HASSAN MEZZOMORTO (Hadji Hussein Mezzomorto) Corso. Rinnegato. Corsaro. Dey di Algeri. Così chiamato per una caduta che lo ha lasciato in coma per un certo periodo di tempo.
+ 1700 ca.
|
Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
|
………… |
In proprio |
|
Esercita la guerra di corsa con base Algeri. |
|
1682 |
|
|
|
|
............... |
Algeri |
Francia |
Si trova in Algeri quando la città viene assalita dall’armata francese del Du Quesne. |
|
Settembre |
|
|
Con il ritiro dei francesi da Algeri si mette audacemente sulla scia delle navi avversarie. Approda con i suoi uomini sulle coste della Provenza (Provence) e della Linguadoca, vi commette rapine, saccheggi e massacri; cattura schiavi d’ogni età e sesso che conduce tutti nei bagni di Algeri. |
|
1683 |
|
|
|
|
Giugno |
Algeri |
Francia |
Ha il comando della flotta corsara di Algeri. Difende la città durante il bombardamento francese da parte della flotta del Du Quesne. Il dey Baba Hassan, alla fine, decide di trattare con i nemici e fa liberare 576 schiavi francesi. Il Mezzomorto, consegnato in ostaggio, viene portato a bordo di una nave; si fa rilasciare dal Du Quesne per meglio seguire (a suo dire) la vicenda del rilascio dei restanti prigionieri e del pagamento del riscatto richiesto. Libero, fa uccidere Baba Hassan, si proclama dey della località e dà il segnale per colpire le galeotte francesi lanciabombe: il Du Quesne stesso, nella circostanza, corre il rischio di rimanere ucciso. |
|
………… |
|
|
Gli algerini resistono, benché subiscano numerose perdite di uomini ed irreparabili danni a molte case ed edifici. Il Mezzomorto, furente d’odio contro i francesi per i nuovi devastanti bombardamenti, fa uccidere 22 transalpini (per lo più schiavi) fra quelli che si trovano ancora in Algeri; fra costoro vi è anche il padre Lavacher, che ha svolto nella città le funzioni di console di Francia. Costui, a fine luglio, viene attaccato alla bocca di un cannone ed è lanciato nello spazio. |
|
1684 |
|
|
|
|
Aprile |
|
|
Il Mezzomorto è costretto alla pace. Ha dovuto anche subire una rivolta ordita, poco prima, in segreto dal bey di Tunisi, nella quale i giannizzeri, rimasti fedeli alla memoria di Baba Hassa, hanno attentato alla sua vita. Rimane gravemente ferito al volto. Le clausole del trattato con i francesi presentano condizioni molto meno pesanti per gli algerini rispetto a quelle pretese l’anno precedente dal Du Quesne. |
|
1686 |
In proprio |
|
Spedisce nel Mediterraneo, camuffate con vari sistemi, le sue navi da corsa perché depredino tutte le imbarcazioni, comprese quelle francesi. |
|
1688 |
Algeri |
Francia |
Poiché non ha rispettato le condizioni del trattato da lui sottoscritto con i francesi, questi ultimi ordinano la caccia a tutte le navi algerine. Il Mezzomorto, per rappresaglia, fa arrestare il nuovo console francese ad Algeri, il Piolle, e lo fa gettare nel bagno con gli altri schiavi. Ciò provoca un nuovo bombardamento della città da parte dell’ammiraglio d’Estrées. I francesi la investono per sedici giorni demolendo case e batterie costiere, uccidendo centinaia di persone, colando a picco bastimenti e spianando, perfino, la torre del fanale. Sono lanciate 10000 bombe (palle di ferro cave, riempite di esplosivo ed innescate con una miccia accesa prima del lancio). Lo stesso Mezzomorto viene ferito da una scheggia di bomba alla testa. Per tutta risposta, prende il padre Montmasson, vicario apostolico, e lo fa lanciare da un cannone. Il console Piolle, un frate, 7 capitani di nave e 30 marinai francesi subiscono uno ad uno la medesima sorte. Il d’Estrées, per rappresaglia, fa trucidare 17 dei principali notabili turchi ed algerini prigionieri a bordo delle sue navi. I loro cadaveri sono ammucchiati su una chiatta; questa viene spinta verso il porto affinché sia vista dalla popolazione e dal Mezzomorto. Allorché i francesi finiscono la loro scorta di bombe incendiarie, gli avversari fanno rientro a Tolone (Toulon). |
|
1689 |
|
|
La Francia manda un nuovo inviato, il quale riesce a concludere con il Mezzomorto un nuovo trattato di pace. |
|
1690 |
|
|
|
|
………… |
|
|
Il Mezzomorto raduna tutti i suoi tesori e fugge da Algeri, prima che qualche rivale lo strangoli per farsi, a sua volta, facilmente ricco. |
|
……….. |
Impero ottomano |
Venezia |
Passa al servizio dei turchi per combattere i veneziani in Grecia. Alla testa di 36 galee, si batte nelle acque di Mitilene (Mitilini) con la flotta condotta da Daniele Dolfin. Lo scontro ha la durata di quattro ore. |
|
1691 |
|
|
Ha il comando della flotta ottomana contro la flotta veneziana che è ora comandata da Girolamo Corner. Nell’anno non vuole uscire in campagna preferendo dedicare tutte le sue energie alla preparazione della sua flotta. |
|
1693 |
|
|
Rifiuta il combattimento con la flotta guidata da Francesco Morosini. |
|
1694 |
|
|
|
|
Settembre |
|
|
Con la perdita di Chio (Khios), contrasta la flotta veneziana di Antonio Zeno. Fa rotta su Smirne (Izmir) con il favore del vento ed entra nel porto. |
|
Novembre |
|
|
Ha il compito di recuperare Chio. Esce dai Dardanelli (Canakkale Bogazi) con 20 vascelli e 24 galee. Tocca Smirne: sulle sue navi sono imbarcati numerosi marinai greci e diversi bombardieri francesi. Lo Zeno si pone a nord delle Spalmadori e lo attende. |
|
1695 |
|
|
|
|
Febbraio |
|
|
Salpa con tutta la sua flotta. Colloca alla testa della formazione i vascelli ed ordina che tali navi lottino solo con i vascelli e le galeazze; dietro sono poste le galee. Doppia Capo Celidonio (Karatas Burun) e sorprende alle Spalmadori la flotta nemica in un momento critico, proprio quando le galee stanno rimorchiando i vascelli della Serenissima per disporli in formazione di combattimento. Allorché avviene il contatto tra le due armate, solo 6 vascelli veneziani riescono ad usare i loro cannoni; gli altri devono essere abbandonati dalle galee che li hanno al traino e sono in tal modo trascinati via dalla corrente. Il capitano Girolamo Priuli, che comanda i 6 vascelli, è circondato da 16 vascelli turchi. 3 si incendiano e muore il Priuli; altri 3 si rifugiano a Chio (uno di questi risulterà di seguito inutilizzabile). Mentre si sta svolgendo la battaglia fra le navi a vela, i turchi si lanciano contro le 4 galeazze di Bartolomeo Gradenigo e le galee, al cui comando si trova Antonio Zane. Tra gli equipaggi della Serenissima le perdite, tra morti e feriti, ammontano a 1600 uomini. Il giorno successivo i veneziani si ripresentano nelle stesse acque, ma la loro sfida non è accettata da Hassan Mezzomorto. L’ammiraglio turco resta per dieci giorni all’ancora a riparare i danni subiti ed a rinforzare le ciurme. I veneziani, alfine, devono abbandonare Chio e l’isola viene rioccupata dai turchi. Lo Zeno, per il suo comportamento, morrà in carcere prima di essere sottoposto a giudizio. |
|
Settembre |
|
|
Gli viene ora contro la flotta comandata da Alessandro da Molin. Dal canale di Chio si dirige verso le isole Spalmadori con il favore del vento. Vi è un primo scontro; il Mezzomorto si sposta al largo e gli muovono contro, ancorate sottovento nelle vicinanze, 23 galee agli ordini di Bartolomeo Contarini (1113 cannoni e 6930 uomini di equipaggio). Il combattimento si svolge accanito nel canale di Mitilene. La sua capitana e 2 navi di Tripoli abbandonano le acque perché gravemente danneggiate; salta in aria il vascello “San Giovanni Battista Piccolo” ed il fuoco si propaga anche al “San Giovanni Battista Grande” ed al “Redentor del Mondo”, accorsi per prestare soccorso alla prima imbarcazione. I turchi riprendono animo e formazione. Hassan Mezzomorto può rientrare, infine, a Capo Celidonio. |
|
1696 |
|
|
|
|
Agosto |
|
|
E’ avvistato a Capo d’Oro, promontorio a sud di Negroponte (Evvoia), con 36 vascelli (20 sultane e 16 vascelli appartenenti a corsari barbareschi), 2 brulotti e 25 galee. Il da Molin, a fine mese, si trova tra le isole di Andro (Andros) e quella di Tino (Tinos) con 6 galeazze, 34 galee ed altre unità minori; a queste navi si uniscono 6 vascelli e 6 galeazze della squadra del Contarini. Lo scontro non ha vincitori. Per i rapporti veneziani, i turchi subiscono la perdita di 1000 uomini, di cui 200 direttamente nella capitana di Hassan Mezzomorto; alcune galeotte vengono affondate a colpi di cannone; altri 7 vascelli sono disalberati. Fra i veneziani i morti sarebbero, viceversa, 180. Con la notte, il Mezzomorto perde il contatto con gli avversari. Si porta alla foce dello stretto canale di Negroponte; si indirizza all’isola di Tino e qui tenta uno sbarco per le sue truppe.. Ne è impedito dal provveditore dell’isola Bartolomeo Moro; Il Mezzomorto prosegue, da ultimo, per i Dardanelli. |
|
1697 |
|
|
|
|
Luglio agosto |
|
|
Viene segnalato a Tino con 27 vascelli e 2 brulotti. Si ritira inizialmente; di notte si alza il vento di tramontana che impedisce a galee e vascelli di avanzare e ne scompagina la formazione di battaglia. A seguito di uno scontro, che dura undici ore, viene obbligato a ritirarsi oltre Tino (veneziani, 63 morti e 224 feriti, con l’affondamento di una galea). È sempre deciso a non accettare il combattimento, se non nelle migliori condizioni operative; si presenta a Capo d’Oro davanti all’isola di Andro. |
|
Settembre |
|
|
Il Contarini accetta lo scontro nel porto di Andro, dotato di due bocche, e lo investe con i suoi vascelli utilizzando un difficile passaggio tra gli scogli, pieno di secche, che il Mezzomorto non ha avuto modo di conoscere. A metà mese le due armate antagoniste si affrontano per la terza volta. Dopo varie manovre, l’ammiraglio ottomano si colloca a Rafti, all’imboccatura del canale di Negroponte ed a Contario fuori del capo dell’isola di Zia (Kea). Al levarsi dello scirocco, l’ammiraglio veneziano si incammina alla volta di Castelrosso (Megisti) e lancia contro la sua flotta alcuni brulotti per dare fuoco alla sua flotta. Il Mezzomorto viene ferito ad una coscia; sul fare della notte, dopo tre ore di lotta, si ritira a Caristo (Karistos). Nello scontro i veneziani hanno 191 morti, 516 feriti ed alcune navi perdono le loro velature. Maggiori sono le perdite tra i turchi. Da Caristo il Mezzomorto si trasferisce a Chio, mentre i veneziani svernano a Napoli di Romania (Navplion). |
|
1698 |
|
|
|
|
Agosto |
|
|
Ha sempre il comando della flotta contro i veneziani. Esce dallo stretto dei Dardanelli e viene nel canale di Tino con 32 legni (25 sultane, 5 navi barbaresche e 2 brulotti). Non accetta la sfida a battaglia fattagli dal capitano generale Daniele Dolfin. |
|
Settembre |
|
|
Si ritira disordinatamente nei Dardanelli: 4 sue navi sono obbligate a riparare a Tino, una sultana rimane disalberata per lo sforzo cui è stata sottoposta la velatura, la capitana di Tunisi (66 cannoni) s’incaglia nelle secche di Mauria. Il Mezzomorto se ne resta inattivo nel Bosforo per quasi un mese. Quando ne esce, si scontra con i veneziani nelle acque di Mitilene. La nave “San Lorenzo” commette un errore di manovra, investe la propria capitana e le toglie ogni possibilità di movimento per due ore e mezzo. Il Dolfin riesce, alfine, ad utilizzare le proprie artiglierie e con l’aiuto delle altre imbarcazioni convince gli avversari a ripiegare. 5 navi ottomane fuggono a Smirne, 3 a Foglie nella Focide, una, malridotta, a Chio. 300 morti e 600 feriti, fra cui lo stesso capitano generale, è il bilancio finale dei veneziani. |
|
1699 |
|
|
Il Mezzomorto continua a sfuggire al combattimento saltando da un’isola all’altra del mare Egeo. |
|
1700 |
|
|
Muore. |
CITAZIONI
-“Perfetto conoscitore della manovra delle navi a vela, egli ebbe sempre per regola di accettare il combattimento soltanto quando la direzione del vento fosse favorevole alle sue navi…Un uomo di mare di primissimo ordine e fornito di un coraggio indomabile.” Nani Mocenigo
-“Si fece tanto nome nella flotta dei barbareschi d’Algeri, da giungere al supremo potere di bey.” Valori
-“Sulle coste turchi e cristiani lo chiamavano con quello strano nomignolo (Mezzomorto) perché una volta, dopo uno scontro con navi cristiane, abbandonato per morto, si era poi riavuto, aveva ripreso a camminare e quindi a correre i mari, segnato di cicatrici. Brutto come il diavolo ma audace e ardito, era diventato terribile e sanguinario come pochi nella storia dei pirati…Mezzomorto, con tutti i suoi legni e relativi predoni, impresse alla pirateria una virulenza inaudita, proclamando di voler distruggere soprattutto le navi del re di Francia che andavano a caccia di legni algerini.” Panetta