FRANCISCO DE RIBERA Di Toledo.
1582 - 1626
| Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti minori |
| 1582 | Nasce a Toledo. E' battezzato nella parrocchia di San Antolin. | ||
| ..................... | Si trova a Cadice (Cadiz). Milita
come soldato nella flotta di Luis Fajardo. |
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| 1613 |
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| Agosto |
Sicilia |
Impero ottomano |
Ha il comando di una galea nella spedizione condotta in Levante da Ottavio d’Aragona. |
| 1615 | |||
| Settembre | Napoli | Impero ottomano Corsari barbareschi | Affianca Pedro de Leyva ed Ottavio
d'Aragona nella caccia di un convoglio di 10 caramussali, carichi di mercanzie,
proveniente da Alessandria (Al Iskandariyah). Alla difesa di questo si
pongono alcune vele barbaresche. Il de Ribera si muove loro contro con
un galeone di 36 cannoni ed una tartana siciliana del viceré di
Sicilia, il duca di Ossuna don Pietro Giron (100 soldati e 80 marinai).
La tartana blocca una nave; compaiono 2 imbarcazioni tunisine armate,
rispettivamente, con 40 e 36 cannoni di bronzo, ciascuna con 300 uomini
a bordo. Queste avanzano minacciose verso il galeone. Il de Ribera resiste
con coraggio per cinque ore; con le ombre della sera le navi barbaresche
si allontanano. Rientra a Trapani per rimettere in ordine i suoi mezzi.
Da qui salpa ed insegue gli avversari nel porto di La Goletta. Vi penetra
e si imbatte in 4 navi corsare di 2000 salme, armate da 18 a 28 pezzi
di artiglieria. Nello scontro sono uccisi 37 turchi. Liberati 19 prigionieri
fiamminghi, riprende il mare, con al traino le 4 imbarcazioni, sotto il
fuoco dei cannoni del castello. Una di queste affonda in breve tempo per
essere stata colpita da 42 colpi. Il de Ribera rientra a Trapani con le
prede: è elogiato in modo particolare dal duca di Ossuna. La sua
azione viene, invece, criticata dal consiglio reale di Spagna per essersi
dato alla guerra di corsa contro gli ordini ricevuti. |
| 1616 | |||
| Giugno luglio |
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Milita agli ordini del nuovo viceré di Napoli, il duca d’Ossuna. Gli viene dato il comando di una squadra di 2 galeoni, di 4 navi e di un petacchio ("Conception", la capitana, 52 cannoni; "Almiranta", 34; la nave "Buenaventura", 27; la nave "Carretina", 34; la "San Juan Bautista", 30 ed il petacchio "Santiago", 14. Per altre fonti dispone di 5 galeoni forniti di 190 pezzi di artiglieria a lunga gittata). Sui galeoni sono imbarcati 1000 soldati. E' sparsa la voce che la squadra avrebbe agito nelle acque calabresi ai danni dei corsari barbareschi. Scorre, viceversa, sulle coste della Caramania e si impadronisce di 16 caramussali carichi di mercanzie. Si mette alla caccia di un corsaro rinnegato inglese; si dirige alle Saline e sorprende nel porto 10 battelli; ne smantella le difese. Dall'equipaggio di un'imbarcazione il de Ribera viene a conoscenza che, nel frattempo, il corsaro inglese è riparato a Famagosta (Ammokhostos). Continua nelle sue depredazioni finché, al largo di Capo Celidonio, si imbatte in 55 galee ottomane armate con 300 cannoni. I turchi si predispongono nella classica formazione a mezzaluna, con ai lati le capitane di caramania e di Rodi. Inizia il cannoneggiamento reciproco, al cui termine sono inflitti forti lesioni ad 8 galee ottomane ed una di esse è stata disalberata; solo la notte separa i contendenti. Il mattino seguente riprende il combattimento ad opera del bey di Rodi con 25 galee. La "Carretina" apre il fuoco e procura gravi danni; allorché si trova in difficoltà, interviene in suo soccorso la capitana ed il resto della squadra. Si alza un violento vento ed il terzo giorno riprende lo scontro d'ambo le parti. Da ultimo, la capitana avversaria, dopo un suo tentativo di abbordaggio, è costretta alla fuga, seguita dalle altre imbarcazioni. Nel complesso 19 galee ottomane (o 23, secondo le fonti) sono danneggiate (2 sono disalberate) ed una è affondata dal fuoco dell'artiglieria. Nei tre combattimenti sono uccisi più di 3000 nemici fra giannizzeri, marinai e forzati; molto più contenute risultano le perdite napoletane, identificate nella morte di 43 soldati e di 28 marinai. Il de Ribera passa al largo dell'isola di Candia (Kriti) e rientra a Messina. Con la vittoria ottiene la nomina ad ammiraglio ed è insignito dell'ordine di Santiago. |
| 1617 |
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| Gennaio |
Napoli |
Venezia |
E’ inviato nel mare Adriatico con 11 vascelli di Napoli sia per impedire che 2 navi inglesi (la “Gran Tigre” e la “Gran Naranzer”) si congiungano con la flotta veneziana, sia perché la Serenissima ha catturato un veliero spagnolo diretto a Trieste. |
| Aprile |
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Salpa da Brindisi con 8 navi a vela, si dirige su Lesina (Hvar) dove si trova all’ancoraggio il capitano delle galeazze Paolo Tiepolo con 2 sole unità. Il de Ribera si presenta davanti a Lesina ed il Tiepolo prende il largo per non restare intrappolato. Si rifà vedere davanti al forte della località il giorno successivo; al suo tiro d’artiglieria risponde la galea di Benedetto Zulian, quel giorno per caso nel porto, che con un fuoco ben aggiustato sfonda la poppa di un suo vascello. Giunge all’isola di Lesina anche la flotta di Giusto Antonio Belegno con 7 navi, 4 galee grosse, 10 galee sottili e 15 barche albanesi. Il veneziano indugia ed il de Ribera ha la possibilità di allontanarsi senza problemi dalle acque della Dalmazia. |
| Maggio |
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Lorenzo Venier si presenta davanti a Brindisi e sfida invano a battaglia il de Ribera: costui non si muove. L’Ossuna, scontento del suo operato, lo sostituisce nel comando con Pedro de Leyva che giunge nel mare Adriatico con 19 galee di Napoli. |
| Giugno | Ritorna nelle acque di Lesina. La
flotta spagnola è composta fra l'altro dalle galee di Sicilia agli
ordini del conte di Elda, da 7 galee genovesi governate da Giulio Cesare
Pallavicini, da 4 di proprietà del duca di Ossuna comandate da
Ottavio d'Aragona, da 4 galeoni di Sicilia (Martin de Redin) e da 2 di
Ragusa (Dubrovnik) condotte queste ultime da Jorge de Oleste. Si tratta
nel complesso di 18 galeoni, di 33 galee e di 4 brigantini che alzano
la bandiera nera con il bella mostra le armi del duca di Ossuna. La flotta
veneziana del provveditore Giacomo Zane (16 navi a vela, di cui 5 olandesi,
6 galeazze, 32 galee ed altri 25 legni minori, ripara nel porto di Traù
(Trogir). Ne esce e si schiera in formazione di mezzaluna con un'estensione
di quattro miglia. Alla fine, nonostante il vento a favore l'ammiraglio
veneziano non accetta il combattimento e ripara nel porto di Zara (Zadar).
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| Luglio |
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Il de Ribera si imbatte in 2 grandi navi veneziane ed in un vascello che, con la scorta di 7 galee, stanno dirigendosi dall’isola di Candia (Kriti) verso Venezia cariche di merci turche e persiane. I napoletani, favoriti dal vento, si appostano allo scoglio di Morter e colgono i nemici impreparati. Le 2 navi si gettano a terra con l’equipaggio; gli uomini del de Ribera se ne impossessano; nella medesima occasione catturano, pure, un vascello ed una galea. Il giorno seguente sono parimenti predati altri 6 vascelli mercantili provenienti da diverse località (di cui, uno è olandese). Il de Ribera consegna le navi conquistate a Jacques Pierre che le traina a Napoli; continua a scorrere lungo le coste della Dalmazia. Nel bollettino della vittoria inviato a corte dall'Ossuna il bottino conquistato dagli spagnoli viene valutato in un milione e mezzo di ducati, mentre i danni apportati alle infrastrutture veneziane a terra sono stimati in altri due milioni. |
| Agosto settembre |
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A Brindisi con le sole navi a vela; si trova in cattive condizioni e con equipaggi ridotti a causa delle malattie. Di seguito si porta a Napoli per imbarcare vettovaglie sui suoi galeoni ed affiancare il de Leyva in navigazione verso Genova. Il comando delle operazioni ora è preso dal marchese di Santa Cruz. |
| Ottobre novembre |
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Incrocia davanti a Ragusa con 15 vascelli sui quali sono imbarcati 2500 soldati: obiettivo è quello di prestare soccorso alla repubblica, minacciata dalla Serenissima, e di bloccare il transiro alla squadra olandese che deve giungere in Adriatico in soccorso dei veneziani. Il Venier esce dal porto di Santa Croce, che si trova vicino a Ragusa, con le navi a vela rimorchiate dalle galee: dispone di 18 vascelli, alcuni dei quali armati con equipaggi olandesi, di 28 galee, di 5 galeazze e di 7 barche albanesi. Di notte le due flotte prendono contatto con l’artiglieria. Il de Ribera fa rotta verso la costa dalmata, inseguito dai veneziani. All’alba, il Venier dispone i galeoni a formazione di mezza luna, mentre egli si colloca davanti con tutte le galee e le galeazze. Il de Ribera predispone le sue navi in doppia linea frontale. Il combattimento dura tutto il giorno; non ha, tuttavia, carattere decisivo sia per il comportamento infido delle navi olandesi, sia per la viltà di alcuni capitani veneziani che non eseguono gli ordini con la determinazione necessaria. Il de Ribera può così prendere il largo e puntare su Manfredonia, tallonato dalle sole galee sottili veneziane e da qualche nave a vela. Viene, tuttavia, colto da una furiosa tempesta e riesce a salvarsi miracolosamente nel porto di Brindisi con la perdita di soli 2 vascelli da trasporto ed il danneggiamento di molti altri navigli. Sulle coste dalmate naufragano pure 6 galee spagnole con l'annegamento di più di 2000 uomini. |
| 1618 |
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| Maggio |
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Si presenta davanti a Brindisi Pietro Barbarigo alla testa della flotta veneziana (18 navi a vela, 5 galeazze e 24 galee). Il de Ribera rifiuta il combattimento. Con l’allontanarsi degli avversari, rientra a Napoli. |
| 1619 | |||
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Napoli |
Venezia |
Ha il comando delle navi personali dell’Ossuna. Trasporta con la sua squadra di vascelli un contingente di soldati spagnoli inviati in soccorso dell'arciduca Ferdinando d'Austra in lotta con i boemi ribellatisi alla sua eutorità: le truppe sbarcano a Vado, in Istria. |
| Estate | Napoli | Corsari barbareschi | Perseguita i corsari che infestano
le coste siciliane, maltesi e sarde. Si muove con 6 vascelli ed in tre
mesi libera tali acque dalla loro presenza. Entra nel porto di la Goletta
e si impadronisce di alcune navi. |
| 1620 |
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| ………… |
Napoli |
Venezia |
E’ inviato dall’Ossuna nell’arcipelago per osservare i movimenti della flotta turca. Salpa con 10 galeoni e viaggia di conserva con 6 galee spagnole comandate da Agustin de Silva. Sempre ostile nei confronti dei veneziani, si porta alla volta di Candia e sbarca in più punti dell'isola i suoi uomini.Catturati 12 bastimenti commerciali della Serenissima, fa vela verso Alessandria mentre il de Silva si accinge a controllare il canale di Sicilia. |
| Maggio |
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Con 3 vascelli scorge una nave isolata allo scoglio di Christianà (la capitana di Federico Nani). La nave veneziana affronta 2 suoi vascelli e lo costringe ad allontanarsi dopo un combattimento di varie ore. Il terzo, l’ “Almirante vecchio”, viene catturato dal resto della squadra del Nani (7 galee), con 207 uomini e tutte le artiglierie. Nave e prigionieri saranno restituiti dalla Serenissima al nuovo viceré di Napoli, il cardinale Borgia, come segnale di buona volontà da parte della repubblica. |
| 1621 | |||
| ..................... | Trasporta con i suoi vascelli un corpo di soldati spagnoli a Genova. | ||
| Agosto | Spagna | Corsari barbareschi | Ha il comando di
una spedizione ai danni di La Goletta. Essa termina con l'incendio di
alcune navi corsare. |
| 1623 | |||
| ..................... | Spagna | Paesi Bassi | Riceve l'ordine di rientrare in Spagna
con le sue navi. Affianca don Fabrique de Toledo nella spedizione volta
a scacciare gli olandesi dal Brasile. Il de Ribera ha il comando della
squadra di Napoli composta dai galeoni "Conception" (la nave
capitana, 60 cannoni), l'"Anunciacion" di 54 e dei 2 petacchi
"Carmen" (14 cannoni) e "San Jorge" (16). Nonostante
i suoi meriti, viene messa in discussione la sua presenza nell'ordine
dei cavalieri di Santiago perché sembra non avere i richiesti quarti
di nobiltà. |
| 1624 |
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| Febbraio | L'impresa brasiliana ha successo.
Il suo rientro a Cadice si rivela difficoltoso a causa di un furioso uragano
che fa naufragare il petacchio "San Jorge" nei pressi delle
isole Azzorre con annegamento di tutto l'equipaggio. Al suo rientro in
Spagna, interviene il papa Urbano VIII a sanare la sua situazione nobiliare:
gli è riconosciuta la castellania di Cuesta, sempre dell'ordine
di Santiago. |
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| Ottobre |
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Ha il comando di 8 galeoni inviati dal viceré di Napoli per coadiuvare nuovamente la flotta spagnola contro gli olandesi. Salpa da Cadice; a bordo della sua ammiraglia prende posto anche Alonzo de Contreras con la sua compagnia di fanti. La flotta spagnola è composta di 22 grossi galeoni e di 3 petacchi. Ai primi di ottobre il de Ribera si imbatte al largo di Gibilterra in 82 navi olandesi, non tutte da guerra. Il combattimento inizia il pomeriggio: una cannonata colpisce la sua ammiraglia. Con il buio ritorna a Gibilterra: la battaglia è terminata. Si dirige, successivamente, nell’oceano per proteggere l’ultima parte della traversata ai galeoni che ritornano con l’argento dalle colonie americane; trovatili, li scorta a Sanlucar. Con la sua armata vi sono anche 2 navi turche, da lui conquistate durante il tragitto con il loro carico di zucchero. |
| 1625 | Spagna | Inghilterra | Ha il compito di sorvegliare la navigazione nello stretto di Gibilterra. |
| 1626 |
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Muore. |
CITAZIONI
-“Capitano d’esperienza”. Leti
-“Con la sua flottiglia e il suo valore dava lustro a tutta l’armata (spagnola).” Contreras
-“Di gran paraggio nelle cose militari.” Siri