HASAN AGA’ (Assan-Calaffat, Calafato, Calafat, Cassano, San Cassano, Morat Rais, Morat Agà). Greco. Rinnegato. Corsaro. Dey di Algeri.

+ 1630 ca.

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1569      
Sett In proprio Spagna
Prepara una spedizione verso le Canarie con 6 galee sulle quali sono imbarcati 600 uomini. A fine mese giunge di fronte all'isola di Lanzarote. 3 galee incrociano lungo la costa, mentre altre 3 si impadroniscono del porto di Arrecife. Sbarcate le truppe, si dirige contro la capitale Teguise; la città viene messa a sacco e sono fatte schiave 200 persone, fra le quali la moglie del governatore, numerosi schiavi neri e moriscos convertiti. Alcuni sono riscattati: altri ritornano alla fede musulmana.
Ott    
Giungono soccorsi agli abitanti di Lanzarote da Tenerife e da Gran Canaria. Hasan Agà è costretto a ritirarsi; scorre lungo i litorali di Gran Canaria e si impadronisce di varie navi. Rientra, infine, sulle coste marocchine.

1571




Ottobre

Impero ottomano

Spagna Chiesa Venezia

Prende parte alla battaglia di Lepanto (Navpaktos). Sconfitto, riesce a sfuggire alla cattura.

…………



Trascorre qualche tempo a Costantinopoli (Istanbul).

1580




Inverno



Algeri è investita da una spaventosa carestia che fa morire di fame centinaia di mori e di beduini: Hasan Agà deve anche affrontare la rivolta dei giannizzeri, che mettono a sacco i magazzini, sia quelli dello stato, che quelli dei mercanti. Può solo ordinare che i cadaveri dei poveri siano dotati di un sudario e della biancheria necessaria per seppellirli.

1583




Primavera

In proprio

Malta

Gli viene catturata dai cavalieri di Malta una nave, da lui inviata da Algeri a Costantinopoli con a bordo 150 giannizzeri, 40000 sultanini e merci per un valore di 60000 ducati.

1584



Incrocia il mare Mediterraneo alla caccia della squadra dei cavalieri dell’ordine gerosolomitano.

1586




…………

In proprio

Venezia

Assale nelle acque di Capo Matapan (Akra Tainaron) la nave veneziana “Nana” e la saettia “Vidala”. L’artiglieria ed il vento favorevole permettono alla prima di allontanarsi; la seconda viene catturata.

Agosto



Doppia il capo d’Otranto alla volta dell’Africa con un galeone ed una nave a rimorchio.

1587




Estate

In proprio

Venezia

Naviga con alcune galeotte provviste di un numero rilevante di soldati (200 ciascuna); anche il numero dei rematori viene rinforzato da 3 o 4 uomini per remo a 6.

1588




Aprile

In proprio

Venezia

Incontra alcuni vascelli intorno a Zante (Zakinthos). Rifiuta i donativi che gli sono offerti dai marinai veneziani.

Maggio

In proprio

Chiesa

Ai primi del mese tocca terra con la sua flottiglia di 7 fuste sul litorale laziale a sud di Roma; sbarca alla foce del fiume Astura, raggiunge il castello ed il borgo di Patrica (Pratica di Mare), possedimento della famiglia Massimo. Piegata la resistenza dei difensori, sono saccheggiate le abitazioni e la locale chiesa. Circa 150 persone, tra uomini, donne e bambini, sono portate via. I prigionieri sono stivati a bordo delle fuste che riprendono il mare per approdare, poco dopo, al porto di Biserta (Banzart). Alcuni dei malcapitati ritorneranno in libertà pochi mesi dopo (agosto), quando una sua galeotta, sulla quale sono imbarcati come rematori, è conquistata dalla flotta pontificia di Orazio Lercari.

…………

In proprio

Spagna

Saccheggia Augusta e ne deporta un grande numero di abitanti.

1589




Aprile luglio



Naviga per il mare Tirreno con molte fuste e brigantini. Scorre le coste orientali della Corsica. I genovesi, che hanno a disposizione solo 3 galee, chiedono l’aiuto delle squadre del granduca di Toscana e di quella pontificia. I legni genovesi si appostano a Capo Corso, i toscani a Bastia, i pontifici, agli ordini di Orazio Lercari, a Bonifacio; in un secondo momento le tre squadre, secondo un accordo prestabilito, muovono insieme per prendere in mezzo le fuste ed i brigantini barbareschi. L’attacco convergente frutta la cattura di 12 legni corsari con gli equipaggi e le prede. Hasan Agà riesce, nonostante tutto, a dileguarsi con alcuni navigli. Viene inseguito dal Lercari fino alle isole Eolie: sfugge alla cattura.

1595




Luglio

In proprio

Toscana Malta

Assale l’isola d’Elba. Contrastato dai toscani, conquista loro 2 galee e ne mette in fuga altre 3. Rimane con sole 3 galee, in quanto invia le altre sue navi con le prede a Biserta. Si imbatte a Capo Passero in 4 galee maltesi: dopo un lungo ed ostinato scontro i contendenti si separano.

1598

In proprio

Chiesa

Scorrazza per tutto il mare Tirreno predando e seminando terrore. Assale la maremma ed il Monte Circeo. Gli muove contro Cesare Magalotti con 7 galee: 4 si dirigono verso il Monte Argentario e 3 al Monte Circeo. In quest’area gli sono catturati, di fronte il promontorio, 2 navi sulle 4 presenti in tali acque; una terza è inseguita e presa all’isola di Ventotene; la quarta, incalzata da vicino da una galea, si getta sulla spiaggia di Sperlonga, dove parte dei corsari salta a terra e sparisce nei boschi. Anche i fuggitivi sono tutti fatti prigionieri, come quelli rimasti a bordo subito incatenati ai remi delle loro navi. I bastimenti vengono rimorchiati a Civitavecchia. Il capitano Jacovacci, da parte sua, si impossessa con le sue 4 galee al Monte Argentario, in due riprese, di altri 7 legni di Hasan Agà: prima 5 fuste, poi 2 galeotte.

1600




Maggio

In proprio

Chiesa

Incrocia nel mare Tirreno con un gruppo di galeotte. Si imbatte nella squadra pontificia del Magalotti: gli viene conquistata una galeotta di 20 banchi.

1602

In proprio


Continua a scorrerre imperterrito nel mare Mediterraneo: si sente protetto dalla flotta ottomana di Sinan Pascià.

1604




…………



Diviene dey d’Algeri al posto di Eder Pascià, strangolato, su ordine del sultano dagli stessi giannizzeri. Con l’aiuto del sovrano del Marocco, prepara un’agguerrita flotta di galee di 20 banchi ed altri legni.

Aprile



Richard Gifford, già amico del dey ucciso, si collega con i cavalieri di Santo Stefano e dà fuoco a parte della sua flotta ancorata nel porto di Algeri.

1607    
Si reca a Durazzo (Durresi) con la sua fusta per congiungersi con un corsaro albanese. Nel lasciare il porto, si imbatte in 2 galeotte. Ordina la resa alle due imbarcazioni. Indispettito per il loro rifiuto, dà disposizione ai suoi uomini di abbordare le navi e di non concedere quartiere a chicchessia. Marinai e passeggeri vengono tutti uccisi. le merci sono trasportate sulla sua fusta ed i due legni vengono incendiati.

1608

In proprio

Chiesa Spagna

Sempre in agguato lungo le coste del Monte Argentario, delle isole di Montecristo, della Corsica o della Sardegna, insegue ogni nave che sia scoperta viaggiare isolata. Non dà pace a nessun navigante, specie se inerme, e rifiuta sempre il combattimento. Una tartana provenzale che, con un carico di passeggeri corsi e francesi, vuole salpare da Fiumicino alla volta di Bastia e di Marsiglia (Marseille), è da lui avvistata, raggiunta, catturata in alto mare e rimorchiata a Biserta. Imbarcato su di essa si trova il prelato Cesare Ventimiglia, uditore della nunziatura spagnola, che come gli altri prigionieri finirà schiavo in catene ad Algeri. Contro la squadra di Hasan Agà interviene Alessandro del Monte, che si muove nel tentativo di recuperare 3 feluche romane e 2 tartane sorrentine che, catturate dal corsaro barbaresco nel Tirreno centrale, stanno per essere trainate verso Biserta: Hasan Agà abbandona tali navi e si dà alla fuga.

1616      

Luglio

In proprio

Sicilia

Salpa da Costantinopoli (Istanbul) al comando di 12 galee. Gli vengono contro 10 galee della squadra di Sicilia comandata da Ottavio d’Aragona. Dopo sette ore di combattimento solo 3 navi turche si salvano dalla cattura. Delle sue galee, 5 sono affondate, 2 date alle fiamme e 2 gravemente danneggiate da alcune navi genovesi che si trovano nei paraggi. Lo spagnolo Francisco Roel salta sulla sua capitana e viene respinto a fatica il suo tentativo di abbordaggio.

1624




…………

In proprio

Venezia Francia Napoli Chiesa Toscana

Dispone di 6 vascelli: l’ammiraglio, a tre alberi (46 grossi cannoni, 6 cannoni minori sui castelli, molti petrieri sui fianchi, 300 uomini di equipaggio), 2 vascelli a tre alberi con 30 pezzi di artiglieria ciascuno, 2 petacchi a due alberi (20 cannoni) e, infine, un piccolo vascello molto agile. Lo affiancano navigando di conserva con la sua squadra, talora, anche altre navi minori, predate a francesi, a veneziani ed a fiamminghi. Esce da Algeri per una crociera che, secondo i suoi calcoli, dovrbbe fruttargli con le sue razzie in Levante ed in Ponente dei buoni bottini. Porta le sue depredazioni nelle acque di Candia (Kriti) e dell’arcipelago greco; svaligia e deruba vari bastimenti mercantili di ogni nazionalità, sia alla fonda nei porti, sia in navigazione in mare aperto. Carica nelle stive quanto trafugato e si libera, di volta in volta, della zavorra (costituita da sabbia e da pietre) che conduce preventivamente con sé.

Agosto settembre



A metà mese attacca nelle acque di Laiazzo (Al Ladhiqiyah) una nave veneziana in viaggio per la Terrasanta, munita di un regolare salvacondotto del sultano; la raggiunge con i suoi vascelli, la circonda, la combatte per due ore e se ne impossessa con tutte le merci, il denaro ed i pellegrini che sono a bordo, compresi tre cappuccini francesi che stanno andando a Gerusalemme per conto dell’arciduchessa Isabella, impedita personalmente a soddisfare un voto. I frati vengono condotti sulla sua ammiraglia. Hasan Agà, di seguito, naviga sulle coste della Cilicia e su quelle di Cipro (Kipros), saccheggia altri bastimenti francesi e veneziani che sono provvisti pure essi di un regolare salvacondotto del sultano. Irrompe nel porto di Alessandretta (Scanderun) e si appropria, nonostante la reazione del locale pascià, di 3 legni provenzali: ruba ogni cosa, incluse 25000 doppie d’oro. Si apposta nelle acque della Sicilia e spalleggia con i suoi vascelli 4 barche armate: cattura tartane e feluche siciliane che trasportano vino, olio, frumento, pistacchi, seta; riempie pure le sue stive di numerosi schiavi. Presso Girgenti (Agrigento) assale un grosso bastimento, armato con 22 cannoni, giusto sotto il forte della spiaggia; la sua squadra viene presa a cannonate. Approfitta dello scirocco e si accosta alla Sardegna. Per strada ferma una nave olandese, diretta a Napoli; il capitano, fiducioso del trattato stipulato di recente tra i Paesi Bassi ed il dey di Algeri, obbedisce; Hasan Agà, gli dice che rispetta la bandiera e saluta con molti ossequi il capitano; ciò non gli impedisce di sequestrargli il carico di frumento; gli ordina, anzi, di ritornare nel suo paese con la stiva vuota ed afferma che, se per caso avesse voltato la prua per recarsi a sporgere reclamo ad Algeri, egli avrebbe affondato la nave con tutti coloro che si fossero trovati a bordo. Nel porto di Cagliari si impossessa di altri 4 bastimenti; risale l’isola di San Pietro. E’ ora costretto a fermarsi a causa della bonaccia: gli è così impedito di prendere la strada di Algeri per depositarvi le merci predate.

Ottobre



Mentre è fermo all’isola di San Pietro con 5 imbarcazioni, ai primi del mese giungono nelle sue vicinanze Diego Pimentel, Alessandro da Filicaia ed Ottavio da Montauto, che comandano, rispettivamente, la squadra napoletana, quella pontificia e quella dei cavalieri di Santo Stefano (nel complesso 15 galee). I tre capitani scorgono il suo vascello ammiraglio senza essere inizialmente intravisti. Hasan Agà, come ogni sera, cerca di conoscere il suo futuro attraverso un libro che tratta di negromanzia. Il Pimentel, il Filicaia ed il Montauto decidono di attaccare la sua nave con le 3 capitane e 4 galee sottili; le altre 8 galee si devono, invece, gettare 2 a 2 contro i 4 vascelli loro più vicini. Le navi barbaresche non si possono muovere per la mancanza di vento; le galee, invece, si avvicinano loro spinte dai remi. Il mattino seguente Hasan Agà si avvede del pericolo. Si prepara allo scontro e spiega il suo stendardo di guerra. Le 7 galee napoletane speronano la sua ammiraglia nella chiglia; la capitana del Pimentel resta conficcata con il suo rostro nello scafo. Corollario di quest’azione è l’arrembaggio, reso più difficoltoso per gli attaccanti dal fatto che le galee sono più basse del bordo del suo vascello. 300 uomini, senza schiavi da badare, devono fronteggiare 1000 aggressori divisi in sette gruppi e distratti dalla guardia delle ciurme. Al terzo assalto, un colpo di archibugio ferisce mortalmente al petto il Pimentel. Il Montauto ed il Filicaia decidono, allora, di allentare la loro presa; la bonaccia, del resto, continua a favorire i loro piani. Le galee toscane e pontificie si allargano secondo la linea dell’asse maggiore, senza esporsi alla batteria dei fianchi dei suoi cannoni. Non così le galee napoletane, che cercano di disimpegnare lo sperone della propria capitana troncandola a colpi d’ascia. Dopo tre ore di un combattimento molto violento, 2 vascelli si arrendono, i 2 petacchi continuano, viceversa, a resistere, mentre l’ultimo resta vicino del vascello ammiraglio. Quest’ultimo viene bombardato dal fuoco convergente delle 7 galee; disalberato, risponde in una maniera sempre meno efficace. Hasan Agà, per dare più coraggio ai propri uomini, ricorre alla superstizione e fa sacrificare un montone vivo per rendersi propizio il vento. Alla fine, molti dei suoi uomini disertano e si gettano in acqua. Il corsaro entra nella santabarbara, accende una miccia e chiama le galee avversarie affinché si avvicinino, dato che intende arrendersi. Sale, nel contempo, su una veloce saettia e si fa condurre sull’ultimo vascello, rimasto sempre nei pressi. Il Filicaia ed il Montauto, prudentemente, non fanno accostare le loro navi quando lo vedono fuggire; salgono, al contrario, sul vascello alcuni soldati catalani che si danno al saccheggio nonostante gli ordini contrari. Costoro saltano in aria; il vascello affonda; i tre frati cappuccini sono salvati. Hasan Agà riesce a fuggire ad Algeri. Nelle mani degli alleati restano il rais in seconda, i bastimenti predati (2 vascelli e 2 petacchi) e 200 prigionieri. 400 turchi e mori muoiono per le armi o annegati in mare; 60 cristiani riacquistano la libertà. Le perdite delle squadre napoletana, romana e toscana sono nel complesso di 60 morti e di 200 feriti.

1630



Muore.

CITAZIONI

-“Famoso tra i ladroni algerini…Greco di origine, turco di professione, vantatore d’indole, veterano del mestiero, maliardo di talento, prode altrettanto che ladro e primo tra i pirati a sollevare il mestiero sino alla potenza dei vascelli d’alto bordo. Intendeva costui tenere il mare d’estate e d’inverno, con maggior copia di rapine, e senza noia di ciurme.” Guglielmotti

-Con Kara Ogia ed il Caragiali “Giovani corsari divenuti leggendari.” Fedozzi

-“Famoso capo pirata algerino.” Panetta

- " Le plus fin des corsaires par son sens diplomatique.. au lieu d'employer la manière forte, invitait avec charme et ferme persuasion les marins et leurs passagers à partager une légère collation et des Rafrachissements à bord de son fuste. Alors les maitres d'équipage et les gros négociants qui se trouvaient parmi les passagers insistaient à leur tour pour offrir au galant capitaine et à ses hommes des présents tels que tissus, vins capiteux, ou denrées de toutes sortes. la politesse la plus exquise régnait, les transactions s'effectuaient sans heurt et tout un chacun se séparait content que la crise qu'on redoutait se soit finalement ergagée sur une lice où seules les lois du savoir-vivre et de l'étiquette l'emportaient." Coulet du Gard