PIERO MOCENIGO Di Venezia. Doge.

1400 - 1476 (febbraio)

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1442

Venezia

Corsari catalani

Sopracomito nella squadra del capitano del Golfo Antonio Diedo, insegue i corsari catalani che infestano le acque delle Puglie. Una furiosa tempesta lo obbliga a riparare, con il Diedo ed un altro sopracomito di casa Dandolo, nel porto di Brindisi. Fatto prigioniero, è condotto a Napoli. Viene fatto liberare dal re Alfonso d’Aragona, a seguito dell’ intervento dell’ambasciatore della Serenissima a Napoli Zaccaria Bembo.

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Si distingue come uomo di toga, coprendo via via le cariche di consigliere ducale, di savio e di procuratore di San Marco che fanno parte del suo “cursus honorum” civile.

1464

Venezia

Impero ottomano

E’ scelto con Cristoforo Moro a dirigere la flotta nella crociata proclamata dal papa Pio II.

1470

Venezia

Impero ottomano

Ha il comando della flotta al posto di Niccolò da Canal. Scorre nell’arcipelago. Vi sono trattative di pace con gli ottomani: al loro fallimento, la guerra riprende con vigore.

1471




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Trascorre i mesi invernali nel rimettere in ordine la flotta. Si collega con 10 galee aragonesi condotte da Galceran di Requesens e depreda nuovamente le isole dell’arcipelago. Sbarca in Asia Minore, di fronte all’isola di Chio (Khios), e saccheggia il circondario. Raggiunge poi Modone (Methoni), dove arrivano anche i due nuovi provveditori della flotta Stefano Malipiero e Vittore Soranzo. Rafforza le sue squadre con navi, rematori e milizie, specie di stradiotti albanesi. Lemno (Limnos) è danneggiata da un terremoto. Mocenigo vi si porta e ricostruisce il castello di Cocino. Si avvicina all’isola di Mitilene (Mitilini); da qui opera un nuovo sbarco in Asia Minore presso l’antica Pergamo. Occupato il castello, ne devasta i dintorni a ferro e fuoco. Viene ributtato un corpo di cavalleria turco, venuto in soccorso degli abitanti. Ritorna indietro ed approda all’isola di Santa Panaia: ad ogni soldato è dato un ducato d’argento per ogni testa di turco consegnata. Tale consuetudine rimarrà per qualche tempo nell’esercito della Serenissima.

Autunno



In altre due spedizioni infesta le isole vicine alla Caria (fra esse vi sono Cnido e Delo/Delos); ritorna in Morea a Napoli di Romania (Navplion). A Capo Maleo si congiunge nuovamente con il Requesens che conduce 17 galee: prima vi è una salve di cannoni a titolo di saluto fra i due capitani, poi un abbraccio reciproco. Insieme, si trasferiscono a Modone; qui il Mocenigo si rifornisce del necessario e, sempre con il Requesens, si porta nelle acque di Rodi (Rodhos) senza aspettare l’ arrivo della squadra pontificia. Sbarca a poca distanza dal castello di San Pietro, di fronte all’isola di Coo (Kos) ed occupa nottetempo una fortezza: i turchi ne vengono scacciati. Un grande bottino è pure riportato nella conquista di Tabia. Il Mocenigo ed il Requesens proseguono nella loro spedizione e vengono saccheggiate le coste della Caria. Compaiono le galee pontificie: il Mocenigo si indirizza ora su Samo (Samos). La flotta ammonta a 85 galee: 10 pontificie, 2 dei cavalieri di Rodi, 17 aragonesi e 56 della Serenissima. Salpa dall’isola di Samo; giunto a Capo Celidonio (Karatas Burun), entra nel golfo di Satalia (Antalya). Secondo i piani, il Soranzo deve entrare nel porto con 10 galee; il Malipiero deve aggredire la città da terra; una parte delle truppe, infine, deve occupare un monte vicino. Il Soranzo penetra nel porto dopo averne rotta la catena di protezione; vengono conquistate le torri, i borghi, i magazzini; sono messe a sacco le opere portuali. Le scale per superare le mura si rivelano, tuttavia, troppo corte; la resistenza è accanita. Alla fine, a causa anche della morte del gran maestro dei cavalieri di Rodi e di molti soldati, si decide la ritirata. Con il Requesens attacca un castello posto sul promontorio di Termeno. Innumerevoli sono in tale circostanza i prigionieri; 137 sono portati sulle navi. Separatosi a Nasso (Naxos) dagli aragonesi, naviga con i pontifici contro Smirne (Izmir) ed assale all’improvviso la città; vi irrompe e la mette a sacco; i soldati diventano ricchi con il bottino. Il governatore turco della provincia tenta di intervenire, ma le sue truppe sono pesantemente sconfitte nei pressi della città. Con il ritiro da Smirne, il Mocenigo ne fa dare alle fiamme le case. Nel viaggio di ritorno espugna Clazomene e fa strage degli abitanti rimastivi: le prede sono ora rappresentate da una grande quantità di animali, specie di cammelli. Si porta a Modone e qui si separa dai pontifici. Un siciliano di nome Antonello, già schiavo a Gallipoli (Gelibolu), si offre di entrare in quel porto con una barca incendiaria, apparentemente per effettuarvi un trasporto di mele. L’operazione viene eseguita. E’ dato fuoco ad alcune case della città; al ritorno, la barca prende fuoco a sua volta. Il siciliano è catturato ed è presentato al sultano Maometto II: viene fatto segare vivo a metà con altri compagni fatti prigionieri nella medesima circostanza. Il senato manderà 3000 ducati a Messina, dove vivono i suoi parenti; una sua sorella andrà ad abitare a Venezia e le sarà data una casa con una provvigione annua.

1472




Primavera



Fa vela su Rodi e su Cipro (Kipros). Con 4 galee aragonesi e 2 dei cavalieri di Rodi, punta sulla Caramania (Karaman) per appoggiare nella regione la rivolta di Cassan Beg contro i turchi. Invia Ludovico Lombardo con 10 galee a liberare dall’assedio Corico; da parte sua si collega con le truppe ribelli per avere Secchino, alla cui guardia si trova il rinnegato siciliano Mustafà. Ottiene a patti la località, a seguito di un intenso bombardamento; molti sono i turchi che rimangono uccisi mentre cercano di difendere la città. Si volge poi a Corico. Irrompe nel porto a viva forza con il sostegno di 10 galee aragonesi, pianta tre batterie di cannoni e costringe alla resa Ismail Pascià. Si impadronisce, infine, di Seleucia; la ha dal comandante, un greco rinnegato, senza che sia sparato neppure un colpo di artiglieria. Consegna le tre località al principe della Caramania: al Mocenigo, per ringraziamento, sono donati un leopardo ed un cavallo arabo con finimenti d’argento. Mentre sta per assalire la Licia, viene richiamato all’isola di Cipro per una grave malattia del re Giacomo di Lusignano. Quando il sovrano si ristabilisce, riguadagna le coste della Licia, mette in fuga l’armata turca ed assedia la città di Micra. Respinge i soccorsi portati ai difensori da Aias Beg; vince gli ottomani in uno scontro in cui cade anche il generale turco. Micra si arrende dopo che i cannoni hanno distrutto gran parte della cinta muraria della città. Gli abitanti ne escono e la località viene messa a sacco ed incendiata.

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Si appresta ad entrare nello stretto dei Dardanelli (Canakkale Bogazi), allorché viene richiesto il suo aiuto a Cipro da Carlotta di Savoia, figlia di Giovanni di Lusignano, che è stato deposto dal figlio naturale Giacomo di Lusignano. Il Mocenigo risponde negativamente, preferendo prestare il suo ausilio alla vedova del sovrano, la veneziana Caterina Corner che, negli stessi giorni, ha messo alla luce una bambina. Da Cipro si reca in Cilicia per congiungere le sue forze con quelle dell’alleato re di Persia, vittorioso in due combattimenti contro i turchi. Ussun Cassan, da ultimo, viene sconfitto pesantemente; alla notizia, il Mocenigo abbandona l’Asia Minore e fa ritorno a Famagosta (Ammokhostos). Con il provveditore della flotta fa da padrino alla neonata; prende congedo e con 5 galee veleggia a Rodi, Chio, lascia alle spalle le Cicladi e si ferma a Modone, dove incontra il legato pontificio Lorenzo Zane: costui partirà poco dopo con le galee aragonesi per l’Italia.

1473



A Modone. E’ richiamato a Cipro a causa di una ribellione nell’isola fomentata dal locale arcivescovo con la connivenza del re di Napoli. Sono uccisi dai rivoltosi nel palazzo reale alcuni uomini di fiducia della regina, come il fratello Andrea Corner ed il nipote Marco Bembo. Viene rapita l’erede al trono Caterina. Il Mocenigo spedisce nell’isola due sopracomiti dalmati (Coriolano Cepione e Pietro Tolmerio); subito dopo, a causa della notizia di nuovi disordini, fa seguire a costoro il provveditore Soranzo con 8 galee. I ribelli costringono la regina a scrivere al Mocenigo ed al senato veneziano una versione edulcorata dell’accaduto; mettono, inoltre, le mani sull’erario e controllano alcune piazzeforti. Giungono i due sopracomiti dalmati; si accorgono delle insidie e, apparentemente, prestano loro ascolto: a loro dire, le galee del Soranzo sono giunte per difendere Cipro dalle mire del sultano d’Egitto. Il Soranzo informa il Mocenigo della gravità della situazione. Quest’ ultimo, sempre fermo a Modone, blocca 4 galee grosse, dirette al porto di Alessandria (Al Iskandariyah), e le carica di soldati; nello stesso tempo, ordina a tutte le navi presenti nelle acque del Levante di interrompere i loro traffici e di congiungersi con la sua flotta a Napoli di Romania per poi fare vela, tutti insieme, alla volta di Cipro. I congiurati si spaventano e si danno alla fuga; il Mocenigo viene a Rodi; assume il comando di tutte le navi arrivate ed entra nel porto di Famagosta, ancor prima di ricevere alcun ordine dal senato. Sbarca le sue truppe, impicca alcuni congiurati e provvede a rifornire di soldati i presidi. Ristabilisce l’ordine nell’isola nominando due consiglieri ed un governatore, affinché aiutino la diciottenne regina vedova. Caterina Corner cede Cipro alla Serenissima. Al termine delle operazioni, il Mocenigo lascia libere le navi a riprendere i loro commerci.

1474




Primavera estate



Ritorna a Modone. Scutari (Shkodra) è assediata dai turchi. Il Mocenigo si trasferisce all’isola di Corfù (Kerkira) con la flotta. Si avvicina a Scutari, dove è raggiunto da Triadano Gritti, nuovo comandante della flotta. Si porta a San Sergio, a cinque miglia da Scutari; retrocede quando gli avversari decidono di attaccarlo per non farsi trovare in un porto angusto in cui le manovre risultino difficili. Respinge un loro assalto; fa rientro a San Sergio; i suoi tentativi di soccorrere gli assediati vengono frustrati dai turchi. Entra la peste nella flotta; il Gritti si ritira ammalato a Cattaro (Kotor); rimane il Mocenigo con alcune galee, anche se è consapevole che non può prestare soccorso ai difensori di Scutari. I veneziani con un’improvvisa sortita mettono in fuga gli avversari ed il Mocenigo è in grado di introdurre vettovaglie, soldati e munizioni nella città. Si ammala anch’egli e lascia al Malipiero il comando della flotta: il Gritti, infatti, è in fin di vita.

Settembre



Viene a Ragusa (Dubrovnik). Con la morte del Gritti e l’elezione a comandante della flotta di Antonio Loredan, il difensore di Scutari e figlio di Giacomo, ritorna definitivamente a Venezia.

Dicembre



A metà mese, alla morte di Niccolò Marcello, viene nominato doge della Serenissima con 26 voti a seguito di una concitata elezione. E’ già stato candidato nei due precedenti conclavi, ed in essi gli è sempre stato contestato un fatto dal quale il Mocenigo non è mai riuscito a difendersi. Secondo tale accusa, mentre si trovava a Modone, in un’occasione non avrebbe agito saviamente, anzi si sarebbe comportato addirittura da pazzo. Con la morte del Marcello, riesce, al contrario, a giustificarsi, trovando un valido appoggio nel Soranzo, provveditore della flotta e testimone delle sue gloriose imprese. Il Mocenigo soffre a causa della malaria, presa alla difesa di Scutari.

1475



Il suo dogato dura solo quindici mesi. Fa in tempo a lasciare il nome ad una moneta, la lira d’argento, il “mocenigo”, che viene coniato insieme con il “marcello”. Vedovo e senza figli, prende la vita con allegria nei pochi mesi di vita che gli rimangono. Secondo un cronista milanese ha una relazione con due giovani schiave turche, da lui acquistate in Levante: nel suo testamento sarà prescritto che siano affrancate quattro anni dopo la sua morte con un lascito di 50 ducati ciascuna.

1476




Febbraio



Muore. Per il suo decesso si è parlato di un avvelenamento da parte del rivale politico Francesco Foscari. Viene sepolto nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Nella tomba, sotto la statua che lo raffigura, è riportata l’iscrizione “ex hostium manubiis”: pagata con le prede tolte al nemico.

CITAZIONI

-“Di alta virtù e cognitione profonda marittima.” Verdizzotti