RUGGERO DI LORIA (Ruggero di Lauria) Di Loria, in Basilicata. Fuoriuscito. Barone. Conte di Djerba. Signore di Novara di Sicilia, Tripi, Castiglione di Sicilia, Francavilla di Sicilia. Fratello di latte di Costanza d’Altavilla.

+ 1305 (gennaio)

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Sua madre è Madonna Bella, nutrice della figlia dell’imperatore Manfredi di Hohenstaufen.

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Alla decapitazione dell’imperatore Corradino di Hohenstaufen, si rifugia a Barcellona con altri esuli siciliani e vive con la madre Bella alla corte dell’infanta Costanza d’Altavilla.

1266



E’ armato cavaliere dal re Pietro d’Aragona con Corrado Lancia, di cui diverrà, più tardi, cognato.

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Napoli

Costantinopoli

Arma alcune galee con le quali combatte in Grecia in difesa dei despoti francesi contro l’imperatore di Costantinopoli. Il re di Napoli Carlo d’Angiò, tuttavia, sceglie al comando della flotta il genovese Areghino di Mare.

1282

Re d’Aragona

Francia

Il re di Francia Filippo l’Ardito assedia Girona con molte galee. Il Loria viene inviato dal re Pietro d’Aragona, marito di Costanza d’Altavilla e figlia di Manfredi, alla difesa di Girona. Libera la città dall’assedio.

1283




Aprile

Sicilia

Napoli

Ha da Pietro d’Aragona il comando della flotta siciliana. Si trova alla conquista di Gerace in Calabria.

Maggio giugno

Sicilia

Francia

Carlo d’Angiò chiede soccorsi al re di Francia; il re di Napoli si incontra a Marsiglia (Marseille) con l’ammiraglio Guglielmo Cornut. Costui arma nella città 25 galee e viene inviato a Malta alla ricerca del Loria. L’ammiraglio siciliano dispone, a sua volta, di 21 galee e di 2 uscieri, in quanto ha dovuto mandare a Trapani, incontro al re d’Aragona, 4 galee ed un usciere. Il Loria scorre sulle coste calabresi, conquista alcuni castelli nel golfo di Taranto, fa saccheggiare parecchi villaggi dai suoi soldati e dagli almogavari che lo accompagnano. Compie nel complesso trenta scorrerie, in cui vengono sconfitti numerose volte i cavalieri ed i fanti angioini. Rientra a Messina. All’imboccatura del Faro di Messina, al Capo dell’Eremita, 2 sue navi avvistano 3 galee del Cornut. Il Loria se ne impossessa con l’ausilio della flotta; entra nel porto e fa trainare a ritroso, a titolo di oltraggio, le galee prese con le bandiere rovesciate. Parte, indi, con l’armata e naviga verso Malta; tocca Siracusa, Capo Passero, Ustica, Trapani, si rifornisce d’acqua a Scicli; punta su Gozo. Ai primi di giugno, salpa da tale località e, all’alba, sfida spavaldamente davanti al porto di Malta, facendo suonare trombe e nacchere, le 22 galee nemiche più altre 7 navi, qui giunte per approvvigionare i difensori del locale castello. Il primo scontro dura dal mattino al mezzogiorno; ai provenzali incominciano a difettare le armi da getto; segue l’abbordaggio degli aragonesi, sebbene siano inferiori di numero rispetto agli avversari. L’ammiraglio Bartolomeo Bouvin, altro francese che comanda la flotta, riesce a prendere il largo con le 7 navi. Nella battaglia, vengono uccisi quasi 1000 provenzali e ne sono fatti prigionieri 860; sono conquistate tutte le 22 galee ed un usciere. Fra i siciliani vi sono 300 morti e 200 feriti, dei quali molti morranno in un secondo momento. Durante il combattimento, il Loria è ferito sulla sua galea da una freccia al piede; non può muoversi; accorre il Cornut che, armato di una scure, sta per farlo prigioniero. L’arma cade dalle mani dell’avversario per un sasso lanciatogli contro da un siciliano. Mentre il transalpino si piega per riprendere la scure, il Loria riesce a togliersi la freccia dal piede e con lo spezzone uccide l’ammiraglio francese. Il Bouvin, a cinque miglia da Malta, fa sostare le sue imbarcazioni, fa gettare i cadaveri in mare, affonda 3 delle sue navi non più in grado di affrontare il mare e rientra in Provenza (Provence). Il Loria spedisce un’imbarcazione a Messina ed una a Barcellona ad annunciarvi la sua vittoria. Subito dopo, occupa Malta (di cui non riesce, tuttavia, ad impadronirsi del castello) e Gozo. I maltesi gli faranno dono di 1000 once in gioielli; altri presenti egli riceverà con la resa a discrezione di Gozo e del relativo castello (altre 500 once in gioielli). Rientra a Siracusa, tocca Taormina e Messina: viene accolto ovunque con grandi feste e luminarie; le sue galee, nell’entrare in porto, trascinano sempre all’indietro le navi prese, con a bordo bandiere e prigionieri. I provenzali sfuggiti alla morte vengono adibiti ai lavori di riedificazione delle mura di Messina. Il Loria fa subito armare 30 galee e si porta a Malta con Manfredi Lancia; assale nuovamente il castello, rimasto sempre in potere degli angioini, con le macchine ossidionali. Lascia, infine, il comando delle operazioni al Lancia e prende la via di Trapani. Sbarca truppe a Lipari ed attacca tale località.

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Sicilia

Napoli

Rifornisce in pochi giorni la flotta e scorre sulle coste calabresi e della Basilicata con vari gruppi di soldati almogavari, i quali riescono sempre a dileguarsi prima che le truppe del conte di Artois siano in grado di scovarli. Si presenta di fronte a Napoli; effettua uno sbarco sul litorale e dà alle fiamme navi ed attrezzature accatastate nel porto. Passa poi a Capri ed a Ischia; ne prende d’assalto i castelli. Da ultimo, ritorna in Sicilia carico di prede e vi passa il periodo invernale. Ogni marinaio rimane padrone della parte di bottino che è riuscito ad arraffare. A Messina è accolto dagli infanti Giacomo e Federico d’Aragona. Le navi prese, in segno di oltraggio, vengono ancora trainate all’indietro con le insegne trascinate sull’ acqua. I nobili fatti prigionieri sono rinchiusi nella rocca di Matagrifone; i soldati calabresi, lucani, pugliesi ed abruzzesi vengono subito liberati e rimandati alle loro case.

1284




Maggio giugno

Sicilia

Napoli

Arma a Messina 34 galee; costeggia il litorale della Calabria tirennica; al porto di San Nicola di Scalea si impossessa di 4 navi e di molte barche che stanno scaricando legname per farne remi, alberi ed antenne per le navi. Ottiene Amantea, San Lucido e Cetraro, mette a ferro e fuoco Policastro, entra nel golfo di Salerno e saccheggia Castellabate; nel tragitto cattura 2 galee che utilizzerà successivamente nella sua flotta. Utilizza Capri ed Ischia come basi per le sue incursioni all’interno del golfo di Napoli; al largo di Posillipo, si impadronisce anche dell’isoletta di Nisida e, al riparo di questa, mette all’ancora una sua squadra. Scorre lungo i litorali del basso Tirreno per spingere gli angioini ad uscire da Napoli. Prende una saettia. Quando viene a sapere che a due giorni di distanza sta arrivando Carlo d’Angiò con 30 galee provenzali e 10 pisane. Vuole impedire l’unione di tale armata con quella di Carlo lo Zoppo ferma nel golfo di Napoli. Ai primi di giugno, compare di fronte a Posillipo, alla Gaiola, e devasta le campagne circostanti. La flotta angioina non resiste alla provocazione ed esce a battaglia; il Loria finge di fuggire verso Castellamare di Stabia, affinché i nemici, nel loro inseguimento, scompaginino la loro formazione; volta all’ improvviso le prue a Capo Palinuro ed assale in linea serrata le navi avversarie. Come risultato 18 galee di Napoli, di Sorrento e del Principato si danno alla fuga lasciando solo Carlo lo Zoppo con la sua galea, con 4 di Napoli, 2 di Gaeta, una di Salerno, una di Vico Equense, una di Chio (Khios). La capitana nemica viene investita con i rostri dopo accanita resistenza; è promesso un premio di 5 once d’oro per chi si tuffi e ne buchi lo scafo con un apposito ferro. La nave affonda con sei falle. Il principe di Salerno si arrende nelle mani del Loria; 9 galee cadono in suo potere. Di queste, una, molto veloce, si è data inizialmente alla fuga: una galea catanese si mette alla sua caccia; i vogatori vengono minacciati di cecità nel caso in cui essa non sia raggiunta dai siciliani. Alle bocche di Capri, il Loria fa decapitare due siciliani partigiani degli angioini. Con le lusinghe, convince l’erede al regno di Napoli, suo prigioniero, a fare liberare da Castelnuovo Beatrice d’Altavilla, sorellastra della regina Costanza: secondo un’altra versione, ottiene lo stesso risultato attraverso la minaccia della sua decapitazione. Il Loria trasferisce i prigionieri più importanti a bordo della sua nave ammiraglia; l’indomani approda a Sorrento. Una delegazione di cittadini si presenta per offrirgli fiori e denaro: costoro scambiano il Loria per il principe di Salerno. L’ammiraglio aragonese fa vela verso Messina, dove viene accolto da Giacomo d’Aragona: l’Angiò sarà rinchiuso nel castello di Matagrifone.

Agosto



Carlo d’Angiò attacca la Sicilia con poderose forze. Il Loria si pone alla difesa di Messina: con il ritiro del nemico, organizza un’incursione su Nicotera, controllata dal conte Pietro di Catanzaro, con 500 cavalieri, 2000 fanti ed altrettanti abitanti del contado. Vi piomba di notte, dopo avere fatto scendere a terra le truppe da 13 galee. Il conte fa in tempo a sfondare le 8 galee che si trovano nel suo arsenale ed a darsi alla fuga con tutti i suoi uomini. Grande si rivela il bottino ottenuto nell’occasione; vengono date alle fiamme le navi e le abitazioni della città. Il Loria fa consegnare Pietro Pelliccia, catturato a Nicotera e già governatore aragonese di Reggio Calabria, ai figli di sette notabili cittadini: costui viene linciato per vendetta in quanto, in precedenza, ha fatto uccidere i loro genitori. Il Loria insegue la flotta angioina, che si ritira verso Crotone; aggredisce Castelvetere (la città è sottoposta al saccheggio), occupa Castrovillari, Cerchiara di Calabria e Cassano allo Jonio. Ritorna alla flotta ed assale Crotone. Da ultimo, fa vela per la Sicilia.

Settembre

In proprio

Tunisi

Scorre sulle coste tunisine ed occupa l’isola di Gerbe (Djerba); si ferma cinque giorni davanti a Mehedia (Al Mahdiyah). L’azione si presenta redditizia; viene presa una grande quantità di bottino e viene catturato lo stesso emiro, mentre sta cercando di fuggire verso Tunisi. Margam Ibn Sebir è rinchiuso nel castello di Matagrifone, a Messina. 4000 sono i mori uccisi in combattimento, 6000 quelli catturati. Il Loria sverna nella città e riempie la Sicilia, Maiorca (Mallorca) e la Catalogna di schiavi maghrebini. Ritorna in Calabria con molti cavalli; ottiene Agragaria e Roccella; sconfigge Jacopo d’Oppido. Rafforza il castello e le mura di Nicotera, fa rientro in Sicilia.

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In proprio

Despoti franchi

Compie nuove scorrerie nell’arcipelago greco ai danni dei despoti franchi, alleati degli angioini. Tocca le isole di Mitilene (Mitilini), Stalimene, le Formane, Tenedo (Imroz), Andro (Andros), Micone (Myconos) e Chio; conquista Malvasia (Monemvasia) e ritorna in Sicilia, al solito carico di prede. Depreda anche l’isola di Corfù (Kerkira), brucia e desola ovunque attorno al castello del capoluogo; si comporta in modo analogo a Cefalonia (Kefallinia). Tocca nuovamente con le sue razzie Djerba e fa ancor più prigionieri della precedente spedizione.

1285




Giugno

Sicilia

Francia

Alla morte di Carlo d’Angiò, le ragioni sulla Sicilia di quest’ultimo vengono accampate dal re di Francia. Il sovrano transalpino, per farle valere, riunisce una grossa flotta sulle coste catalane e minaccia Gerona ai danni degli aragonesi. Il Loria, informato delle condizioni dell’armata nemica, lascia l’assedio di Taranto dove è fermo con 45 navi; ne lascia alcune occupate a continuare tali operazioni, naviga verso la Spagna con le rimanenti, si imbatte in una squadra pisana, già assoldata dai francesi per combattere gli aragonesi: questa è sul punto di ritornare vittoriosa in Toscana dopo un’incursione sulle coste spagnole. Il Loria ne noleggia imbarcazioni e marinai e con costoro passa in Catalogna; approda a Las Hormigas in attesa che arrivi nei paraggi la flotta nemica. Di seguito, arriva di notte, inaspettato, nel golfo di Rosas, dove si trovano le navi francesi. Ordina a 18 suoi bastimenti di incrociare lungo il litorale per impedire lo sbarco agli avversari. Affinché le sue navi si possano distinguere da quelle nemiche, fa accendere delle fiaccole sulle proprie galee; dispone alcune imbarcazioni tra i francesi e la costa, per precludere loro la ritirata; con le rimanenti, attacca con furia la flotta avversaria (40 galee, di cui numerose sono pisane e genovesi, contro 36 siciliane e 12 catalane, quest’ultime comandate da Raimondo Marquett e da Berengario Mayol). Molte navi sono catturate con l’ammiraglio Guillaume de Lodève; altre vengono affondate; solo 12 galee con Enrico dei Mari riescono a darsi alla fuga dopo avere contraffatto il segnale delle fiaccole. Il Loria fa accecare 259 prigionieri che non sono in grado di riscattarsi: ad uno è, invece, tolto un solo occhio, affinché guidi i suoi compagni dal re di Francia Filippo l’Ardito. Altri soldati catturati, sono da lui donati al re Pietro d’Aragona. Costui farà allacciare ad una gomena 300 feriti; questa viene trascinata da una galea, fino al momento in cui gli uomini legati ad essa morranno tutti affogati.

Luglio agosto



Mette a frutto la vittoria, compare davanti a Rosas con la bandiera francese dei fiordalisi: l’ ammiraglio Enguerrand di Bailleul si lascia sorprendere. Il giorno seguente una squadra di 12 galee, provenienti dalla Provenza, cariche di vettovaglie e munizioni è parimenti vinta. Nel complesso prende e dà alle fiamme più di 25 navi; sbarca a terra e fa dare l’assalto a vari castelli. Invano il connestabile di Saint-Pol cerca di difendersi in un campo trincerato formato con i castelli di poppa delle galee. La cavalleria francese è bloccata dai triboli, il connestabile è ucciso. Al cadavere del conte verrà troncata una mano, che sarà recuperata dai francesi mediante il pagamento di 7000 marchi d’argento. Il Loria si reimbarca ed infesta i mari vicini; taglia le linee di rifornimento al nemico. Rifiuta loro ogni possibilità di tregua.

Settembre



Gerona si arrende ai francesi. A fine mese, tuttavia, le truppe nemiche si ritirano dalla città e ritornano in Francia con il re Filippo III l’Ardito che morrà nei primi giorno del mese successivo a Perpignano (Perpignan).

Ottobre



Sbarca nel Rossiglione (Roussillon) e fa scempio degli abitanti. Si reimbarca con 500 cavalieri e si dirige alla volta di Maiorca, che è stata occupata dagli avversari.

Dicembre



Nel rientrare in Sicilia, lo coglie una furiosa tempesta tra la Sardegna, le isole Baleari ed il golfo del Leone: naufragano 2 galee messinesi, 2 di Augusta, una catanese ed una di Sciacca; altre 40 riescono a toccare Trapani. Viene a Palermo e riferisce della morte per peste di Pietro d’Aragona, avvenuta nel frattempo.

1286




Febbraio



Presenzia alla cerimonia in cui viene rinnovato il trattato di amicizia tra la Sicilia ed il regno d’Aragona.

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Re d’ Aragona

Francia

Depreda le coste provenzali; penetra in Serignan all’alba con 100 cavalieri e 2000 almogavari e la mette a sacco, dando ogni cosa alle fiamme con l’eccezione della chiesa di Santa Maria; depreda, parimenti, tutto il circondario. Porta la sua azione devastatrice fin nei pressi di Beziers. Escono dalla città 30000 persone assolutamente impreparate ad ogni tipo di combattimento: il Loria affronta la cavalleria nemica (300 cavalieri francesi) e la disperde. Continua la sua azione su Adge e Vias: in entrambe le località sono risparmiate solo le donne, i ragazzi sotto i quindici anni e gli uomini sopra i sessanta. Gli almogavari fanno strage di 4000 abitanti venuti loro contro. Dopo quattro giorni in cui ogni cosa è messa a ferro e fuoco, il Loria si avvia via mare a raggiungere Acque Morte (Aigues-Mortes): trova nel porto navi, barche e galee, requisisce ogni tipo di naviglio e spedisce il tutto a Barcellona. Si dirige al capo della Spiguera e non fa più avere notizie sui suoi movimenti; da qui riprende il mare, si accosta al capo di Leucate, vi approda di notte e si impadronisce di più di 20 imbarcazioni, tutte cariche di mercanzie, che vengono anch’esse avviate alla volta di Barcellona. Entra nella laguna di Narbona (Narbonne) e si appropria di molte altre navi. Ritorna in tutta fretta in Catalogna, per assistere alla cerimonia dell’ incoronazione del nuovo re; in pochi giorni raggiunge Barcellona e nella città gli vengono fatte splendide feste. Vi si trattiene per otto giorni; poi con tutte le navi si sposta a Tortosa: le galee si fermano in tale porto agli ordini del nipote Giovanni di Loria. Egli procede, invece, per Saragozza (Zaragoza) con molti cavalieri e marinai ed è accolto benevolmente dal sovrano. Partecipa con i reali d’Aragona e di Maiorca ad una gara di tiro con l’arco e fa simulare dai marinai di 2 sue galee una battaglia navale. Al termine dei festeggiamenti, prende congedo e raggiunge Valencia, nel cui contado possiede alcuni castelli.

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In proprio

Tunisia Algeria

Il nipote, durante la sua assenza, scorre le coste della Tunisia e dell’Algeria. Il Loria lo fa venire a Valencia per compiere insieme nuove depredazioni in tale area. Viene nominato conte di Djerba dal re Alfonso d’Aragona. Compie razzie su tutta la costa fino a Djerba; si appropria di navi e di imbarcazioni varie, che sono tutte spedite a Valencia. Sottomette Zarzis e, come nella precedente località, gli viene riconosciuto un forte riscatto; rasenta la costa fino a Tolometta, dove pure si appropria di navi cariche di spezie dirette a Tripoli; fa molti schiavi. Il bottino prende ora la direzione di Messina. Da ultimo, prende e saccheggia Tolometta; ottiene la dedizione del castello: i difensori di quest’ultimo, si accordano con lui mediante il pagamento di un riscatto.

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In proprio

Despoti franchi

Il Loria fa vela sull’isola di Candia (Kriti) e scende a terra nella capitale, ad Iraklion, ove approvvigiona la flotta. Apporta nuove desolazioni nell’arcipelago: queste ora toccano l’isola di Cerigo (Kithira) ed i litorali meridionali della Morea. Sbarca a Porto Quaglio ed a Corone (Koroni), dove i veneziani lo accolgono con “eccellenti rinfreschi”. Viene a Modone (Methoni), scende a terra a Matagrifone, che controllata dai feudatari francesi: 500 cavalieri e molti fanti lo assalgono. Nel successivo scontro i francesi vengono tutti catturati o uccisi. Entra in Chiarenza (Glarentza) e ne trae molto denaro; mette a sacco Patrasso (Patrai), Cefalonia, il despotato di Arta e, per la seconda volta, l’isola di Corfù.

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Re d’ Aragona

Napoli

Si volge alla Puglia ed approda a Brindisi. Mentre i suoi uomini stanno sbarcando, viene assalito all’improvviso da 700 cavalieri angioini, usciti dalla porta di Santa Maria dei Campi. Riesce a respingerli fino al ponte. Gli almogavari lo conquistano; nel frattempo, gli è ucciso nel combattimento il cavallo. Rimonta su un’altra cavalcatura, respinge l’attacco degli avversari e fa ritorno al suo campo. Fra gli angioini restano sul terreno 400 cavalieri e moltissimi fanti; il bottino è grande. Va poi ad Otranto: anche qui gli sono prodigati onori e splendide feste. Vi ristora le milizie e paga a ciascuno dei suoi uomini quattro mesi di stipendio. Da ultimo, si spinge su Taranto, Crotone, Le Castella, Gerace, Pontedattilo, Sant’Agata e Reggio Calabria.

1287




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Scorre sulle coste francesi con le sue navi siciliane e con quelle catalane. Rende omaggio al re Alfonso d’ Aragona a Saragozza e rientra a Messina per allestire una nuova flotta. Viene informato che a corte si medita di sostituirlo nel comando della flotta; si porta a palazzo, a Palermo, e rassegna le dimissioni nelle mani del nuovo re Giacomo d’Aragona, figlio di Pietro. Allorché queste sono respinte, rientra a Messina.

Maggio

Sicilia

Napoli Chiesa

Viene a Catania con 27 galee; è accolto con letizia dalla popolazione. Si porta a Marsala alla ricerca di una squadra angioina (che non riesce a scovare). Assedia Augusta, che si è ribellata agli aragonesi.

Giugno



Giacomo d’Aragona decide di aggredire la Calabria; a tal scopo, il Loria con le sue navi trasporta nella regione, al piano di San Martino, 1000 cavalieri e 30000 almogavari. Si trasferisce con la sua flotta nel golfo di Napoli (dopo avere ricevuto in rinforzo 5 galee agli ordini di Palmiero Abbate) e si dirige su Sorrento. Sbarca nei pressi di Salerno e vi compie un’azione dimostrativa con i balestrieri, devasta le riviere amalfitane, fa scendere a terra anche gli almogavari che danno alle fiamme molte località. Appare di fronte a Napoli e si ferma per tre giorni davanti alla città; si accosta ad Ischia ed assedia Gaeta da terra e dal mare: vengono appostati 4 trabucchi che lanciano grosse pietre sulla città. Ogni giorno effettua scorrerie nell’entroterra bruciando borghi e case, rubando ogni cosa e razziando tutto il bestiame trovato. Al comando di 40 galee, affronta tra Sorrento e Castellamare di Stabia 84 navi fra pontificie ed angioine, agli ordini del francese Narjot de Toncy. Ricorre una volta di più al solito stratagemma di fingere la fuga di fronte ai nemici. Ha ancora successo e distrugge l’armata avversaria facendo prigioniero lo stesso ammiraglio, il capitano generale Giovanni di Montfort, il conte di Joinville e molti altri nobili di Provenza e di Francia. Migliaia sono i morti d’ambo le parti; il Loria si impadronisce di 44 galee e cattura 4000/5000 uomini. Sono accecati molti prigionieri. Si ripresenta davanti al porto di Napoli con 30 galee; senza mandato del re, concede agli angioini una tregua per mare, della durata di un biennio, in cambio di una notevole somma di denaro. E’ così posto in grado di pagare ai suoi soldati il soldo che non ricevono da molto tempo e di disporre di un po’ di denaro per le necessità future. Per tale fatto a corte viene accusato di tradimento; solo Giovanni da Procida interviene a sua difesa. Il Loria ritorna con l’armata a Messina, ma non è accolto con le consuete manifestazioni di giubilo cui è abituato.

1288



Gli angioini costringono gli aragonesi a desistere dall’assedio di Gaeta: il Loria rientra in Sicilia e disarma la sua flotta. Accompagna il re in Calabria.

1289




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Decide di compiere un’incursione contro le coste del regno di Napoli; è indotto a credere che Gaeta sia pronta a ribellarsi ai danni degli angioini. Il Loria sbarca nei pressi della città; la stringe d’assedio; sopraggiungono le truppe avversarie agli ordini di Carlo Martello e del conte d’Artois e viene intrappolato dinanzi alle mura della città. Si continua con le usuali operazioni militari. Dopo due mesi arriva anche Carlo d’Angiò: il sovrano offre agli aragonesi una tregua di due anni.

Agosto



Viene firmata una prima tregua tra angioini ed aragonesi. Questa resterà in vigore fino al novembre 1291.

Autunno

Sicilia

Tripoli

Depreda le coste africane per conto dei fratelli Alfonso e Giacomo d’Aragona; cerca di approfittare dei dissidi interni fra i vari pretendenti al trono degli Almohadi. Capitana una squadra siciliana di 16 galee; approda presso Tripoli, concede al pretendente Margam Ibn Sebir, liberato appositamente a Messina, 80 cavalieri cristiani (affinché gli facciano da guardia del corpo e riferiscano al Loria i suoi movimenti), si collega anche con Othman, figlio di un altro pretendente, Abu Dabus che vive alla corte d’Aragona. Assedia invano Tripoli; rientra in Sicilia con un ricco bottino e numerosi schiavi, lasciando arabi e mori a combattere tra loro.

1290




Novembre dicembre

Re d’ Aragona

Saraceni

E’ inviato da Giacomo d’Aragona in soccorso del re d’Aragona con 40 galee per togliere l’isola di Minorca (Menorca) ai saraceni. Viene a Barcellona ai primi di novembre; si congiunge con l’esercito aragonese (500 cavalieri e 30000 almogavari), si imbarca a Salote ed a dicembre muove alla volta di Maiorca.

1291




Gennaio



Sbarca a Mahon e gli aragonesi vanno all’attacco di tale castello. I saraceni sono sconfitti; il moxerif si arrende a patti, consegna Mahon ed altre località. Alla fine, tale dignitario si imbarca con un seguito di 100 persone su una nave genovese. Questa farà naufragio e tutti i suoi occupanti morranno annegati.

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Decede il re d’Aragona e Giacomo d’Aragona diviene sia re di Sicilia, che d’Aragona; in Sicilia resta l’infante Federico con la madre Costanza. Il Loria tiene un torneo in Castiglia a Calatayud alla presenza del sovrano aragonese e di quello di Castiglia. Anch’egli vi prende parte e ferisce con la sua lancia, con un colpo alla visiera, un nobile spagnolo, Agostino d’Anguera. Arma 30 galee ed accompagna il re in Catalogna; visita Valencia e Barcellona, tocca Maiorca e Minorca, incrocia lungo le coste africane impadronendosi di navi e città a spese dei saraceni. Rientra a Palermo; continua a viaggiare e visita la Sicilia e la Calabria con l’infante Federico d’Aragona.

1292




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Allestisce 30 galee a Messina.

Giugno

Sicilia

Napoli

Naviga verso Crotone, dove si trova Guglielmo l’Etendart con molte centinaia di cavalli. Sbarca ad Isola di Capo Rizzuto e vi batte l’avversario.

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Sicilia

Costantinopoli

Coglie il pretesto che l’imperatore d’Oriente non vuole più riconoscere agli aragonesi il sussidio promesso, anni prima, da Michele Paleologo a Pietro d’Aragona sia per finanziare la rivolta siciliana ai danni degli angioini e dei feudatari francesi della Morea, sia a fronte della dote di Elena Paleologo, moglie di Manfredi di Hofenstaufen. Il Loria punta verso l’arcipelago greco, depreda le coste di Corfù, Candia, Malvasia e Chio. Si impossessa in quest’ultima isola di una grande quantità di mastice (allora merce preziosa); fa prigioniero l’arcivescovo di Malvasia e si fa consegnare un grosso riscatto per la sua liberazione. A Modone combatte i greci, che hanno massacrato alcuni suoi marinai scesi a terra senza eccessive precauzioni; tocca Corone e Chiarenza.

Ottobre

Sicilia

Corsari

Ritorna a Messina. Alla notizia che dei corsari di Positano e di Amalfi molestano le navi mercantili siciliane, progetta per la nuova stagione una campagna che prevede l’utilizzo di 40 galee per il suo sbarco in quelle contrade alla testa di 2000 fanti. Trapelano i piani a Napoli; le trattative di pace cancellano presto la messa in atto di tale iniziativa.

1295




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Con Giovanni da Procida accompagna Federico d’Aragona a Roma in un’ambasceria presso il papa Bonifacio VIII.

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Inghilterra

Francia

Passa al servizio del re d’Inghilterra Edoardo I per combattere i francesi. Nonostante le sue promesse, non si impegna nella lotta.

1296




Gennaio



Federico d’Aragona viene nominato re di Sicilia a Catania, superando l’opposizione del pontefice, del re di Napoli, di quello di Francia e di quello d’Aragona. Il Loria lo appoggia; viene eletto grande ammiraglio.

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Sicilia

Napoli

Attraversa lo stretto di Messina per iniziare un nuovo conflitto con gli angioini. Viene a Roccella; il re vuole espugnare Catanzaro, mentre il Loria, congiunto del conte locale, fa pressioni per assalire altre terre. Federico d’Aragona attacca, invece, la città ed il Loria, seppure riluttante, ubbidisce ai suoi ordini: il conte di Catanzaro si arrende a patti nelle mani dell’ammiraglio. Il sovrano si porta, poi, sotto Crotone e, dopo una tregua, vi si ferma con 12 galee; il Loria prosegue, al contrario, nella campagna con il resto della flotta e 300 cavalieri. Punta ai confini della Basilicata e presta soccorso ai difensori di Rocca Imperiale, assediati da Giovanni di Montfort. Scende a terra, unisce le sue truppe a quelle di frà Arnaldo di Pons, priore di Sant’Eufemia dell’ordine gerosolomitano, sfonda le linee dei nemici e vettovaglia nottetempo la guarnigione con sacchi di frumento portati in groppa dai cavalli e sulle spalle dai fanti. Da qui, percuote Policoro, si impossessa del castello e fa prigionieri 100 cavalieri posti alla sua guardia, taglia le linee di rifornimento al Montfort. Raggiunge Crotone; rompe una tregua in essere ed i suoi uomini si impadroniscono del castello, che viene messo a sacco. Interviene il re, che fa liberare i prigionieri e li rimanda liberi a Napoli: sorge una prima disputa fra Federico d’Aragona ed il Loria. Questa viene ricomposta con l’interposizione a suo favore del cognato Corrado Lancia. Gli aragonesi costringono il Montfort a levare l’assedio da Rocca Imperiale. Subito dopo, il Loria si rimette in navigazione, penetra nel golfo di Taranto ed assale la Terra d’Otranto. Sorprende di notte Lecce; occupa Otranto e vi lascia a suo presidio 3 galee; tenta di cogliere alla sprovvista Brindisi. Nella circostanza è prevenuto da 600 cavalieri francesi; non può, quindi, attaccare la città; fortifica, allora, il suo campo e dà il guasto al territorio finitimo. Viene sconfitto in una scaramuccia da Goffredo di Joinville.

Ottobre



Il pontefice riesce a mettere contro, l’uno contro l’altro, Giacomo e Federico d’Aragona: il Loria fa presente al re di Sicilia che le forze congiunte di Napoli e del regno d’Aragona sarebbero esiziali per la Sicilia; chiede che siano avviate delle trattative di pace fra i due fratelli. Federico d’Aragona non acconsente alla sua richiesta.

1297




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Viene contattato da Giacomo d’Aragona ed il Loria ne informa il re di Sicilia. Si trasferisce in Calabria con 2 galee per munire alcuni suoi castelli; raggiunge Messina. Domanda di potere recarsi a Roma per incontrarvi il re d’Aragona. Viene offeso da Federico d’Aragona; mentre, infatti, cerca di baciargli la mano, costui la ritira con sdegno. Si adoperano a suo favore gli amici Vinciguerra Palizzi e Manfredi Chiaromonte; il Loria ha, da ultimo, la possibilità di lasciare nottetempo il palazzo. Corre alle sue case, invita a cena gli amici; mentre sono imbandite le mense, esce per una scala segreta e fugge a cavallo; prende la strada di Castiglione con tre partigiani fidati. Il sovrano, nel frattempo, lo fa chiamare alla sua presenza, ma è già lontano. Il Loria raduna i suoi seguaci e rafforza le difese dei castelli di Novara di Sicilia, Tripi, Ficarra, Castiglione, Aci, Francavilla di Sicilia.

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E’ ricercato dai messi di Giacomo d’Aragona, che lo invitano a ritornare all’ubbidienza del re: rifiuta, paga un’enorme somma per liberarsi dalla malleveria impostagli a suo tempo e si ritiene sciolto da ogni vincolo d’onore. Non muove guerra, né chiede pace al sovrano. Costanza d’Altavilla, figlia di Manfredi e madre dei due sovrani, abbandona la Sicilia per recarsi a Roma. L’accompagnano il Loria (che gode di un salvacondotto valido fino al momento del suo imbarco) e Giovanni da Procida. L’ammiraglio viene a Milazzo e con 4 galee si dirige verso il Lazio: invia il nipote Giovanni alla guardia di Castiglione e degli altri suoi feudi.

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Napoli

Sicilia

Si pone al servizio di Carlo d’Angiò; Giacomo d’Aragona lo nomina ammiraglio del regno d’Aragona a vita; il papa Bonifacio VIII gli dà in feudo Aci e libera sia il Loria che il Procida da ogni precedente scomunica.

Estate



Si apposta alle isole Eolie e sfugge, a stento, ad un agguato tesogli dalla flotta siciliana. Giovanni di Loria, assediato in Castiglione, si arrende a patti e si trasferisce in Calabria. I feudi siciliani di Ruggero di Loria sono in breve tutti conquistati dagli avversari.

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Anche il Loria passa in Calabria con un buon numero di cavalieri; fa ribellare Catanzaro. E’ a Squillace con 700 cavalieri; assalito da nemmeno 200 cavalieri di Blasco d’Alagona, viene sconfitto; ferito al braccio ed uccisogli la cavalcatura, corre il pericolo di essere catturato. Si rifugia a Badolato; premia un suo familiare che gli ha ceduto in tale occasione il suo cavallo e gli fa dono di molti beni.

1298




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Spinge il re di Napoli ad allearsi con Giacomo d’Aragona.

Agosto settembre



Viene con la flotta a Patti ed occupa la località ai primi di settembre.

1299




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Il nipote Giovanni è nuovamente catturato dagli avversari: è fatto decapitare dal re di Sicilia. Per rappresaglia, il Loria assedia Messina con molte galee; si impossessa della città e la consegna al re di Napoli.

Giugno luglio



Al comando delle flotte angioine ed aragonesi, conquista Milazzo e sconfigge Federico d’Aragona al largo di Capo d’Orlando: dispone nell’occasione di 56 galee contro 39 dei siciliani.

1300




Aprile



Appronta una flotta di 40 galee tra angioine e spagnole, mentre l’ammiraglio avversario, il genovese Corrado Doria, scorre le coste del golfo di Napoli con 27 galee siciliane e 5 genovesi. Arrivano in soccorso del Loria 12 galee da Catania ed altre 7 da Genova, di proprietà dei guelfi Grimaldi. Esce alla testa di 58 galee per affrontare le 32 dell’avversario.

Giugno



Lo scontro avviene a Ponza. 5 navi ghibelline sfuggono alla lotta e tutto il peso della battaglia viene sostenuto dalle 27 galee siciliane. Il Doria resiste impavido; alla fine, il Loria fa investire la sua nave con un brulotto. Il capitano genovese si arrende ed egli lo fa mettere in catene; fa accecare i balestrieri genovesi che sono catturati sull’ammiraglia.

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Tortura il Doria facendogli patire la fame e la sete; alla fine, costui cede e gli fa consegnare il feudo di Francavilla di Sicilia. Il Loria tenta, successivamente, uno sbarco a Termini Imerese; per poco, non cade in un’imboscata, che gli viene tesa dal Chiaromonte e da Ugone degli Empuri, entrativi la notte precedente. I suoi uomini si mettono a saccheggiare il borgo; escono dal castello i siciliani e danno loro addosso. Il Loria riesce a nascondersi in un’osteria, sale su un palischermo e può raggiungere la sua flotta.

1301




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Naviga lungo le coste settentrionali della Sicilia, rifornisce di vettovaglie e di munizioni il castello di Val Demasse.

Luglio



Si trova allo Scoglio di Brolo. Una tempesta si abbatte sulla sua squadra e su quella del re Roberto d’Angiò, ancorata presso le spiagge di Camerina; il Loria perde 5 galee, il re di Napoli, 22. Compie il periplo della Sicilia ed a Camerina raduna le navi scampate al naufragio; ripesca una cassa di monete dal fondo della galea di Guglielmo Gudur, vescovo di Salerno, e se ne appropria. Negli stessi giorni, ha un incontro segreto, presso Palermo, con Blasco d’Alagona: in esso vengono gettate le premesse per un trattato di pace.

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Assedia invano Messina; il re di Sicilia gli ritoglie Castiglione.

1302




Agosto



Presenzia all’incontro, che avviene a Caltabellotta, tra Federico d’Aragona e Roberto d’Angiò; è, da ultimo, tra i firmatari della omonima pace. Mantiene in Sicilia la signoria di Aci. Si ritira nel regno d’Aragona, dove possiede parecchi feudi.

1305




Gennaio



Muore a Valencia a metà mese.

CITAZIONI

-“Al gran coraggio univa una grande arte d’ingannare.” Di Blasi

-“Grande nelle virtù, grande nei vizi, di smisurato valore e brutale ferocia…Animo irrequieto, sanguinario, ambiziosissimo e superbissimo oltre ogni dire.” Amari

-“Universellement célèbre en Europe.” Delaville Le Roulx

-“ Grandissimo e primo ammiraglio de’suoi tempi.” Di Giovanni

-“Savio ammiraglio e maestro di guerra.” Villani

-“Feroce in tempi ferocissimi… Fu il più grande ammiraglio dei suoi tempi.” Frignani

-“Genio navale.” Runciman

-“Fu il primo grande ammiraglio che abbia vuto l’Italia.” Argegni

-“Che fu il più famoso ed eccellente capitano, che sino allora si fosse in mare.” Capecelatro

-“Quendam nobilem militem de Sicilia oriundum et nutritum a pueritia ab ipso domino Petro (d’Aragona).” Anonimo

-“Vir quidem strenuus et in egendis bellicis prospere fortunatus, qualem ipsius regis et filiorum temporibus admiratum dicebat, felix quidem et nimium felix, plurimisque victoriae laudibus in populos extollendus, nisi medio tempore virtuosus actus ejus execrandae superbiae maculae denigrassent…Virum utique callidum, et marinis bellis nostro tempore gloriosum.” Speciale

-“Era di ottima famiglia e uscito di signori banderesi…Fattosi adulto, fu uomo avvenente e molto amato dalla reina e da tutta la corte” Muntaner

-“Havea fatto molte cose honorate, e acquistata gran fama nell’esercitio delle guerre maritime.” Di Costanzo

-Con Benedetto Zaccaria “ I due più grandi capitani di mare di quel tempo; l’uno tutto calcolata prudenza, l’altro impeto travolgente” Lopez

-“Le plus grand marin du temps.” De la Roncière

-“Persona sagace e molto astuta.” Sardo

-“Fu..il vero e proprio creatore della marina da guerra aragonese…merita di essere considerato il più grande ammiraglio della sua epoca ed uno dei massimi capi navali di tutti i tempi. Fra l’altro egli dimostrò un’abilità ed un’audacia, sia in campo strategico sia in campo tattico, che trovano pochi riscontri nella storia. Fu pure un combattente valorosissimo, anche nel duello individuale, un organizzatore intelligente ed instancabile, un capo accorto e fascinatore. Purtroppo l’obiettività impone di ricordare che egli fu inoltre un uomo avido di onori e di ricchezze, ricercate anche con i mezzi più infami; e che fu un feroce ed inumano persecutore dei nemici caduti in suo potere…I suoi prigionieri ottenevano la libertà solo se gli potevano pagare fortissimi riscatti, altrimenti venivano accecati o mutilati barbaramente e messi al remo. I feriti normalmente venivano gettati ai pesci. Per mantenere il segreto sui movimenti della sua squadra, durante le operazioni, il Lauria faceva affondare qualsiasi nave incontrata uccidendone o mettendone al remo gli equipaggi.” Bragadin

-"Great commander." Rodger

-"Hombre de gran valor y pericia marinera, adimirado por toda la gente de mar de Sicilia y Cataluna y a quien Pedro III concedio la jurisdiccion, no solo sobre les armadas de aquella isla, sino también sobre las que se organizasen en todo su reino por cuenta de la Corona." Condeminas Mascarò

-"Che per le sue prodezze e vittorie si acquistò ragionevolmente cognome di invitto." Sambiasi

-"The most important commander of the Catalan-Aragonese fleet: was Roger of Lauria, an admiral for whose talents the most extravagant claims have been made. He has been described as, "a war leader deserving to be ranked with Richard Coeur de Lion, the Black Prince and Nelson, and as having no rival in medieval history, not even among the Genoese and Venetians, as a naval commander. It is certainly the case that, unuasually for the commander of a galley fleet at this period, he was involved in at least six major engagements in the period 1283-1300. These are not the sum total of his seafaring exploits over a long and notably successful career as a war leader but they do allow an assessment to be made of his approach to the management and deployment of galleys in battle." Rose