ANSALDO DEI MARI Di Genova. Ghibellino.

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Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Genova


Milita al servizio dei genovesi.

1239

Impero

Genova

La fazione imperiale genovese, detta dei “Mascherati”, è costretta ad abbandonare la città; il dei Mari viene nominato grande ammiraglio di Sicilia dall’imperatore Federico II di Svevia. Esce da Porto Pisano per aiutare Savona dagli assalti portati dai guelfi. Si schiera davanti al porto di Genova con 47 galee; si accorge che le mura cittadine sono ben fornite di difensori e riprende il mare. Si dirige verso Albenga e distrugge il castello di tale località. La flotta genovese si porta a Noli per poterlo attaccare; il dei Mari ritorna sotto Genova e trova questa volta la città sguarnita di difensori. Gli sono fatti dalle cime dei monti vicini alcuni segnali che lo invitano a desistere dal suo obiettivo. Rientra a Savona, dove è accolto con tutti gli onori. Giunge nel frattempo la flotta genovese nei pressi della città. Gli avversari cercano di introdurre nel porto alcuni brulotti, che non riescono a superare le catene di sbarramento. Una tempesta, infine, obbliga gli assedianti a riguadagnare il porto di Noli. Sullafine dell'anno, il dei Mari, su richiesta dell'imperatore, lascia in Savona 9 galee che, per maggiore sicurezza, fa trasportare a terra; delle rimanenti galee, ne invia in Sicilia 20, mentre egli, con le restanti, punta viceversa sulla Sardegna.

1240



Ha il comando della flotta dell’imperatore alla morte di Nicola Spinola.

1241




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Capitana la flotta imperiale e quella pisana (87 galee). Nelle acque dell’isola del Giglio si imbatte in 27 galee genovesi guidate da Giacomo Marucello. Costui, nonostante che abbia a bordo un centinaio di prelati che devono partecipare a Roma al conclave indetto per la morte del papa Gregorio IX, accetta il combattimento. I nemici sono sconfitti ed il Marucello si salva con sole 5 galee: nelle mani degli imperiali cadono due cardinali (il cisterciense Giacomo da Pegorara ed Ottone da Tonengo), il legato pontificio e molti ecclesiastici fra prelati, vescovi ed abati. Con la vittoria, Ansaldo dei Mari si sposta a Savona.

1242




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Si collega con le truppe ghibelline e con quelle del marchese di Monferrato, minaccia Portovenere, si colloca nei pressi di Vado Ligure. Gli abitanti di Diano Marina colgono di sorpresa alcuni suoi marinai, scesi a terra da una galea, e ne fanno strage: la nave viene affondata. Attaccato dai guelfi genovesi, il dei Mari deve ritirarsi. Sbarca, successivamente, ad Arenzano e devasta il litorale. Si rafforza in Savona ed è qui assalito da un’ingente flotta. Rientra a Savona; quando tale città viene assalita da 51 galee nemiche, preferisce riprendere il mare e sfuggire nottetempo alla caccia dei nemici. Mentre le navi avversarie sono ferme a Noli, entra all’alba nel porto di Genova per un’azione dimostrativa. E’ di nuovo a Savona senza farsi intercettare; invia alcune galee a scorrere le coste della Provenza (Provence). I nemici, alfine, retrocedono ed egli punta verso la Sicilia. Durante tale viaggio sbarca a Pisa gli ambasciatori della fazione ghibellina che devono incontrarsi con l’imperatore.

Luglio



Al comando di 70 galee e di 2 grosse navi, giunge a Porto Pisano. Si collega con la flotta pisana e si trasferisce nelle acque liguri. Assale, invano, il castello di Levanto. I genovesi, agli ordini del podestà, il bresciano Corrado Concesio, costituiscono una flotta di 97 navi, di molto superiore al numero delle navi a sua disposizione. Il dei Mari fa appena in tempo a disimpegnarsi e si dirige nottetempo ad Andora con le sue navi; il Concesio lo insegue. L'ammiraglio punta allora verso l'isola di Sant'Onorato e la Corsica.

Settembre ottobre    
I genovesi disarmano la loro flotta e licenziano gli equipaggi. Alla notizia, il dei Mari rientra a Savona con 60 galee, in attesa dell'arrivo della squadra imperiale condotta da Marino d'Eboli. Insieme i due capitani scorrono la costa ligure e mettono a sacco Cogoleto ed Arenzano. Il Concesio è forzato a riprendere il mare con 70 galee e si prefigge l'obiettivo di catturarlo entro il porto di Savona: il dei Mari non accenna a muoversi da tale riparo; fa puntare, anzi, le prue delle sue navi verso terra. I genovesi spingono numerosi brulotti contro le sue galee per dare loro fuoco. Il vento non è favorevole e spinge le navi incendiarie verso il largo frustrando ogni sforzo. Con il mare in burrasca, i genovesi si rifugiano a Noli; da qui puntano verso Genova. Durante quest'ultimo tragitto fanno naufragio presso Arenzano alcune galee della repubblica. Da parte sua il dei Mari si ritira nel porto di Vado Ligure. Di seguito, naviga nelle acque provenzali per scortare un carico di sale destinato a Savona: durante la crociera cattura 2 navi mercantili genovesi. A fine ottobre lascia la Liguria e punta verso la Sicilia con il figlio Andriolo.

1243



Ripara in Provenza. Sconfitto da 73 galee, 13 galeazze e 3 navi all’isola di Sainte-Marguerite, naviga dapprima verso la Corsica; punta, successivamente, su Savona: è di nuovo assediato nella città. Con il ritiro dei genovesi, si dirige su Albisola. Ha ora 60 navi a disposizione. Gli avversari tentano di sorprenderlo: il dei Mari sfugge ancora una volta agli avversari e riesce a riguadagnare il porto di Savona. Con la stagione invernale, rifornisce la città di vettovaglie, nonché di armi e munizioni necessarie per il proseguimento della campagna. Invia, infine, il figlio Andriolo verso la Puglia con 40 navi, mentre egli si conduce in Sicilia con il resto della flotta per svernarvi.

1244



Ritorna dalla Sicilia a Pisa con 55 navi; si collega con il podestà della città Bonaccorso della Palude e con 80 galee si avvia sulle coste liguri. I genovesi abbandonano una volta di più l’assedio di Savona. Spedisce il figlio con 17 galee e le galeazze a scorrere sulle coste provenzali, in modo che gli angioini non prestino soccorso a pontifici e genovesi. Il dei Mari saccheggia le riviere liguri; va a vuoto il suo tentativo di impedire l’ingresso in Genova del nuovo papa Innocenzo IV (il genovese Sinibaldo Fieschi). Nel proseguio delle operazioni si porta nelle acque di Tunisi per dare la caccia alle navi genovesi che stanno rientrando in Liguria.

................     Si impadronisce di Capo Corso.

CITAZIONI

-“ Diede prova di un’ammirevole capacità manovriera, con cui riuscì a tenere l’avversario impegnato, senza mai portare all’urto le proprie forze di troppo inferiori.” Bragadin