PIETRO NAVARRO (Pedro de Roncal) Di Valdeconcal in Navarra. Di famiglia appartenente alla piccola nobiltà. Conte di Oliveto e di Alvito. Signore di Carde in Biscaglia. Detto El Salteador.

1454 – 1528

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Ha inizialmente l’incarico di staffiere del cardinale di Aragona; solo in un secondo momento si darà alla professione delle armi.

1487      
Aprile Re d'Aragona Granada
Milita agli stipendi del re d'Aragona Ferdinando il Cattolico contro l'emiro Abou Abdallah, il Boabdil delle cronache. Il Navarro appronta una mina che apre una breccia nei bastioni della fortezza di Velez, nei pressi di Malaga. Con la vittoria, gli è conferito l'incarico di castellano della stessa.

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Firenze

Genova

Combatte in Lunigiana agli ordini di Piero del Monte a Santa Maria contro i genovesi. Si fa notare per le sue doti di ingegnere militare e gli è concessa una provvigione mensile di 30 ducati. Viene segnalata la sua presenza a Sarzana.

1495

Napoli

Francia

Al servizio del re di Napoli Federico d’Aragona.

1497




Gennaio

In proprio

Venezia

Esercita la guerra di corsa nelle acque siciliane presso Palermo; sulle coste africane si impossessa di una nave veneziana, “la Contarina”. Si porta, indi, verso l’isola di Favignana ed all’isola di Capo Passero in attesa di altre prede.

Marzo



L’operato del Navarro viene sconfessato dal re di Napoli.

Aprile

In proprio

Napoli

Attaccato dalla flotta aragonese, perde un vascello nelle acque di Piombino: si rifà in breve tempo, recupera la nave ed uccide molti nemici.

Maggio agosto

In proprio

Genova Venezia

E’ a Napoli dove arma un galeone e 2 fuste per riprendere la guerra di corsa. La sua base di appoggio è ora in Calabria, a Roccella, un feudo appartenente al marchese di Crotone Antonio di Centelles. Cattura nei pressi di Civitavecchia un galeone genovese carico di frumento e di altre merci di proprietà di Andrea Lavagnino; anche navi veneziane pervengono nelle sue mani e spesso membri degli equipaggi sono da lui fatti impiccare. Nel periodo sono pure affondati dai corsari 11 navi.

Settembre

In proprio

Venezia

Gli muovono contro da Cattaro (Kotor) 4 galee veneziane comandate da Domenico Malipiero: la sua flottiglia è sgominata e le sue navi sono date alle fiamme. E’ attaccato in Roccella ; dopo un combattimento di sei ore in cui è aiutato anche dal marchese di Crotone, il Navarro viene sconfitto: dei suoi, 17 uomini sono uccisi ed altri restano 80 feriti. Seppure ferito alla coscia ed alla spalla, riesce a sfuggire alla cattura e ripara presso il Centelles, che lo protegge dai suoi nemici. Viene posta sulla sua testa una taglia di 100 ducati se consegnato vivo, di 50 se morto; anche Consalvo di Cordoba fa sapere alla Serenissima di un suo prossimo intervento per punire il Navarro.

1499




Gennaio

In proprio

Venezia

Continua a scorrere i mari per conto del marchese di Crotone; possiede una barza sulla quale sono imbarcati 400 uomini. Presso Palermo si impossessa di un mercantile veneziano. Punta su Trapani e minaccia altre navi della Serenissima.

Febbraio



Fa incendiare nel porto di Trapani la nave veneziana.

Marzo

In proprio

Genova

Giunge all’isola di Favignana e si appropria di un bastimento genovese, di 500 botti di stazza, carico di frumento e di formaggi e diretto a Genova. Viaggia di conserva a Capo Passero con altri cinque corsari marsigliesi.

Maggio

In proprio

Genova Napoli

Esce da Marsiglia (Marseille) con 2 barze e si impossessa di una barza e di un galeone genovesi. Buono è il bottino. Gli vengono contro le galee del re di Napoli; viene catturata una sua nave nel mare di Piombino. Il Navarro, nel corso del combattimento, riesce a recuperarla con l’uccisione degli aragonesi che sono trovati a bordo.

Giugno

In proprio

Venezia

Esercita sempre la guerra di corsa nelle acque di Corfù (Kerkira) con una propria flottiglia e 300 uomini ai suoi ordini. Assale una nave veneziana, “la Marcella” e nell’attacco gli è incendiata dagli avversari la caravella che lo scorta; di notte approfitta dell’oscurità per allontanarsi con la galea che riesce a catturare, la sua barza, una caravella ed un brigantino.

1500




Maggio



Il re di Napoli gli toglie la propria protezione. Opera con una barza di 700 botti.

Giugno

In proprio

Ragusa

Cattura nelle acque di Capri alcune imbarcazioni di Ragusa (Dubrovnik).

Luglio

In proprio

Spagna

Viene assalito da 4 barze spagnole; deve abbandonare le acque di Palermo. Si sposta nel canale di Piombino. Il fratello è vinto da una barza portoghese; il congiunto muore e la nave sulla quale è imbarcato affonda.

Novembre

Spagna

Impero ottomano

Milita per gli spagnoli agli ordini del Cordoba contro i turchi. Salpa da Messina e giunge a Corfù (Kérkira) per soccorrervi i veneziani, la cui flotta è comandata dal provveditore generale Benedetto Pesaro. Si trova all’espugnazione di Cefalonia (Kefallinia), che viene conquistata grazie ad una mina da lui fatta brillare con Antonello da Trani ai piedi della rocca.

1501




Gennaio     Rientra in Sicilia.

Febbraio

In proprio

Ragusa

Ritorna alla guerra di corsa. Nel mare Adriatico si appropria di una caravella di Ragusa.

Marzo



Naviga nelle acque di Parenzo (Porec).

1502




Giugno

Spagna

Francia

Combatte in Puglia i francesi. E’ lasciato dal Cordoba, con il Cuello e Fernando di Peralta, alla difesa di Canosa di Puglia alla testa di 1200 uomini.

Luglio



Viene assediato in Canosa di Puglia dai francesi, forti di 850 lance e 5000 fanti, di cui 500 tedeschi e 800 svizzeri: le difese cittadine sono bombardate per quattro giorni continui; segue un violento attacco sferrato da 150 uomini d’arme e 1500 fanti guasconi che viene respinto. Vi sono nuovi bombardamenti e nuovi attacchi, anche più impetuosi, che portano tutti al medesimo risultato negativo. Il Cordoba non gli può inviare soccorsi e lo invita a lasciare la posizione: il Navarro intavola alcune trattative con il duca di Nemours ed accetta le condizioni di resa offertegli dai francesi, che gli danno in ostaggio Andrea Giovanni d’Arbouville ed il la Crote: 900 fanti escono da Canosa e sono scortati dall’Aubigny fuori della città con le bandiere spiegate, e suono di trombe e di tamburi. Raggiunge Barletta, anche con i feriti, che vengono trasportati a cavallo.

Settembre



Entra a Taranto con 600 spagnoli (100 cavalli e 500 fanti).

Ottobre



Si colloca nei pressi di Taranto con Luigi di Herrera. A Pulsano sorprende Fabrizio Gesualdo e Giulio da Capua con 33 uomini d’arme, 50 arcieri a cavallo e 10 stradiotti: dei nemici solo 3 uomini sfuggono alla cattura o alla morte. Sempre con l’Herrera, ha per trattato dai terrazzani Castellaneta: fra i nemici sono catturati o uccisi altri 50 uomini d’arme e 100 arcieri a cavallo con il capitano Saint-Bonnet; ottiene, poi, Massafra. Altre località della Terra d’Otranto si danno agli spagnoli.

1503




Febbraio



Sollecitato dagli abitanti di Rutigliano, tende un agguato presso Corato ad Andrea Matteo Acquaviva, che vuole congiungersi con il duca di Nemours a Barletta con 56 lance, 150 cavalli leggeri e 300 fanti: il duca di Atri è gravemente ferito nello scontro e viene fatto prigioniero. Negli stessi giorni, il Navarro lascia Taranto, di cui è stato nominato governatore, per assalire in mare la squadra di Pregeant de Bidoux, che ha tentato di opporsi all'avanzata della flotta condotta da Bernardo de Villamarin e da Juan de Lezcano. Il capitano francese deve fuggire verso Otranto.

Marzo



Parte da Taranto per unirsi a Grottaglie con il Lezcano; sorprende un contingente francese in marcia (200 uccisi e 50 prigionieri); tocca Otranto e vi raduna 1200 fanti spagnoli, 60 lance e 300 cavalli leggeri; assale in Ostuni Luigi d’Ars che conduce 300 cavalli e 300 fanti: gli avversari sono forzati a riparare ad Oria. Il Navarro è richiamato dal Cordoba a Barletta con l’Herrera ed il Lezcano (400 uomini d’ arme, 100 cavalli leggeri e 600 fanti).

Aprile



Prende parte alla battaglia di Cerignola e vi si distingue con Garcia di Paredes: al comando delle fanterie, si contrappone al quadrato dei picchieri svizzeri. Fra i francesi rimangono uccisi una cinquantina di uomini d’arme e 3000 fanti, fra i quali si annoverano il Nemours e lo Chandée; fra gli spagnoli si lamenta la perdita di un centinaio di uomini, fra morti e feriti.

Giugno



I fanti del Navarro, grazie ad una poderosa mina, preparata con Antonello da Trani, si impadroniscono di Castelnuovo a Napoli. Conquista, successivamente, la torre di San Vincenzo con un intenso bombardamento portato da terra e dal mare.

Luglio



Ottiene Castel dell’Ovo: fa tagliare il monte su cui poggia la fortezza ed invia alcune barche con tetto rinforzato sotto le sue mura. I guastatori scavano in esse e vi collocano una mina dalla parte che guarda Pizzifalcone. A metà mese, esplode il castello.

Agosto



Alla testa di 3000 fanti spagnoli e di 500 cavalli leggeri, guida l’assalto generale contro Gaeta, dove si sono asserragliati Ivo d’Allègre e Ludovico di Saluzzo con 3000 fanti: anche in tale occasione adotta le tecniche usate a Napoli scavando cunicoli per le mine e facendo togliere le merlature dalle mura. Il tiro preciso delle artiglierie francesi impedisce il progredire della sua opera provocando la morte di molti capitani spagnoli. A metà mese è superata la resistenza degli avversari; gli spagnoli vi penetrano e fanno strage degli avversari, come degli abitanti della località: si salvano solo 400 francesi, che vengono inseguiti dai cavalli leggeri spagnoli.

………….



Scaccia i francesi da Roccaguglielma.

Novembre



Quando il Villalba è assediato in Roccasecca da Francesco Gonzaga, è mandato in soccorso del centro con Prospero Colonna e Diego di Mendoza: fa impiccare un trombetta venuto ad intimare la resa che egli, in precedenza, ha già diffidato a ripresentarsi.

Dicembre



Con il Paredes, ha il comando dell’avanguardia nella battaglia del Garigliano (100 schioppettieri, 3500 fanti spagnoli e poche lance spezzate di Bartolomeo d’Alviano). Con i suoi fanti e la cavalleria dell’ Alviano ha l’incarico di inseguire i nemici, subito dopo la colonna di cavalli leggeri del Colonna, che è stata inviata in avanscoperta. Sorprende e sconfigge sulla via Appia alcuni francesi, che vogliono occupare Roccaguglielma; prosegue per Fondi e vi cattura alcune squadre di cavalli; prende i borghi di Formia e Monte Orlando, posto sopra Gaeta, che è stato abbandonato dai nemici. Vi pianta alcuni piccoli pezzi di artiglieria spintivi a mano dai soldati: la città si arrende a patti.

1504




Gennaio     A Napoli. E' nominato conte di Oliveto.

Febbraio marzo



Si dirige verso la Puglia con l’Alviano, al fine di contrastarvi Luigi d’Ars che controlla Venosa ed Altamura.

Maggio



Arresta a Napoli Cesare Borgia, che vi si è rifugiato con un salvacondotto del Cordoba per sfuggire al papa Giulio II.

1506




Aprile



Parte de Napoli e si reca in Spagna, ove è stato chiamato dal re Ferdinando il Cattolico.

Settembre



Agli stipendi del viceré di Napoli; gli viene riconosciuta una provvigione annua di 25000 ducati. E', inoltre, nominato ammiraglio di castiglia. Ai primi del mese salpa da Barcellona con 16 navi e, unitamente con il resto della flotta spagnola, scorta a Tolone il re Ferdinando il Cattolico. Negli stessi giorni un suo corsaro si impadronisce di un barzotto veneziano.

Dicembre



Ha l’ordine di trovare in Puglia alloggiamenti per 5000 fanti. Fa, nel contempo, arrestare il corsaro, che comanda una delle sue navi, a seguito delle proteste della Serenissima.

1507




Gennaio

Spagna

Tunisi

Assale a Gerbe (Djerba) i berberi con 4000 fanti imbarcati su 6 galee e 4 navi.

Maggio



A Napoli; viene investito della contea di Alvito, tolta a Ristagno Cantelmi, che comprende Settefrati, Posta, Gallinaro, Belmonte Castello, Vicalvi, Campoli Appennino, San Donato Val di Comino, Atina e Picinisco.

Luglio



Conduce la flotta spagnola (15 navi, 16 galee e molti fanti) da Napoli a Savona. A bordo si trova il re di Spagna, che si deve incontrare in tale città con il re di Francia Luigi XII. Il colloquio fra i due sovrani avviene sulla nave ammiraglia francese "La Générale". Ad esso presenziano tutti i capitani francesi e spagnoli, fra cui il Cordoba (caduto, peraltro, in disgrazia a corte), Bernardo de Villamarin ed il Bidoux. Dopo tre giorni, il Navarro prosegue il suo viaggio per la Spagna.

Dicembre

Spagna

Ribelli

Al comando di 10000 fanti e di un buon numero di cavalli, fronteggia il duca di Nazara, che non vuole cedere a Ferdinando il Cattolico le fortezze da lui controllate.

1508




Marzo



Raccoglie 8000 fanti per una nuova impresa africana.

Agosto



Sorveglia i mari per impedire che navi genovesi o veneziane possano rifornire di armi i mori.

Novembre

Spagna

Tunisi

Parte per fronteggiare i nemici su incarico del primate di Spagna Francisco Jimenéz de Cisneros; conquista il Pennone di Velez de la Gomera, posto tra Ceuta ed Alcadia.

1509      

Maggio



Salpa da Cartagena con 90 navi, fra le quali si contano 10 galee: a bordo vi sono 14000 uomini. Si impadronisce del porto di Mazalquivir (Mars-el-Kebir); a metà marzo, espugna Orano (Oran), attaccata sia da terra che dal mare. L'azione costa la vita a 30 soldati spagnoli; 4000 abitanti sono massacrati ed altri 5000 vengono condotti in Spagna; il bottino è valutato in mezzo milione di ducati. Il porto di Orano si trasforma in base per espandere le operazioni contro Bougie (Beraja) e Tripoli. Sorgono dispute tra il navarro ed il cardinale Cisneros, sicché le operazioni sono comandate dallo stesso re Ferdinando il Cattolico.

1510




Gennaio



Assale e conquista Bougie alla testa di 30 barze e di 9 galee: come suo primo atto vi fa costruire un castello ben fortificato.

Maggio



Costringe il re di Tunisi a dichiararsi vassallo del re di Spagna.

Giugno



Lascia Bougie con 8000 uomini e si dirige all’isola di Favignana per attendervi la flotta spagnola ed attaccare Tripoli.

Luglio



Salpa da Favignana con 56 barze, 34 caravelle, 10 galee, 30 fuste, brigantini ed altri navigli; sosta a Malta per raccogliervi altre 5 fuste: ha ora a disposizione 20000 uomini, di cui 15000 combattenti. Attacca Tripoli; sbarca con 6000 uomini, dei quali una metà assale la città, mentre l’altra metà rimane alla guardia del campo per difenderlo dai possibili attacchi degli abitanti del territorio. Con il concorso della flotta, si impossessa subito di un tratto di mura e di due torri; si impadronisce poi della torre sovrastante la Porta degli Arabi. Gli spagnoli la superano ed irrompono nella città che cade in loro potere dopo un accanito combattimento strada per strada: fra i mori si registrano 2000/5000 morti e 6000 prigionieri, poche centinaia (150/170 per alcune fonti), viceversa, risultano le vittime fra gli spagnoli. Sono prese nel porto una caravella, una galeotta di 22 banchi, 2 fuste di 18 banchi, varie barche; nei giorni successivi, cadono nelle mani degli spagnoli diverse navi che giungono da Alessandria (Al Iskandariah) e dal Levante. Quattro giorni dopo la conquista di Tripoli, gli arabi delle campagne si presentano al Navarro per trattare la pace: gli viene offerto il vettovagliamento per le truppe.

Agosto



Per rendere più sicuro il possesso di Tripoli si accinge ad una nuova spedizione contro Djerba. Salpa con 8 galee e 4 navi: gli abitanti non vogliono cedere, per cui rientra alla città di partenza. A metà mese passa in rassegna le sue truppe (15000 uomini); ne lascia di guarnigione 3000 a Tripoli ed il resto viene imbarcato su 15 navi e 3 vascelli con destinazione Djerba. La flotta raggiunge l’isola; segue uno sbarco nella mattinata sotto un sole cocente. Il nemico aspetta gli spagnoli in un’oasi, dove si trovano i pozzi d’acqua. Viene tesa un’imboscata; gli spagnoli sono sconfitti con la morte del duca d’Alba Garcia Alvarez di Toledo e di 3000 fanti. Il Navarro, l’ultimo giorno del mese, a causa di una tempesta fa vela verso Tripoli dopo soli diciannove giorni di campagna.

Settembre



Spedisce a Palermo 1400 schiavi, che sono venduti all’asta per un prezzo variabile dai 3 ai 25 ducati a testa.

Ottobre



Riprende il mare e lascia a Tripoli Diego di Vera con 3000 fanti: la tempesta lo risospinge a Tripoli.

Novembre



Abbandona nuovamente l’Africa: alla difesa di Tripoli rimangono 4000 fanti, di cui 1000 ammalati, senza denari e senza acqua per la mancanza della pioggia. Il Navarro si ritira a Monastir (Al Munastir) ed all’isola di Lampedusa, dove si fermerà fino al successivo gennaio.

1511




Gennaio

Spagna

Tunisi

A Lampedusa: raccoglie molta calce per potere costruire una fortezza a Djerba.

Febbraio



Comanda una nuova spedizione contro Tunisi.

Aprile



La flotta è ancorata alle isole Kerkenna, che sono utilizzate come base di raccolta dell’acqua necessaria per gli usi dei soldati impegnati all’impresa contro Djerba. Anche questa iniziativa ha un esito infelice perché 400 armati, che vi sono stati lasciati per purificare i pozzi, sono assaliti nottetempo dai mori (probabilmente per il tradimento di un alfiere) e sono tutti massacrati. E’ con essi ucciso il colonnello veneziano Girolamo Vianello, che ne stava dirigendo i lavori.

Luglio



Richiamato dal re di Spagna, raggiunge Capri con la flotta ridotta a 23 navi; l’organico dei combattenti a sua disposizione è ora di 4000 fanti. Viene a Napoli con 500 fanti in attesa del resto delle truppe.

Settembre

Spagna

Francia Ferrara

A Capri; i suoi uomini protestano per il ritardo delle paghe. Ha il comando della fanteria spagnola (10000 uomini), con la quale si dispone a combattere nuovamente i francesi in ausilio del papa Giulio II.

Ottobre



Sbarca a Gaeta con 6000/8000 fanti, di cui molti sono di origine maghrebina.

Novembre



Si trova negli Abruzzi: i suoi uomini (fra i quali vi sono molti schioppettieri) sono piuttosto male in ordine. Tocca indi Lugo e con Giovanni Vitelli assale la bastia del Genivolo, alla cui difesa si trova Vestitello Pagani con 150 fanti.

Dicembre



Si ferma a Coriano con 700 cavalli e 6000 fanti. Si trasferisce, poi, nel forlivese e nel faentino; ha Villafranca previo accordo; la stessa cosa si ripete a Russi; passa da Imola e vi si incontra con il legato pontificio, il cardinale Giovanni dei Medici (il futuro Leone X). Batte di nuovo la fortezza del Genivolo con 3 pezzi di artiglieria: i fanti ne danno l’assalto superando il fossato su delle tavole di legno e quasi tutti i difensori, con il loro capitano, vengono uccisi. Si allontana e gli estensi riottengono nuovamente la bastia dopo averla bombardata con 9 pezzi di artiglieria.

1512




Gennaio



E’ a Budrio ed affianca il viceré di Napoli Raimondo di Cardona e Fabrizio Colonna contro Bologna. Le forze alleate non sono concordi nel condurre l’assedio. Sono piantate le artiglierie contro porta Santo Stefano; il Navarro ha il compito di predisporre una cava sotterranea verso porta Castiglione (all’altezza della cappella del Barracano). I bolognesi adottano alcune contromisure per difendersi dall’insidia e collocano sul terreno, lungo le mura, bacili di rame e sonagli vari in modo che tali strumenti recepiscano le vibrazioni provocate dai lavori di scavo. Il rumore permette, pertanto, ai difensori di individuare la direzione presa dai guastatori nemici, di trivellare il terreno e di bloccare le loro operazioni.

Febbraio



Dà il fuoco alla mina: il tentativo fallisce perché le macerie della cappella e delle mura ostruiscono il passo agli attaccanti. L’avvicinarsi, alfine, dei francesi lo obbliga a ripiegare a Castel San Pietro Terme.

Aprile



Partecipa alla battaglia di Ravenna contro Gastone di Foix. L’esercito della lega è composto di 1700 uomini d’arme, di 13500 fanti con 24 cannoni e di 1500 cavalli leggeri; quello francese di 1900 lance, di 5000 fanti tedeschi, di 8000 fanti fra guasconi e piccardi, di 5000 italiani, di 3000 fra arcieri e cavalli leggeri, di 50 pezzi di artiglieria. Data la loro inferiorità numerica di circa un terzo, i collegati si mettono sulla difensiva, salvo a contrattaccare energicamente al momento opportuno. Il Navarro è collocato sul fronte, dietro un fossato; posiziona una cinquantina di carrette a due ruote, munite alla parte esterna di una picca e di un duplice ferro ricurvo a guisa di falce, che dovrebbero ostacolare la carica della cavalleria e rompere la compattezza della fanteria attaccante: fra una carretta e l’altra vengono posti un paio di archibugi a cavalletto. Le due artiglierie si fronteggiano a 150 metri di distanza l’una dall’altra; il duca Alfonso d’ Este fa spostare in avanti i suoi cannoni verso l’ala destra nemica ed il suo tiro da frontale diviene incrociato. La cavalleria pesante spagnola è particolarmente colpita, perché senza possibilità di riparo; Fabrizio Colonna inizia il suo attacco ed è seguito dalla fanteria. I fanti spagnoli sembrano prevalere al centro: sui fianchi, viceversa, ha la meglio la cavalleria francese, che incontra una minore resistenza e, alla fine, consegue la vittoria. Gli spagnoli addebitano la responsabilità della sconfitta al Navarro che ha fatto troppo avvicinare i cavalli ed i fanti avversari prima di intervenire: il suo appoggio si è così rivelato tardivo, in quanto si è verificato solo quando la cavalleria ispano-pontificia era sul punto di cedere. Nel complesso sono uccisi 7000/12000 soldati dell’esercito della lega, contro 3000/4000 di parte francese. Questi ultimi, tuttavia, devono denunciare la perdita di molti capitani validi quali il Foix, l’Allègre, Jacopo di Ems ed il Molard. Il Navarro è catturato da Vincenzo de la Fayette detto il Gran Diavolo; con lui sono fatti prigionieri anche Fabrizio Colonna, Ferdinando d’Avalos, Giovanni Francesco Acquaviva ed il cardinale legato. Viene condotto a Ferrara ed a Bologna per presenziare ai funerali del Foix.

Maggio



E’ portato prima a Milano e poi in Francia dove, ad ottobre, viene rinchiuso nel carcere di Lochies con Bartolomeo d’Alviano, catturato nella battaglia di Agnadello.

1514




Gennaio



Il re di Spagna chiede invano la sua liberazione.

1515




Marzo



Il re di Francia Francesco I paga il suo riscatto di 20000 scudi. Il Navarro, sdegnato con il re Ferdinando il Cattolico, perché non ha voluto fare fronte alla sua taglia in quanto gli attribuisce ogni responsabilità della sconfitta, rinuncia al suo feudo di Valle Siciliana negli Abruzzi e passa al servizio dei francesi come capitano della fanteria guascona. Gli è dato, inoltre, il comando di 12 galee; è nominato ciambellano e gli viene concessa una rendita di 6000 franchi.

Maggio



Dopo la conquista di Blessy, si trova a Lione con 10000 fanti pronto a trasferirsi in Italia.

Luglio



A Grenoble.

Agosto

Francia

Spagna Milano Impero Chiesa

Giunge a Genova per mare; da qui passa in Piemonte ed ispeziona con il Lautrec alcuni passi alpini, indicati ai francesi dal nobile sabaudo il conte di Morette, che permettono di fare attraversare le Alpi all’esercito e di eludere la sorveglianza delle milizie svizzere. In base al loro rapporto, sono mandati avanti le truppe 4000 guastatori per preparare la strada; il Navarro attraversa a guado il Durance e si avvia per l’Argentera ed il passo di Gillestre, tocca la fortezza di Saint-Paul fra Embrun e Barcelonette; poi prosegue sul lato italiano della rocca di Piè di Porco e punta verso Alessandria e Tortona. E’ a Vercelli con 4500 fanti; conquista il castello di Novara.

Settembre



Si dirige su Milano e partecipa alla battaglia di Melegnano, alla testa di 10000 fanti baschi e guasconi. Tenta di difendere una batteria di 7 pezzi di artiglieria dall’attacco dei fanti svizzeri: i suoi uomini sono respinti dall’avanguardia nemica e l’assalto è tamponato solo con l’intervento della cavalleria di Gian Giacomo da Trivulzio e del Connestabile di Borbone. Nel proseguimento del combattimento, il Navarro recupera 4 dei pezzi perduti inizialmente e costringe gli avversari a ritirarsi in un boschetto: le sue sortite sono ributtate dagli svizzeri; costoro, alla fine, sono posti in fuga dall’intervento della cavalleria veneziana dell’Alviano. Il Navarro entra in Milano ed assedia con 8000 fanti guasconi il Castello Sforzesco, dove si sono rinchiusi con 2000 uomini Giovanni Gonzaga e Girolamo Morone. Tolta l’acqua agli assediati. si impadronisce di una casamatta del fossato, posta sul fianco del castello verso la porta Comasina; si accosta al fossato con le macchine ossidionali (i gatti) che proteggono i lavori dei guastatori e fa scavare un secondo fossato; prepara mine sotto le mura della fortezza e puntella queste ultime in attesa del momento giusto; si accinge a battere il castello con le artiglierie (20 cannoni e 3 colubrine) dal lato del convento dei frati del Carmine.

Ottobre



L’assedio termina rapidamente, perché il Gonzaga si arrende nelle mani del Connestabile di Borbone: si ribella di fronte alla capitolazione, perché si è impegnato con il re di espugnare il Castello Sforzesco in trenta giorni dietro la promessa di un premio di 30000 scudi. Protesta e, senza darsene per inteso, continua il bombardamento con più forza; si spinge troppo in avanti nel fossato per dirigere il tiro o per mostrare una miccia al Vendome ed è colpito da due pezzi di un merlo staccatosi dalle mura in quanto abbattuto da una palla di cannone. Tramortito dal colpo, viene trasportato su una barella in casa del senatore Girolamo Cusano ed è fatto curare con ogni sollecitudine dal sovrano. Si riprende in pochi giorni.

Novembre



Viene a trovarlo a Milano l’ambasciatore veneziano Andrea Gritti, per indurlo a passare all’assedio di Brescia. Parte da Milano con pochi uomini e corre il rischio di essere fatto prigioniero da una pattuglia spagnola; è al monte di Brianza e da qui tocca Travagliato al comando di 5000 fanti guasconi e di 3000 venturieri. Scorta con il Lautrec a Bologna il re Francesco I che vi si deve incontrare con il papa Leone X. Inizia l’ assedio di Brescia con Teodoro da Trivulzio. Appena giunge sul luogo (è seguito anche dai suoi carriaggi personali) vuole visionare le difese cittadine: è colto alla sprovvista da un improvviso attacco della guarnigione, che si appropria di 15 muli delle sue masserizie; anche Gian Giacomo da Trivulzio ed il provveditore generale Domenico Contarini sono sul punto di restare vittime di colpi di archibugio. I suoi ospiti vogliono donargli 500 ducati, al fine rifonderlo delle perdite subite: rifiuta.

Dicembre



Chiede ai veneziani che sia liberato a Venezia un suo vecchio commilitone, lo spagnolo Rodrigo Alonso. A Brescia incomincia ad usare le sue solite arti: si colloca davanti a porta Pile, tra le chiese di Sant’Apollinare, San Fiorano e San Salvatore, fa costruire una trincea sotterranea che deve portare entro la città e vi colloca le mine; i difensori si accorgono dai rumori della manovra, scavano delle controtrincee, le riempiono di polvere da sparo, vi appiccano il fuoco e rovinano il suo lavoro procurando la morte a molti guastatori. Viene portato l’assalto generale alla città dai suoi fanti biscaglini e guasconi, ma pentole piene di zolfo e di altre sostanze infiammabili ed i fuochi artificiati lanciati dalle mura, spengono presto ogni velleità offensiva. Il fallimento dei tentativi perpetrati e l’avvicinarsi di 8000 fanti tedeschi provenienti dalla Germania, convincono i veneziani a ripiegare a Ghedi con le artiglierie più grosse e quasi tutti i carriaggi; egli si reca a Milano ed i suoi uomini vengono alloggiati negli accampamenti invernali di Calvisano.

1516




Gennaio



Ritorna al campo di Lonato ed ha un consiglio di guerra con Gian Giacomo da Trivulzio, il Contarini, il Gritti ed il Lautrec.

Febbraio



E’ a Rezzato con 5000 fanti e con Teodoro da Trivulzio stringe sempre più da vicino Brescia su tutti e quattro i lati; respinge una sortita di 500 fanti, la maggioranza schioppettieri, usciti dalla città.

Marzo



Si trova sul Po, nei pressi di Cremona, per difenderne le sponde. E’ richiamato a Milano, quando la capitale del ducato viene assalita dagli avversari; si scontra con costoro e li ributta fino a Peschiera Borromeo.

Aprile



E’ con il Lautrec verso Trezzo sull’Adda e Melzo; sorveglia le rive dell’Adda nel momento in cui gli svizzeri si ritirano da Lodi su Bergamo.

Maggio



Occupa i passi delle valli nelle prossimità di Brescia; ritorna all’assedio della città con 5000 fanti e si unisce a Mompiano con il Trivulzio. Brescia si arrende.

Giugno



Attraversa il Po con 2000 fanti e si avvia a Mirandola per controllare le truppe di Prospero e Muzio Colonna, che devono rientrare nel regno di Napoli: negli stessi giorni i veneziani rilasciano su sua richiesta, 30 fanti spagnoli con il capitano Cugnido, trattenuti prigionieri a Venezia. Allontana i pontifici da Concordia.

Agosto



A Marsiglia (Marseille) per armare una flotta, con la quale deve assalire e predare le coste africane della Barberia. Lascia la corte a Tours e gli sono consegnati 20000 ducati; la spedizione africana, provocata dalla conquista di Algeri da parte di Arouj Barbarossa, prevede l’imbarco di 6000 fanti su 18 navi.

Ottobre dicembre    
Salpa da Marsiglia. Le condizioni climatiche sono pessime e le tempeste si rivelano di rara intensità: 2 galee di Bernardino d'Ornesan sono subito costrette a rientrare in Francia. Durante la navigazione i suoi equipaggi sono tormentati dalla mancanza di vettovaglie, dal freddo e dalle malattie. Il Navarro non riesce neppure a superare l''isola di Lampedusa, che viene obbligato a retrocedere. A fine novembre, si presenta davanti al porto di Marsiglia: la condizione della sua flotta è talmente grave che il consiglio cittadino ne impedisce l'entrata nel porto non facendo abbassare la catena di difesa.

1517




Gennaio febbraio



Vessato dal cattivo tempo e dalle epidemie a bordo, deve guadagnare il mare per puntare su Nizza (Nice), dove arriva ai primi di gennaio. L’iniziativa in Africa si è conclusa con un risultato decisamente negativo. Il Navarro ritorna a Marsiglia.

Aprile



E’ segnalato a corte, a Parigi.

Maggio

Francia

Corsari barbareschi

In Provenza (Provence), ove allestisce un’altra flotta per fronteggiare i corsari barbareschi sulle coste africane. Lascia Marsiglia con 6/7 navi non bene in ordine. Nel passare per Genova, la sua squadra viene rafforzata da qualche imbarcazione genovese. Attende a Napoli l'arrivo della squadra spagnola.

Settembre



Si trova al largo della Sardegna con 1500 uomini imbarcati su 13 navi, un galeone ed una caravella.

Ottobre



Raggiunge l’Africa con 23 vele, 11 barze, 6 galee ed alcune fuste. Bombarda Mehedia (Al Mahdiyah): i difensori con la loro artiglieria affondano una barza ed abbattono l’albero di un’altra. Al momento dello sbarco, nascono alcune discordie fra i francesi ed i 1500 spagnoli trasportati dalla flotta. A causa della esiguità delle forze che sono a sua disposizione, il Navarro può condurre solo un’azione dimostrativa; si indirizza, infine, verso la Sicilia e l’isola di Favignana. Da qui punta su Marsiglia.

Novembre



Si incontra a Roma con il pontefice e lo accompagna a Civitavecchia: si dichiara sempre disponibile a lottare contro i turchi ed i mori.

Dicembre



Raduna 400 fanti nell’agro romano e gli sono consegnati 4000 ducati.

1518




Gennaio



Conduce le truppe raccolte a Terracina ed è pronto a riprendere la lotta con i barbareschi. Lascia Porto Santo Stefano con 5 navi ed alcuni brigantini.

Giugno luglio



Salpa da Favignana con 9 galeoni, 5 brigantini e 2000 fanti per attaccare Monastir. Durante il tragitto sosta a Lampedusa alla ricerca di prede; assale invano Monastir. Si ritira a causa della resistenza incontrata e naviga verso l’isola di Favignana, la Sardegna e Marsiglia, nonostante che Ugo di Moncada cerchi un colloquio con lui per fermarlo.

Agosto



Staziona a Capo Palo con 11 vele e 2 navi genovesi del Centurione, un galeone ed una caravella pontifici.

Ottobre



Visita a Milano il Lautrec, di cui è amico.

Dicembre



Si trova a Parigi ed il re gli assicura una flotta di 12 galee per combattere i mori.

1519




Febbraio



In Provenza, per visionare i preparativi della flotta.

Marzo



A Lione; è sempre occupato nella predisposizione della flotta.

Maggio    
Francesco I gli dà il comando della squadra delle galee di Levante. L'armamento di tali navi procede a rilento per le difficoltà legate al reclutamento dei vogatori.

Luglio



E’ in un primo tempo a Marsiglia con 2 galee; passa a Genova per raccogliervi un certo numero di fanti.

Settembre

Francia

Corsari barbareschi

Parte da Marsiglia; viaggia in ordinanza fino all'isola di Embiez: si solleva all'improvviso un forte mistral e le sue navi sono costrette a navigare alla deriva. Superato l'ostacolo, tocca Genova con la flotta e punta su Piombino; giunge a Civitavecchia con 2 galee ed è accolto da alcuni cavalli pontifici che lo scortano a Roma per rendere omaggio a Leone X. Dopo un lungo colloquio si reca a Civitavecchia e salpa per Portovenere.

Ottobre



Si colloca con 10 vascelli davanti a Mehedia per combattere il Sinan. I suoi sforzi si rivelano vani, per cui fa rientro in Provenza. Mette le sue navi nei bacini di carenaggio di Toussaint: parte degli equipaggi sono stremati dalla fame e parte dalle malattie.

Novembre



In Provenza. Litiga con frà Bernardino d’Ornesan.

1520




Luglio



Si trova al largo dell’isola di Favignana con la flotta francese.

Settembre

Francia

Corsari barbareschi

Attacca nuovamente i corsari barbareschi sulle coste africane con 2 galeoni e 2 caravelle.

Ottobre



Deve desistere dalle operazioni e fare vela per la Provenza.

1521




Aprile



Lascia Nizza (città in cui gode di una provvigione annua di 3000 ducati) e si porta a Milano, dove è stato chiamato dal Lautrec. Prende parte ad un consiglio di guerra e con Federico Gonzaga da Bozzolo e Giulio da San Severino ha l’incarico di supervisionare le difese dei passi di confine della Lombardia e delle terre della Serenissima.

Luglio



Dalla corte francese a Milano.

Agosto

Francia

Impero

E’ sotto Busseto, castello dei Pallavicini, con 300 lance e 2000 svizzeri e viene affrontato da 700 fanti e 400 cavalli: si ritira per la pioggia insistente e per il mancato arrivo dell’artiglieria. Passa a Cremona e partecipa con il Lautrec, il marchese di Saluzzo ed il San Severino a vari consigli di guerra. Entra in Parma con Marcantonio Colonna e Francesco Maria della Rovere per esaminarne lo stato delle fortificazioni. I nemici attraversano il Po a Brescello ed i francesi superano il fiume al ponte delle Torreselle, vicino a Casalmaggiore.

Novembre



Con la caduta di Milano in potere degli imperiali, viene a Ponte San Pietro ed a Palazzolo sull’Oglio con il Lautrec, Marcantonio Colonna, il della Rovere ed il provveditore generale Gritti, per studiare azioni comuni atte a fronteggiare i nemici.

1522




…………..



Tenta di liberare il Castello Sforzesco di Milano dall’assedio postovi da Prospero Colonna; il tentativo non ha successo; con il Lescun ed il Baiardo si trasferisce in Lomellina. Ottiene in un giorno la resa del castello di Vigevano.

Aprile



Assedia Pavia: le forti piogge lo inducono a spostarsi a Lardirago, nelle vicinanze del campo imperiale di Prospero Colonna. Tallona gli imperiali in ritirata verso Milano; nel campo franco-veneziano sorgono da un lato contrasti tra il Lautrec ed il Gritti, dall’altro gli svizzeri protestano sempre più per il ritardo delle paghe. Questi ultimi decidono di aspettare ancora soli quattro giorni prima di ritornare alle loro terre. I collegati si risolvono a dare battaglia alla Bicocca, prima della prevedibile dissoluzione del loro esercito. Il Navarro si oppone invano all’attacco frontale voluto dagli svizzeri, che si conclude con una disfatta per il Lautrec.

Maggio



Passa con il Lescun e Giacomo di Sainte-Colombe (400 lance), alla difesa di Cremona. Con la resa a patti della città, rientra in Francia. Si reca a Marsiglia con Andrea Doria. A fine mese, salpa dalla città con 8 galee per passare alla difesa di Genova, attaccata dal Colonna e dal d'Avalos.

Giugno



Getta l'ancora con le sue navi; sbarca con 800 fanti e si porta sui bastioni; vengono intavolate delle trattative durante le quali i fanti spagnoli approfittano della negligenza dei difensori per conquistare e saccheggiare la città. E’ catturato con Ottaviano Fregoso da Giovanni d'Urbina, che ha militato anni prima ai suoi ordini come luogotenente, nella sua camera o nella piazza mentre sta combattendo: trattato all’inizio con singolare umanità dal d'Avalos, viene condotto a Napoli da un partigiano degli Adorno, Bernardo Gallo, per essere dato in consegna al viceré Carlo di Lannoy. E' fatto rinchiudere dal d'Avalos nel castello d'ischia.

1526




Marzo maggio



E' liberato, attraverso uno scambio di prigionieri (il principe d'Orange, Philibert de Chalon), a seguito della pace tra il re di Francia e l’imperatore Carlo V. Viene a Roma e si incontra con il nuovo papa Clemente VII, che lo accoglie benevolmente: si lamenta per il trattamento che gli è stato riservato dagli spagnoli. Nel rientrare in Francia, è ospitato a Modena da Guido Rangoni.

Giugno



Ha il comando della flotta di Levante. Si ferma all'abbazia di Saint-Victor, nei pressi di Avignone (Avignon).

Luglio



Giunge a Marsiglia ai primi del mese. Non tutti i capitani accettano di sottostare ai suoi ordini. Salpa dalla Provenza per congiungersi con la flotta degli alleati italiani che, da parte loro, gli riconoscono una provvigione mensile di 200 ducati ciascuno. Affiancano la sua galea nella spedizione l'Ornesan con un galeone e 2 galee, il Saint-Blancard con 6 galee, Magdalon d'Ornesan e Maurice de Jonas con 2 galee a testa, Antonio Doria con una galea, altri 3 galeoni guidati da altri capitani. Suo luogotenente è l'Ornesan. Il Navarro conquista la rocca di Portovenere.

Agosto



Tocca Villafranca (Villefranche), vi sorprende alcune navi mercantili genovesi. Una di queste è affondata ed un'altra è catturata: i loro equipaggi sono avviati al remo.A metà mese arriva a Savona, dove è accolto trionfalmente. Blocca dal mare il flusso dei rifornimenti a Genova; assale la città e la stringe d’assedio. Con il Doria e le galee veneziane, fa sue 32 navi cariche di frumento destinato ai genovesi: le derrate sono sbarcate parte a Savona e parte a Livorno. A fine mese, fallisce un suo tentativo portato con il Doria ed i veneziani ai danni di Genova.

Settembre



Propone di anticipare le mosse del nemico per dare alle fiamme la flotta imperiale ferma a Cartagena: nonostante l'opposizione del Doria e di Alvise d'Armer, che gli fanno presente le difficoltà della navigazione nell' autunno inoltrato, lascia Savona e si porta alla volta di Villafranca, accompagnato da 2 galee veneziane e da 2 genovesi. Attende invano i rinforzi promessigli a Marsiglia da Annes de Montmorency, alcuni vascelli comandati da Claude Villiers d'Ancienville e le galee che gli devono essere condotte da Antonio Doria: i vascelli non sono ancora pronti ed Antonio Doria, deliberatamente, ha fatto ritardare l' ultimazione dei lavori delle sue 2 galee. Rientra a Savona e riprende ad assediare Genova con 16 galee e 4 galeoni francesi, 13 galee veneziane e 11 pontificie. Richiede al della Rovere l’invio di 4000 fanti, che coadiuvino le operazioni da terra; per mare si unisce alle sue forze la flotta veneziana dell’Armer. Respinge con l’aiuto dei veneziani e di Filippino Doria un attacco della fanteria nemica alla sua flotta ormeggiata a Portofino: non manca, come altre volte nel passato, di qualche gesto di cavalleria nei confronti dei suoi ex-commilitoni, come quando offre la libertà ad un figlio dell’amico Ferdinando di Alarcon, che è stato catturato a bordo di una nave.

Ottobre novembre



E’ raggiunto finalmente a Savona dai vascelli del Villiers d'Ancienville. Sa che la flotta imperiale, nella quale si trovano Carlo di Lannoy e Ferrante Gonzaga (20 galee, 22 navi da carico sulle quali sono imbarcati 4000 fanti), è stata colta da una tempesta ed ha dovuto fermarsi sulle coste della Corsica. Manda a chiamare Andrea Doria, che staziona tra Lerici e La Spezia; lascia alla guardia di Savona 400 fanti, i vascelli di Villiers d'Ancienville e 2 galee di Magdalon d'Ornesan, e con il Saint-Blancard punta su La Spezia. Si dirige a Portofino; da qui, muove con il Doria (6 galee francesi, 5 pontificie, 5 veneziane) per intercettare 24 navi imperiali a punta Chiappa. A fine novembre, si trova all'altezza di Sestri Levante; un brigantino lo informa che la flotta avversaria naviga a poche miglia di distanza. Decide nottetempo di cercare lo scontro con i nemici. Il combattimento dura quattro/cinque ore. La galea ammiraglia degli imperiali, “La Portunda”, viene rasa come un pontone dall’artiglieria del Navarro; il Doria si getta con la sua nave in mezzo a 2 vascelli, demolisce il primo con i falconetti e le bombarde che sparano ad alzo zero e cola a picco il secondo con un colpo di rostro. Nella battaglia muoiono un migliaio di soldati e molti galeotti e marinai della flotta imperiale. Si alza all' improvviso un vento impetuoso, che impedisce la navigazione alle galee. Le navi francesi sono obbligate a volgersi su Civitavecchia; quelle veneziane rientrano a Portofino.

Dicembre



Si reca a Viterbo ed a Roma per essere ricevuto dal pontefice; viene segnalato a Firenze dove provvede alle difese cittadine; successivamente, raggiunge Pisa per acquistare le vettovaglie necessarie per la cambusa delle sue navi; tocca, da ultimo, Civitavecchia per preparare una spedizione contro il regno di Napoli (all’ormeggio vi sono 28 galee francesi, veneziane e pontificie). L’azione viene tuttavia rimandata.

1527




Gennaio



Si trova alla difesa di Bologna, che è minacciata dai lanzichenecchi.

Febbraio



Si sposta a Savona e ritorna a bloccare Genova dal mare. Il ritardo delle paghe decima l’organico degli uomini che sono a sua disposizione.

Marzo



Prosegue nel rafforzamento delle opere difensive di Savona: gli abitanti protestano.

Giugno



Esce da Savona e punta su Asti per unirvisi con il Lautrec, che ha lasciato la Francia con 500 lance e 10000 fanti. Viene nell’alessandrino ed assale Alessandria alla testa di 7000 fanti: la città viene difesa da 1500 lanzichenecchi e da 500 fanti italiani agli ordini di Giovanni Battista di Lodrone e di Alberigo Barbiano da Belgioioso.

Luglio



Sconfigge il Lodrone, scava trincee ed una mina; costringe gli avversari ad arrendersi dietro la promessa di non militare per sei mesi contro l’esercito francese.

Agosto



Assedia il castello di Bosco Marengo con 10000 svizzeri ed altri 6000 fanti: nella località si trova ancora il Lodrone con 1000 fanti, di cui 600/700 lanzichenecchi. Con le sue mine rovina quasi tutta la cinta muraria del castello: gli avversari si arrendono a discrezione e sono svaligiati.

Ottobre



Assedia Pavia: un violento fuoco di artiglieria (11 pezzi) abbatte la parte del castello volta verso il Barco, ma l’altezza dell’acqua nel fossato ne ostacola l’attraversamento; nella notte successiva ordina di svuotarlo e di riempirlo con fascine per arrivare alle mura. La città viene presa d’assalto e messa a sacco. Subito dopo si allontana con 8000 fanti (3000 guasconi, 3000 fra lanzichenecchi e svizzeri, 2000 italiani) e blocca verso Abbiategrasso un contingente imperiale uscito da Milano con 2000 fanti, 50 uomini d’arme e 4 pezzi di artiglieria. Antonio di Leyva si impadronisce della città; il Navarro si porta allora a Casalpusterlengo e viene a Lodi. Si collega con i veneziani comandati da Giano Fregoso ed insieme pongono il campo a Casorate Primo. Con un breve fuoco di artiglieria i difensori si arrendono a discrezione: la terra e la rocca sono date al saccheggio.

Novembre



Passa a Lacchiarella e minaccia Monza. 1600/1800 fanti guasconi si ammutinano per il ritardo delle paghe: deve abbandonare il centro e puntare su Vigevano; supera l’Adda, tocca Treviglio, muove verso Parma per collegarsi con il Lautrec.

Dicembre



Ai suoi ordini militano 2690 fanti francesi, 4060 guasconi e 3633 italiani.

1528




Gennaio



Si trova a Bologna ed in Romagna.

Febbraio



Parte da Fermo con 12000 fanti, la metà francesi, ed irrompe negli Abruzzi. Per via gli si arrendono Teramo e Giulianova; prende la strada della Leonessa, seguito dal marchese di Saluzzo e da Orazio Baglioni con 150 cavalli leggeri e 4000 fanti delle Bande Nere. Nell’aquilano espugna Penne ed altri 14 castelli. L’Aquila gli apre le porte, perché il principe di Melfi Giovanni Caracciolo si ritira alla notizia del suo arrivo. Si ferma di fronte a Castel di Sangro.

Marzo



Si spinge in Puglia per riscuotere la somma di 80000 ducati, derivante dalla dogana che pagano i pastori per spostarsi dalla regione ai pascoli abruzzesi. E’ presto a Lucera ed a Foggia con 10000 uomini; aggredisce un colle vicino a Troia con 2000 archibugieri; assale Molfetta con i fanti veneziani di Camillo Orsini. Due attacchi terminano con la morte di 500 uomini, che cadono sotto il fuoco degli archibugi; la notte il Lautrec fa avere nuovi pezzi di artiglieria e giungono anche i fanti del Baglioni. Gli abitanti tumultuano ed il Caracciolo si ritira nel castello con 1000 uomini: i nemici si arrendono a discrezione e la terra viene saccheggiata con l’uccisione di 3000 persone, compresi i soldati del presidio.

Aprile



Si trova a Venosa con 4000 fanti: la rocca, difesa da 400 fanti tra spagnoli e lanzichenecchi, si arrende a discrezione in tre giorni: i capitani sono trattenuti prigionieri ed i soldati sono rilasciati senza armi. Conquista Ascoli Satriano ed espugna Capistrano: durante l’assalto è ferito Biagio di Montluc. I guasconi, che militano al suo servizio, per vendicare tale capitano uccidono gli abitanti ed incendiano le loro case.

Giugno



Passa all’assedio di Napoli e si accampa a Poggioreale, sulle colline che guardano il monte di San Martino (sorvegliato da Giovanni di Urbina con 1000 archibugieri e 4 pezzi di artiglieria) e la porta di San Germano. Incomincia a bombardare la città dalla Montagnetta, ora Moiarello; costruisce un forte a San Martino e scava trincee. In un giro di ispezione corre il rischio di essere catturato dall’Urbina.

Luglio



Deve interrompere i lavori di scavo delle trincee quando Filippino Doria defeziona nel campo avversario: i marinai veneziani che sostengono i suoi lavori dalla spiaggia devono tralasciare tali opere per potere svolgere dal mare le operazioni di intercettamento dei rifornimenti a Napoli, prima svolte dalle galee del Doria. In ogni caso, il Navarro affianca il Lautrec nella sua opposizione a trasferire gli accampamenti dai luoghi paludosi, dove essi al momento si trovano, ad Aversa in un punto più salubre. La peste falcidia, nel frattempo, l’esercito francese.

Agosto



Si ammala di peste. Nonostante la cattiva salute, cerca di recuperare Capua i cui abitanti hanno aperto le porte agli imperiali. A fine mese con il nuovo comandante dei francesi (il Lautrec è morto) il marchese di Saluzzo, il Rangoni e Paolo Camillo da Trivulzio, stabilisce di ritirarsi approfittando di una forte pioggia: abbandona il monte di San Martino con 800 fanti e si colloca alla retroguardia. Attaccato dall’Urbina sul monte Lanzata, tenta di raggiungere Aversa: i suoi uomini, per lo più ammalati come egli stesso, non hanno la forza di resistere e si arrendono: sono rilasciati senza armi. Il navarro viene catturato dagli stradiotti, mentre cerca di fuggire a dorso di un mulo su una strada secondaria: è condotto a Napoli ed è ospitato nel palazzo di Brizio Giustiniani.

…………..



L’imperatore Carlo V ordina la sua decapitazione. Il governatore del castello Luigi Icardo lo fa strozzare in prigione o lo fa soffocare a letto mentre dorme, per impedire che sia pubblicamente giustiziato. E’ sepolto con il Lautrec a Napoli nella chiesa di Santa Maria Nuova.

CITAZIONI

-“Virum ea tempestate in bellicis rebus longe clarissimum.” Bizari

-“Il quale, fondato in tutti gli aiuti d’una vera virtù senza alcuna commendazione de’ suoi maggiori, fu famoso nelle avversità parimente e nelle cose prospere, s’avrebbe veramente acquistato fama di grandissimo capitano se l’insolente fortuna non l’avesse precipitato in queste miserie dell’ultima prigione…Di fantoccio privato fatto per lo suo valore capitano…Capitan molto famoso per le vittorie ottenute…Il quale ingegnere, e artefice d’opre meravigliose, per amminar le rocche, s’acquistò fama in tutto ‘l mondo, hebbe questa dispositione mezzo contadina d’habito e di volto.” Giovio

-“Uomo di grande valore e sagacia.”Conti

-“Singulare espugnatore e difenditore delle fortezze per comune giudicio d’ognuno.” Nardi

-“Sopra ogn’altro capitano illustre, peritissimo delle fortificazioni, e dell’espugnazioni delle terre, e del maneggio delle artiglierie.” Segni

-“Al quale si trova gran valento homo et homo de granda suoa esparencia et maxime le grande inmortalità facto nel sopra scrito regno de Barbaria.” Bernardi

-“Strenuissimo uomo di guerra.” Guerrazzi

-“Homo di grandissimo valore et ingegno.” Da una cronaca riportata dal Frati

-“Era a questo tempo il Navaro in gran concetto e riputatione, perché espertissimo dell’arte d’espugnare le cità, rendeva vana, e inutile ogni fortezza delle terre de’ nemici, e con nuovo modo di combattere, era solito di riportare la vittoria: e per certo usava egli tant’arte, e industria nel cavare le mine, e nell’adoperare altre varie e inusitate macchine, che dava a tuti di se grandissima maraviglia.” Paruta

-“Di privato fantaccino era salito a grado di Capitan Generale per il merito del suo valore.” Buonfiglio

-“Soldato di molto valore, che teneva fama d’espugnatore delle fortezze.” Beltrano

-“Petit homme maigrer du val de Rancal, lequel avoit faict beaucoup de belles choses sur les Turcs et au royaume de Naples ; et homme ingénieux pour prendre places et les deffendre, et s’enterdoit aussy pour faire mines et contre-mines. » De la Marck

- C’estoit un homme de grand esprit, auquel monsieur de Lautrec, qui ne croyait guere personne, avoit grande creance. Montluc

-“Uomo eccellente nell’arte di escavar sotterra le mine.” Diedo

-“Capitano di gran nome e huomo di grande ingegno, e pronto e accorto nel trovare nuovi partiti.” Foglietta

-“Quel che sia vinto havere il suo nemico,

Non con forza e ardir, ma con ingegno,

Et sicuro alloggiar lo, tuolo amico:

Come talhor si possa far disegno,

Cavando mine a guisa di consiglio,

De minare ogni edificio degno,

Mostrò il Navarro, huomo chiaro per consiglio.

Et per valor di mano, il qual già pose

Africa tutta in paura e ‘n periglio.

Vid’io a Trapani già quando e’ compose

Di molte navi armate, entrando in mare,

Quando Fortuna al suo desio rispose:

E tosto ch’ei con esse in Libia appare

Con ruina di molti, vincitore

Tripoli e altre terre soggiogare:

Le navi Hispane dispoglie e d’honore

Carche solcano il mare, e ricche prede

Egli s’acquista, e nome di valore.

Ma se Fortuna non volgeva il piede

Contra si bella e si lodata impresa

D’Africa fora il re di Spagna herede.” Da un sonetto di Francesco Balamio riportato dal Giovio

-“Che aveva un sommo credito per l’attacco delle piazze.” Laugier

-“Omni re bellica celebratissima, ac tunc militiae pedestris magistratum.” Arluno

-“Capitano di grido.” G. Bonoli

-“Ch’ebbe fama del più abile de’ suoi tempi in quell’arte (della fortificazione).” Pignotti

-Con il Lautrec “Dont le premier étoit le plus hardi officier de l’armée et le second le plus adroit.” Varillas

-“Capitano e ingegnere, celebre per le sue mine.” Gozzadini

-“Dux bellica virtute clarissimus.” Raynaldo

-“Capitano in quei tempi di gran fama.” Roseo

-“Che di fante privato era dal molto suo valore stato a primi gradi della militia assunto.” Tarcagnota

-“Astuto e ingegnoso homo, benché malò consigliato cavaliero, per essersi con poco giudicio partito dal servitio del suo legitimo signore…In cose di mine haveva maraviglioso giudicio, et certo fu il primo huomo di suo tempo in queste cose…Con l’artificio di prendere et fortificare le città, si haveva acquistato gran credito e riputatione.” Ulloa

-“Grando inzignero.” De’ Bianchi

-“Ingenio acer, perspiciens.” Beaucaire

-“Homo di forza d’ingegno e cervello.” “El famoso ghuerriere.” “Valoroso e forte.” Da “Guerre in ottava rima”

-“Ducem rei militaris peritissimus.” Capella

-“Valoroso Navarro, tu sempre fosti avvezzo a vincere e a mettere in fuga i nemici…Il quale non solamente era di animo invitto e guerriero, ma era ancho di ingegno sottile e sagace.” Cantalicio

-“Espertissimo in quei tempi nell’arte degli assedi.” A. Morosini

-“Inventeur de l’art des mines.” Perrens

-“Uno de’ più celebri capitani di quel secolo.” Gallizioli

-“Famoso corsar di mare e eccellentissimo cavator di mine.” Ruscelli

-“Capitan de tanto nombre como sus valeresos hechos merecian…Fue tan singular hombre de guerra Pedro Navarro, asi por mar como per tierra, que se podia poner con los mas famosos espanolos de son siglo…Otras muchas virtudes de sabio y prudente capitan. Fue venturoso la mayor parte de sa vida, y estimado de los reyes. Su consejo era maduro y sano en trazar y asentar un real, y en hacer las trincheras y otros reparos; ninguno le tuzo ventaja en su vida y pocos se le igualaron.” Sandoval

-Habille a merveilles en faict de mynes.” D’Auton

-Homo valente et de grande ingegno. Castellar

-Que era un muy valiente soldado. Zurita

-“Excellente signore.” Notar Giacomo

-“ Le comte Petre de Navarre

De roi a la commission

De mener sur la mer grand guerre

Et amasser des compaignons

La tour qui nous fist n’est pas bon,

Car nous sommes très mal nourrys

Pour l’amour du roy l’enduron

Puisque la foy luy ons promis. » Da un canto di M. de Lincy raccolto dal Brantome all’assedio di Melfi.

-“ Tra i tanti famosi uomini d’arme del suo tempo egli è il solo cui mai nessuna cronaca attribuisca un fatto o un detto cavalleresco : elemento di diversità del tutto coerente con l’immagine pubblica di un personaggio antieroico. Puddu

-“D’incognito, che prima era, divenne non poco illustre, per virtù di guerra…Era il Navarro alto e di volto bruno; di occhi, barba e capelli neri.” Roscio

-“Valoroso condottiero spagnolo.” Rossi

-“Navarro était un spécialiste des cotes barbaresques.” De la Roncière

-“ Il quale riputato era possedere grandissima scienza militare, ed un’arte somma di espugnare e difender la terra.” Cortese

- "A sometime corsair and Cordoba's (Gonzalo Fernandez de Cordoba) chief siege engineer." Bicheno

- "Un conquistador à l'ame de corsaire." Coulet du Gard

-"Illustré par des expéditions pas toujours hereuses contre les barbaresques." Joubert

-"El mas importante de aquellos marinos vascos...Se destaca su otra faceta militar importante, la de artillero, tanto como de la marino. Como minero y artillero habia participado en la guerra de Grenada..Como corsario llegaron a llamarlo "Roncal el salteador"..Su origen humilde y su ascenso a la nobleza poe méritos personales de virtud y por fortuna..lo haben particuliarmente representativo." Sola

-"Celebre capitano." Frangipani

-"Era il Navarro alto e di volto bruno: e di occhi, barba e capelli neri." Totti

-"Ses services seraient d'autant plus convoités par les puissants du temps, que pour avoir pratiqué la guerre de course tant chez les chrétiens que chez les musulmans, il avait appris de ces derniers une technique qu'ils gardaient secrètes: celle du maniement des mines. Navarro ne la trasmettait à personne et, de ce fait, se rendrair indispensable...Stratège sec et dépourvu d'intuition...Navarro, au demeurant excellent ingénieur et chef d'infanterie, virtuose du maniement des mines, n'était pas..un grand homme de mer. Arrogant, il ne consultait pas ses capitaines." Garnier