BENEDETTO ZACCARIA Di Genova. Di famiglia nobile. Fratello di Manuele. Signore di Chio (Khios) e di Focea (Qara Borum).
+ 1308
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Anno, mese |
Stato, in proprio |
Avversario |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1256 |
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Novembre |
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Appare tra i firmatari dell’accordo tra Genova ed il castellano di Santa Igia in Sardegna, mediante il quale i genovesi devono acquistare vasti territori nei pressi di Cagliari. |
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1259 |
Genova |
Venezia |
Combatte i veneziani in Levante. A seguito della distruzione della colonia di Acri in Terrasanta, i genovesi armano 20 galee e gliene danno il comando con un altro ammiraglio. I veneziani affrontano costoro con 20 galee agli ordini di un Querini: costoro si presentano davanti al porto di Tiro (Sur), dove sono ancorate le sue galee. Lo Zaccaria assale i nemici con 10 galee; non viene seguito dall’altro genovese per cui viene catturato. Imprigionato a lungo a Venezia, soffre parecchi disagi: prima di essere liberato, deve promettere di non combattere i veneziani in futuro. Fino al 1284 passerà venticinque anni in un’attività tutta volta all’oriente, fatta di traffici e di viaggi; diverrà, fra l’altro, feudatario di Costantinopoli. |
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1264 |
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E’ incaricato dai genovesi con Simonetto di Camilla di condurre una missione diplomatica presso l’imperatore d’Oriente Michele Paleologo, affinché la colonia genovese, che occupa un quartiere a Costantinopoli, non sia relegata ad Eraclea sul mar di Marmara. La missione non ha successo. |
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1267 |
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Con il fratello Manuele, ottiene dal Paleologo, tornato amico dei genovesi, la città di Focea (Qara Borum), posta nei pressi di Smirne (Izmir), con le sue immediate dipendenze. Si trova in tal modo a controllare alcune miniere di allume e diviene feudatario dell’impero. Con il fratello assumerà il controllo diretto di tutte le fasi intermedie fra l’estrazione e la vendita del minerale ed impianterà una tintoria a Genova presso il Bisagno. La vendita ed il trasporto dell’allume permettono ai due fratelli un movimento d’affari attivo ed esteso: la produzione media è di 13000 cantari l’anno. La loro attività commerciale comprende anche il commercio di frumento, acquistato in Ucraina ed in Bulgaria, successivamente trasferito dall’Asia Minore ai mercati europei. Nei viaggi di ritorno sono caricati tessuti lombardi, fiamminghi e della Champagne per distribuirli sui mercati orientali; non mancano anche i trasporti di armi, sale e schiavi. Il fratello Manuele concentra i suoi interessi verso l’ attività mercantile; Benedetto, al contrario, inizierà anche una fortunata carriera diplomatica e militare che lo porterà attraverso tutto il mondo del Mediterraneo e nelle acque inglesi. Possiederà a Genova un palazzo nei pressi del Bisagno e davanti alla riva del mare Ligure; altre proprietà immobiliari avrà ancora a Genova in borgo Santo Stefano ed in Piazzalunga ed a Pera; disporrà pure di un emporio a Caffa, sul mar Nero. |
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………… |
In proprio |
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Da Focea, con il fratello si dà alla guerra di corsa. Arma la nave “Tartarin”, cattura molti legni dei corsari latini di Romania. Coloro che sono fatti prigionieri sono uccisi o vengono accecati. Lo Zaccaria non manca di depredare anche le coste per suo conto. Diviene molto ricco; dispone di alcune galee che servono sia per i traffici mercantili (spola tra Genova ed il Levante, tra il mar Nero, la Spagna e la Francia) che per la pirateria. La nave più famosa da lui utilizzata è la “Dovizia”: più che per le proporzioni, la galea (140 rematori) deve la sua forza alla robustezza dei fianchi ed alla solidità delle sue incavigliature. Quando poi il commercio e la guerra non tengono impegnate tutte le navi, i fratelli Zaccaria le cedono a terzi in accomandita o le danno a nolo ad altri mercanti. |
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1280 |
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Approda a Zante (Zakinthos) con 2 galee: su una di queste, ormeggiata fuori del porto, vi sono uomini e merci di Ancona, con la quale la Serenissima è in guerra al momento. Il conte di Zara (Zadar) Scopolino Tiepolo ordina un’ispezione a bordo di tale nave: questa si sottrae all’obbligo e fugge verso Ancona. I veneziani trattengono il capitano della galea, dopo averlo invitato a pranzo, e lo fanno condurre a Venezia. Lo Zaccaria chiede che gli siano risarciti i danni. |
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1281 |
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Luglio |
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Viene segnalato a Pera. |
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Settembre |
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Si reca a Cipro (Kypros) e stipula con il re Enrico di Lusignano nuove convenzioni. |
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1282 |
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Maggio settembre |
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Si porta in missione diplomatica in Spagna con l’arcivescovo di Sardi, per conto del Paleologo. Sbarca a Portfangos in Catalogna. Si sposta in Castiglia per chiedere la mano di una principessa per l’erede al trono di Costantinopoli, Andronico. La situazione della regione, dilaniata dalla guerra civile, consiglia gli ambasciatori a fare un rapido rientro. Nel viaggio di ritorno, a settembre, lo Zaccaria si incontra con il re Pietro d’ Aragona per un ‘analoga richiesta; è promesso del denaro; sono, probabilmente, avviati dei negoziati e delle trattative che preluderanno ai Vespri siciliani. I colloqui si chiudono senza alcun risultato concreto. |
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1284 |
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Aprile giugno |
Genova |
Pisa |
E’ richiamato a Genova per combattere i pisani. Salpa dalla città ai primi del mese con 30 galee armate a sue spese. A fine mese, presso l’isola di Tavolara, 13 navi pisane sono prese ed una è affondata da un convoglio mercantile di cui fa parte una sua galea. Lo Zaccaria naviga a Porto Pisano e ne assedia la rocca; poiché il porto è ben difeso da una catena e da alcuni forti, si mette ad incrociare nel mare Tirreno. A fine giugno è all’isola di Gorgona; perlustra le acque della Corsica e della Sardegna. Le navi mercantili di Genova solgono ora solcare più con più frequenza il mare Tirreno. Pisa allestisce una flotta di 72 galee e di 2 pontoni, carichi di trabucchi e di proiettili di piatra fasciati di scarlatto. La notizia della partenza di tali navi lo coglie mentre sta assediando Sassari con i vescovi di Ampurias e di Bisarcio; i genovesi lo richiamano. |
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Luglio |
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Comprende che per colpire a morte gli avversari bisogna paralizzare il loro commercio, separare Pisa dalle colonie sarde e di levante, tagliare i rifornimenti marittimi alla città. Navi di Venezia, Amalfi e catalane esercitano il contrabbando a favore dei pisani. A metà mese, lo Zaccaria, di ritorno dalla Corsica, intercetta sulle coste toscane una galea veneziana, approdata in precedenza a Piombino, città che è controllata dai pisani. La nave è mandata a Genova per accertare se le lane trovate a bordo sono di provenienza pisana o meno: i veneziani protestano e l’imbarcazione viene loro restituita. Lo Zaccaria, in ogni caso, non se ne dà per inteso e blocca nei pressi di Cagliari la galea di Crescimbene Ferro, noleggiata dai nemici: il comune di Genova ne ricava un utile di 4366 lire. Cattura, anche, una nave catalana, la cui vendita frutta 4960 lire. I pisani allestiscono una flotta di 65 galee e di 11 galeoni e ne danno il comando al podestà, il veneziano Alberto Morosini: fra i comandanti vi sono pure il conte Ugolino della Gherardesca, il figlio di costui Lotto ed il nipote Anselmuccio. Il Morosini pensa di uscire di sorpresa da Porto Pisano, di annientare la squadra dello Zaccaria e di piombare all’improvviso su Genova. Una tempesta inchioda la flotta sulle foci dell’Arno per molti giorni, cosicché l’effetto sorpresa fallisce. Lo Zaccaria, che si trova nel porto di Tizzano in Corsica e che si prepara ad assalire Sassari, fa vela senza indugio su Genova: non prende, però, la strada più breve preferendo ritornare per la riviera di Levante. Il Morosini esce dall’Arno con la sua armata; punta su Albenga, nella riviera di Ponente, nel tentativo di tagliare la strada all’avversario. I pisani si pongono di fronte a Genova: da Varazze vengono loro contro 58 galee e 8 battelli agli ordini del capitano del popolo Oberto Doria. La sera medesima, lo Zaccaria da Portofino entra in Genova: il ricongiungimento delle due flotte convince i pisani al ritiro. |
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Agosto |
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Lo Zaccaria si dirige a Porto Pisano con 30 galee; fa ammainare le vele e segue più attardato il grosso dell’armata. Il Morosini lascia il porto ed attacca il Doria, che dispone di 63 galee ed 8 battelli. I pisani, usciti la mattina, sono coperti di armi pesanti e sono imbarcati su navi appensatite da baliste e da scudi corazzati. I genovesi ne approfittano per trattenere gli avversari sotto il solleone fino a sera; poi, distribuito pane e vino ai marinai, iniziano il combattimento. Lo scontro avviene nelle vicinanze dello scoglio della Meloria: 74 galee pisane contro 93 genovesi ed 8 battelli. I pisani si difendono con accanimento; lo Zaccaria sbuca da dietro l’isola in cui è stato schierato ed assale, a sua volta, gli avversari. I pisani hanno due stendardi, uno dei quali è issato sulla nave ammiraglia. Il capitano genovese fa legare una catena agli alberi di 2 galee e le fa passare una a destra ed una a sinistra dell’ammiraglia: nell’urto il pennone viene falciato e cade il drappo vermiglio che raffigura l’immagine della Madonna. Nello stesso tempo la galea “San Matteo”, con a bordo 250 uomini tutti partigiani dei Doria, fra cui i generi dello Zaccaria Paolino e Niccolò, aggredisce la nave sulla quale sventola la bandiera del comune. A seguito di lunghi sforzi, ne viene abbattuta l’asta di ferro. Inizia la rotta per i nemici; Ugolino della Gherardesca si dà alla fuga con parte della flotta. 7 galee pisane vengono affondate, 33 catturate; più di 9000 sono i prigionieri, compresi il Morosini e Lotto della Gherardesca. I morti, d’ambo le parti, sono fra i 4000 ed i 5000. Le galee rientrano vittoriose a Genova, ma a causa delle forti perdite non sono accolte nella città con particolari festeggiamenti. |
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1285 |
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Giugno |
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Affianca il capitano del popolo Oberto Spinola, con cui è imparentato, per dare il colpo di grazia ai pisani con 65 galee ed un galeone. Ai primi del mese, si colloca davanti a Porto Pisano; i genovesi vengono coadiuvati a terra dai fiorentini e dai lucchesi. L’assedio dura quaranta giorni; al suo termine, lo Spinola rientra a Genova con un nulla di fatto. Come conseguenza, il comandante sarà obbligato a dimettersi dalla sua carica prima della scadenza del suo mandato. Solo lo Zaccaria si è distinto in tale conflitto, quando con la sua galea “Dovizia” ha assalito il forte della Lanterna, costruito su una secca nelle vicinanze di Livorno. I suoi uomini si sono portati sotto la torre e, con l’ apertura di una breccia nelle mura, hanno costretto alla resa il presidio comandato da Gainello Rosso. |
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1286 |
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Maggio |
Genova |
Corsari pisani |
Ha per sei mesi il comando di una squadra per combattere i corsari pisani, che procurano gravi danni alla marina mercantile genovese partendo dalle loro basi poste sulle coste della Sardegna meridionale e nell’arcipelago toscano. Divide la sua flottiglia di 10 galee in due squadre: una è affidata a Nicolino di Petraccio ed al fratello Nicolino ed ha l’incarico di ripulire i mari della Sardegna. Egli, con le restanti 5 galee, si dirige verso Tunisi, sempre alla ricerca dei corsari pisani. Presso il golfo di Tunisi si imbatte nella saettia “Il leopardo” e la obbliga a gettarsi a riva: i marinai sono catturati dai saraceni, mentre egli si appropria della nave. Ritorna indietro per la Sicilia e le coste della Basilicata; arriva in tempo per recuperare una piccola nave genovese, di cui si sono impadroniti gli avversari nel golfo di Napoli. L’imbarcazione viene venduta ad Ischia a dei cittadini privati veneziani insieme con l’equipaggio. Lo Zaccaria dà alle fiamme la nave priva di sartie ed assedia Ischia per ottenere dagli abitanti la consegna del battello corsaro: lascia l’isola solo dietro la promessa che esso sarebbe stato incendiato. Si ricongiunge a Piombino con l’altra squadra che, da parte sua, ha catturato 2 navi di Gaeta con a bordo merci di contrabbando dei pisani. Insieme proseguono per Portovenere. |
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Ottobre |
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Alla scadenza del semestre di comando, ritorna a Genova: è sempre più coinvolto nei suoi affari privati. Simone Mallone gli cede una grossa partita di frumento, perché non è in grado di saldare con denaro un debito nei suoi confronti. Sempre nell’anno, i suoi affari subiscono alcuni gravi danni; a maggio, infatti, una sua nave naufraga in una secca con il suo carico di allume ed a novembre, una sua nave catalana, anch’essa carica di allume, è costretta da una tempesta a rifugiarsi a Porto Pisano. Gli avversari, saliti su 3 galee, si impossessano del bastimento e confiscano la merce trasportata; è, viceversa, lasciato libero l’equipaggio dietro il pagamento di un riscatto. |
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1287 |
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Luglio |
Genova |
Pisa |
Si congiunge davanti a Porto Pisano con Nicolino di Petraccio, che comanda 4 galee ed un galeone per dare la caccia ai corsari pisani. Lo Zaccaria, a bordo della sua galea “Dovizia”, entra fra le due torri che difendono l’accesso del porto militare: è ferito gravemente ad una gamba nel corso dell’azione. Nicolino di Petraccio riesce a spezzare con l’urto di una galea la catena che sbarra l’altro porto; entra nel bacino e dà fuoco alle fortificazioni ed alle navi che vi si trovano. Le catene spezzate, portate a Genova come trofeo della vittoria (insieme con dei pezzi di balista e 6 prigionieri) saranno appese nella chiesa di San Lazzaro. Saranno restituite alla città di Pisa nel 1860, per essere murate nel Camposanto affrescato dall’ Orcagna e dal Gozzoli. |
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1288 |
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Giugno dicembre |
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Alla morte di Boemondo VII, Tripoli di Siria (Tarabulus) si proclama libero comune. La città chiede soccorsi ai genovesi per potere respingere un eventuale attacco dei saraceni dall’Egitto: in cambio, promettono loro la signoria della terza parte della località che i genovesi avrebbero già dovuto ricevere fin dal giorno della conquista della località da parte dei crociati. Lo Zaccaria è inviato in soccorso di Tripoli di Siria con 2 sole galee: gli viene conferito il titolo di vicario del comune genovese oltre mare con poteri molto ampi. Parte da Genova; arrivato nelle acque di Chiarenza (Glarentza), porto della Morea di fronte all’isola di Zante, viene a conoscenza del fatto che la sorella di Boemondo, di nome Luciana, sposata con Najut de Toucy ammiraglio di Carlo d’Angiò, si è mossa dai porti pugliesi con 5 galee. Lo Zaccaria naviga velocemente a Focea e vi fa allestire la sua galea “Dovizia” ed altre 2 navi mercantili provenienti dal mar Nero. Giunge nei pressi di Tripoli di Siria, mentre la sua antagonista sbarca ad Acri munita di lettere di raccomandazione del papa per i tre ordini militari (dei cavalieri di San Giovanni, dei Templari e dei cavalieri dell’ordine teutonico) e per i baroni del territorio. Irrompe nel porto superando il blocco predisposto con 4 galee armate dai templari, dagli ospitalieri di San Giovanni, dal regno di Gerusalemme e, congiuntamente, da veneziani e pisani. Gli abitanti, che sono sul punto di cedere, accogono con gioia il loro liberatore. Gli avversari ripiegano su Acri. Lo Zaccaria conclude con il comune una convenzione che prevede per i genovesi il diritto di nominare un podestà di loro scelta per il governo della città e, verosimilmente, l’incorporazione della località nello stato genovese. Genova non accoglie di buon grado tale notizia, perché la città ha timore delle intimidazioni del sultano d’Egitto e non vuole rovinare le esistenti relazioni commerciali. Lo Zaccaria, instancabile, si reca a Cipro e conclude con il re Enrico di Lusignano un trattato di amicizia militare e commerciale: questo non verrà mai ratificato dai genovesi e ciò provocherà una seria crisi nei rapporti tra i due stati. Contatta, anche, il re d’Armenia Leone per concludere un’alleanza simile a quella cipriota. Durante l’assenza dello Zaccaria riprendono vigore a Tripoli di Siria i nemici della sua politica, riavvicinatisi alla contessa Luciana. Guadagna, allora, la città e da qui si porta a Tiro per intimare alla contessa di comparire davanti a lui a Tripoli di Siria; in caso contrario minaccia, pur non avendone i poteri, l’intervento della flotta genovese. E’ creduto; i due si incontrano nel castello di Nefin e, poi, entrano insieme nella località. |
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1289 |
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Febbraio |
Tripoli di Siria |
Egitto |
Il sultano d’Egitto Kelaun lascia il Cairo con 200000 fanti e 40000 cavalli. Da parte sua, lo Zaccaria si reca a Costantinopoli, ove conduce Jolanda di Monferrato, promessa sposa dell’ erede dell’impero Andronico Paleologo. |
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Marzo aprile |
In proprio |
Egitto |
Si porta alla difesa di Tripoli di Siria. Prima che la città ceda a fine mese di fronte al primo attacco generale, imbarca sulle sue galee e su una nave parte degli abitanti e li trasporta a Cipro. La località viene rasa al suolo, i difensori vengono uccisi, donne e bambini sono ridotti in schiavitù. Lo Zaccaria punta, indi, sull’Armenia e vi si incontra con il nuovo re Hethun: ottiene per i genovesi nuovi sgravi doganali ed un fondaco; non porta, viceversa come sperato, soccorsi per combattere i saraceni. Mentre è ancora in Armenia, viene da Caffa con 3 galee il genero Paolino Doria. I due navigano di conserva verso occidente. Si dà alla guerra di corsa con il Doria. Presso l’isola di Candia (Kriti), avvista una nave saracena proveniente da Alessandria (Al Iskandariyah); la assale e ne vince la resistenza; sono uccisi molti musulmani trovati a bordo. La nave ed i prigionieri vengono condotti a Genova, allo scopo di rendere inevitabile la guerra contro il sultano. Quest’ultimo, per rappresaglia, fa arrestare tutti i mercanti genovesi, che si trovano nei suoi stati, e confisca i loro beni. |
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Maggio |
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Nel periodo, i genovesi sono in pace con il sultano Kelaun. Viene, pertanto, inviato in Egitto dal comune Alberto Spinola con una galea, sulla quale sono caricati i prigionieri e le merci rapinate. L’ambasciatore è costretto a sottoscrivere un documento nel quale si afferma che nulla è stato sottratto dalla preda; viene, inoltre, obbligato a sconfessare l’operato dello Zaccaria e del Panzano, altro corsaro, ed a promettere che costoro sarebbero stati dichiarati ribelli ed espulsi da Genova. Per non avere problemi, il comune sconfessa l’operato dello Zaccaria, promette di metterlo al bando con il corsaro Panzano, risarcisce i danni. A metà mese viene accordata allo Spinola una nuova convenzione che assicura ai genovesi grandi vantaggi. |
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1290 |
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Fa ritorno a Genova. Lascia la città per recarsi in Spagna. |
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1291 |
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Marzo agosto |
Castiglia |
Marocco |
Il re di Castiglia Sancio IV lo manda a chiamare per combattere l’emiro del Marocco Abu Yaqub: deve fornire 12 galee, per il cui mantenimento gli sono assicurate 6000 doppie il mese. Il fratello Manuele nei primi mesi percorre la riviera di Ponente per arruolare gli equipaggi di 2 galee; ne sono armate 7 che salpano da Genova a metà marzo per la Spagna; si uniscono alle sue navi 5 galee di marinai di Siviglia (Sevilla) per completare il numero prestabilito dal contratto. Non gli è riservato il titolo di ammiraglio maggiore (almirante mayor de la mar), a quel tempo attribuito ai fratelli Diaz de Castaneda. Principia le sue crociere catturando qualche saettia. Le navi musulmane sono molto più leggere delle galee da guerra genovesi, corazzate nei fianchi, cariche di uomini e di baliste: prima che queste ultime possano avvicinarsi ai nemici, le navi musulmane fanno in tempo ad attraversare lo stretto di Gibilterra ed a portare in salvo sull’altra sponda i loro trasporti di soldati o di vettovaglie. Radunato un consiglio di guerra, lo Zaccaria decide di supplire alla pesantezza delle sue galee con l’aumento della forza di propulsione, incrementando il numero dei rematori. Infatti, mentre fino a quel momento su ogni banco di voga prendono posto due rematori, si stabilisce che, in particolari circostanze, ve ne siano tre per banco. Ai primi di agosto va incontro con le sue 12 galee alla flotta musulmana, forte di 20 galee e di 8 legni minori. Le navi genovesi-castigliane remano lentamente, in modo che i marocchini non immaginino il nuovo sistema di voga adottato. Quando gli avversari sono ad un tiro di balestra, i rematori sono sollecitati al massimo, raggiungono i saraceni e li inseguono fin sulla riva africana dello stretto di Gibilterra. L’emiro, con tutto il suo esercito, assiste impotente da terra alla rotta della sua armata. 12 galee marocchine vengono catturate dai vincitori e sono condotte per il Guadalquivir a Siviglia; il resto si salva a terra. Molti dei mori sono uccisi appena sbarcati sul lido dai loro stessi connazionali, non si sa se per errore o per l’ira della disfatta. Dall’altra parte dello stretto il re di Castiglia fa subire la medesima sorte ai prigionieri. Per la grande vittoria di Marzamosa, lo Zaccaria si aggiudica dal re di Castiglia la concessione di Porto Santa Maria, sull’estuario del Guadalquivir, a condizione di tenere sempre pronta una galea armata per la difesa di Cadice (Cadiz) e di Siviglia; gli è pure concesso il titolo di ammiraglio maggiore. |
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1292 |
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………… |
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Fa parte di un‘ambasciata di Genova presso il re di Cipro. |
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Estate |
Castiglia |
Marocco |
Si scaglia con la flotta contro Tarifa, roccaforte marocchina in Europa con Algesiras. Viene affiancato da Berenguer de Montolui, già vice di Ruggero di Loria, che comanda le navi catalane. Prosegue nella tattica di blocco rigoroso, isola lo stretto e toglie agli assediati ogni speranza di soccorso, mentre da terra il re Sancio, con l’aiuto del sovrano di Granada Ibn-al-Ahmar, assale la città da terra. |
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Ottobre |
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Tarifa si arrende a metà mese. |
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1293 |
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Continua a comandare l’armata castigliana. Le relazioni con il sovrano e quelle con i suoi luogotenenti, tuttavia, peggiorano sempre più. Di 7 galee portate a suo tempo in Spagna, 4 sono guidate da Juan Mathe de Luna per conto del re di Castiglia; le altre 3 rimangono al genovese, che mantiene l’incarico di ammiraglio maggiore, riconfermatogli più volte: per molti mesi, fino al maggio 1294 gli verrà pagato regolarmente il relativo soldo. Il sovrano, nel frattempo, si preoccupa di rafforzare l’elemento spagnolo nelle armate di Castiglia e fa allestire sempre più nuove navi dai catalani. |
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1294 |
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Luglio |
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L’autorità dello Zaccaria perde di consistenza e di valore; il de Luna, viene nominato “adelantado mayor de la frontera” ed esorbita presto dalle sue funzioni, assumendo di fatto la direzione delle operazioni non solo terrestri, ma anche di quelle navali. A luglio scade il contratto di servizio delle 3 galee genovesi; lo Zaccaria ha l’intenzione di non rinnovarlo proprio in un momento in cui Tarifa è assediata dai mori. Il de Luna ordina di sequestrare a forza tali navi: è eletto ammiraglio maggiore ed allo Zaccaria viene anche tolto Porto Santa Maria. I marinai saranno poco dopo rilasciati. |
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………… |
Francia |
Inghilterra |
Passa al servizio del re di Francia Filippo il Bello. Viene nominato ammiraglio. Vuole rendersi edotto della quantità di navi esistenti nei porti francesi; l’arsenale di Rouen, su sua indicazione, riceve un’impostazione molto simile a quello di Siviglia. Redige per conto del sovrano un progetto di blocco navale dell’Inghilterra, cinquecento anni prima di quello napoleonico. In esso raccoglie i risultati delle sue ricerche ed i piani di combattimento per il futuro. Consiglia di portare la guerra nel paese nemico: oltre l’ordinaria lotta in mare, propone un sistematico programma di devastazioni dell’Inghilterra, che va dal saccheggio dei porti nemici e l’incendio delle navi ivi ancorate, allo sbarco sulle coste per dare il guasto alle campagne ed alle città colte impreparate. In un contesto di questo tipo, avverte, non si deve accettare mai la battaglia; l’obiettivo è solo quello di portare le depredazioni con improvvisi colpi di mano da un punto all’altro sguarnito di difese. Stima che per una campagna similare sia necessario spendere 63800 lire tornesi, con esclusione degli stipendi degli ufficiali. Con tale somma è prevista una squadra di 20 uscieri, di 4 galee e di 24 battelli: gli uscieri devono portare a bordo 400 cavalieri con altrettanti scudieri appiedati; sulle navi dovrebbero essere imbarcati 4800 fanti di marina; 2 delle galee dovrebbero servire da scorta agli uscieri in navigazione; le altre 2 galee dovrebbero essere adibite a compiti di vettovagliamento. Sulla fine dell’anno, il re di Francia non ha pronti che 13 uscieri, 7 dei quali sono stati allestiti a Rouen. Altre navi sono di proprietà dello Zaccaria. Per raggiungere il numero prefissato, il genovese, in modo pragmatico, propone di ridurre a forma di uscieri 4 grandi galee, praticando ad esse un’ apertura nel fondo, e di comprare un usciere mercantile che si trova a La Rochelle. Ancora una volta adatta l’armamento alle reali esigenze tattiche: se nelle guerre contro i mori procura alle sue navi una maggiore velocità mediante l’invenzione del terzarolo, in Francia le appesantisce sostituendo alle galee i grossi uscieri per il trasporto di truppe e di cavalli. |
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1295 |
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Estate |
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L’armamento navale francese supera di gran lunga ogni prospettiva. Si raduna nei porti di Rouen e di Harfleur una flotta di 57 galee e galeotte e di 223 navi, con un equipaggio di 7000 uomini: altre navi sono noleggiate dall’Hansa tedesca, dai fiamminghi, dagli spagnoli. A giugno arrivano anche 20 galee da Marsiglia (Marseille) capitanate da Guglielmo dei Mari. Per la prima volta lo Zaccaria non si trova a bordo delle navi che combattono, non si sa se per la cattiva salute o perché preferisce coordinare da terra i movimenti della flotta. Hanno il comando operativo della cavalleria e dell’armata Giovanni d’Harcourt e Matteo di Montmorency. |
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………… |
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L’anno si conclude con una serie di sconfitte: i piani dello Zaccaria vengono nella sostanza disattesi, a causa dell’effettuazione di sbarchi troppo prolungati sulla costa inglese (con strage degli assalitori) e con la sconfitta in mare di Winchelsea nei pressi di Dover: la flotta è costata 158000 lire tornesi e non è riuscita a tenere lontano i nemici dai litorali francesi. |
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1296 |
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In proprio |
Venezia |
Torna a Focea dopo un lungo periodo di assenza. La città è colpita dalle incursioni dei pirati cristiani e musulmani e da quelle dei veneziani: questi ultimi devastano la Focide. Lo Zaccaria vi si porta per rafforzarne le difese. |
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………… |
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Con il suo rientro in Francia, la tattica navale francese muta radicalmente ad opera dello Zaccaria: ora non si parlerà più di sbarchi in Inghilterra, ma di un rigoroso blocco dell’ attività portuale. |
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Agosto |
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Le navi francesi vanno a caccia delle navi mercantili inglesi; sono pure assaliti per terra e per mare i possedimenti inglesi in Guienna. A fine mese, il re Edoardo I è obbligato ad emanare un decreto con il quale si proibisce alle navi cariche di lana, di pelli lanose, di cuoio o di qualunque altra mercanzia di lasciare l’Inghilterra per recarsi nel continente. |
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1297 |
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Marzo |
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La vittoria sembra vicina, allorché il conte di Fiandra defeziona nel campo avversario spezzando il blocco commerciale. Alla fine del giugno 1298 si addivenirà ad una tregua tra le parti. |
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Agosto |
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Lo Zaccaria è segnalato a Lilla (Lille) per sottoporre i suoi piani all’approvazione di Filippo il Bello, il quale gli concede nell’occasione una rendita ereditaria di 200 lire tornesi. |
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Novembre |
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A fine mese, riceve dal balivo di Rouen 1000 lire tornesi a fronte delle spese per la flotta. |
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1298 |
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Gennaio |
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Raggiunge La Rochelle per riscuotere 7000 lire tornesi, sempre per il medesimo scopo. |
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Aprile |
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Gli sono affidati sempre 7000 lire tornesi, per le stesse necessità. Fatto il conto degli incassi e delle spese per gli anni 1296-98 lo Zaccaria è riconosciuto creditore del Tesoro per la somma di 12000 lire tornesi, 4000 delle quali gli saranno pagate a fine luglio ed altre 4000 alla fine d’ottobre. Gli è, infine, riconosciuto uno stipendio di 500 lire tornesi l’anno che egli prima ed i suoi discendenti poi, continueranno a riscuotere fino al 1314. |
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………… |
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Le sue incursioni tendono a paralizzare il commercio delle Fiandre, mentre a terra le città vengono assalite dall’esercito francese. Bruges, Lilla, Ypres e Thourout resistono. |
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1300 |
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Gennaio |
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Torna a Rouen; di lì a poco lascia il servizio del re di Francia per ritornare a Genova. Prima di abbandonare il paese regolarizza la sua posizione con il Tesoro versando la somma di 240 lire tornesi e 18 soldi, di cui è debitore. |
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1301 |
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………… |
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Nasce a Genova la crociata delle donne, stimolata dalle prediche del francescano savonese Filippo Busserio. I capitali necessari dovrebbero essere forniti da un gruppo di nobildonne della città, appartenenti alle maggiori famiglie, sia guelfe che ghibelline. Lo Zaccaria viene chiamato a guidare tale crociata; consegna al Busserio alcune lettere per il papa Bonifacio VIII che sta ad Anagni. Lo Zaccaria conosce il pontefice perché tempo addietro ha avuto con lui dei rapporti di amicizia. |
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Agosto |
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Bonifacio VIII proclama la crociata ed avoca a sé la direzione dell’impresa; chiede, inoltre, allo Zaccaria che prima della partenza si rechi da lui per informarlo sui piani operativi; ordina, pure, che con la conquista non si ricostruisca più Tripoli di Siria. Tale proibizione è una doccia fredda per i suoi piani. Egli non si muove da Genova e la crociata delle donne resta una pia intenzione. |
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1304 |
In proprio |
Pirati |
Focea è ridotta come una città assediata, soffocata dal mare sia dai corsari musulmani che da quelli cristiani. Chio giace parimenti indifesa in preda ai pirati: con la condiscendenza tacita dell’imperatore di Costantinopoli, lo Zaccaria si impadronisce con un colpo di mano di tale isola e ne passa senza indugi alla difesa. Riatta le mura della capitale. L’imperatore Andronico Paleologo gli concede Chio in signoria per dieci anni: l’unico vincolo è quello di inalberare la bandiera greca sulle mura e di dichiararsi, in tal modo, vassallo dell’impero. Chio diviene, pertanto, non solo una base commerciale di primo ordine, ma anche un baluardo ed un porto di avvistamento contro corsari e pirati. L’isola, d’altra parte, è l’unica produttrice di mastice: gli Zaccaria avranno in tal modo praticamente il monopolio nella produzione e nella distribuzione di questo bene. |
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1306 |
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Marzo |
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Ritorna a Genova. Partecipa ad un consiglio che deve deliberare sulla richiesta d’alleanza fatta dai savonesi. |
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1307 |
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Marzo |
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Si parla di un suo viaggio a Focea. |
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1308 |
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Muore agli inizi dell’anno. |
CITAZIONI
-“Celebrato come il grande maestro dell’arte della guerra navale”. Manfroni
-“Il più valoroso della sua casa.” Canale
-“Grand homme d’affaires.” Balard
- “Ammiraglio e diplomatico eguagliato da pochi, amico di Bonifacio VIII, congiunto del narratore Percivalle Doria, capace all’ occorrenza di maneggiare la penna anche lui, come nel famoso progetto d’invasione dell’Inghilterra preparato per Filippo il Bello, mercante che con termini moderni potrebbe dirsi re dell’allume e del mastice al suo tempo.” Vitale
-“Il più valente ammiraglio (di Genova).” Cardini
-“Si diportò da valoroso ed esperto capitano, e molto..operò a vantaggio della patria e della religione.” Crollalanza
-“Un grande ammiraglio genovese…Amico di Bonifazio VIII; congiunto del trovatore Percivalle D’Oria e capace egli stesso, quando occorra, di maneggiare la penna; parente degli ulissidi Vivaldi e del geografo Andalò di Negro; mercante, ammiraglio e diplomatico uguagliato da pochi, questo grande genovese avrebbe meritato altrattanta attenzione quanta ne dedichiamo a ognuno dei tirannelli di Romagna e del Veneto, o ai meno significativi fra gli epigoni della scuola siciliana…E’ giusta..l’accusa di irrequieta volubilità che tanti storici moderni gettano addosso al dinasta di Focea: il quale, se cambiò spesso sovrani e bandiere, non lo fece mai senza una ragione logica e politica, e non venne mai meno alle sue convinzioni…Benedetto Zaccaria non era uno stratego irrigidito negli schemi e nelle tradizioni. Per questo aveva saputo distinguersi nella guerra di blocco come in quella di corsa, nelle battaglie in grande stile come nel rastrellamento dei pirati. Mutati gli avversari, anch’egli era pronto a mutare i metodi, adattandosi alle particolari esigenze del tempo e del luogo.” Lopez
-Con il fratello Manuele “Uomini astuti e industriosi e di gran negozio in traffici e magistri ed esperti.” Sanudo
-“Autre grand marin. S’il n’avait pas la fougue de Roger de Loria, le génois Benoit Zaccaria avait montré sa maitrise dans toutes les mers où il avait été mandé.. Et c’est sans doute à son état-major qu’on doit les premières cartes marines, les portulans” De la Roncière
-“ Uomo audace ed abilissimo, che forse la storia non ha premiato con tutta la fama dovutagli” Bragadin
-" Ex mégaduc, vainqueur des Pisans." Joubert
-" Hombre de gran serenidad y pericia." Condeminas Marascò