LUDOVICO DA VERRAZZANO Di Firenze. Cavaliere di Santo Stefano.

+ 1647

Anno, mese

Stato, in proprio

Avversario

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1602




Maggio



Riceve l’abito di cavaliere dell’ordine di Santo Stefano.

1623




Maggio

Toscana

Impero ottomano

Sbarca ad Avuan nel golfo di Satalia (Antalya), prende d’assalto il castello e ne riporta 200 prigionieri.

1625




Marzo aprile



Accoglie a Livorno il cardinale Francesco Barberini e lo scorta, con la padrona ed un’altra galea, nel suo viaggio da Livorno a Tolone. Giunto in tale città, ritorna in Toscana. Il legato dona a lui ed al suo vice una medaglia ed una collana d’oro.

1626




Febbraio



Riceve a Livorno ancora il cardinale Barberini; lo accompagna con 3 imbarcazioni in Provenza (Provence). A Saint-Tropez, a causa di un fortunale, la sua galea padrona si scontra con la galea pontificia “Santa Lucia” che fa parimenti parte del convoglio. Raggiunge la Spagna.

Aprile

Toscana

Corsari barbareschi

Da Barcellona riaccompagna in Italia il cardinale con Ottavio da Montauto. Si imbatte nelle acque spagnole in un vascello corsaro inseguito dalla squadra di Sicilia. Bombarda tale nave e l’avversario si arrende nelle sue mani. Rientra a Barcellona con al traino il vascello conquistato. Tutto il bottino (70 pezzi di artiglieria e 170 schiavi), su disposizione del re di Spagna, viene dato all’ordine dei cavalieri di Santo Stefano, nonostante le proteste delle galee siciliane. Sono liberati 70 cristiani.

1632




Aprile



Ha il comando delle galee dell’ordine di cavalieri di Santo Stefano.

1633

Toscana

Impero ottomano

Tocca con la flotta spagnola Milazzo, Taranto e Gallipoli. Esplora i mari per conto del viceré di Napoli: nella navigazione è sempre all’avanguardia.

1634




……….

Toscana

Corsari barbareschi

Si pone alla caccia dei vascelli di Algeri e di Biserta (Banzart) che hanno teso degli agguati ad alcune navi mercantili nei pressi della Corsica. Cattura un grosso vascello tripolino.

Giugno



A fine mese avvista presso l’isola di Cimbalo (Zembrah), scoglio che si trova di fronte a Tunisi, una carovana. Parte con la sua capitana ed insegue una galea isolata; la raggiunge e la investe a poppa con lo sperone. L’arrembaggio è violento. La nave, la cosiddetta capitana di Chio (Khios), chiamata anche Vinagro, viene conquistata. 200 schiavi cristiani sono liberati dalle catene; 120 turchi prendono il loro posto al remo.

Settembre dicembre



Salpa da Livorno con 6 galee. Si porta a Messina. Fa qui calafatare 4 delle sue galee. Si spinge, infine, in Levante. Perviene all’isola di Paxo (Paxoi) sulla costa greca, costeggia verso sud e giunge a Zante (Zakinthos). Da qui prosegue per Cerigo (Kithira) all’inseguimento di una polacca, riconosciuta solo in un secondo momento per quello che è, vale a dire un bastimento francese diretto a Candia (Kriti) per caricarvi del vino. A metà ottobre, stante l’imperversare della pioggia e del vento, si rifugia nella cala di San Nicola. Vi si trattiene per alcuni giorni. Invia la propria feluca ad assumere informazioni da un vascello inglese, che da Smirne (Izmir) si deve portare a Livorno, che si è rifugiato nella stessa insenatura. Viene informato che una nave turca ha lasciato Smirne per recarsi a Tripoli. Il Verrazzano naviga, pertanto, sino a San Giorgio d’Albero, una piccola isola, abitata da pastori, posta alla bocca del golfo di Egina (Aiyina), non lontana dall’isola di Tzia (Kea). Nel canale dell’isola di Negroponte (Evvoia) si imbatte nel corsaro tripolino Amet Rais, che naviga con un galeone a tre ponti di 2500 salme ed armato di 28 cannoni di ferro, 3 petrieri e 2 pezzi di bronzo. A bordo della nave vi sono molti soldati. Vi è un continuo scambio di cannonate fra i contendenti; ad esso seguono i tiri della moschetteria e nugoli di frecce sulle galee. I primi colpi di cannone del legno nemico danneggiano talmente la capitana toscana, che questa deve momentaneamente allontanarsi. Rimangono la galea padrona e 4 galee sottili. Il Verrazzano ordina a queste ultime di mirare con i loro pezzi di artiglieria soprattutto verso l’alberatura; con la padrona, inoltre, percuote la poppa del galeone per colpirlo con il suo rostro. Il vascello barbaresco viene disalberato ed il cannone di corsia della padrona apre larghe falle nello scafo. Continua l’azione di speronamento. La padrona, manovrando con i remi, fa sì che le due galee “Santa Maria Maddalena” e la “Santo Stefano”, troppo a ridosso, possano allargarsi. La nave stefanesca, tuttavia, viene a trovarsi in una posizione sfavorevole; interviene, allora, da destra la capitana che si proietta verso la poppa nemica. L’abbordaggio avviene alle prime ombre della notte e viene effettuato prima dalla padrona e dalla capitana, e, poi, dalle altre due galee. Il combattimento risulta sanguinoso. I barbareschi, al comando del rais, si difendono con accanimento; si ritirano sotto coperta. I toscani hanno la meglio e avrebbero ucciso tutti gli avversari se il Verrazzano non avesse dato l’ordine di cessare la strage, con la minaccia di impiccare chiunque avesse osato disobbedire. Secondo un’altra versione i toscani per stanare gli avversari usano i fuochi artificiati, specie di lanciafiamme primitivi: quando i corsari si rendono conto che gli attaccanti non sono veneziani, usi a riservare ai vinti una morte atroce, bensì i cavalieri di Santo Stefano, depongono le armi a notte fonda. 143 sono i prigionieri, su un equipaggio iniziale di 180 uomini; fra i toscani vengono uccisi 34 uomini e 124 sono i feriti. I cristiani liberati sono 10. Sono, pure, presi 40 cannoni; il galeone viene riparato e sarà inviato a Livorno. Il Verrazzano, rimesse in ordine le sue galee che hanno subito gravi danni (specie la capitana), ritorna nell’arcipelago per sbarcare nell’isola di Schiro (Skiros) e proseguire, di seguito, verso nord. Forti venti di tramontana lo costringono, a fine mese, ad appoggiarsi sull’ isola di Negroponte. Discende, indi, sino all’isola di Tzia e da lì, doppiata la penisola della Morea, giunge all’isola di Sapienza (Sapientza) ed a Cefalonia (Kefallinia). Ai primi di novembre è ancora a Paxo; attraversa il canale di Otranto, supera il capo di Santa Maria di Leuca, naviga al largo di Gallipoli, Reggio Calabria e Messina, dove si trattiene fino ai primi di dicembre. Ultime tappe di una navigazione, che trova sempre condizioni atmosferiche ostili, sono Napoli e Livorno.

1635




Aprile

Toscana

Corsari barbareschi

Salpa da Livorno con 4 galee ed arriva a Messina; si porta all’isola di Favignana. Si collega con i cavalieri dell’ordine gerosolomitano condotti dal priore Valdina. Prosegue con costui nella ricerca dei corsari bisertini e si spinge al loro inseguimento fino all’isola di Zembrah. A fine mese, ritorna con la sua squadra nel medesimo luogo. Si profila all’orizzonte una formazione di 17 piccoli bastimenti musulmani, che procedono con il favore del vento verso Porto Farina. Lascia passare il convoglio, preferendo inseguire da poppa una galea che sta procedendo nella stessa direzione. Dopo trenta miglia, la sua capitana investe tale nave di sopravvento sulla sinistra, all’altezza del quinto banco, e la cattura. Nello stesso tempo, gli equipaggi delle altre 3 galee dei cavalieri di Santo Stefano si mettono all’inseguimento della carovana: i marinai del convoglio, pur di salvarsi, salgono sui caicchi ed abbandonano i legni con i loro carichi. Sono ridotte in schiavitù 124 persone e vengono liberati dalle catene 186 cristiani. Sono conquistati 8 imbarcazioni, altre 5 sono affondate e 3 si arenano sui bassi fondali.

1636




Estate



Raggiunge le coste della Barberia con le sue 6 galee. Superato un promontorio, si vede scoperto da 8 galee di Biserta che, vicinissime, issano il vessillo di guerra. Fa inalberare a sua volta la bandiera di combattimento e si dispone in formazione d’attacco. I corsari, dopo due ore di manovra, orzano e se ne vanno via aiutandosi con i remi.

Agosto



E’ nel regno di Napoli. Il suo è un intervento di supporto logistico agli spagnoli impegnati in guerra con i francesi: ha, infatti, l’ordine di non combattere i francesi. Imbarca le fanterie a Napoli ed a Pozzuoli e le trasporta all’isola di Sainte Marguerite davanti a Cannes, occupata l’anno precedente dagli spagnoli.

1637

Toscana

Corsari barbareschi

Effettua molti viaggi. Prima a Civitavecchia, in sevizio del cardinale Spinola, poi si sposta in Levante ed in Sardegna contro i corsari. Si imbatte in 6 galee algerine ed in molte galeotte di Biserta; evita cautamente il combattimento

1638



E’ nominato ammiraglio. Compie una lunga crociera nelle acque di Favignana e di Lipari: non cattura che 118 schiavi, di cui la metà inadatta al remo. Corre il rischio di dover combattere con 16 galeotte di Biserta e di Algeri, condotte dal rinnegato Ali Picenino che, più tardi, entrerà nel mare Adriatico e sarà vinto nel porto di Valona dalla flotta veneziana del provveditore Marino Capello. Il Verrazzano si collega, successivamente, con la squadra di Napoli e di Sicilia, agli ordini del duca di Ferrandina, e naviga per tre mesi lungo i mari di Spagna (dove rimarrà fino a metà novembre).

1639




…………

Toscana

Impero ottomano

Congiunge la sua piccola squadra di 4 galee con quella di Spagna, comandata da Melchiorre Borgia. Prima di partire per l’occidente, compie una breve spedizione nei mari della Grecia; al capo di Sant’Angelo di Morea cattura una galea di Rodi (Rodhos), che ha assalito in precedenza un legno maltese, e, di seguito, un vascello algerino che sta rimorchiando un’urca fiamminga. Nello scontro vi sono fra i toscani 23 morti e 200 feriti; il bottino consiste in 22 cannoni e 180 schiavi. Rientra a Livorno, per riparare le avarie delle 4 galee.

1640




…………



Sempre intorno all’isola di Zembrah, preda un vascello dopo più ore di combattimento. Questo è conquistato, nonostante la vicinanza di 16 galee barbaresche, 8 di Algeri e 8 di Biserta.

Maggio



Ha con sé 6 galee e 3 galeazze. Nelle acque dell’isola di San Pietro, in Sardegna, si imbatte in un vascello di Algeri; gli spedisce contro le galeazze. Il corsaro Mamur Rais, che lo comanda, può manovrare con il favore del vento e colpire con i suoi cannoni le navi toscane. Il Verrazzano gli spedisce contro tutte le galee e queste circondano la nave barbaresca: il corsaro si arrende a discrezione con 50 turchi. Il Verrazzano parte, successivamente, da Capo Cesari e si incammina verso Costantinopoli (Istanbul). Il vento contrario lo spinge a ritornare indietro ed a ancorarsi all’isola di San Giorgio di Schiro (Skiros). Gli abitanti si rinchiudono nel castello. Il Verrazzano fa sbarcare le sue truppe e si dispone ad attaccarlo. Il pope locale lo supplica a desistere dall’ impresa, per salvare la vita ai cristiani presenti nel castello, in quanto la loro esistenza è oggetto di minacce di morte dai musulmani in caso di una sua iniziativa offensiva. Il Verrazzano richiama i suoi e rientra a Livorno con la conquista per strada di alcuni legni minori.

1641




Luglio

Toscana

Corsari barbareschi

Scorre il mare Tirreno per proteggere i mercanti livornesi dalle rapine dei corsari francesi e bisertini. Conquista 2 vascelli; gli equipaggi si salvano a terra dopo avere portato le loro navi su alcune secche.

Settembre



A Messina, per caricarvi sete da trasportare a Livorno.

1643

Toscana

Chiesa

Gli è comandato di portarsi sul litoraneo romano; è segnalato a Civitavecchia, a Fiumicino ed a Ostia per impedire che arrivino al papa Urbano VIII i soccorsi che vengano inviati ai pontifici da Genova e dalla Francia. Il gran maestro di Malta spedisce 3 galee in soccorso del papa; Ludovico da Verrazzano, che ha l’ordine di schivare lo scontro con i cavalieri di Malta, quando è informato che tali navi sono giunte agli ordini del Boisbaudran, si ritira a Portoferraio, e da questa località continua a molestare i convogli che da Genova si dirigono a Civitavecchia.

1645




Luglio settembre

Toscana

Impero ottomano

Viene spedito con 5 galee, con a bordo 600 soldati, in soccorso dei veneziani, impegnati nella guerra di Candia (Kriti). Propone, invano, a Niccolò Ludovisi di assalire insieme una squadra ottomana, ancorata in disordine nel porto di La Canea (Khania); comanda l’avanguardia della flotta che si collega nella baia di Suda (Souda) con la squadra di Antonio Capello. Falliscono tre tentativi di provocare a battaglia navale i turchi sempre fermi a La Canea.

1646




Settembre



Ritorna alla difesa di Candia.

Ottobre



Dopo trentatre giorni di permanenza nell’isola di San Teodoro lascia le acque dell’arcipelago. Congedato, gli viene donata dai veneziani una collana d’oro.

1647




Giugno



Muore ai primi del mese.

CITAZIONI

-“Saliva al supremo comando delle squadre in un’epoca assai triste per la marina, quando cioè da molte parti si reclamava l’abolizione dei viaggi di corso, o almeno la trasformazione dei legni da guerra in navi mercantili armate. Tuttavia egli seppe governarsi con molta abilità, procurando con ogni mezzo di rendersi utile, raddoppiando di energia nel perseguitare i corsari e destreggiandosi abilmente tra la Francia e la Spagna.” Manfroni

-“Un eccellente marinaio e..un valorosissimo combattente.” Ciano