OTTAVIO DA MONTAUTO (Ottavio Barbolani) Cavaliere di Santo Stefano. Cugino di Giulio.

+ 1648

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1599



Diviene cavaliere dell’ordine di Santo Stefano.

1603




Agosto

Toscana


Naviga agli ordini di Iacopo Inghirami. Scorta il duca di Mantova Vincenzo Gonzaga da Livorno a Napoli.

1619




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Toscana

Corsari barbareschi

Esce in guerra di corsa con 5 galee, veleggia verso Algeri e si incontra con 3 navi barbaresche. Si mantiene a distanza, non cessando di colpire con i suoi pezzi di artiglieria i legni minori; uno è colpito nell’alberatura e si ferma; sarà abbordato al tramonto. Gli altri vascelli intervengono alla difesa di tale imbarcazione ed aprono ampi varchi fra gli uomini dell’equipaggio della sua galea. Il Montauto ordina, allora, che le altre galee della sua squadra bombardino queste navi. Sono conquistati 3 vascelli (quello disalberato ed altri due). Gli schiavi catturati sono 200 e 100 i cristiani tolti alla catena. Il bottino consiste in molto denaro ed in alcuni cannoni di bronzo. Persevera nella spedizione e rientra a Livorno con a bordo 400 schiavi.

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Toscana

Impero ottomano

A Messina, per collegarsi con la flotta cristiana comandata dal principe Filiberto Emanuele di Savoia. Si imbatte sulla costa di Algeri in 3 legni barbareschi; li conquista a prezzo della perdita di molti dei suoi soldati. Propone di assalire Susa (Susah) nell’arcipelago; l’attacco è respinto dai corsari. Il Montauto si ritira alla volta di Cerigo (Kithira) e di Zante (Zakinthos).

1620




Aprile giugno

Toscana

Corsari barbareschi


Ha il comando delle galee dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano. Esce da Livorno con 6 galee; sono avvistate vicino a Lampedusa 4 galee di Biserta (Banzart), che da tempo recano gravi danni alla navigazione mercantile europea, ivi compresa quella livornese. Queste si danno alla fuga; viene abbordata la capitana nemica dopo un intenso fuoco di artiglieria. Essendo ammalato, il comando della squadra viene preso dal capitano più anziano, Alfonso Sozzifanti, che conduce la padrona. Costui prosegue nell’attacco e guida i suoi uomini al conseguente arrembaggio della nave nemica. Dopo molte ore di lotta sanguinosa, la capitana barbaresca è catturata; le altre 3 galee riescono, viceversa, a darsi alla fuga. Nella battaglia cade ucciso il Sozzifanti con altri 30 toscani, fra cavalieri e soldati (i feriti sono 60). La galea predata viene rimorchiata a Livorno con 118 corsari legati al remo e 250/330 cristiani liberati dalle catene. Anche Ottavio da Montauto rientra nella città.

Agosto novembre



Riprende il largo lanciandosi alla caccia di corsari. La crociera frutta buone prede. A fine agosto cattura una tartana, presso Maiorca (Mallorca) con a bordo 9 turchi; a metà ottobre si impossessa presso l’isola di Molara, nelle acque sarde, di un’altra tartana con 33 corsari; a metà novembre prende, nelle vicinanze di Porto Figheri, 2 feluche con 11 turchi; seguono, poi, la cattura a Coda di Cavallo di 28 corsari, di 2 brigantini a Torre Tormentosa, sempre in Sardegna, con 62 corsari e la liberazione di molti cristiani dal remo; si impadronisce, anche, di un bertone fra l’isola di San Pietro e quella di Sant’Antioco con 41 corsari algerini e 9 cristiani vengono affrancati dalla schiavitù. Continua ad incrociare nelle stesse acque e nei giorni seguenti si appropria, presso gli “spalmatoi” dell’isola di San Pietro, di 2 polacche con 34 uomini fra turchi ed algerini, di molte mercanzie, di 5000 pezze da 8 reali. Sono liberati in quest’ultima operazione anche 3 cristiani.

1621




Aprile



Il comando della flotta è restituito all’Inghirami; il Montauto è nominato viceammiraglio.

1624




Aprile

Toscana

Impero ottomano

Alla morte dell’ Inghirami, viene nuovamente chiamato a reggere il comando delle galee dell’ ordine dei cavalieri di Santo Stefano con il titolo di generale del mare. Manterrà questo incarico per nove anni. Salpa da Livorno con la sua squadra; espugna saccheggia in Levante la fortezza di Chiudiceria (Kekyova) presso Capo Celidonio (Karatas Burun). Rientra a Livorno.

Maggio

Toscana

Corsari barbareschi

Sorprende nelle acque dell’isola di San Pietro, in Sardegna, il galeone di 26 cannoni di Diam Mamet, un corsaro di Smirne (Izmir) che sta desolando le coste sarde. Percuote il vascello con il cannone di corsia ed apre larghe falle nello scafo della sua nave. Ordina anche alle 4 galee sottili, che viaggiano di conserva con le sue 2 galee grosse, di agire in modo analogo. Da ultimo, ne va all’abbordaggio con la capitana e la padrona; una investe con il rostro il galeone a poppa, l’altra al centro. I turchi si arrendono dopo un aspro combattimento: 140 sono fatti schiavi con Diam Mamet. Sono liberati 40 cristiani.

Settembre



Si incontra a Portoferraio con Diego Pimentel ed Alessandro da Filicaia, che comandano la squadra di Napoli e quella pontificia (altre 11 galee): costoro lo invitano ad unirsi loro per contrastare il corsaro Hasan Agà nelle acque sarde. L’organico della flotta ammonta a 15 galee. Sono attraversate le bocche di Bonifacio.

Ottobre



Ai primi del mese i tre capitani avvistano all’isola di San Pietro il vascello ammiraglio di Hasan Agà senza che siano intravisti a loro volta. Si decide di attaccare la nave del corsaro con le 3 capitane e 4 galee sottili; le altre 8 si gettano a 2 a 2 contro i 4 vascelli loro più vicini. I vascelli barbareschi non si possono muovere a causa della bonaccia; le galee, invece, si avvicinano loro spinte dai remi. Il mattino seguente 7 galee napoletane speronano l’ammiraglia; la capitana di Napoli la urta, anzi, con tale violenza da restare incastrata nel suo fianco. Segue l’arrembaggio, reso più difficoltoso per gli attaccanti perché le galee sono più basse del bordo del vascello. 300 uomini, senza schiavi cui badare, affrontano 1000 aggressori, divisi in 7 gruppi e distratti dal dover sorvegliare anche i movimenti delle ciurme. Al terzo assalto un colpo di archibugio al petto ferisce mortalmente il Pimentel. Le galee toscane e quelle pontificie si allargano secondo la linea dell’asse maggiore per non esporsi alla batteria dei fianchi nemici; la capitana di Napoli riesce a disimpegnarsi troncando a colpi d’ascia lo sperone. Nel frattempo, gli altri 4 gruppi fronteggiano i rispettivi avversari. Dopo tre ore di aspro combattimento si arrendono 2 vascelli, resistono, viceversa, i 2 petacchi. L’ammiraglia avversaria, da parte sua, colpita dal fuoco convergente delle 7 galee, risponde in modo sempre meno efficace. Alla fine, molti uomini del suo equipaggio disertano e si gettano in acqua. Hasan Agà entra nella santabarbara, accende una miccia e fa segnali alle galee nemiche chiedendo loro la resa. Nel contempo, sale su una saettia e si fa portare all’ultimo vascello, che si trova nei pressi, a bordo del quale fugge verso Algeri. Il Filicaia ed il Montauto non fanno accostare le loro navi al vascello; vi salgono, invece, sulla coperta alcuni soldati catalani per darsi al saccheggio nonostante gli ordini contrari. Costoro saltano in aria e la nave affonda. Tre cappuccini, catturati in precedenza dal corsaro algerino, sono salvati in mare. Dopo dieci ore di combattimento, un vascello è stato affondato, 2 sono stati catturati assieme ai petacchi, uno è riuscito a fuggire con a bordo Hasan Agà. 400 turchi rimangono uccisi in combattimento o muoiono annegati, 200 sono fatti prigionieri con il rais in seconda, 60 cristiani riacquistano la libertà. Le forze collegate perdono nel complesso 60 uomini (fra soldati e marinai), mentre 200 sono i feriti. Vengono recuperati i bastimenti predati; 60 cannoni, 25000 scudi e 80000 pezze da otto reali, con un grande carico di stoffe preziose, sono spartiti con gli schiavi tra i vincitori. La sera le tre squadre entrano nel porto di Cagliari con al traino i 4 vascelli corsari. Da qui, il Montauto ed il Filicaia navigano con le loro capitane verso la Corsica e l’isola d’Elba, mentre il resto delle galee toscane e pontificie accompagna verso Napoli le galee napoletane con il feretro del Pimentel.

1625




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Toscana

Duca Savoia

Soccorre con 5 galee Genova dalle minacce del duca Carlo Emanuele I di Savoia e da quelle dei francesi. Vi trasporta truppe ma, secondo le istruzioni del granduca, si astiene da ogni diretto intervento armato.

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Scorta il cardinale Francesco Barberini in Spagna.

1626




Aprile

Toscana

Corsari barbareschi

Da Barcellona riaccompagna in Italia il cardinale con Ludovico da Verrazzano. Sulle coste della Catalogna avvista un vascello corsaro, che viene inseguito dalla squadra siciliana. Il Montauto lo attacca e lo cattura; lo rimorchia a Barcellona. Ottiene dal re di Spagna la consegna dei 170 prigionieri e di 70 pezzi d’artiglieria a titolo di bottino.

Giugno

Toscana

Impero ottomano

Giunge all’imbocco dei Dardanelli (Canakkale Bogazi); a fine mese, sotto il fuoco delle fortezze turche, si appropria di una grossa nave da carico. 79 turchi sono messi alla catena.

1627




Giugno



Forza i Dardanelli e le difese del Bosforo con la sua squadra di 6 galee sensili. Sotto Capo Giannizzero (Jenischehr) avvista un convoglio di 22 navi della carovana di Alessandria (Al Iskandariyah), 4 galeoni, detti sultane, una nave, una germa ed altri 16 vascelli minori. Intima la resa; i turchi, che non dispongono di armati a difesa dei loro bastimenti, si arrendono. I 22 legni sono rimorchiati: su di essi salgono nel complesso 200 marinai e soldati livornesi per governarli e per controllare i prigionieri. Il Montauto giunge al braccio di Maina e vi rimane bloccato da una tempesta; deve, inoltre, fare rifornimento d’acqua e l’operazione gli richiede molto tempo. Tali dilazioni fanno sì che il bey di Rodi (Rodhos) May, possa intercettare la sua squadra con 16 galee venute appositamente da Costantinopoli (Istanbul). Le navi a rimorchio sono sganciate; con abili manovre e con coraggio il Montato dà modo ai marinai ed ai soldati che ne sono a bordo di calarsi in mare e di raggiungere le galee toscane. A titolo di ricompensa della sua attività, gli sarà riconosciuta la commenda del Monte di Pietà che comporta una rendita annua di 200 scudi.

1628




Giugno

Toscana


Si impossessa in Levante di 5 saiche e di un caramusali. Il giorno seguente cattura un galeone con il relativo carico: entrambe le azioni gli procurano 250 schiavi. Sbarca, poi, sulla costa con 400 soldati e saccheggia il castello di Kakava vicino al Capo Celidonio. Sono fatte prigioniere solo 2 donne.

Ottobre

Toscana

Corsari barbareschi

5 galee di Biserta scorrono le acque sarde e corse. Il Montauto si avvia a contrastarle. Le scopre al tramonto alle bocche di Bonifacio. Costeggia l’isola della Molara e, alle prime luci dell’alba del giorno seguente, le intravede all’isola Tavolara. Aspetta che siano alla fonda per rifornirsi d’acqua e, poi, piomba loro addosso. I barbareschi fuggono. Le navi vengono inseguite. Il primo a raggiungerle è la sua capitana: nello scontro viene ferito lo stesso Montauto. Investe con impeto la capitana nemica e se ne impossessa. Nel contempo, le galee “San Francesco” e “Santa Cristina”, comandate dall’anconetano Girolamo di Castelferretto e da Alessandro Lodi di Lodi, abbordano la padrona avversaria, che non è nient’altro che la galea “San Francesco”, conquistata dai corsari anni prima ai cavalieri di Malta presso Murro di Porco, in Sicilia. Le altre 3 navi di Biserta riescono a fuggire. Sono acquisiti 306 schiavi e vengono liberati 512 cristiani. Molti sono i morti di parte barbaresca (60 circa); fra i toscani sono uccisi 23 soldati e ne sono feriti altri 100. I corsari perdono il loro capitano Isaf Rais. Il Montauto viene accolto in trionfo a Livorno.

Novembre



Invia al suo ordine una balla ed una cassa di magnifiche bandiere, trofei delle sue conquiste di vascelli e di galee barbaresche.

1635



Cessa dal comando della squadra del cavalieri di Santo Stefano.

1641



Viene nominato governatore di Pisa.

1648



Muore a Pisa.

CITAZIONI

-“Veniva stimato per uno de’ più esperti capitani marittimi.” Leti