CLAUDE
FORBIN (Claude Forbin Gardanne) Di Gardanne (Bouches-du-Rhone). Conte di Janson.
1656 (agosto) – 1733 (marzo)
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Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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La sua è un’adolescenza irrequieta, fatta di litigi e di risse: insofferente ad ogni disciplina, si segnala per le continue fughe da casa. Vuole, infatti, raggiungere Parigi per mettersi al servizio del re; la madre respinge l’idea di soddisfare tale suo desiderio. Il Forbin va a trovare un fratello più anziano, gli ruba alcuni pezzi di argenteria e si reca a Marsiglia (Marseille). Viene fatto arrestare da un orefice, cui si è rivolto per vendere tali oggetti; viene ricondotto a casa. |
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Si imbarca a Marsiglia, sulla galea di uno zio che lo trasforma in un esperto uomo di mare. Si fa notare dal maresciallo di Francia Vivonne, che ha il comando delle galee reali. |
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1675 |
Francia |
Spagna Paesi Bassi |
Inquadrato nella compagnia dei guardiamarina di Tolone (Toulon), partecipa alla spedizione di Messina. E’ presente nelle battaglie che si svolgono a Stromboli ed al largo di Augusta. |
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1676 |
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Al termine della campagna di Messina, scrive ad uno zio, che ha il comando di una compagnia di moschettieri. La sua domanda viene accolta. Combatte nella Franche-Comté e nell’Artois. |
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1677 |
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Gennaio |
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Ritorna in marina ed ha il grado di alfiere di vascello. |
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1678 |
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Ritorna in marina ed è nominato ufficiale di un vascello ancorato a Brest. Poiché non riesce ad imbarcarsi, ritorna a Tolone; qui incontra il cavaliere de Gourdon con il quale ha avuto un litigio l’anno precedente. Lo uccide in duello. Il parlamento di Aix-en-Provence lo condanna alla decapitazione. Il re Luigi XIV gli concede il perdono: deve, tuttavia, usare l’identità di un fratello per restare nella marina, in quanto ne sono esclusi, senza eccezioni, coloro che hanno preso parte ad un duello. I duelli, d’altra parte sono per il Forbin una tradizione famigliare e sono da tutti considerati come una prova di coraggio: due prozii vi hanno perso la vita. Il Forbin è segnalato a Brest, a Tolone ed a Rochefort. |
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1679 |
Francia |
Spagna |
Prende parte ad una campagna sulle coste portoghesi. |
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1680 |
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Si imbarca nella squadra del viceammiraglio d’Estrées per un viaggio nelle Indie Occidentali. Approda a Port Gouavo, ove ha modo di conoscere il capo dei filibustieri locali, il Grammont, un francese appena tornato dal saccheggio di Maracaibo con un immenso bottino. Fa ritorno in Francia e si ferma a Tolone. |
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1682 |
Francia |
Algeri |
Sale sulla flotta del Du Quesne e prende parte al bombardamento di Algeri. |
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1683 |
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E’ ancora impegnato sulle coste algerine. |
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1684 |
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Gennaio |
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Ritornato a corte al termine della missione, viene nominato luogotenente di vascello. Arriva a Rochefort e si imbarca su una fregata. Gli è assegnato il compito di condurre il marchese di Torcy in Portogallo: il diplomatico deve raggiungere tale nazione per portare le congratulazioni del sovrano francese al re Pietro. Poiché il Forbin ama il gioco d’azzardo e non dispone del denaro sufficiente per fare fronte alle sue esigenze, non si lascia sfuggire ogni occasione di guadagno. Con un prestito avuto da uno zio, acquista una partita di zafferano, un tipo di spezia allora di grande valore, e la rivende a Lisbona ad un prezzo due volte superiore a quello cui l’ha comperata. Investe il ricavato in una partita di tabacco brasiliano acquistata a Lisbona e cerca di portarla a bordo della sua nave che sta per ritornare in Francia. Il capitano dell’imbrcazione non gli permette di caricare il prodotto, per cui deve ripiegare sul “Traversier”, una tartana che si accompagna alla fregata. Durante il viaggio, tale bastimento finisce preda di un corsaro della Biscaglia. Il Forbin si consola della perdita con 200 pistole (circa 2000 lire tornesi), ricevute per portare in salvo sulla fregata una famiglia ebrea in fuga dal Portogallo, dove l’inquisizione in quegli anni agisce in modo particolarmente feroce. Il Forbin è segnalato, successivamente, a Rochefort ed in Provenza (Provence) per affari famigliari; si porta, infine, a corte per sollecitare il suo impiego. |
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1685 |
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Febbraio settembre |
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Agli inizi dell’anno, si unisce alla missione diplomatica guidata dal cavaliere di Chaumont e diretta nel regno del Siam. Ne fanno parte anche l’abate di Choisy, sei gesuiti e quattro missionari lazzaristi. A marzo, i due vascelli (il Forbin è imbarcato sull’”Oiseau”) doppiano il Capo di Buona Speranza; l’arrivo nel paese orientale avviene a settembre, sei mesi dopo la partenza da Brest. Lo Chaumont lo manda in avanscoperta con un missionario nella capitale, al fine di annunciare al re siamese l’arrivo della missione francese. I religiosi hanno, infatti, riferito al re di Francia che il sovrano di quel paese vuole convertirsi al cristianesimo e che, soprattutto, dispone di enormi ricchezze. Il Forbin comprende subito che, al contrario, il paese è povero e che i ricchi doni inviati in Francia non sono altro che un’esca per guadagnare l’appoggio della Francia nella regione indiana. Ha il sospetto che i religiosi siano stati corrotti per sostenere la causa del sovrano siamese: non riesce a nascondere la sua diffidenza. Se ne avvede l’ambizioso primo ministro del re, un greco di Cefalonia (Kefallinia), di nome Constance Phaulcon, che, desideroso di consolidare il suo potere, consiglia il re di nominare il Forbin grande ammiraglio, generale degli eserciti reali e governatore di Bangkok. Il Forbin oppone inizialmente una certa resistenza al progetto; lo Chaumont, il quale è sostenuto dai gesuiti desiderosi di un’entratura per il proselitismo religioso in Siam, anche a scapito della missione lazzarista, gli ordina di accettare. Nelle sue memorie il Forbin si dirà scandalizzato da tali intrighi; tuttavia il titolo di ammiraglio del Siam, “Opra Sac Disom Cram”, è un fregio di cui sarà sempre fiero. Riceve in dono 36 schiave, 2 elefanti e tanti altri regali che sono tutti accettati. |
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1686 |
Siam |
Portogallo |
In Siam si annoia. La caccia con l’elefante, la costruzione delle fortificazioni di Bangkok, qualche scaramuccia con i portoghesi lo tengono occupato, ma non sono sufficienti per le sue aspirazioni. Gli manca Versailles e teme la corte siamese, dove 400 boia sono al lavoro ogni giorno senza interruzioni. Il Phaulcon incomincia ad odiarlo e cerca di farlo avvelenare. Deve confrontarsi con una rivolta di musulmani; riesce a domarla, ma rimangono uccisi 300 siamesi: il Forbin viene considerato responsabile della strage compiuta dall’equipaggio di una galea di Macau. Chiede congedo di abbandonare il paese; la sua partenza dal Siam, sarà seguita poco dopo dall’uccisione del primo ministro greco. Finisce in tal modo l’influenza francese in tale paese. |
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1688 |
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Luglio |
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Rientra in Francia. A corte si rivela maestro nell'affabulazione e nel raccontare le sue imprese. Guadagna il grado di capitano ed una pensione di 400 scudi l'anno. Si trasferisce a Brest e naviga agli ordini di un fratello come suo secondo. |
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1689 |
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In proprio |
Spagna Paesi Bassi |
A Dunkerque, con la patente di corsaro del re di Francia: gli viene affidato il comando di una fregata di 16 cannoni, la "Railleuse". Si imbatte fra Douvres e Calais in 3/4 piccoli bastimenti di Ostenda (Oostende), li intercetta, li conduce a Dunkerque e li confisca a favore del re a causa della guerra in corso tra francesi e spagnoli. Si affianca, di seguito, a Jean Bart che comanda una fregata di 24 cannoni, La loro prima missione consiste nel recuperare un carico di polvere da sparo, piombo e miccia dai porti di Brest e di Le Havre. Il Bart è al comando della fregata “La Railleuse” ed il Forbin guida la fregata “Serpant”. I due corsari devono stare in guardia da 6 fregate olandesi, la cui azione è coordinata dal viceaammiraglio Van der Putten all’altezza di Plymouth, e da 6 vascelli inglesi che incrociano nella Manica. Il comando della squadra spetta al Bart: la convivenza fra i due personaggi non risulta delle più facili, anche se entrambi sono uniti dal coraggio e dell’audacia. I due sfuggono alle insidie degli avversari; attaccano, di seguito, un corsaro olandese che ha a sua disposizione 14 pezzi di artiglieria: Gli catturano la nave e la conducono a Brest con il suo capitano dopo un sanguinoso scontro. Passano, infine, ad Havre-de-Grace, ed in tale porto sono informati della dichiarazione ufficiale di guerra della Francia all’Inghilterra ed ai Paesi Bassi. |
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Maggio |
In proprio |
Inghilterra |
Il Bart chiede al Patoulet, l’intendente marittimo di Dunkerque, di aggiungere un terzo vascello alla coppia già assegnata a lui ed al Forbin. Motiva la richiesta dal punto di vista della tattica di combattimento: i convogli olandesi vengono, infatti, scortati da una o due navi da guerra. Con la disponibilità di 3 vascelli, secondo i due corsari, si sarebbe potuto cercare di catturare le navi nemiche con maggiori probabilità di successo. Il ministro della marina Seignelay non comprende il valore della proposta. Il Bart ed il Forbin non rinunciano al loro progetto e salpano pronti a fare prede; all’uscita del porto di Le Havre devono farsi carico della scorta di un convoglio di 20 navi mercantili. Nei pressi di Casquettes, si imbattono in 2 vascelli inglesi, il “Nonsuch” ed il “Sans Pareil”, che dispongono, rispettivamente, di 48 e di 44 cannoni. I due corsari francesi decidono di difendersi; armano i 3 più grossi mercantili, prendono marinai dagli altri bastimenti ed ordinano a questi ultimi di attaccare uno dei due vascelli, mentre essi avrebbero assalito l’altro. Il Forbin ed il Bart sono sul punto di impadronirsi del vascello inglese preso di mira, quando anche il secondo viene loro contro per aggredirli: i tre vascelli mercantili francesi, infatti, hanno preso la via della fuga anziché scegliere quella del combattimento. Feriti, vengono obbligati alla resa dopo un combattimento che comporta forti perdite ad entrambi i contendenti. I loro equipaggi sono pressocché massacrati, le loro navi distrutte: il convoglio francese, in ogni caso, è riuscito a sfuggire alla cattura. I due corsari sono condotti prigionieri in Inghilterra e rinchiusi in carcere a Plymouth. |
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Giugno |
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Il Bart ed il Forbin non restano a lungo in prigione: contattano il proprietario di un battello di Ostenda fermo nel porto e costui procura loro una lima, dei viveri, una bussola ed una barca. Segano le sbarre della loro cella ed evadono, dopo undici giorni, in una notte senza luna con il medico e due mozzi. Guadagnano la costa francese a remi; sbarcano a Erquy, ad ovest di Sant-Malo, e mentre Jean Bart si porta a Dunkerque, Forbin si reca a corte a Versailles, dal ministro della marina Seignelay.: il ministro della marina, da parte sua, ha già inutilmente proposto agli inglesi lo scambio per recuperare i due corsari e resta stupefatto quando gli viene riferito che il cavaliere di Forbin gli sta domandando udienza in anticamera. |
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In proprio |
Inghilterra |
Arma una fregata, la “Marseillaise” ed incrocia all’ingresso della Manica. Abborda un vascello mercantile inglese; il mare è in tempesta e la preda gli sfugge di notte. La violenza del mare è tale che la sua nave si incaglia su alcuni scogli: affogano i marinai ammalati, da lui posti in precedenza fra i due ponti. Riesce a liberarsi dalle strette e punta sulle coste irlandesi, al porto di Ducanon: su 230 uomini di equipaggio iniziali, ne rimangono vivi alla fine della navigazione solo 65. Non potendo continuare la guerra di corsa con così pochi uomini, il Forbin carica la nave di cuoio, sego e lana e trasporta tali prodotti in Francia: ne ricava un utile di 12000 lire. Il suo arrivo provoca stupore a Brest, perché nella tempesta è stato dato per affondato, come è successo per altre numerosissime navi. |
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1690 |
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Luglio |
Francia |
Inghilterra Paesi Bassi |
E’ capitano del “Fidèle”, un vascello regio armato con 52 cannoni: alla guida della flotta c’è il Tourville. Dalle sue memorie si evince il disappunto provato di fronte a quella che ritiene l’imperizia del suo capitano nella battaglia di Béveziers. Nel corso dello scontro insegue una nave olandese a tre ponti e la forza a riparare in un piccolo porto della Manica. |
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A Dunkerque con il Bart. Viene incaricato della costruzione e dell’armamento della “Perle”, un veliero forte di 52 cannoni, un vascello di terzo rango. |
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1691 |
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Con la morte del Seignelay e la sua sostituzione a ministro della marina con il Ponchartain, il Bart ripresenta un vecchio progetto, la creazione di una squadra leggera. Il sovrano approva la proposta. Il Forbin è spedito a Dunkerque per armarvi 8 piccoli vascelli da guerra. |
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Le navi non possono salpare dal porto a causa del blocco nemico. Nonostante tutto, il Forbin è in grado di uscire di notte con il Bart, di cui è secondo. Il giorno seguente, di sera, i due corsari si imbattono in 4 vascelli, 3 mercantili ed uno da guerra (che dispone di 44 cannoni) di scorta per i primi: tutte le imbarcazioni sono inglesi. I due corsari attaccano la nave da guerra e se ne impossessano con i mercantili. Incaricano una loro fregata di condurre le prede a Bergen in Norvegia, perché la Francia è in pace con la Danimarca. Giorni dopo, incontrano una flotta di pescatori di aringhe, che viaggia sotto la protezione di un vascello olandese. Catturano il legno di scorta ed ottengono la resa dei pescatori; costoro verranno tutti portati a bordo delle fregate francesi per essere sbarcati, più tardi, sulle coste inglesi; le loro barche saranno tutte date alle fiamme. |
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I due corsari incrociano lungo i litorali della Scozia, saccheggiano e bruciano qualche villaggio. Una tempesta separa la nave del Forbin dal resto della squadra; brucia altri 4 bastimenti inglesi durante il viaggio, finché ritrova il Bart a Bergen, mentre fa baldoria in una taverna. I danesi gli hanno confiscato le prede; è il Forbin a risolvere il problema; indossa un elegante abito blu e si spaccia per un figlio naturale del re di Francia. Si rifornisce di vettovaglie a Bergen e rientra a Dunkerque con il Bart: di seguito si recherà a Versailles per difendere il comportamento del suo compagno, che è stato accusato di avere fatto mettere ai ferri il viceintendente di bordo. Si assume la responsabilità dell’accaduto; il Bart viene premiato con una borsa di denaro. |
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1692 |
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Chiede di lasciare Dunkerque e di essere trasferito a Brest, perché non vuole più sottostare agli ordini del Bart. |
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Giugno |
Francia |
Inghilterra |
Monta a Brest sul vascello “Perle” e si collega con la flotta del Tourville. Prende parte alla battaglia navale di La Hougue, dove la marina francese è sgominata dagli avversari. Il Forbin, ferito al ginocchio, riesce a mettersi in salvo a Saint-Malo. |
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Il suo vascello è riparato: si collega con le navi del Des Angiers e del d’Ivry all’imboccatura della Manica: si scontra con una flottiglia olandese che naviga con la scorta di 2 vascelli da guerra di 44 cannoni e di 40, rispettivamente. Questi sono conquistati all’abbordaggio; sono pure catturate 3 navi mercantili: ritorna a Brest con le prede. Qui incontra il marinaio di Ostenda, che lo ha aiutato assieme con Jean Bart a fuggire anni prima da Plymouth: il marinaio è stato fatto prigioniero da un vascello francese. Il Forbin lo fa liberare e gli dona 10 luigi, affinché possa raggiungere il suo paese. Anch’egli rientra in Provenza, perché la sua ferita si rivelata più grave del previsto. |
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1693 |
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A Brest con la flotta. L’armata, guidata dal Tourville, forte di 75 vascelli, è in navigazione verso Gibilterra, dove ha un appuntamento con la squadra di Tolone, che è comandata dal conte d’Estrées. Il Tourville getta l’ancora nella rada di Lagos, in Portogallo. Al Forbin, che si trova a bordo del “Perle”, vengono affidati compiti di esploratore. Dopo alcuni giorni, compare un convoglio mercantile di oltre 150 vele. A suo dire ( il dato lo si desume sempre dalle sue memorie), il Tourville commette alcuni errori di manovra, per cui la flotta francese arriva sul convoglio nemico in svantaggio di vento, dando in tal modo la possibilità ad una parte delle navi nemiche di fuggire: sono distrutti o catturati, in ogni caso, 2 vascelli da guerra e 73 navi mercantili. |
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1694 |
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Ha l’incarico di sorvegliare le coste di Bayonne. |
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1695 |
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Comanda una batteria a Tolone. Muore suo fratello e non resta a lungo in tale località. |
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Francia |
Corsari olandesi |
Ha il comando del vascello “Marquis”, con il quale contrasta nei pressi di Malta i corsari olandesi di Vlissingen, che si sono spinti nel mare Mediterraneo. La sua nave deve unirsi con quelle del Pallas, suo superiore di grado. Ha l’ordine di scortare un convoglio in Levante. Il Pallas rifiuta di prendere a bordo un gruppo di cavalieri dell’ordine gerosolomitano e di farlo scendere a terra a Malta, sebbene che l’isola si trovi sulla sua rotta. Il Forbin, viceversa, accetta l’incombenza, soprattutto per dimostrare la sua autonomia: quando sbarca costoro, è salutato con alcune salve di cannone. Il Pallas s’inalbera, perché interpreta la sua condotta come un atto di insolenza nei suoi confronti; il Forbin lo calma passandogli parte del compenso ricevuto per il trasporto. La loro missione prosegue; superano le isole ioniche, giungono, poi, nel sud del Peloponneso, e si pongono di fronte a Cerigo (Kithira), dove sorge una base fortificata dei veneziani. Incrociano un vascello olandese a 3 ponti (68 cannoni e 260 uomini di equipaggio), che proviene da Smirne (Izmir) con un ricco carico. Il Forbin decide l’abbordaggio della nave; il Pallas si oppone a causa del mare grosso, per cui preferisce bombardare gli avversari da lontano. Il tiro nemico è efficace e provoca larghi vuoti nella nave del Forbin. Il capitano decide allora di agire autonomamente, si porta all’attacco e fa suo il vascello nemico: a bordo è trovato un bottino che vale 2 milioni. Il Forbin si beffa del Pallas; l’ammiragliato dichiarerà buona la preda e gli verrà assegnata parte del bottino. Fra i prigionieri è trovata una donna di Ginevra timorosa della sorte del marito; i suoi uomini gli dicono di avere saputo da alcuni ebrei, che si sono imbarcati con lei, che la donna nasconde sul suo corpo dei ricchi gioielli. Il Forbin non si cura di tali voci e fa sbarcare moglie e marito a Cefalonia. Sbarca anch’egli nell’isola e si incontra con un fratello del primo ministro siamese da lui conosciuto dieci anni prima; informa costui che il fratello ha depositato in Francia una grossa somma a favore del padre e gli dà alcuni consigli sul come recuperarla. Lo prende a bordo e lo accompagna a Parigi. |
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1696 |
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Francia |
Corsari barbareschi |
Ha l’ordine di armare 2 vascelli al fine di dare la caccia ai corsari barbareschi e di proteggere il commercio francese. Ha anche il compito di recarsi ad Algeri per la stipula di un trattato di pace che, fra le altre cose, proibisce alle navi francesi di accogliere a bordo schiavi cristiani; da Algeri, deve, successivamente, recarsi a Cefalonia e, da qui, rientrare in Francia con il vascello olandese catturato l’anno precedente. Durante il viaggio per Algeri fa suo un mercantile inglese e lo spedisce a Tolone. Giunto nella rada di Algeri, molti schiavi cristiani si rifugiano a nuoto nel suo vascello; altri annegano; molti altri ancora si sono gettati in mare ed implorano il suo soccorso. Il Forbin fa mettere in acqua un canotto, il cui tagliamare è collegato con una cima di 400 braccia alla sua nave. Quando gli algerini si mettono ad inseguire gli schiavi con i loro natanti, vedono la scialuppa fuggire all’improvviso davanti loro a forte velocità, senza che nessuno sia ai remi. Gli algerini protestano e reclamano la restituzione dei fuggitivi; egli fa dire loro che hanno avuto la traveggole, perché solo un grosso pesce può andare così veloce senza remi e che su un vascello del re di Francia vige la libertà. |
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In proprio |
Corsari barbareschi |
Naviga verso Cefalonia. A metà del canale tra le isole Baleari e la Sardegna, riconosce una nave corsara della Barberia. Le dà la caccia e la raggiunge: è un piccolo veliero con un equipaggio di 13 uomini, che il tempo cattivo ha spinto al largo dalle coste della Catalogna. Il corsaro ha una regolare patente di Algeri; il Forbin prende a rimorchio il corsaro per trasportarlo sulle coste algerine e lo fa curare dal suo medico di bordo. Quest’ultimo, tuttavia, preferisce troncare la cima che lo sta trascinando e darsi alla fuga. Il Forbin lo lascia andare al suo destino. |
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In proprio |
Corsari spagnoli |
Scorre nel mare Mediterraneo alla ricerca di 2 corsari di Maiorca (Mallorca): un vascello è armato con 24 cannoni, l’altro solo di 8. Il Forbin inalbera la bandiera inglese per trarli in inganno; costoro non cadono nel tranello e trovano rifugio sotto il forte di Roccella, in Calabria. Si avvicina alle due navi, finché gli è consentito dal fondale; sfodera la bandiera gigliata ed inizia a bombardare il nemico. Dal forte partono colpi di cannone contro la sua nave; il Forbin ha la meglio e costringe gli equipaggi nemici a gettarsi a terra. Proseguendo nella sua azione, si impossessa di un bastimento che proviene da Messina: questo si arrende appena vede sventolare la bandiera inglese. Sale a bordo di tale nave e si fa passare per inglese. Un colpo di cannone colpisce inavvertitamente la santabarbara della possibile preda ed il bottino svanisce. Dai superstiti si scopre che anche tale vascello, che ha a bordo 130 uomini, è una nave corsara di Napoli. |
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1697/ 1698 |
Francia |
Spagna |
Monta il vascello “Hereux Retour”. Collabora con il d’Estrées all’assedio di Barcellona. Con la capitolazione della città, rientra a Tolone. Il d’Estrées lo invia a Genova di scorta a numerosi mercantili. Con la pace di Riswyck, rientra in famiglia. Dopo qualche mese si trasferisce a corte, a Versailles. Si ammala. Il cardinale di Janson, suo parente, gli manda un medico che gli ordina una serie di salassi. Si rifiuta di sottostare alle indicazioni e guarisce; altri, al contrario, che seguiranno il parere dello stesso medico, moriranno. |
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1699 |
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E’ insignito della croce di cavaliere dell’ordine di San Luigi. |
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1700 |
Francia |
Algeri |
Viene armata una squadra per proteggere i convogli mercantili dai corsari algerini. Naviga da Tolone alla volta di Cadice (Cadiz); nei paraggi di Malaga si imbatte in 5 vascelli barbareschi che issano un vessillo bianco. Il francese chiede loro conto di ciò, dato che il bianco è il colore della sua bandiera: i barbareschi affermano che sono portoghesi e che hanno un verssillo dal colore simile a quello francese. Il Forbin li lascia inizialmente andare, fino al momento in cui da una nave corsara riesce a gettarsi in mare uno schiavo cristiano, che viene tirato su a bordo del suo vascello. |
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1701 |
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Francia |
Corsari barbareschi |
E’ armata a Brest una squadra di 9 vascelli affinché si porti nel mare Mediterraneo e dia la caccia ai corsari barbareschi agli ordini del marchese di Villars. Ha il comando della nave “Téméraire”. Incrocia per molti mesi nel mare Mediterraneo. |
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Agli inizi dei mesi invernali la squadra disarma a Tolone. Nel periodo il Forbin risulta vittima di un’avventura sgradevole. Una donna da lui già corteggiata, lo accusa di rapimento e lo cita in giudizio. Per sua fortuna, è in grado di provare che la donna in passato, per farsi sposare, ha lanciato accuse dello stesso tipo ai danni altri uomini. |
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1702 |
In proprio |
Impero Venezia Inghilterra |
Gli è assegnato il compito di intercettare nel mare Adriatico i convogli di vettovaglie destinate al principe Eugenio di Savoia, le cui truppe si trovano in Lombardia. Le derrate provengono dai porti di Fiume (Rijeka), di Trieste, di Buccari e di Segna (Sejni). Inizia la caccia con il “La Perle”, una piccola fregata d’appoggio da 16 cannoni ed un’altra piccola fregata con 8 pezzi d’artiglieria. La sua base è Brindisi, dove assume la bandiera spagnola. Il Clairon, che comanda la sua nave appoggio, sbarca nell’isola di Queché, che è controllata dai veneziani, e vi viene ucciso con altri 30 uomini dagli imperiali mentre a terra sta assistendo alla messa: si salvano solo sei marinai. Il Forbin si reca dal governatore veneziano e protesta energicamente per ciò che è accaduto; non avendo avuto una risposta soddisfacente, si sposta a Venezia, incontra il proprio ambasciatore Charmon e gli riferisce il fatto; si rivolge pure per lo stesso motivo al cardinale d’Estrées. Il prelato lo rimprovera con mala grazia perché si è intromesso in cose che non gli competono, giacché il suo compito consiste nel bloccare i rifornimenti agli imperiali. Si reimbarca ed assale tutte le navi, anche veneziane, cariche di vettovaglie destinate ai nemici. Viene raggiunto da altre 2 fregate: i veneziani proibiscono che nei loro porti siano rifornite le navi francesi. Il cardinale di Janson gli fa, allora, trovare delle vettovaglie ad Ancona in un momento in cui si trova in particolari angustie. Incrocia ancora a lungo senza potere mai scendere a terra: cattura un vascello imperiale e 2 barche cariche di sale; arresta, pure, diverse navi della Serenissima, di cui fa gettare in mare i viveri e le munizioni trovati a bordo. Il re di Francia, a seguito delle proteste dei veneziani, lo fa rimproverare ufficialmente per il suo comportamento; in privato gli ordina di continuare nelle sue razzie. Ora non si accontenta più di gettare in mare derrate e munizioni come ha fatto in precedenza; incomincia ad incendiare i bastimenti. Con la sua piccola squadra blocca il porto di Trieste. L’ambasciatore imperiale noleggia un vascello inglese di 50 cannoni, che è ancorato casualmente nel porto di Venezia: si pensa di fare attaccare il Forbin da tale nave e da una fregata veneziana con 26 pezzi di artiglieria. Il Forbin viene avvisato di tale minaccia: non avendo a disposizione che una fregata con 16 cannoni, una con 12 ed una con 10, è fatto ritirare a Brindisi dal cardinale d’Estrées che, per tale fatto, si aspetta una contropartita dai veneziani. Quando l’uomo di chiesa si accorge di essersi ingannato, richiama il Forbin nell’alto Adriatico. Arriva, nel frattempo, da Tolone in suo rinforzo una fregata da 50 cannoni con a bordo alcuni esperti artiglieri; il Forbin rimanda in Francia le 2 navi più piccole e si muove con tale vascello, il cui comando è stato assegnato al Renon des Chiens. Si imbatte in un convoglio che trasporta frumento per le truppe del principe Eugenio: cattura 8 vascelli, sia imperiali che veneziani, e li fa condurre a Brindisi; altri ne prende il giorno seguente. I marinai fatti prigionieri vengono imbarcati su delle scialuppe e le loro navi sono incendiate. Intercetta una fregata veneziana di 26 cannoni, che è diretta a Buccari e la dà alle fiamme; come risultato di tutte queste operazioni, il vascello inglese è lasciato libero dagli imperiali per rientrare nel porto di Venezia. Il Forbin decide di incendiare anche questa imbarcazione, il cui capitano ha promesso di tagliargli gli orecchi. Lascia la sua squadra alla fonda nell’isola di Cherso; fa mettere in mare 2 scialuppe ed un canotto; vi imbarca 50 uomini forniti di coccarde bianche; approfitta del mare calmo e del chiaro di luna ed entra nel porto di Venezia. Inganna 2 pescatori trovati nei pressi e si fa da essi indicare il posto in cui si trova ormeggiato il vascello; nessuno fa caso al passaggio dei tre natanti, di cui due carichi di uomini. Può così avvicinarsi alla nave, riconoscibile per un grande leone dorato collocato a poppa; la abborda. Vengono ammazzate alcune sentinelle trovate semiaddormentate; dopo un breve combattimento il Forbin sale sul castello di prua, entra nella camera del consiglio e costringe il capitano ed i suoi famigliari alla resa. I marinai sopravissuti si gettano in mare; 27 prigionieri, fra cui il capitano ed i suoi parenti, sono fatti salire sul canotto; la nave è data alle fiamme con delle camicie imbevute di zolfo. Il vascello salta in aria e sveglia con il suo scoppio tutta la città di Venezia. Il cardinale d’Estrèes si congratula per scritto per la sua impresa; l’ambasciatore francese (almeno in un primo momento) lo redarguisce con asprezza perché con la sua azione ha messo in pericolo la vita dei suoi concittadini che risiedono nella città lagunare. Le autorità della Serenissima inviano a bordo della sua nave un loro emissario con il console di Francia, allo scopo di lamentarsi per l’atto di guerra: alle accuse, egli replica con altre accuse. Il Forbin persevera nella sua strategia: un suo bastimento avvista un vascello veneziano, su cui si trova il provveditore del Golfo. Fa intimare a costui di portarsi sulla sua nave: lo riceve con cortesia e dà la colpa dell’accaduto al troppo zelo dei suoi ufficiali. Alla partenza di costui, lo fa salutare con una salva di 9 colpi di cannone; gli è risposto con una pari salva di colpi. Incendia sempre le navi che trova senza salvacondotto francese; alla fine, il cardinale gli ordina di desistere da tale misura. Si porta allora davanti a Trieste; gli sparano contro dai forti. Bombarda nottetempo la città con dei proiettili incendiari e distrugge alcune case. Sul molo si trova una batteria con 14 pezzi di artiglieria; con un canotto ed una scialuppa, sulla quale sono imbarcati 40 uomini, avanza verso la postazione e scopre che non vi è nessuno alla sua guardia. Risoluto a prendere vantaggio dallo stato di terrore in cui sono caduti gli abitanti, pensa di effettuare un nuovo sbarco per entrare in Trieste. E’ distolto dal progetto dall’arrivo di 2 galeotte e di 2 brigantini che gli sono stati inviati dal viceré di Napoli; con tali navi si dirige a Mesola, sul Po, per distruggervi un castello che serve da magazzino per l’armata imperiale in Italia. Entra nel territorio pontificio e vi provoca una fuga generale; sono bruciati alcuni battelli sul fiume; invia in avanscoperta alcuni osservatori che gli riferiscono come il castello sia ben difeso. Ritorna in fretta nel mare Adriatico, inseguito dalle proteste diplomatiche dei pontifici; punta su Fiume. Penetra di notte nel porto, si impadronisce di Laurana ed impone agli abitanti il pagamento di una taglia; nel contempo, i suoi marinai si danno al saccheggio di alcune abitazioni, mentre il disordine incombe nelle file dei suoi uomini. Stabilisce di mettere a fuoco la località, le cui case sono per lo più di legno; brucia anche la chiesa in cui un soldato salva, a rischio della vita, il ciborio con tutte le ostie. Tutto ciò che è stato rubato nella chiesa è da lui fatto restituire. Sale a bordo della sua nave il console francese di Ragusa (Dubrovnik), che ha appena lasciato Fiume: il Forbin chiede agli abitanti 100000 scudi per risparmiare la città dal bombardamento, a titolo di riconoscimento parziale delle spese di guerra; riduce la richiesta a 40000 scudi e fa portare a Fiume il ciborio con le ostie salvate dall’incendio di Laurana. Durante le trattative, gli abitanti ricevono rinforzi dagli imperiali e sparano contro le sue navi, rendendo in tal modo inutile la missione del console. A causa della stagione avanzata, il Forbin rientra, infine, in Francia. Ad Antibes vede 12 galee francesi che trasportano dall’Italia il re di Spagna nei suoi stati: vuole salutare il sovrano nei modi consueti; un suo cannone scoppia ed uccide molti uomini del suo equipaggio. Una scheggia, pesante più di 100 libbre gli passa sotto il mento e gli provoca alcune contusioni. Sbarca a Tolone; qui si incontra con il re di Spagna, che gli fa dono di una spada d’oro e di alcuni diamanti. Mentre è a Tolone, la corte decide di venire incontro alle proteste dei veneziani nei suoi confronti: gli viene, così, tolto il comando della spedizione nel mare Adriatico e questo sarà, invece, concesso al Du Quesne Monier. |
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1703 |
Francia |
Corsari olandesi |
Si reca a Versailles, dove spera in una promozione per i servizi resi ai danni degli imperiali. Si scontra invece con il ministro della marina; è accusato di malversazioni e di essersi trattenuto i denari delle taglie, specie i 100000 scudi di Fiume. Viene allestita una nuova flotta ed il suo comandante, il conte di Tolosa (Toulouse), gli offre il governo di un vascello. Il ministro Pontchartrain interviene e, in un primo momento, gli fa togliere ogni comando; assume nuove informazioni e queste gli fanno comprendere la buona fede del Forbin. In un successivo incontro gli fa dare 500 scudi e gli dà il comando del “Témeraire”; è spedito a Tolone. Ha il compito di proteggere in Levante il commercio, nuovamente preso di mira dai corsari olandesi di Vlissingen. Si reca più volte a Malta e trasporta in Francia diversi cavalieri dell’ordine gerosolomitano. |
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1704 |
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Salpa da Tolone per proteggere un convoglio di mercantili in partenza da Marsiglia. Si eleva una terribile tempesta, che disperde le navi; il Forbin ripara a Rosas e vi trova uno dei legni i da lui scortati; sa, inoltre, che altre 2 navi si sono rifugiate a Barcellona; si reca in tale porto, li recupera e li conduce a destinazione. Accompagna i mercantili fino a Malta; da qui rientra in Francia con altri vascelli. Giunto a Tolone, ha la disposizione di scortare in Levante un nuovo convoglio. Giunto nell’arcipelago, si imbatte in un vascello di 70 cannoni con 300 uomini di equipaggio. E’ veneziano ed è distaccato dal resto della squadra comandata dal provveditore generale della flotta. Il Forbin chiede che la nave renda il saluto al suo gonfalone; lo ottiene subito, allorché il capitano veneziano sa chi ha di fronte. A bordo della nave di quest’ultimo vi sono imbarcati come membri dell’equipaggio 90 francesi; costoro, secondo i trattati vigenti tra Francia e Venezia, non vi dovrebbero essere a bordo. Il capitano della Serenissima ha paura della sua reazione e gli fa consegnare tali uomini. Giorni dopo il Forbin ripete il medesimo intervento con un’altra nave veneziana. Alte lamentele si alzano ancora una volta da Venezia per la sua tracotanza. Riparte per la Francia; una burrasca lo spinge nel porto di Cagliari. Il viceré di Sardegna ha la cattiva abitudine, nonostante che gli sia stato proibito dal re di Spagna, di vessare le navi che entrano in porto con il ricorso a continue ispezioni: il Forbin minaccia rappresaglie nel caso che si verifichino siffatti tentativi. Prosegue per Tolone; riprende il mare e protegge con la sua presenza un nuovo convoglio. A Malta ed ancora a Tolone. Ottiene un congedo di tre mesi per motivi famigliari. |
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1705 |
Francia |
Inghilterra Paesi Bassi |
Con la morte di Saint-Paul Hécourt, grazie alla protezione del conte di Tolosa e di suo zio, il cardinale di Janson, ha il comando della squadra del Nord, raccogliendo in tal modo l’eredità di Jean Bart e del Saint- Paul. Si porta a Dunkerque. Si organizza ed inizia la caccia ai nemici con una decina di navi. All’altezza di Ostenda intercetta un convoglio inglese di 40 bastimenti che proviene dai porti olandesi: esso è scortato da un vascello da guerra e da 2 fregate. Attacca e cattura 10 navi; invia le prede a Dunkerque e prosegue nella guerra di corsa. Presso l’isola di Texel si imbatte in un convoglio olandese protetto da 4 vascelli; si prepara all’assalto quando scorge all’orizzonte una squadra di 15 vascelli da guerra olandesi. Si dà alla fuga e scorre sulle coste inglesi. Impedisce alla flotta diretta in Russia di lasciare i porti; incendia una cinquantina di barche di pescatori di aringhe e si dirige verso un porto norvegese per rifornirsi di vettovaglie e di munizioni. Per sfuggire alla sorveglianza di una squadra inglese di 12 vascelli, rientra in Francia seguendo le coste della Scozia e dell’Irlanda. Si impossessa di un vascello olandese di 56 cannoni che trasporta 60000 scudi d’argento e fa altre prede; nei pressi di Brest cattura 2 navi con i loro carichi. |
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1706 |
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………….. |
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Entra nella Manica; si imbatte nella squadra inglese di 12 vascelli e si dà ancora alla fuga mettendo le prue verso nord. |
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Ottobre |
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Esce da Dunkerque con 2 piccoli vascelli; incrocia al largo di Dogger Bank allorché compare il convoglio olandese del Baltico che è protetto da 3 vascelli. La scorta accetta il combattimento: di tali navi, quella di coda, il vascello “Hardenbroeck” (52 cannoni), è preso all’ abbordaggio dalle fregate leggere dell’Hannequin e di François Bart (figlio di Jean); il “Raaf” salta in aria a seguito delle bordate del “Mars” e del “Blackwall”; il “Groeningen”, danneggiato dal “Jersey” del marchese di Lanquetot, affonda. I bastimenti mercantili, al contrario, riescono a mettersi in salvo. |
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1707 |
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Maggio |
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Salpa da Dunkerque per un nuovo colpo di mano. Un convoglio inglese, protetto da 4 vascelli di linea, trasporta a Lisbona e nelle Indie occidentali truppe e munizioni. Lo agguanta nella Manica ad ovest di Beachy Head. Il Forbin dispone di 8 vascelli: questi assalgono le navi di scorta inglesi due alla volta: l’”Hamptoncourt” (70 cannoni) non ha la capacità di resistere, il “Grafton”, di pari forza, viene conquistato, il “Royal Oak” riesce a districarsi dall’attacco, mentre il “Salisbury” è preso dopo che il suo capitano decede nel corso della battaglia. Alla fine, le fregate corsare si impadroniscono anche di 22 navi mercantili. La vittoria costa ai francesi la perdita di 220 uomini. Come conseguenza del risultato positivo, al Forbin viene riconosciuto ufficialmente il brevetto di caposquadra. |
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Giugno |
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Il suo obiettivo è quello di colpire i convogli inglesi, olandesi e di Amburgo che partono ogni anno da Sant’Arcangelo, sul mar Bianco, in Russia, un mare ignoto alle navi francesi. Chiede invano al ministro della marina l’ingaggio di piloti olandesi o di Amburgo che conoscano tali acque. Spera di trovarne lui stesso tra i prigionieri delle prede che cattura. Inganna gli inglesi facendo diffondere false informazioni, dalle quali risulterebbe essere diretto a Dunkerque; punta invece sulle isole Faroer e vi giunge con le sue navi a bordo del “Mars”. |
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Luglio |
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Si impadronisce di 19 navi a Kilduin. Raggiunge Brest dopo un gran viaggio a nord della Scozia ed a ovest dell’Irlanda. |
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Ottobre |
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Salpa da Brest con il Duguay-Trouin; ciascuno dei due corsari è alla testa di 4 vascelli e di 2 fregate. Attendono nella Manica un convoglio di 125 vele, protetto da 2 vascelli a tre ponti da 80 e 86 cannoni, il “Cumberland” ed il “Devonshire”, da un terzo vascello che dispone di 76 pezzi e da 2 fregate con 66 cannoni. I due corsari si prefiggono l’obiettivo di assalire un carico di truppe destinate al trasferimento in Portogallo per sostenervi l’arciduca d’Austria, pretendente al trono di Spagna. Il primo attacco è condotto dal Duguay-Trouin, che naviga a bordo del “Lys”, 74 cannoni; segue poi il Forbin con il “Mars”.. Vengono abbordati e catturati dal primo corsaro il “Chester” ed il “Ruby” con l’aiuto del Forbin; un’esplosione di barili di polvere a bordo dell’”Achille” permette al “Royal Oak” di fuggire. Al centro la linea di Du Guay-Trouin assale a poppa il “Cumberland” del caposquadra Richard Edwards; gli inglesi sono obbligati ad arrendersi dopo avere la subito la morte di 172 membri dell’equipaggio; il Tourouvre, che capitana il “Blackwall” della squadra di Forbin, bombarda la “Devonshire”. La nave è abbordata dal Du Guay-Trouin: questa salta in aria con la morte di 900 uomini, fra marinai e soldati. Su 80 velieri che fanno parte del convoglio, 60 cadono nelle mani dei francesi. Nasce una forte polemica tra i due corsari: essa riguarda a chi devono andare i meriti per l’affondamento di tale vascello. Il corsaro di Saint-Malo accusa il Forbin di avere esitato e di essersi lasciato sfuggire molte altre possibili prede. La corte dà ragione al Duguay-Trouin e gli assegna una pensione annua di 1000 lire. |
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Novembre dicembre |
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Sulla fine dell’anno muore il marchese Philippe de Villette-Mursay, luogotenente generale della marina. Il Forbin briga invano a corte per avere il suo posto: è lo stesso re Luigi XIV ad opporsi alla sua nomina. |
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1709 |
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Marzo |
Francia |
Inghilterra |
Gli è affidata la missione di scortare il pretendente al trono inglese Giacomo III Stuart. Tenta di opporsi al progetto, che vede senza reali prospettive; il ministro lo richiama all’ordine ed il Forbin si porta a Dunkerque per armarvi le navi. Fa tardare l’arrivo delle truppe a Dunkerque; con l’arrivo del pretendente si appresta a mettersi in viaggio con 12 battaglioni (6500 uomini) a bordo. Si ammala di morbillo lo Stuart e tale fatto dilaziona ancora più la partenza; il rinvio consente alla flotta inglese di riunirsi e di aspettare i francesi alle Dune, ad appena 12 leghe da Dunkerque. Obbligato ad imbarcare le truppe ed a salpare, rende inutile il blocco di George Byng. A fine marzo, raggiunge le coste scozzesi e getta l’ancora di fronte ad Edimburgo: all’arrivo a Firth of Forth non si presentano all’appello le attese truppe scozzesi; vi è anzi la squadra del Byng nel porto. Forbin non accetta lo scontro e Giacomo Stuart ordina il rientro in Francia. Il Forbin mette in coda, a protezione del convoglio, il miglior vascello della sua squadra, il “Salisbury” agli ordini del Nangis. La nave perviene in potere dei nemici con l’intero stato maggiore del corpo di spedizione, il luogotenente generale, il marchese de Lévis, quattro colonnelli, 5 compagnie del reggimento del Béarn. In Francia è accusato dello scacco e del suo osteggiamento al progetto. Cade in disgrazia e si ritira nei suoi possedimenti. |
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1715 |
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Gennaio |
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Si dimette, lascia la marina dopo 44 anni di servizio e si ritira in Provenza, in una casa di campagna nei pressi di Marsiglia. |
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1722 |
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E’ ancora pronto a sguainare la spada per una lite con i vicini. |
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1730 |
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Pubblica le sue memorie, che sono redatte dal suo segretario. |
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1733 |
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Marzo |
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Muore ai primi del mese nel castello di Saint-Marcel, presso Marsiglia. |
CITAZIONI
-“Jean Bart
e Forbin sono due personaggi assolutamente agli antipodi. Forbin, pieno di sé,
spavaldo, quasi sfrontato, pensa di poter giocare il burbero e rozzo Jean Bart.
Lo prende in giro con sottintesi e allusioni, con le possibilità che offre la
lingua francese, che l’uomo di Dunkerque non padroneggia…Sono uomini del tutto
diversi, ma uniti in mare contro le bandiere nemiche e in Francia contro i denigratori
della guerra corsara.” Pietrostefani
-“Le
comte de Forbin tient un rang distingué parmi les officiers de la marine française.
Il entendoit très-bien la manœuvre, étoit hardi, entreprenant, et avoit un courage
à toute épreuve ; mais sa présumption étoit extreme. Il se croyoit supérieur
à tous les marins de son temps.” Richer
-«Il
avait bien des défauts : violent, cupide, malhonnete, jaloux, méchant ;
compagnon de Jean Bart, il n’a cessé de pursuivre son camarade de ses médisances
et de l’égratigner d’une plume acerbe ; mais Forbin est un marin fougueux,
intrépide et intelligent. » Nicolas
-“French
naval officer notable for his daring exploits in Louis XIV’s wars. These he
recorded in his but not always objective Mémoires, first published in 1730.”
The New Encyclopedia Britannica
-“Aventurier,
courtisan, grand seigneur et excellent marin, tel fut le chevalier de Forbin
dont la vie fut un véritable roman.” Wismes
-« Malgré
son détestable caractère, Forbin peut etre considéré comme un de plus brillants
marins de sa generation. » www.netmarine.net/bat/ee/forbin/celebre.htm