JUAN DE MENDOZA Spagnolo.
1524 - 1562 (ottobre)
| Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| 1558 | |||
| .................... | Spagna | Corsari barbareschi | Ha il comando delle galee di Spagna
(15/16 galee). Lascia Napoli per effettuare una scorreria sulle coste
maghrebine. Respinto un suo tentativo di sbarco condotto dal biscaglino
Parcho Ungarte per impadronirsi del Colo, si muove nelle acque sarde nei
pressi dell'Asinara. Mentre sta navigando con l'amico Giovan Andrea Doria,
si imbatte nel corsaro Maniccioli fermo in una cala con una galeotta di
18 banchi. Invia al suo inseguimento 2 galee genovesi che si fanno sfuggire
l'avversario. Di seguito avvista una galeotta disalberata. Ne ordina l'inseguimento;
i corsari si salvano a terra in un'isola vicina. Gli spagnoli si mettono
alla loro caccia e catturano il rais Manetta. |
| Giugno | Spagna | Impero ottomano | Lascia la difesa di Nizza (Nice) per
difendere le coste spagnole minacciate dalla flotta turca di Piali Pascià. |
| Agosto | Si trova al largo di Varazze con il
Doria. Si presenta la flotta ottomana alla cui avanguardia si trova l'Occhiali.
Il Mendoza si dà alla fuga. Rimangono distanziate la padrona della
squadra di Scipione Doria, figlio di Antonio, co9ndotta da Vincenzo Lomellino
e la spagnola "Granada". Intervengono il Mendoza e Giovan Andrea
Doria che riescono a metterle in salvo; similmente viene rimorchiata un'altra
galea spagnola, la "Vittoria", rimasta pur essa arretrata. Di
seguito il Mendoza sverna a Genova con la maggior parte delle galee di
Spagna. |
||
| 1559 | |||
| Primavera | E' fermo a Barcellona. Invia
a Napoli con del denaro Antonio Doria e Bendinello Sauli che navigano,
rispettivamente, con 2 ed una galea. |
||
| ................... | Allorché viene a conoscenza
che a Gerba (Djerba) sono ancorate 26 navi barbaresche pronte a scorrere
sulla costa napoletana, lascia Genova per la Sicilia: lo affiancano in
tale navigazione anche il Doria ed il Sauli. In Sicilia imbarca vettovaglie
per 50 giorni per compiere, a sua volta, una scorreria in Levante. Nell'isola,
alla sua squadra si uniscono anche Vincenzo Cicala con 2 galee e Marco
Centurione con 4. |
||
| Maggio/giugno | Sempre con Giovan Andrea Doria,
tocca le isole Baleari, le coste della Sardegna e si dirige su Napoli
accompagnandovi il nuovo viceré, il duca di Alcalà Pedro
Perafan de Ribera. Raggiunge la Sicilia. Salpa da Messina ai primi del
mese. Dopo quattro giorni si imbatte nel golfo di Squillace in 2 galeotte;
di seguito, incrocia 7 galeotte al capo di Sant'Angelo in Morea ed un'altra
all'isola di Zante (Zakynthos). Con la sua azione vittoriosa ha modo di
librerare 500 schiavi cristiani e di catturare 450 uomini fra turchi e
mori; altri 50 ne sono uccisi nei vari scontri. Rientra a Messina. |
||
| Luglio | Sorveglia la navigazione lungo
le coste siciliane. A fine mese rientra a Palermo per rendere conto della
sua campagna. Da ultimo, il duca d'Alba lo richiama a Napoli. |
||
| 1560 | |||
| Novembre | Si trova a Napoli con le galee di
Spagna. A fine mese, a bordo della galea di Giovan Andrea Doria accompagna
quest'ultimo a Genova perché Andrea Doria è in punto di
morte. I due capitani giungeranno nella città troppo tardi. |
||
| 1561 | Raggiunto dalla sua capitana, la "Mendoza",
prosegue il suo viaggio per Barcellona. Sempre nell'anno si sposa con
Juana de Cardenas e pone la sua residenza nei pressi di Toledo. Frequenta
la corte. Più tardi è segnalata la sua presenza a Savona
ed a Napoli. Da ultimo, si sposta a Baia con la flotta; è raggiunto
dalla squadra sabauda di Andrea Provana e dalle galee comandate dal Doria.
Giovanni Moretti chiede di potere agire nottetempo per impadronirsi di
una galeotta di 20 banchi, che sta navigando disalberata. Rifiuta per
potersi appropriare del relativo bottino ed invia alla sua cattura 6 galee,
fra cui vi sono 3 spagnole e 3 del Doria. L'imbarcazione barbaresca riesce
a sfuggire alla caccia nonostante che il mare sia in tempesta. Il Mendoza
si sposta in Sicilia e, sulla fine dell'anno, rientra a Napoli. |
||
| 1562 |
|
|
|
| ................... | Spagna | Corsari barbareschi | Il viceré di Napoli lo
invia a La Goletta per rifornire la piazzaforte di munizioni e di vettovaglie.
|
| Giugno | Sono approntate 56 galee per
affrontare i corsari barbareschi. La flotta è divisa in due squadre:
in quella da lui comandata, si contano 32 galee, le 12 di Spagna, 6 di
Napoli, 6 di Antonio Doria, 4 appartenenti al conte Federico Borromeo,
2 a Stefano dei Mari ed altre 2 a Bendinello Sauli. Il Mendoza ha il compito
di portarsi nelle acque sarde e napoletane e di impedire le scorrerie
dei corsari algerini. L'altra squadra è comandata da Giovanni Andrea
Doria: vi fanno parte le 4 galee maltesi, 4 di Marco Centurione, 2 del
duca di Terranuova e 2 del Cicala. Il suo compito è quello di proteggere
le coste siciliane dalle incursioni di Dragut. |
||
| Ottobre |
|
|
Naviga da Napoli verso la Spagna con 28 galee sulle quali sono imbarcati 3600 soldati. Si imbatte in 2 galeotte barbaresche e le cattura. A bordo vi sono anche 12 rinnegati che si difendono con accanimento uccidendo, fra l’altro, anche un capitano spagnolo. Tali prigionieri sono squartati; a molti turchi, inoltre, viene mozzato il naso per avere avuto l’ardire di resistere ad un nemico tanto più forte. Arrivato in Spagna, a fine mese, lascia il paese con le 28 galee per assalire i corsari barbareschi in Orano (Oran) ed a Mazalquivir; con lui vi sono anche Scipione Doria (figlio di Antonio) con 6 galee, il Sauli con 2 e Stefano di Mare con altre 2. Una furiosa tempesta sorprende la flotta nella baia di La Herradura ad est di Malaga. Viene scompaginato lo schieramento; le galee si scontrano l'una con l'altra spezzando i remi; altre sono gettate dalle onde sull'arenile. Nel naufragio 3 galee affondano, compresa la capitana sulla quale è imbarcato il Mendoza; le altre 25 si fracassano tutte provocando la morte di quasi tutti gli occupanti. Saranno contate nel naufragio dalle 3000 alle 5000 vittime. |
CITAZIONI
" Era huomo di molta verità, di nobili pensieri, grande amico dell'amico, valoroso, e molto liberale, come per l'ordinario erano in quel tempo quasi tutti li Spagnoli di qualità...Non era gran marinaro; fu il primo che introdusse in galera il servirsi e dormire come in terra, e molte commodità, il che è andato sempre di male in peggio, con gran pregiudicio dell'arte et militia marinaresche; era tardo (lento, flemmatico), come sono quasi tutti di quela natione, non era huomo da inventar partiti e risolutione utili, ma si bene havea tanto giudicio di saper scegliere il meglio partito o li si fosse proposto." Giovan Andrea Doria