DIEGO DI PIMENTEL Spagnolo. Conte di Benavente
+ 1624 (ottobre)
| Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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| 1588 |
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| Luglio |
Spagna |
Inghilterra Paesi Bassi |
Fa parte della Invincibile Armada agli ordini del duca di Medina Simonia. Inquadrato nella retroguardia della flotta con il galeone “San Mateo”, durante una burrasca prende parte alla battaglia che segna la disfatta della marineria spagnola a Gravelines. La sua nave è assalita ed è presto in cattive condizioni; il duca di Medina Simonia lo invita a raggiungerlo sulla sua ammiraglia. Preferisce rimanere a bordo per salvare il suo galeone dalla cattura. Naviga in balia dl vento fino al momento in cui è costretto ad abbandonarlo.Costretto ad abbandonarlo, si imbarca sul “San Felipe” a bordo del quale continua la navigazione naviga verso le coste olandesi della Zelanda. Attaccato da una squadra olandese di 25 vascelli, si difende per sei ore. Alla fine, è catturato dai corsari del conte Giustino di Nassau. |
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| 1604 | Spagna | Impero ottomano | Affianca il marchese di
Santa Cruz in una scorreria in Levante e sulle coste albanesi. Prende
parte al saccheggio del castello dell'isola di Longo ed alla conquista
di Durazzo (Durresi). |
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| 1606 | ||||
| Giugno | Spagna | Corsari barbareschi | Raggiunge Messina
con 10 galee e qui si unisce con 26 galee condotte dal Santa Cruz. Ha
il compito di incrociare sulle coste calabresi, mentre il secondo capitano
deve pattugliare sul canale di Otranto e sulle coste pugliesi. |
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| 1611 | ||||
| Settembre | Salpa da Messina agli
ordini del Santa Cruz. Giunto a Lampedusa, viene avviato in avanscoperta
per incrociare nelle acque antistanti le isole Cherchell. |
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| 1612 |
Sicilia |
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Ottiene il comando delle galee di Sicilia dal viceré don Pietro Giron, duca d’Ossuna. |
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| 1614 |
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| Primavera |
Spagna |
Impero ottomano |
Comanda le galee di Napoli. Segue la flotta spagnola guidata da Filiberto Emanuele di Savoia: salpa da Napoli ed entra nel mare Jonio. Il Pimentel va in avanscoperta con 3 galee sottili, di cui una appartenente al duca di Ossuna, don Pedro Giron; attraverso le informazioni fornitegli da alcune barche greche e veneziane, sorprende presso l’isola di Prodano 2 galee turche di Alessandria e di Damietta. Ne vince la resistenza anche perché a bordo vi si ammutinano i vogatori cristiani. Nello scontro 100 sono i morti, 300 i prigionieri avviati al remo e 400 i cristiani liberati. Mentre sta trainando le 2 galee conquistate, è affrontato da altre 3 galee ottomane. Riesce a districarsi dagli avversari entrando nottetempo nel porto di Messina trascinando in acqua il vessillo della Mezzaluna. Il Santa Cruz accoglie il suo arrivo con una salva dei cannoni di tutta la flotta ; è accolto con tutti gli onori dal viceré di Sicilia, l'Ossuna e, per il valore dimostrato in tale azione, gli sono donate dal principe Filiberto di Savoia le 2 galee. Di seguito, la flotta spagnola si colloca davanti a Navarino (Pilos): non si ingaggia, tuttavia, alcun combattimento. |
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| 1618 | Ha sempre il comando delle
galee di Napoli per conto del viceré, il duca di Ossuna don Pietro
Giron. |
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| 1619 | Spagna | Corsari barbareschi | Affianca il principe
Emanuele Filiberto di Savoia in un'incursione sulle coste barbaresche.
La partenza della flotta avviene da Lampedusa. Si decide di attaccare
Susa (Susah). Il piano prevede, dopo lo sbarco a terra, un primo attacco
alle mura portato da Antonio de Rojas con 200 spagnoli e 100 soldati maltesi;
subito dietro, deve muoversi il Pimentel alla testa di 500 fanti spagnoli.
Altri punti della città devono essere aggrediti contemporaneamente
da vari contingenti, mentre dalle galee del granducato di Toscana e da
quelle genovesi dovrebbe essere sbarcato a ponente un colonnello di fanti
comandato dal Roo. Gli attaccanti sono subito scorti e viene dato l'allarme.
Una mina abbatte la porta della prima cinta; una seconda fallisce il suo
scopo ai danni della successiva porta. Avanzano le truppe del Rojas e
del Pimentel; il secondo capitano è ferito da un colpo di archibugio
ed il fatto demoralizza gli assalitori che si ritirano in disordine. Nel
frattempo le galee toscane e quelle genovesi non si mettono in azione,
sicché la sconfitta è inevitabile. |
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| 1621 | ||||
| Augusto | Spagna | Corsari barbareschi | Prende parte
ad una spedizione nel porto di La Goletta nel corso della quale vengono
dati alle fiamme 3 battelli del rinnegato inglese Sampson. |
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| 1624 |
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| Luglio |
Napoli |
Corsari barbareschi |
Ha il comando della squadra di Napoli (8 galee). Invita Alessandro da Filicaia, che comanda 3 galee della squadra pontificia, ad unirsi con lui nella caccia sulle coste della Sardegna del corsaro Hasan Agà. |
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| Settembre |
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Salpa da Napoli con il Filicaia; a metà mese si incontra a Portoferraio con 4 galee dei cavalieri dell’ordine di Santo Stefano, comandate da Ottavio da Montauto. Attraversa le bocche di Bonifacio. |
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| Ottobre |
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Ai primi del mese i tre capitani avvistano all’isola di San Pietro il vascello ammiraglio di Hasan Agà, senza che siano intravisti a loro volta. Si decide di attaccare la nave del corsaro con le 3 capitane e 4 galee sottili; le altre 8 galee devono gettarsi a 2 a 2 contro i 4 vascelli loro più vicini. I vascelli barbareschi non si possono muovere a causa della bonaccia; le galee, al contrario, sono in grado di usufruire della spinta dei remi. Il mattino seguente, 7 galee napoletane speronano l’ammiraglia (36 cannoni) nella sua alta chiglia; la capitana di Napoli vi resta confitta nello scafo con il suo rostro. Segue l’arrembaggio, reso più difficoltoso per gli attaccanti perché le galee sono più basse del bordo del vascello. Al terzo assalto, un colpo di archibugio allo stomaco ferisce mortalmente il Pimentel. Muore poco dopo a Cagliari. Sarà sepolto a Napoli. |
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CITAZIONI
-“ Pratichissimo piloto, e valente corsale.” Bosio
-"Se distinguio en la mar." Fernandez Duro