Annes come ammiraglio dell’impero. Dopo un congruo periodo di riposo, trasporta circa 5000 cavalieri e 4000 fanti oltre la Propontide; lo affiancano le truppe nazionali greche al comando del Marulés ed i cavalieri alani (arcieri a cavallo del Caucaso e di Turcopoli, figli di turchi e di fede musulmana) che sono condotti dal Georgios. Il de Flor si batte contro i turchi, che si sforzano di superare lo stretto di Abidos. Si accampa sotto Cizico (Artaki). Le truppe del coimperatore Michele (12000 cavalieri e 100000 fanti) sono, infatti, qui da tempo bloccate dai turchi. Il de Flor si muove: gli almogavari si lanciano contro la cavalleria leggera turca e la colpiscono con i loro giavellotti. I turchi, sorpresi da tale tattica offensiva, subiscono perdite enormi; si danno alla fuga e si arrestano solamente in Frigia: sono uccisi 3000 cavalieri nemici e più di 2000 fanti. Entra nel campo avversario e, fra coloro che vi sono trovati, sono ammazzati tutti coloro che hanno più di dieci anni. Ritorna ad Artaki, carica le galee di schiavi e di mercanzie, di cui gran parte sono destinati al tesoro imperiale. Suo nemico si rivelerà sempre più Michele Paleologo.

Novembre



Delibera di non proseguire nell’azione a causa dei freddi invernali. I suoi soldati vengono alloggiati a spese degli abitanti di Artaki, che li provvedono oltre che dell’alloggio anche del vitto. Le truppe spogliano la popolazione e violentano le donne; il de Flor sembra incapace di frenare la loro furia.

1304




Marzo



Raduna i suoi uomini; parte per Costantinopoli, al fine di ricondurvi la moglie e di prendere commiato dall’imperatore per la nuova campagna. Gli vengono saldate le paghe dell’esercito per quattro mesi, per cui può rientrare ad Artaki con le sue 4 galee. Anche gli abitanti vedono riconosciuti i loro crediti.

Aprile agosto



Penetra nuovamente in Anatolia (Anadolu). Lo precede dalla Caramania (Karaman)Alì-Shiri, che occupa Tripoli, sul fiume Meandro; i turchi ora minacciano Filadelfia, la più importante fortezza bizantina in tale area. Fra gli almogavari e gli alani scoppiano frequenti risse; in una di queste viene ucciso il figlio dello stesso Georgios. Ristabilita la calma, il de Flor dà inizio alla marcia verso sud, attraversa la Misia e la Lidia e riporta il dominio imperiale fino alle rive del Meandro. Alì-Shiri lo assale con 8000 cavalieri e 12000 fanti e lo sorprende ad un giorno di marcia da Filadelfia. Il de Flor muta questa volta la tattica di scontro e fa caricare la cavalleria turca dai suoi cavalieri catalani ed alani, che riempiono i nemici di frecce; intervengono, da ultimo, gli almogavari, che con i loro giavellotti fanno strage degli avversari. Nella battaglia si salvano solo 1000 cavalieri e 50 fanti musulmani; le perdite fra gli almogavari ammontano, invece, ad 80 cavalieri ed a 100 fanti. Il de Flor si impadronisce del campo, ma questa volta il bottino risulta di molto inferiore rispetto alla volta precedente. Dopo una settimana, entra in Filadelfia dopo averla liberata dall’assedio; viene accolto con plausi ed allegrezze. Vi si trattiene per quindici giorni; successivamente, conquista Sardi, Ninfeo, Magnesia, Culè, Tira (Thyrra), Lissa. Spedisce il suo siniscalco Corberano d’Aleto (20 cavalli e 1000 fanti) contro un contingente turco apparso nei pressi di Thyrra. Il condottiero catalano, che è anche suo genero, si scaglia contro di essi e li vince: cade ucciso sul terreno, ma fra i turchi vengono ammazzati 300 cavalieri e molti fanti. Il de Flor nomina ora come suo siniscalco Berlinghieri di Rucaforte, un altro catalano con cui ha combattuto in Sicilia: costui giunge dall’ isola con 200 cavalieri ed alcune centinaia di almogavari, apparentemente in suo soccorso, in realtà con l’obiettivo di sottentrare a corte al suo posto. Il de Flor, nondimeno, gli va incontro con manifestazioni di gioia, gli dona 10 cavalli e fa versare ai suoi uomini quattro mesi di soldo. Si porta, poi, ad Ania ed a Efeso (Ayaluk); ad Ania ha un nuovo scontro con i turchi: dei nemici sono uccisi altri 1000 cavalieri e 2000 fanti); dopo due settimane abbandona Ania e si porta al passo detto la Porta di Ferro, che separa l’Anatolia dall’Armenia. Affronta nella nuova situazione 10000 cavalieri e 20000 fanti (agosto): si getta loro addosso in testa alla cavalleria, mentre il Rucaforte ha il comando della fanteria degli almogavari. Con la vittoria, terminata con le solite depredazioni nel campo nemico, riceve l’appellativo di liberatore dell’Asia: presto, tuttavia, i “liberatori” si abbandonano a furti, rapine e violenze inaudite. Riprende la guerra contro i turchi, li sconfigge e, sempre con il Rucaforte, spinge la sua avanzata fino al monte Tavrus. I musulmani tentano di sorprenderlo nella pianura ; vengono una volta di più annientati. Il de Flor prende la via del ritorno, invece di proseguire la sua marcia fino all’ Eufrate. A Magnesia viene a sapere che la cittadinanza si è ribellata al presidio catalano ed ha massacrato i suoi uomini. Cinge d’assedio la città, la assale con le macchine ossidionali. Un ordine dell’imperatore, a seguito delle minacce dei bulgari, lo richiama, da ultimo, a Costantinopoli, per cui deve abbandonare le operazioni di assedio.

Autunno



Raggiunge Gallipoli (Gelibolu), dove si acquartiera la compagnia degli almogavari. Da Gallipoli si trasferisce a Costantinopoli. Chiede all’imperatore una forte somma, al fine di potere dare la paga alle truppe e di avere una compensazione per la perdita del suo tesoro personale, subita con la caduta di Magnesia: deve accontentarsi di un risarcimento tutto sommato modesto.

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Sbarca nel Bosforo Berengario d’Entenza, altro condottiero catalano, già da lui conosciuto in Sicilia. L’imperatore Andronico nomina megaduca anche quest’ultimo: il condottiero protesta minaccioso; gli viene allora assegnato il titolo di “cesare” e gli è offerta in feudo la parte asiatica dell’ impero, con un sussidio di frumento e di denaro, alla condizione di ridurre le truppe a sua disposizione a 3000 uomini. Si prepara a ritornare in Anatolia.

1305




Maggio



Prima di partire, è invitato dall’imperatore a prendere congedo da lui ad Adrianopoli. Vi si reca con la scorta di 300 cavalieri e di 1000 fanti. Michele Paleologo lo ospita facendo mostra di calda amicizia; per sei giorni le feste in suo onore si ripetono a corte. Il settimo, giungono ad Adrianopoli (Edirne) il capitano degli alani Gircone ed il capitano dei turcopili Melich con 9000 cavalieri. Durante un convito, entra Gircone ed assassina il de Flor a colpi di spada; gli alani, nel contempo, massacrano gli uomini della sua scorta, peraltro intorpiditi dalle lunghe libagioni alle quali si sono abbandonati durante i festeggiamenti. Sfuggono allo atermino solo 3 uomini che si rifugiano su un campanile: assaliti, si difendono; alla fine, Michele Paleologo concede loro un salvacondotto. A Gallipoli gli almogavari restanti sono assaliti dagli alani ed uccisi in gran parte. Per vendetta, i superstiti della compagnia catalana (3307 uomini, fra fanti e cavalieri) si scateneranno in Tracia agli ordini dell’ Entenza e rovineranno tutto ciò che cadrà nelle loro mani, prima di muoversi verso ovest e verso sud nella Grecia peninsolare.


CITAZIONI

-“Era stato successivamente templare, apostata, pirata, divenendo infine il più ricco e potente ammiraglio del Mediterraneo.” Gibbon

-“Uomo di grande animo e desideroso di gloria militare.” Pagano

-“Uomo abile e deciso.” Ugurgieri della Berardenga

-“Questo frate Ruggero fu l’uomo più generoso che venisse al mondo…Non vi fu nobile o cavaliero che non assaggiasse i suoi regali, e in quante fortezze capitava, pagava ai soldati gli stipendi per sei mesi.” Muntaner

-“ Si era dato alla pirateria, acquistando molta rinomanza.” Bragadin

-"Poderoso en la mar, valiente y estimado soldado, practico y bien afortunado marinero." Condeminas Mascarò

-"Comenzo a ser conocido y temido en todo el mar...Era "hombre de frontera" en un mundo de innumerables fronteras, el mas apto, per lo tanto, para la accion y la aventura." Sola

-"Fue tan valeroso que en breve tiempo fue capitan de una nave que aquel caballero (il cavaliere provenzale Vassallo) llevaba a corso." Zurita