RICHARD GIFFORD (Richard Giffort, Richard Giffard) Inglese. Corsaro prima con patente del dey di Algeri e poi con quella del granduca di Toscana.
+ 1630 ca.
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Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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In proprio |
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Esercita la guerra di corsa con base Algeri. E’ amico del dey Eder Pascià. |
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1604 |
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A seguito della morte di Eder Pascià, fatto strangolare dal sultano, ed il contemporaneo avvento al potere di Hasan Agà, si reca in segreto a Livorno: informa i cavalieri dell’ordine di Santo Stefano riguardo i preparativi di una nuova offensiva barbaresca, che stanno per essere messi in atto dal nuovo dey, in particolare con l’allestimento di 8 nuove galee. |
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Aprile |
Toscana |
Corsari barbareschi |
Segue Iacopo Inghirami nella sua impresa ai danni di Algeri. Entra nel porto con il suo bertone. Si finge un pacifico mercante di sale, ormeggia sul molo interno, studia la situazione e si accorge che, se si riesce a tagliare un piccolo ponte, che unisce l’imbarcadero con la terraferma, si può facilmente impedire agli algerini di prestare soccorso alle navi messe temporaneamente in disarmo. Tanto più che queste sono male sorvegliate. Il Gifford si incontra con altri due capitani francesi, Brochet e Siguelen (o Sigueier), che si trovano ad Algeri per motivi commerciali e li convince ad aiutarlo nella sua impresa. All’ora stabilita, un gruppo di marinai condotto dal Siguelen, punta verso la terraferma, approfitta della negligenza delle guardie e rompe il pontile che comunica con la città. Gli altri due capitani, nel contempo, con più lance cariche di marinai armati vogano verso la darsena e danno alle fiamme le navi più importanti (al momento deserte, eccezione fatta per la presenza a bordo di 8 schiavi cristiani), mediante l’utilizzo di fuochi lavorati preparati a Livorno in precedenza. Vengono poste le micce nelle camere di poppa, di mezzo e di prua. Intanto iniziano i combattimenti con la guarnigione; agli attaccanti si aggiungono gli uomini scesi dalle fregate. Una delle galee è in fiamme. Il Gifford libera dagli ormeggi un petacco conquistato in precedenza: tale imbarcazione, carica di sostanze infiammabili, è spinta dal vento verso le navi algerine. Vengono in tal modo interamente distrutte dal fuoco 4 galee e 3 galeotte, fra cui la capitana di Amurat Rais (26 banchi), una galeotta di Soliman Rais (21 banchi), una di Ramand Rais (20 banchi) ed una di Alì Rais (19 banchi). Con il termine delle operazioni, il Gifford prende il largo per rientrare, infine, a Livorno con l’Inghirami. Rimangono, tuttavia, prigionieri degli algerini alcuni marinai inglesi del capitano Brochet: per poterli riscattare, il corsaro francese raggiungerà il porto di Bougie (Beraja). Qui giunto, farà salire a bordo circa 20 giannizzeri offrendo ad essi laute ed amichevoli bevute. Costoro saranno fatti prigionieri per essere condotti a Livorno, dove avverrà, da ultimo, lo scambio. |
| 1608 | |||
| ......... | Toscana | Corsari barbareschi | Agisce dal porto di Livorno
ai danni dei navigli barbareschi. Nel periodo è accusato di avre
fatti prigionieri a Bougie (Beraja) 20 ottomani dopo averli fatti salire
amichevolmente sul suo vascello battente bandiera inglese. Il Gifford,
inoltre, cerca di dare alle fiamme alcune galee di fronte ad Algeri con
il pretesto che 20 inglesi sono trattenuti in tale località in
carcere come ostaggi. Consegna i turchi nelle sue mani alla Compagnia
di Levante. |
| ............ | Toscana | Spagna | E' segnalato da un osservatore
veneziano in navigazione verso Livorno a bordo di un bastimento bene armato
e con un equipaggio di 180 uomini. Danneggia imbarcazioni inglesi e barbaresche,
sebbene sia dotato di una lettera di marca che lo autorizza ad agire ai
danni dei soli spagnoli. |
| ............ | Ottiene l'indulto ed entra nella marina reale. | ||
| ............ | Viene chiamato a far parte
dell'Ammiragliato con altri ex-corsari come sir Henry Mainwaring e sir
John Pennington. |
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| 1630 | Muore. |
CITAZIONI