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Pirati, Corsari
e loro Cacciatori nel Mediterraneo (XIII secolo - XVII secolo) - DIZIONARIO
BIOGRAFICO |
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| GLOSSARIO |
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TATTICA
DI COMBATTIMENTO Nel periodo in oggetto la tattica della galea non
si discosta da quella utilizzata dalle navi greche e romane, il che fa molto
dubitare sull’abilità manovriera dei comandanti. Il combattimento
riproduce in mare quello che avviene a terra. Nel Medio Evo più volte
è segnalato l’uso di legare tra loro le navi: con questo mezzo
si tende ad impedire che il nemico, penetrando nella propria formazione, possa
dividerne le ali e battere il centro. Un espediente utilizzato riguarda la creazione
di squadre di riserva, da fare intervenire al momento opportuno per decidere
l’esito di uno scontro. Norma del combattimento è quella di tenere
la prua sul nemico, per colpire il più possibile ed essere meno offesi:
tanto nelle battaglie navali, che negli assalti alle fortezze, infatti, obiettivo
comune è quello di nascondere il fianco della nave e di presentare la
parte più forte all’avversario. Oltre che con lo strumento dell'arrembaggio,
all'epoca è possibile avere la meglio nelle battaglie navali mediante
opportune manovre nautiche, quali lo speronamento delle imbarcazioni nemiche
o la rottura dei loro remi in modo da ridurle all'impotenza. L'l'impiego crescente
delle armi da getto e delle artiglierie, tuttavia, imporranno sempre più
a tralasciare l'uso del rostro. Anche le formazioni assunte nel Medio Evo non
variano molto da quelle antiche; così pure gli stratagemmi. Con l’avvento
del vascello, la tattica varia e consisterà specialmente nel manovrare
in modo di “guadagnare la posizione di sopravvento” a poppa; cioè
di mettersi dalla parte che sta più vicina all’origine del vento
rispetto alla flotta nemica, quindi fare impeto su di essa con bordate dirette
a colpire le navi avversarie sotto la linea di galleggiamento, con l’obiettivo
di poterla affondare in poco tempo. I pirati ed i corsari, spesso, usano altre
tecniche volte al disalberamento delle navi avversarie: il loro scopo precipuo,
peraltro, è quello di immobilizzare l’imbarcazione che vogliono
catturare al fine di poterla saccheggiare. Così preferiscono sparare
speciali palle incatenate che distruggono l’alberatura della preda e ne
bloccano ogni possibilità di manovra. Con l’avanzare dei secoli
si allungano i tempi della battaglia navale, appunto per il desiderio comune
di guadagnare la posizione di sopravvento. Dopo l’arrembaggio, lo scontro
tra gli attaccanti ed i difensori si trasforma in una terribile mischia, fatta
di tanti corpo a corpo e combattuta sul ponte della nave oggetto dell’aggressione.
In questo tipo di lotta le armi da fuoco servono relativamente e sono sostituite
dalle armi bianche, da taglio come sciabole o scimitarre, in genere curve o
semicurve. Le sciabole, inoltre, vengono utilizzate anche per tagliare il cordame
e per distruggere il più possibile le sovrastrutture delle navi nemiche.
Con il tempo, come si è detto, gli arrembaggi diverranno sempre più
rari; accrescerà, invece, di molto l’uso dei brulotti.
TERZAROLO Riforma tattica che consiste
nell’aumentare il numero dei vogatori al remo per aumentare la celerità
delle navi a remi. I veneziani coniano anche il verbo “interzare”,
cioè aumentare un remo per banco