JACQUES PIERRE Normanno o piccardo. Corsaro. Di famiglia appartenente alla piccola nobiltà. Corsaro con patente del granduca di Toscana, del duca di Savoia e del viceré di Napoli.
+ 1618
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Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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In proprio |
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Detto l’”ultimo vichingo”, con il suo seguito di normanni e di bretoni esercita l’attività di corsaro sia nell’oceano Atlantico che nel mare Mediterraneo; in Levante è anche chiamato “Il Capitano”. |
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1609 |
In proprio |
Impero ottomano |
Combatte gli ottomani come corsaro del granduca di Toscana. Affianca l'azione del Beauregard in Levante. |
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In proprio |
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Ha la patente di corsaro dal duca di Savoia. |
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1614 |
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…………. |
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Ha meno di 40 anni. Arricchitosi con la guerra da corsa, vive a Nizza (Nice) con moglie e figli. E’ chiamato dal viceré di Sicilia, il duca di Ossuna, a militare nella squadra siciliana. |
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Novembre |
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Gli viene concessa la patente di corsaro dal viceré di Sicilia. |
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1615 |
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Giugno |
Sicilia |
Impero ottomano |
Gli è accordata una sospensione dell’azione dei suoi creditori fino all’arrivo del duca di Ossuna a Messina. Affianca Ottavio d’Aragona in una scorreria in Levante; si pone all’avanguardia della squadra con 2 galeoni e 3 galee. Si porta al braccio di Maina per sostenervi l’azione dei greci che si sono ribellati ai turchi. Si ferma tre settimane in quelle acque. Si collega con il capitano Pedro Sanchez e scorre nell'arcipelago e lungo le coste dell'Anatolia (Anadolu). |
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1616 |
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Luglio |
Sicilia |
Corsari barbareschi Impero ottomano |
Collabora ancora con l’Aragona. Si batte contro la squadra del corsaro algerino Hasan Agà. Nello stesso mese, con 6 galeoni affronta nelle acque di Cipro (Kypros) la flotta ottomana di 50 galee. Schiera le sue navi prima in formazione triangolare, poi a mezzaluna; a sera, l’ammiraglio ottomano deve fuggire verso Chio (Khios) abbandonando sul campo 7 galee. |
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…………. |
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Si ferma alcuni mesi a Marsiglia (Marseille) e vi recluta per l’Ossuna, divenuto ora viceré di Napoli, alcuni capitani di vascelli, parte dei quali sono stati nel passato con lui in corso. |
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1617 |
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Marzo luglio |
Sicilia |
Venezia |
Ha il comando di 5 galeoni per condurre la guerra di corsa per conto dell’Ossuna. Parte da Napoli per una prima scorreria. Nelle sue depredazioni danneggia sia i cristiani che i musulmani: rientra nella città carico di prede; il bottino viene valutato superiore al milione di scudi. Il Pierre ha al suo traino anche le navi conquistate ai veneziani da Francisco de Ribera nel mare Adriatico. |
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………… |
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Finge di essere disgustato dagli spagnoli e, con un altro corsaro il Langlade, fugge da Napoli (è accusato di avere rubato del denaro) per recarsi a Roma presso l’ambasciatore della Serenissima, Simone Contarini. Il Contarini gli fornisce una lettera di presentazione per le autorità veneziane: fa pure sapere con una nota segreta di non credere molto alla conversione del Pierre. L’Ossuna, nel contempo, regge il bordone al Pierre e gli fa dare la caccia per ogni strada, tranne per quella che ha effettivamente preso, vale a dire la via di Roma; gli sono apparentemente confiscati beni per 6000 ducati e viene arrestata a Messina la moglie. Il Pierre si porta ad Ancona e si raccomanda al console veneziano della città. Si deve fermare in tale città per otto giorni, in parte per vendere i cavalli che ha utilizzato, in parte nell’ attesa di venti favorevoli per la navigazione. Prende il mare fino a Chioggia e da qui, nottetempo, raggiunge Venezia. Il Langlade si stabilisce in un’osteria vicino al palazzo in cui ha la sua residenza l’ambasciatore spagnolo Bedmar; il Pierre vi si incontra con il diplomatico, che è a conoscenza della trama in essere. Si unisce, quindi, con il Langlade e tutti e due, come se fossero giunti solo in quel momento nella città lagunare, prendono alloggio in un’altra parte del centro urbano e rendono manifesta la loro presenza alle autorità. Il Pierre viene condotto dal doge Francesco Bembo ed è ricevuto dal consiglio dei Dieci. Convince il senato della sua buona fede; rivela tutta una serie di progetti e macchinazioni contro i turchi approntati da francesi e spagnoli. Ne viene richiesta, invano, l’estradizione dagli spagnoli. Viene accolta la sua domanda di essere aggregato alla flotta; sono consegnati a lui ed al Langlade 500 ducati. Si incontra con Pietro Barbarigo, che ha il comando della flotta, e presenta all’ammiraglio un proprio piano per combattere i pirati uscocchi. Gli viene dato il governo del vascello “Santa Giustina”. Ha modo di introdursi nell’arsenale ed è in grado di organizzare una rete spionistica cui partecipano soldati borgognoni e francesi. |
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Novembre |
Venezia |
Napoli |
Prende parte alla battaglia navale di Santa Croce agli ordini di Lorenzo Venier. Di fatto boicotta tale combattimento con una serie di manovre volutamente sbagliate. |
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1618 |
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Maggio |
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L’Ossuna spinge alcuni brigantini e barche, agli ordini dell’inglese Haillot, ad entrare nei porti friulani per incendiarvi i vascelli all’ancora; anche il Langlade dovrebbe dare fuoco all’arsenale. Una parte di questi brigantini vengono catturati da alcune fuste corsare, una parte è dispersa da una tempesta. Nel frattempo, due complici, un normanno ed un francese del Delfinato, rivelano la congiura al consiglio dei Dieci. Nel palazzo dell’ambasciatore di Spagna viene scoperta una notevole quantità di armi; sono arrestati e torturati numerosi partecipanti alla congiura che vede coinvolti anche capitani delle milizie di terraferma in Friuli. Ad uno dei delatori, Antonio Giaffe, sono consegnati 4000 zecchini con l’ordine perentorio di abbandonare i territori veneziani entro tre giorni; è, viceversa, catturato a Brescia con altri complici, viene ricondotto a Venezia ed è annegato nel silenzio. Il Pierre ed il Langlade sono a bordo della flotta. Al comandante della flotta, il Barbarigo, è dato l’ordine di arrestare i due corsari francesi sulla capitana, dove sono stati invitati per un consiglio di guerra. Non vi è alcun alcun processo; il Pierre ed il Langlade sono affogati nottetempo in laguna, dentro un sacco con una pietra al collo, nel canale Orfano, posto dietro l’isola di San Giorgio Maggiore; altri 45 membri della flotta sono annegati nello stesso modo senza processo e senza strepito alcuno, altri, ancora, sono strangolati in carcere e poi fatti penzolare fra le due colonne di piazza San Marco. La forca tocca anche a Piero Berardo, un capitano che ha progettato la consegna agli spagnoli della città di Crema. Nel complesso, compresi i capitani di terraferma consapevoli della congiura, sono giustiziate più di 270 persone. Fra i bagagli del Pierre sono trovate alcune sue lettere all’Ossuna, in cui il corsaro relaziona il viceré su un suo progetto di colpo di stato a Venezia. |
CITAZIONI
-“Così eccellente nell’arte di navigare che non vi era alcuno, che non stimasse a sua fortuna, e a sua gloria di servire in quel legno comandato da lui, e tanto più che lontano egli di quell’humor rozzo, col quale soleano vivere gli altri capitani di marina, attirava gli animi di tutti con la piacevolezza di trattare…Il primo corsaro che in quel tempo havesse il mare.” Leti
-“Corsaro di professione, di spirito grande, ma nodrito al male, capace d’ogni sceleratezza.” Nani
-“Per la lunga navigatione in Levante, e per essere stato adoperato dal duca di Nevers, e dal padre Giosefo nell’intelligenze che coltivavano in Morea, espertissimo di quelle coste, isole e regioni…Di bizzarro e fantastico umore…Famoso corsaro.” Siri
-“Soldato di ventura e guercio d’un occhio.” Ziliolo
-“ Jacques Pierre eut le tort d’entrer dans una conspiration des espagnols contre la république de Venise, qui le fit poignarder, à l’heure ou lui était réservé un avenir grandiose.” De la Roncière
-"Il a acquis une prodigieuse réputation de corsaire." Joubert
-"Excelente capitan"...El capitan era hombre para cualquiera empresa." Fernandez Duro